Archivi autore: Franco Belmonte

Informazioni su Franco Belmonte

Born 1952. Degree in Biological Sciences University of Genova, Italy. Researcher, CNR of Italy 1977-'80 (neurochemistry) then various task related to biology till now. Active Member and Certified Trimmer of the American Hoof Association. Didactic activity: equine podiatry and nutrition. Area of interest: evolution and physiology. Airline pilot and flight instructor for living 1981-2002.

Attività 2017

La nostra attività.

Consultate periodicamente la pagina incontri ed il sito in genere per aggiornamenti e pubblicazione di articoli. Anche questa pagina viene aggiornata ad uso degli studenti che partecipano all’Apprentice Program, AHA.   Al punto 2 aggiungo via via nel calendario le letture ed esercizi pertinenti al capitolo del libro di testo.

1) Teramo, Faculty of Veterinary Medicine – “Hoof Care Theory” 

Nota del 17 gennaio 2017

Il convegno è stato rinviato per le ben note vicissitudini che affliggono la regione Abruzzo a venerdì 3 marzo.

Sono stato invitato ad organizzare per gli studenti di veterinaria del terzo anno e successivi un convegno sulla gestione del cavallo. Credo che il migliore investimento sia quello sui giovani. Anche per questo porto con me il fisico Leonardo de Curtis e la veterinaria Ilaria Arena. Spero che il dr. Cesare Ninassi riesca a venire allargando il campo dai cavalli ai bovini.
Trovate maggiori informazioni e la bella locandina degli studenti sul sito. Questo convegno non è aperto, se siete però veramente interessati posso farvi rientrare nel numero limitato degli invitati .

2) Web meetings and workshop ,  Apprentice Program, AHA

Questa serie di lezioni iniziata a novembre 2106 e continuazione di quelle degli anni precedenti si sta rivelando un buon successo. L’impegno dei partecipanti è costante, il livello già in crescita. Lezioni,chat room, compiti settimanali sollecitati in lingua inglese cui si aggiungeranno workshop ed altro. Il prossimo autunno gli studenti che saranno pronti affronteranno il lavoro per la certificazione iniziale della AHA. Libro di testo “Care and Rehabilitation of the Equine Foot, Pete Ramey”.  

La pratica. Le 5 uscite pratiche sono sicuramente sufficienti di numero per alcuni. Coloro che sono, perché io li ritengo, o si sentono indietro potranno trovare modo di colmare il gap pratico grazie ai tutor che, a seconda della zona e del caso, ritengo idonei. 

Una nota per i più distratti.  I tutor potranno recuperare spese di viaggio e soggiorno. Nei limiti che escludono il profitto ma nella consapevolezza, e spero gratitudine dello studente per le grandi spese e costi che il mio sistema gli evita pur avviandolo all’appartenenza alla associazione che gravita intorno al più conosciuto e apprezzato leader di questi anni. 

  • Programma del 2016, novembre e dicembre

Capitolo 3 e relazione, Hoof Care Theory

Capitolo 2 e relazione, The Feral Horse Foot

Capitolo 1, The Concept of the Good Foot, Inviata sintesi

Feste di Natale: inviato questionario di verifica n°1 e suggerite letture in lingua inglese da Khan Academy. Se non altrimenti specificato le letture che accompagnano i capitoli del libro di Ramey sono tratte dal sito Khan Academy. Letture del periodo: Scienze Naturali.  Evoluzione e  Selezione Naturale; Ecologia e andamento demografico; “Food chain and Food Web”;  Intro to Ecosystems.

  • Programma del 2017,  gennaio – dicembre

Gli incontri riprendono dopo le Feste l’11 gennaio e 18 gennaio con la correzione dei compiti e sintesi dei capitoli 4 e 5.  Di questi capitoli non è richiesta relazione.  Indicate nel periodo altre letture o video, propedeutiche alla continuazione del programma. I capitoli 1-5 descrivono le varie parti, tessuti e sistemi nello zoccolo, la teoria emodinamica di Bowker e l’importanza dello sviluppo della parte posteriore del piede nel puledro fino alla maturità. Le condizioni necessarie affinché questo avvenga.

25 gennaio, Cap. 7. Nutrition and the Hoof

letture: Biology, Macromolecules, (Carbohydrates, Lipids, Intro to proteins and ammino acids)

inviata immagine radiografica. sollecitato commento su fatti ed aspettative e descrizione del pareggio proposto con motivazione.

1 febbraio, Cap. 8. Carbohydrates in Pasture Plants: a Moving Target

letture: Types of energy
Energy and how it can change forms. Kinetic, potential, and chemical energy.

8 febbraio, Cap. 8. seconda parte

http://www.safergrass.org/articles.html ( consigliata lettura degli articoli maggiormente e direttamente riferiti alla gestione dei campi, raccolta del fieno e suoi nutrienti. Tipi di erbe, influenza della latitudine, temperatura, insolazione, concimazioni e irrigazione sul contenuto dei vari carboidrati).

letture. Ciclo del Carbonio, dell’Azoto, del Fosforo.

Inviato commento del capitolo 8 facendo riferimento alla personale esperienza di gestione dei campi.

15 febbraio, Cap. 9. Hay Analysis (relatore Michela Parduzzi, farmacista)

letture dalle pagine pubblicazioni ed assistenza del gruppo di laboratori Dairyone ed Equianilitycal (Ithaca,NY)

letture da questo sito, pagina letture sezione alimentazione.

22 febbraio,Cap. 10, Balancing the Diet (relatore Michela Parduzzi, farmacista)

letture, Metabolic Rate

la maggior parte degli incontri a seguire saranno diretti in alternativa  da Franco Belmonte o da Leonardo de Curtis ; la relazione settimanale dello studente deve comprendere sia i contenuti delle letture dal sito che del capitolo del libro. Coloro che non inviano relazione periodicamente sono considerati auditori.

1 marzo, Cap. 15, Trim Attitude

letture da questo sito, articolo “the barefoot trim of a herd…”e “il pareggio in pratica 1”, pagina letture sezione pareggio)

Attenzione! Divisione in prima e seconda parte dell’argomento del capitolo 16 Sole 

8 marzo, Cap. 16, Sole (prima parte)

letture, il pareggio in pratica 2

15 marzo, Cap. 16, Sole (seconda parte)

letture, pulizia dello zoccolo e prevenzione. Villate ed altro, Attrezzatura, strumenti. Commento fotografie zoccolo asino con particolare riferimento alla suola.

22 marzo, Cap.17, Frog

letture, il pareggio in pratica 3

su questo sito trovate un settore “Brollo Traduzioni” dove sono raccolte alcune traduzioni di Ramey ed altri autori. Cercate quella di volta in volta in volta pertinente al capitolo trattato. Nel caso del cap.17 frog management…

26 marzo fine settimana 1° uscita

località Spello (PG) – allevamento purosangue ed angloarabo + fattoria  con piccolo gruppo di asini

+ commento serale questionario n° 2 sulla alimentazione

+ se possibile la sera, sia venerdì che sabato dalle 21 alle 22.30, invierò link di collegamento agli assenti per seguire il commento sul questionario 2.

5 aprile, Cap. 18, Bars

letture, il pareggio in pratica 4

12 aprile, Cap. 19, Heel Height

letture, il pareggio in pratica 5, la parte posteriore dello zoccolo

19 aprile, Cap. 20, Hoof Wall 

letture, il pareggio in pratica 6, le flare e l’eventuale lavoro da sopra. 

aprile 2° uscita, 

con varie motivazioni è stato scelto il centro IHP. Arrivo a Montaione il 22 aprile, inizio attività ore 14.00 – Partenza martedì 25 ore 14.00 – per informazioni Marco Visigalli

+ la sera, ripresa teorica in aula capitoli 16-20

"italian horse protection" IHP, Tuscany. Trimmers, volunteers. April 2017

“italian horse protection” IHP, Tuscany. Trimmers, volunteers. April 2017

3 maggio, Cap. 22, Under Run Heel

letture, articoli “Gestione ed aspettative dopo la sferratura” e “Tempo al tempo..”, sezione pareggio.

10 maggio, Cap. 27, Hoof Protection (relatore Leonardo de Curtis, fisico)

letture, cura precoce dello zoccolo di L. de Curtis sul sito e di Teskey “Etica e Filosofia” che trovate in Letture. Man mano che la tecnica ci mostra la sua faccia così efficace non è male guardarsi indietro e riconsiderare la bellezza utile della semplicità.

17 maggio, Cap. 30, Donkeys and Mules (relatore Gianfranco Soggia)

letture dai bollettini di J. Jackson

21 maggio( fine settimana) 3° uscita,

+ commento serale questionario 3 sulla attività di pareggio

fine giugno (fine settimana lungo )  4°uscita

+ commento del protocollo di riabilitazione Ramey – Taylor

+ parassitologia, dimostrazione analisi quantitativa dei parassiti nelle feci; lettura articoli dal sito.

luglio e agosto, periodo per l’allenamento alla produzione di note al pareggio ed immagini di prova, in autonomia

+ + + … chi desidera per soddisfazione personale iniziare l’iter per la certificazione AHA (apprentice) dovrebbe leggere attentamente il sito americano e comprendere quali sono i contenuti che i valutatori si aspettano di trovare negli elaborati. L’elaborato non ci si aspetta venga realizzato secondo uno schema ma, pur contenendo almeno i minimi riguardo ad ogni parte, dovrebbe rispecchiare la personalità, aspettative e capacità specifiche del candidato. Cosa ci si aspetta è solo tracciato tuttavia dovrebbe essere sufficientemente chiare a chi ha frequentato con regolarità. E’ un bel vantaggio, di solito coloro che presentano la loro candidatura hanno studiato autonomamente e non hanno beneficiato dell”aiuto” di certified members. Lo stile infine è personale, le modalità infinite.   Durante l’anno ho fatto del mio meglio per costruire una mente logica e capacità di intervento mirato pratico relativamente alla manutenzione ordinaria e capacità di gestione generale. Commenteremo insieme il vostro lavoro di preparazione, note e fotografie estivo. La scelta successiva di continuare e raccogliere il materiale da inviare al valutatore appartiene a voi, ciò che scriverete e mostrerete ricade sotto la vostra unica responsabilità. Come sempre quando si tratta di esami.

Conclusione entro il 31 dicembre 2017. Vedi calendario. Il deposito nelle mani di MV è utilizzabile durante il mese di dicembre per le piccole spese associative e/o di valutazione AHA, eventuali resti o depositi non utilizzati da partecipanti auditori, partecipanti attivi ma non interessati alla AHA o respinti verranno utilizzati per l’attività didattica e divulgatrice del sito. Così come stabilito già ad inizio corso.

3 settembre, verifica Note! e Immagini!

le Note, a contenuto personale, inquadrano con dovizia di particolari la gestione complessiva e le motivazioni del trimmer. Il filmato oppure i filmati la capacità manuale, espressiva, intellettuale del candidato oltre alle sue specifiche abilità. L’inglese deve essere necessariamente semplice ma sintassi e grammatica buone.

4 settembre, inizio della produzione in autonomia del materiale per l’apprentice come da AHA program per coloro che sono positivi al punto precedente. Il mio giudizio non è limitante mentre quello positivo di incoraggiamento.  

Fine inserimento dati, fotografie e note previsto, 1 dicembre

1-31 dicembre, registrazione video per coloro ritenuti positivi dall’eval.committee allo step precedente.

La comunicazione dell’Ev.com. riguardo al materiale inviato (pareggi e questionario) arriva normalmente in due settimane ma può subire ritardo. Di conseguenza anche l’invio del filmato da parte dell’allievo potrebbe essere ritardato. La preparazione suggerisco di iniziarla comunque.

3) One long week end. Trim Practice. April-Summer ’17

Questa attività confluirà, questa primavera e estate, nelle altre. Sia che sappiate fare qualche cosa o meno potete affiancare altri come auditori o partecipanti. Consultate questo calendario. Come sempre coloro che lavorano professionalmente sono invitati a vedere come lavoro e cosa insegno.

4) 2017 NO Laminitis! Conference

look at web site ecirhorse.com

Il più interessante meeting internazionale del 2017. Biennale, questa volta in Arizona.
Parteciperanno sicuramente Bowker e Kellon. Quindi il cuore dell’advisor panel della American Hoof Association.
When: The weekend of October 27 – 29, 2017
Where: Tucson Hilton East, Tucson, AZ
Speakers: Drs Kellon and Bowker are confirmed.

5) Cesenatico 2017. La No laminitis Conference prevista per fine ottobre mi renderebbe più faticoso del solito organizzare il nostro incontro di Cesenatico. Incontro che il prossimo anno si terrà, slittando le date, se saranno gli studenti del corso web ad occuparsene. E’ possibile che venga organizzato a Cesenatico un seminario ed un tour pratico di alcuni giorni sul “pareggio” dei denti seguendo il metodo natural balance di Spencer La Flure. Periodo probabile settembre 2017. Per questo se interessati chiamatemi o inviate mail. 

6) La Conference AHA  si terrà probabilmente nel 2018.

7) Infine è disponibile dal 20 dicembre 2016 la edizione digitale, riveduta e corretta, del libro “Care and Rehabilitation of the Equine Foot” by Pete Ramey.  hoofrehabstore.com

8) Revisione pagine del sito. Rivedo gli articoli partendo dall’ultimo pubblicato. Se trovate  errori o avete suggerimenti da darmi chiamate, grazie.

E’ tutto o quasi per il 2017, consultate per aggiornamenti.

Franco Belmonte

Hoof Care Theory – Teramo

 3 marzo 2017)

University of Teramo – Italy ;  American Hoof Association

Faculty of Veterinary Medicine

Specifically intended for students, a limited number of veterinarians, farriers, trimmers from the outside world are welcome.

  • Hoof Care Theory as described in “Care and Rehabilitation of the Equine Foot”, Pete Ramey.
  • Hoof, parts and function.
  • From the Foal to Adult Horse.
  • Pathology due to movement restriction.

Refer to Franco Belmonte, Leonardo de Curtis, Ilaria Arena


La nota che riassume l’intervento di Franco Belmonte distribuita agli studenti

Il barefoot e la gestione naturalizzata del cavallo , la sua storia.                 

di Franco Belmonte, biologo

Ho deciso di raccontarvi prima di accennare a anatomia e fisiologia, per meglio orientarvi nello spazio e nel tempo, quello che faccio insieme ad altri, soprattutto anglosassoni. Con e per i cavalli e per l’uomo, naturalmente. E quello che succede “fuori dal paese”.

Durante i mitici anni 60 e 70, un gruppo di intellettuali era molto attivo nel denunciare le condizioni di vita degli animali negli zoo.
Chiedevano per i selvatici qualche cosa di meglio delle solite gabbie. Spazi dove potessero almeno muoversi, una minima separazione dai visitatori e la possibilità di vivere in gruppo con altri rappresentanti della loro specie.

Ai tempi la sensibilità era forse maggiore, la globalizzazione inesistente ed il primato del mondo occidentale ancora saldo, l’economia in crescita dopo la seconda guerra mondiale, i tempi meno stretti ed era possibile avere ed esprimere principi, non solo aspettative individuali.
Lo zoologo Desmond Morris, direttore dello zoo di Londra ed etologi allora molto conosciuti, premi Nobel per la la fisiologia e la medicina nel 1973 come Tinbergen (biologo), Lorenz (medico) e von Frisch (biologo) per citare solo alcuni, riuscirono direttamente o indirettamente a far si che le condizioni di vita di molti animali migliorassero.

All’università di Oxford una moltitudine di biologi tra cui lo stesso Morris e Dawkins conseguirono il dottorato di ricerca con Tinbergen. Alcuni genetisti, evoluzionisti come Dawkins ed etologi posero le basi che favorirono in seguito la organizzazione su base teorica delle scuole di equitazione naturale. Il loro lavoro non è molto conosciuto al di fuori della stretta cerchia dei biologi genetisti ed evoluzionisti. Solo alcuni libri particolarmente divulgativi di Lorenz sono stati tradotti in lingua italiana e questo ha determinato anche in molti laureati a causa della loro incapacità di analisi matematica la conoscenza di solo alcuni principi, anche essi spesso deformati. La genetica e persino il comportamento sono analizzabili compiutamente con l’ausilio della analisi matematica.

Torniamo alla gestione degli animali. In una decina di anni molti zoo del mondo occidentale furono completamente ristrutturati. Io stesso sono testimone di quella di Torino. Spesso furono le famiglie dei visitatori che decretarono il cambiamento, infatti il numero di coloro che visitavano gli zoo convenzionali o andavano ad assistere a spettacoli circensi dove venivano impiegati animali diminuì drasticamente. Da questa evoluzione del comportamento umano nella gestione animale i cavalli e gli asini rimasero esclusi.
I cavalli sono animali “domestici” non selvatici. E a differenza dei cani sono classificati animali da reddito. Purtroppo per loro “domestico” è un termine che identifica un animale capace di vivere in un ambiente fortemente antropizzato cui sono negate per ignoranza o calcolo le necessità di specie.
Se domestico significa adattato a vivere con l’uomo a che serve dare loro maggiore spazio di quello corrispondente ad una stanza o un’aia, la possibilità di alimentarsi da erbivori e con continuità invece che ad ore fisse? La definizione animale da reddito ne giustifica poi la cura limitatamente a quanto può tornare utile alla produzione.
Nel frattempo, mentre negli zoo gli animali selvatici venivano in parte affrancati dalle gabbie, la bestia da lavoro cavallo si era già avviata alla trasformazione, iniziata la meccanizzazione agricola, in attrezzo sportivo rimanendo nelle poste o transitando nel “box”. Questo ha peggiorato se possibile la vita dei cavalli.
Da lavoratori da impiegare quando necessario e da mettere a riposo ma tenere con cura tra un lavoro e l’altro si sono visti trasformare in attrezzi sportivi sempre a disposizione ma spesso trascurati. Mentre il lavoro si ripresenta come necessità puntuale con l’avvicendarsi delle stagioni, lo sport è una passione che come arriva se ne va.
La ferratura era parte integrante della preparazione al lavoro anche se non sempre ed a seconda dell’animale impiegato, asino cavallo o mulo.
I ferri erano “il male necessario” da togliere ogni volta che lavoro non ce ne era o la stagione era finita.
E semplicemente era sentito come normale considerare necessari i tempi di riposo dalla ferratura. L’animale sportivo, poiché sempre teoricamente a disposizione, non ne gode più.
Una parentesi più lunga di quella che sto per dedicare meriterebbe la bocca. Le redini dell’animale da lavoro erano spesso posate. L’uomo aveva da manovrare l’attrezzo trainato dal cavallo. Di conseguenza spesso l’animale era in capezza, senza imboccatura. E senza paraocchi perché doveva vedere bene dove mettere i piedi nel bosco o su sentieri esposti a differenza del cavallo della corriera lanciato su strada.
L’addestramento sovente era fine e la manovra mediata da richieste vocali. L’addestramento fine nulla altro era che il risultato del gran tempo passato ogni giorno con l’animale. Antonio Broglia, commissario tecnico della nazionale attacchi e figlio di contadini amava ripetere: – chi lavorava con i cavalli, contadino, trasportatore o boscaiolo che fosse, non aveva nessuno ma proprio nessuno con cui parlare tutto il giorno. I comandi vocali e il finissimo controllo erano il risultato delle molte ore passate insieme.
Questi cavalli da lavoro, vera risorsa per la famiglia, venivano lasciati liberi nei boschi o nelle zone aride e improduttive quando il lavoro scarseggiava per ridurre l’impegno giornaliero di pulizia delle stalle ed il costo di foraggiamento.
Se ne possono osservare ancora. Sulle prealpi bellunesi in alcune malghe mi è capitato di trovare in alcuni periodi dell’anno cavalli scalzi che sembrano sculture di Michelangelo forgiate dal lavoro ed in attesa di riprenderlo. Insomma non erano certo rose e fiori ma il cavallo del contadino per molti aspetti stava assai meglio di quello del signore e viceversa ed alla fine della sua pur breve intensa vita produttiva l’animale aveva spesso anche qualche cosa di buono da raccontare. L’immagine del bruto che percuote l’animale era meno comune di quella che oggi si nasconde dietro le gradinate per punire il cavallo con rapidi ed alternati strattoni dolorosi delle redini.

Tutto questo è finito con i centri ippici e i condomini per cavalli dove al box si alterna il tondino. E la domenica il viaggio per il concorso. O il box perpetuo. O i piccoli recinti sgangherati pieni di fango. Quando l’equitazione diventa uno sport per tutti, l’animale non è tra coloro che ne trae vantaggio. Quando è uno sport esclusivo, la selezione, il macello, l’allenamento duro ed il comportamento brutale dietro le quinte è anche più comune. Questo è sembrato il nuovo destino per i cavalli.
Se non che sempre più proprietari di cavalli e di asini non vedono il loro animale come la “bestia” da tenere chiusa in restrizione di movimento, da tirare fuori dal “box” come una motocicletta da corsa o da cross per fare un giro. A questi proprietari, la gestione ottusa è diventata stretta.

Perché?
Senza essere animalisti queste persone sono diventate consapevoli del maggior grado di benessere e di salute di cui possono godere gli animali governati con dignità e attenzione alle loro necessità di specie.
Vorrei rimarcare che non si tratta quasi mai di altruismo. Non dobbiamo aspettarci che l’altruismo faccia parte della nostra natura biologica. L’altruismo va infatti insegnato dai genitori o dagli insegnanti ai figli ed agli studenti come forma di comportamento utile a migliorare le condizioni di vita comune. Nel caso degli animali, assai più distanti geneticamente per il proprietario dell’umano più distante, anche il minimo altruismo non trova giustificazione nella salvaguardia istintiva di una pur piccolissima parte del proprio genoma. L’utile consiste nel minore dispendio di energie necessario al governo e nell’investimento sul futuro .

Come?
La pulizia e l’igiene insieme alla tecnica rendono possibile, economico e performante il piede scalzo.
Sufficiente spazio e libero movimento allontanano e riducono la possibilità di traumi derivanti dalla mancanza di riscaldamento prima dell’allenamento.
La alimentazione di solo fieno ed erba, riducono se non cancellano l’insorgere di patologie gravissime, prime fra tutte le coliche e la laminite, prima e seconda causa di morte del cavallo domestico.
Fioccati, laminati e concentrati sono infatti l’equivalente dell’uso in alimentazione umana di alimenti ad alto indice glicemico responsabili di disordine metabolico.

Chi?
Maniscalchi, biologi, veterinari, agronomi e ricercatori universitari hanno contribuito, ognuno grazie alle sue conoscenze a tracciare, riscoprire sarebbe più onesto scrivere, la strada della parziale naturalizzazione dell’ambiente del cavallo che quando praticata elimina sofferenze, è pratica ed economica, fa rimanere sound gli animali a lungo.

Quando?
Si è arrivati a questo indirettamente. Le tecniche e le conoscenze sono ottime, la diffusione lenta dopo l’esplosione dei primi anni. Al rallentamento ha contribuito la attuale involuzione della nostra società occidentale. Non poco il discredito derivante dalla presenza di individui e gruppi non sufficientemente preparati.
Constatata la vigoria e bellezza dei selvatici scalzi ci si è chiesti se fosse possibile ottenerla nei domestici. Si è cominciato a sferrarli ed a rendersi presto conto che lo zoccolo e la performance dei selvatici dipendevano soprattutto dall’ambiente, alias spazio, movimento, pulizia ed alimentazione. I cavalli che popolano ancora le praterie americane perdono le loro caratteristiche dopo poche settimane dalla cattura.

E’ così che maniscalchi hanno cambiato nome e messo a punto nuove tecniche perché le vecchie erano solo premessa per la creazione di un piano di appoggio del ferro. Biologi hanno osservato l’ambiente dei selvatici per riprodurne per quanto possibile le condizioni negli ambienti domestici. Agronomi hanno valutato le differenze nel contenuto di nutrienti fra ciò che che contiene la massa di cui si nutre il selvatico sano e ciò che viene proposto nella stalla al domestico pieno di problemi. Tecnici di laboratori americani specializzati nella analisi degli alimenti e ottimizzazione della dieta dei ruminanti per la produzione di carne, latte e derivati hanno creato dipartimenti specializzati per gli equidi. E ricevono campioni di fieno destinato a cavalli da tutto il mondo anglosassone, Australia, Sud Africa, Stati Uniti eccetera. Da qualche anno, grazie a Leonardo de Curtis (AHA) che per primo ha aperto la strada, anche dall’Italia. A prezzi e soprattutto con dettaglio di analisi dei nutrienti senza nessuna competizione possibile da parte dei laboratori italiani ed europei.
E’ nata la “gestione naturale”. Che vi invito a non dimenticare dovrebbe essere meglio chiamata “naturalizzata”. Con essa l’affrancamento dell’animale “da reddito” che non era stato possibile ai tempi dei biologi della generazione precedente alla mia.
La diffusione del sistema, costituito dall’insieme di ciò che è stato riscoperto del vecchio governo e delle nuove tecniche, è il primo obiettivo del movimento barefoot sano.
Le buone idee e propositi sono inutili se non vengono diffusi. Dalla home page della American Hoof Association: Certified Trimmers are available as clinicians; these experienced trimmers find education to be as important in their practice as is their work at the hoof. L’obiettivo del “barefoot movement”  è innanzitutto il benessere animale associato necessariamente alla gestione semplice ed economica e si realizza attraverso la partecipazione e capacità del proprietario. E’ il proprietario che passa la maggiore quantità di tempo con gli animali, nessun professionista può sostituirsi a lui nella osservazione e cura quotidiana.
Cura che non è affatto difficile fin quando la situazione non è deteriorata e si posseggono pochi elementari ma logici principi e capacità manuale.
Si tratta di abbandonare degli stereotipi come la ferratura, le fasce e le coperte, i concentrati, il box. O altri stereotipi come la convinzione che l’animale non possa essere mantenuto in controllo senza imboccatura. Si tratta di capire che l’erba non è “uguale” durante le stagione dell’anno e ridurre o sospendere il pascolo primaverile. E di tante altre semplici accortezze da sostituire a comportamenti omologati.
Semmai le difficoltà derivano dall’inerzia che ci caratterizza, dalla paura di cambiare, dalla resistenza pesante opposta da chi vive sugli animali nel tentativo di mantenere rendite di posizione che trovano alimento nella malattia. Nonostante ciò sono sempre di più gli animali che vivono scalzi, mangiano da erbivori, sono condotti in capezza e godono di ottima salute senza causare grattacapi al loro proprietario rappresentando al tempo stesso il migliore biglietto da visita del sistema barefoot di gestione. Capaci di far fronte ad ogni terreno ed impiego come vedrete nel cortometraggio che ho preparato per voi.

Se credete che il vostro cavallo abbia bisogno dei ferri per muoversi con disinvoltura mettetevi in discussione. E’ l’ambiente che dovete modificare.
Se credete che il vostro cavallo abbia bisogno di essere alimentato sempre e comunque con concentrati mettetevi in discussione. Non conoscete gli erbivori e le loro necessità. Se credete che il vostro cavallo o asino possa essere impiegato come tosaerba primaverile dovete veramente mettervi in discussione. La performance richiesta a cavalli senza ferri del passato era molto più dura di quella richiesta a qualsiasi cavallo sportivo di oggi. Il cavallo della statua dell’imperatore Marco Aurelio è scalzo, i romani non conoscevano la ferratura e ciò non ha impedito loro di conquistare l’Europa. Nel vallo Adriano, la più imponente fortificazione ed insediamento militare romano conservato fino ad oggi, non è stato trovato un solo ferro di cavallo. Nè ne parlano gli scrittori del tempo. I mongoli hanno devastato mezza Europa dopo avere fatto migliaia di km con i loro piccoli cavalli scalzi.
La ferratura nata nel Medio Evo e diffusa grazie alla siderurgia faceva fronte alle condizioni igieniche degradate delle stalle e alla necessità di maggiore offesa in battaglia.

Se non siete in condizione di trarre vantaggio da una di queste due miserabili situazioni il detto ottocentesco “la ferratura è un male necessario” vi resterà in mano come una paglia corta. Ma inutilmente. La tecnica ed i materiali insieme al comportamento umano si aggiornano.

Franco Belmonte vive a Trevignano R. E’ un biologo da anni impegnato didatticamente nella formazione di pareggiatori e operatori del settore con obiettivo finale l’indipendenza del proprietario nella cura dello zoccolo e alimentazione del cavallo. Fa parte della American Hoof Association, espressione di agronomi, veterinari, ex maniscalchi, ricercatori e docenti universitari. Lui stesso collabora con facoltà di veterinaria ed è autore di pubblicazioni ad argomento podologico e di scienza dell’alimentazione su riviste specializzate nordamericane.

Sito blog : bitlessandbarefoot-studio.org


Franco Belmonte

Franco Belmonte

Teramo 3-3-'17

Teramo 3-3-’17

Leonardo de Curtis

Leonardo de Curtis

Giorgio Celani

Giorgio Celani

Ilaria Arena, Lucio Petrizzi

Ilaria Arena, Lucio Petrizzi

Webinars 2016-17

Welcome english reader.

I am very glad to inform you that the next Wednesday, november 18, a new serie will begin. Not so many attendants. More strict rules. Mandatory to attend every week. Practical classes along the winter and spring every two months. As always no expenses for young till age 21. A good line, internet signal, is necessary. The provider is zoom.us. Meetings start at 21.00 europe central time every Wednesday. A calendar will be available to the student every month for the next one. Period of activity november-june. Target is to help possible italian “apprentice trimmers” through a real solid base. To know rules, cost (saving of the due that is necessary for the application to the AHA and to attend theory webinars and practice seminars) and more contact me.

Franco Belmonte (dr.francobelmonte@gmail.com)

Di seguito copia di parte della lettera ai partecipanti della serie web ’16-’17. Le informazioni sono utili anche a coloro che volessero saltare sul treno in partenza. Ulteriori su richiesta.

Buongiorno,

venerdì 18 novembre inizia il corso per ll quale avete dimostrato interesse. Avete ricevuto informazioni e ne avete sicuramente parlato fra voi.
Alle ore 20.50 riceverete link di accesso. Vi darò il primo argomento di lettura e faremo il punto. Si tratterà di una serata interlocutoria e di presentazione nonchè prova di accesso e verifica di zoom.us.

Quale è la differenza fra quest’anno e gli anni precedenti. Non la serietà di impegno da parte mia.

Abbiamo trattato con una certa completezza per esempio l’argomento alimentazione lo scorso inverno. Chi ha voluto ha potuto approfondire grazie ai link ed allegati che via via inviavo. Tutto l’insieme è sempre dedicato al proprietario di cavalli, ed asini, che è stato negli anni il mio vero e proprio target.
Senza il proprietario, in larga misura autonomo perchè consapevole e capace, economicamente e tecnicamente di assicurare una buona gestione, non c’è possibilità di benessere animale.

Tra questi proprietari negli anni si sono selezionate alcune persone che hanno raggiunto in parte questa autonomia. Autonomia, ovvero conoscenza, che se da un lato riesce ad essere di esempio e aiuto per altri non è tale da consentire loro di inserirsi e dialogare a buon livello in ogni ambiente. In specie dove si trova opposizione preconcetta.
Mentre ai primi corrisponde grosso modo la figura che la AHA chiama “apprentice trimmer” i secondi vengono riuniti con l’appellativo di “certified”.
Si tratta solo di nomenclatura utile a identificare figure, aspettative e funzioni.

Apprentice per la American Hoof Association è uno step, quello che riconosce la capacità di intervento sullo zoccolo adeguato alla circostanza, al terreno, alla attività, alla condizione. L’equivalente del “pareggiatore”. Con la preparazione solida che ogni proprietario autonomo dovrebbe avere per il suo cavallo e per aiutare con cognizione di causa il vicino….

Nota
(Senza la capacità di individuare le carenze ambientali ed igieniche, e questo presuppone conoscenza, le capacità di intervento sono limitate.
Poco etico e fallimentare è il comportamento del professionista che, per inerzia o interesse, tace sulle misere condizioni del paziente. Siano esse la ferratura, la restrizione del movimento e altro. Questo professionista può appellarsi eventualmente come tecnico non certo medico. Il medico o l’operatore comunque coinvolto ha come obiettivo la salute e benessere animale od umano che sia. Questa la premessa. Se non è possibile cambiare il mondo intorno a noi possiamo almeno dimostrare dissenso per ciò che sappiamo bene essere sconveniente ed argomentare. Per argomentare ed avere la possibilità di vittoria bisogna essere superiori).

…Ora, dopo essermi dedicato per tanti anni a quel che comunque resta il mio obiettivo, il proprietario, desidero concentrarmi su un gruppo che almeno nelle intenzioni raggiunga il livello di “certified” nella AHA. Gente capace di lavorare e nello stesso tempo scrivere e fare diffusione dei principi e teoria del barefoot. Lavorare ed avere un reddito se lo desidera, ma capace di insegnare come atto dovuto nei confronti degli animali e proprio investimento.

Come. Procedendo per gradi e in considerazione del tempo che ognuno ha a disposizione desidero impostare la preparazione già in vista di questo. Non futuri manovali della raspa ma hoof care provider o meglio “operatori per l’igiene veterinaria rivolta al solo benessere animale”.
Senza ignorare la necessità dei manovali della raspa, quando pensanti e non è purtroppo il caso della maggioranza, c’è bisogno di altro. Durante quest’inverno leggerete, e sarò a disposizione per le necessarie verifiche, “care and rehabilitation of the equine foot” di Pete Ramey, e dovrete studiare con grande attenzione le cassette audiovisive “under the horse”. Faremo anche in modo di incontrarci più volte ( con tutta la mia collaborazione in volontà e tempo per venire incontro alle necessità di spostamento ) per lavorare praticamente sullo zoccolo.
Durante l’estate affinerete il gesto tecnico per raccogliere i frutti a fine estate e il materiale da sottoporre all’evaluation committee della AHA per ricevere la qualifica di apprentice. Serio fondamento per il passo successivo di certificazione. Ribadisco quel che ho sempre sostenuto e scritto, sono tiepido nei confronti delle certificazioni. Credo nei titoli statali, nell’educazione pubblica. La American Hoof Association rappresenta una eccezione non venendosi mai a creare conflitti di interesse. Nessuna certificazione è venduta a migliaia di euro a persone che per il solo fatto di far guadagnare qualcuno si vede costretto poi a riconoscerlo. La American Hoof Association valuta il materiale inviato dall’applicante. La AHA è una associazione professionale non una scuola. Il mio obiettivo è quello di dotare l’applicante degli strumenti intellettuali necessari a far parte di un gruppo forte, orientato, costituito dal più conosciuto e stimato divulgatore anglosassone. Sono un divulgatore io stesso e vorrei che altri si affiancassero a me ed a Leonardo de Curtis.

Nessuno vi obbliga a questo ma dovrebbe essere una soddisfazione per tutti. Un trampolino per il passo successivo ed un maggiore impegno intellettuale.
Aprite il mio sito web e cercate nella sezione letture l’articolo sulla preparazione e biblioteca del pareggiatore. Sono indicati i maggiori testi e fra essi contrassegnati con tre stelle quelli di irrinunciabile studio.

Una parola a parte merita la conoscenza elementare della lingua inglese. Questo inverno può essere, come ha detto Leonardo deCurtis a Cesenatico, una occasione per scrollarsi da dosso il grave handicap di non sapere almeno leggere. Piano piano, grazie all’impegno individuale ed all’aiuto indispensabile di compagni, leggerete con sempre maggiore disinvoltura. Minore la vostra capacità maggiore il vostro sforzo iniziale. Non abbattetevi. Siete nella condizione di chi finito il classico si iscrive ad ingegneria o ad un corso di laurea della facoltà di scienze. se il vostro target è serio ricorrrete ai compagni di corso, ai figli ed a goggle traduttore. Ed a me.

Nelle precedenti informazioni che vi ha inviato Marco Visigalli sono specificate le spese di corso. Spese che non prevedono un guadagno da parte mia. Non mi interessa né ne ho bisogno.
80 euro – Per la piattaforma web e il sito.
250 euro – Di accantonamento spese di valutazione e associazione AHA.
120 Acquisto materiale didattico. ( il libro viene venduto a 80 euro più spese di spedizione e tasse. I libri ed il materiale didattico, dal governo Letta o Monti in poi mi pare, non sono più esentati da tassa di importazione o comunque favoriti )

Dovreste avere già valutato tutto ciò in queste settimane. Potete dividere la somma in questo modo e tempi.
– 80 euro da inviare entro martedì 15 novembre.

– 120 euro da inviare entro martedì 15 novembre.

– 250 euro da inviare entro la fine del mese di novembre. Annalisa Ferri VDM è tesoriere del gruppo. Questi denari accantonati per l’associazioneAHA in caso di abbandono, non desiderio di associazione AHA, rimarranno al sottoscritto per spese di aggiornamento e sito nonché per aiuto ai giovani studenti. Questo piccolo accantonamento è utile a selezionare inizialmente partecipanti di serio impegno.

Cari saluti,
Franco

Alimentazione, analisi del fieno

Novembre 2016

Mentre io,Leonardo de Curtis e Michela Parduzzi da qualche anno durante i corsi, con i conoscenti ed i clienti parliamo di nutrizione, di analisi del fieno e della integrazione della dieta del cavallo e dell’asino, negli USA e mondo anglosassone in genere la pratica è consolidata. La rivista The Horse (da non confondere con The Horse’s Hoof edita da Yvonne Welz) non lascia passare un mese senza pubblicare un articolo sul fieno, sull’erba. La cosiddetta sindrome metabolica trova la sua origine nelle erbe e di conseguenza nei fieni con esse prodotti. Le erbe sono state “migliorate” nei decenni per massimizzare la produzione degli animali da reddito. Un settore dove l’obiettivo non è quello della performance del cavallo atleta o dell’animale che deve vivere a lungo. Senza una analisi del fieno non è possibile correggere la dieta o decidere di cambiare fornitore. Se per un animale apparentemente in buona salute la analisi del fieno è cautelativa e preventiva, nel caso di un laminitico o prono alla laminite si tratta del passo necessario per affrontare con determinazione e efficacia il cambio di gestione.                                                

In questo articolo una alimentarista spiega semplicemente la procedura di campionamento e analisi al proprietario.                                                                

Americani, australiani, sudafricani e popoli di lingua inglese in genere inviano i campioni di fieno per l’analisi ad un laboratorio nello stato di NY. Non solo i proprietari di cavalli ma soprattutto gli allevatori di bovini e i produttori di latte. Altri laboratori lavorano in USA, ad esempio quello associato all’Università del Kentucky.  Purtroppo in Europa la pratica non è ancora diffusa, i costi di analisi sono estremamente più elevati, le unità di misura per l’energia adatte all’erbivoro ruminante, di alcuni minerali ad esempio il rame non viene determinato il contenuto.  Infatti, come gli australiani  o i tedeschi per esempio, affrontando una pratica burocratica extra io e Leonardo de Curtis preferiamo inviare i nostri campioni in USA. Riceviamo il profilo alimentare in 15-25 giorni.  

Leggete gli altri articoli di presentazione dell’argomento in questa sezione, l’alimentazione è uno dei più importanti aspetti della vita. Il vostro pareggiatore NON è un vero professionista se non è sensibile all’argomento e non è capace di aiutarvi e sostituirsi a voi almeno nel campionamento del fieno. Una pratica che è semplificativa della gestione e quindi economica.

The Horse, 7 novembre 2016

Hay analysis is the most accurate way to determine your hay’s chemical composition and nutrient value. The data you get back is useful in deciding whether a particular hay is a good choice for you horse. Ideally, hay growers should analyze it prior to purchase, but unfortunately fewer growers and brokers fully test hay they sell to horse owners prior. Therefore, you’re often left analyzing the hay post-purchase. If you have a horse with special dietary needs, such as low nonstructural carbohydrate (NSC) levels due to equine metabolic syndrome, purchasing hay before it is tested is a gamble.

Get a Good Sample
The data provided on a hay analysis is only as good as the submitted samples, so getting a representative sample is very important. While you might feel tempted to take a grab handful from a bale to submit to your chosen lab for analysis, this won’t result in data that’s representative. You’ll need to collect samples from multiple haybales. According to the National Forage Testing Association, the first step is to identify a single lot of hay. If testing hay prior to purchase, make sure the sample is from a single cutting, from the same field, and of the same type of hay.
If possible, avoid testing hay that has just been baled. Hay just off the field may might have high moisture levels, which can impact results. It’s better to take a sample at the time of sale or just shortly before feeding it. This way the results more closely match the hay you are actually feeding.
Next, you will need a hay corer or probe. This is typically a hollow stainless steel tube with a sharpened end that’s about two feet long and 3/8- to ¾-inch in diameter. Smaller diameter cylinders result in a sample that does not adequately represent the stem-to-leaf ratio of the hay and might result in inaccurate data. The market offers several commercial hay probes, a common one being the Penn State Sampler. This corer is attached to a battery or electric drill for easy sample collection. The National Forage Testing Association (NFTA) offers a list of hay-testing probes and where to purchase them. Shafts made of metals other than stainless steel should be avoided as they could contaminate the sample. Some analysis labs sell probes and include the cost of a test in your purchase.
You’ll also need something to place your samples in as you core a minimum of 20 bales. I recommend having a sealable storage bag on hand for collecting the samples.

Collecting and Shipping Your Sample
With hay probe and bag in hand you are now ready to walk around your haystack selecting random bales to sample. It is important that you don’t avoid or select any particular bale. Rather, walk five steps and sample a bale. Walk 10 steps and sample another bale, regardless of what the bale looks like.
Take the sample from the short end of the bale, so when you insert the probe it cuts through a cross section of several flakes. Draw imaginary lines from corner to corner of the short end making an X and insert the probe where the lines cross. The probe must be inserted into the bale straight for about 12 to 24 inches. After removing the probe from the bale, empty the contents into your bag before moving to the next bale. Repeat about 20 times randomly around the stack.
Knowing how much forage to collect for your sample is important. The lab needs to grind the whole sample for accurate testing, and if you send too much they might just grind a subsample, which defeats all your efforts of collecting samples from multiple random bales. Ask your lab contact in advance whether the lab will grind the entire sample and how much sample is needed. Most require about a pound of hay.
Once collected, seal the bag and mail it as soon as possible. Avoid leaving on the seat of your car or other potentially hot areas, because this could cause some nutrient deterioration. My preference is to send the sample in a two-day flat-rate envelope.

Use the Right Lab
Choose a lab that participates in the NFTA proficiency certification program. Labs participating in this program are sent blind samples by NFTA to test and the results must match the true mean within a certain accepted range of accuracy.
Note that most labs are analyzing feeds for ruminants and not horses, so an important question to ask is whether the lab does a specialized analysis for horses. Labs that do analysis of hay solely for ruminants will not be able to provide an estimated energy content of the hay for horses. Additionally, they might not perform all the nutrient analysis desired, such as starch and trace minerals. I recommend at a minimum having energy, protein, calcium, phosphorus,magnesio, iron, copper, zinc, and manganese tested, along with the breakdown of carbohydrate fractions acid detergent fiber, neutral detergent fiber, starch, water soluble carbohydrate, and ether soluble carbohydrates. Some feed companies offer hay analysis services to their customers, so you might want to check with your chosen feed company’s representative to see if this service is available.

Hay Analysis Cost
The cost from lab to lab and will depend on the types of analysis methodology used and how many nutrients you would like tested. It’s possible to get a very thorough range of nutrients tested for approximately $30 using what is known as near infrared reflectance, or NIR. E’ necessario aggiungere il costo di campionamento,spedizione e autorizzazioni per chi non vive in USA.  Using this methodology the sample is ground and subjected to light. The spectrometer that measures this has been calibrated to samples of known nutrient content and therefore the amount of infrared light reflectance is used to determine the nutrient content.
Some labs might also use wet chemistry. These techniques are more expensive due to the fact that they are more labor intensive and time consuming. With this technique, the ground sample is subjected to treatment with a number of reagents often under heat. Some believe that these techniques give more accurate results, because you’re not reliant on calibration of the NIR equipment. However there’s always the possibility of error with the wet chemistry techniques, as well.
I generally recommend NIR testing methods for carbohydrates and protein analysis. Minerals don’t utilize NIR and by making use of the slightly cheaper NIR tests it often allows for the testing of minerals not typically included in standard testing packages such as selenium. However, when testing hay suitability for horses with metabolic issues where the NSC percentage is significant, it might be of benefit to utilize the wet chemistry analysis.

Take-Home Message
Hay testing can be an important step in better understanding exactly what your horse is eating. It can help you to make choices about whether additional feeds and supplements are necessary as well as determining whether a specific hay is even appropriate for your horse. While I would argue that some data is better than no data, because an accurate and representative sample is needed for good results, if you buy hay in small quantities or go through your hay supply rapidly it might not be worth conducting an analysis.

ABOUT THE AUTHOR
Clair Thunes, PhD
Clair Thunes, PhD, is an independent equine nutrition consultant who owns Summit Equine Nutrition, based in Sacramento, California. She works with owners/trainers and veterinarians across the United States and globally to take the guesswork out of feeding horses. Born in England, she earned her undergraduate degree at Edinburgh University, in Scotland, and her master’s and doctorate in nutrition at the University of California, Davis. Growing up, she competed in a wide array of disciplines and was an active member of the United Kingdom Pony Club. Today, she serves as the regional supervisor for the Sierra Pacific region of the United States Pony Clubs. As a nutritionist she works with all horses, from WEG competitors to Miniature Donkeys and everything in between.

newsletter autunno 2016

Newsletter autunno 2016

-Cesenatico 2016
-Web 2016-17
-Nuovi articoli e sezioni sul sito, Alex Brollo
-AHA
Cari amici di bittlessandbarefoot-studio abbiamo fatto il pieno di sole e caldo e spero che i vostri fienili siano altrettanto colmi di fieno.
Manca un mese all’appuntamento autunnale di Cesenatico.
Insieme agli altri relatori ed alla direzione dell’albergo che dovrebbe ospitarci necessito delle vostre prenotazioni per definire l’organizzazione dell’evento.
Vi invito quindi a rivisitare la pagina dedicata a Cesenatico 2016 sul sito ed a mettervi in contatto con Katia Sandri via telefono o email.
Vi chiediamo cortesemente di farlo se veramente interessati entro domenica 9 ottobre.
L’argomento di questo anno è uno dei più centrali nella vita dei nostri animali. La laminite è infatti la seconda causa di morte dopo la colica. Ancora oggi riconosciuta spesso solo nel suo breve momento di fase acuta, rimane poi trascurata. Nonostante le cause siano descritte ormai con sufficiente chiarezza sui testi più conosciuti e riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale i rimedi adottati non sono quasi mai logici e pertinenti.
E’ un fatto che i cavalli barefoot, pareggiati con sufficiente tecnica ed alimentati semplicemente con fieno di prato stabile di buona qualità sono esenti ed al tempo capaci di ottime prestazioni sul lungo periodo.
Ferrature precoci o severe, scarsa consapevolezza nella elaborazione della dieta, l’utilizzo inappropriato del foraggio di leguminose, la limitazione del movimento, addestramenti e allenamenti sconsiderati determinano invece il degrado del sistema sia fisico che mentale predisponendo alla laminite.
Da sabato pomeriggio a lunedì mattina questo sarà l’argomento delle relazioni.
Individuare, conoscere, per potere correggere efficacemente la gestione e prevenire il disordine metabolico che esiterebbe in segni dolorosi ed effetti invalidanti nei nostri cavalli.
Prescrivere o sapere descrivere e consigliare la corretta gestione accompagnata alla tecnica di pareggio di Pete Ramey immediatamente al manifestarsi dei segni negli animali di clienti o conoscenti che chiedono ed accettano il nostro aiuto.

A Cesenatico avremo modo, eventualmente, di dedicare qualche tempo alla programmazione della attività didattica invernale utile alla formazione del pareggiatore, o più in generale alla figura che chiamo ”operatore per l’igiene veterinaria finalizzata al benessere animale”.
Non solo podologia nella didattica quindi. Alimentazione, bocca ed imboccature. Sia pure lentamente il senso di inadeguatezza nei confronti delle imboccature si sta facendo strada arrancando dietro al piede scalzo. Ne è una prova l’adeguamento editoriale di The Horse’s Hoof.
Se in passato l’impegno nella diffusione di tecniche alternative alla ferratura doveva essere quasi totale oggi a quanto pare ci sono margini di libertà e tempo maggiori oppure ci si rende meglio conto del fatto che ferratura e imboccature fanno parte di un sistema chiuso dal quale si esce, se il fine è il benessere animale, del tutto o per nulla.

La scorsa primavera ho inserito nel sito nella pagina letture, sezione pareggio, degli articoli sulla pratica del pareggio dettagliati. Mancavano. Quest’inverno è mia intenzione continuare la serie focalizzando su aspetti e casi specifici. Anche su di essi sarebbe utile un ritorno da parte del lettore.
Una nuova pagina è dedicata invece alle traduzioni di Alex Brollo risalenti al 2005-2006. Il sito Brollo traduzioni è stato chiuso, almeno parte dei contenuti trova ora posto sul mio. Una tale massa di informazioni e di lavoro non poteva andare perduta. Ringrazio Alex per avere scelto di affidarmela. Ancora altre traduzioni di articoli e siti storici verranno aggiunte prossimamente.

Infine ancora auguri e complimenti a Gianluca Balzani e Roberto Fabbri che sono recentemente entrati a far parte della famiglia American Hoof Association. Alla prossima Conferenza della AHA avremo una rappresentanza europea maggiore.

Cari saluti,

Franco Belmonte

Brollo traduzioni

Please refer to Pete Ramey website www.hoofrehab.com for original articles, more pictures and much more. Books and DVDs.                            

Here it is possible to read the translations of old articles (Pete Ramey and others) in italian language. English left side. Translations thanks to Alex Brollo MD (2005-2006)- I added few details (in italics).                                                                                

If you find mistakes that I did, both in the original language in the left column or in the translations, let me know, thank you. In the future I will add other articles that Brollo translated in italian. Open please the box “sommario” that means index of the page). His work introduced a lot of people to the most important writers belonging to the barefoot movement at the time. Thank you and enjoy this web site in its many sections.                                                                                              

Franco Belmonte (AHA member),  July 2016

In questa pagina sono ripubblicate alcune delle traduzioni che si trovavano sul sito internet di Alex Brollo, Brollo-Traduzioni.

La fatica ed esperienza di Alex non andranno perse e continueranno a testimoniare il suo impegno.  Ho corretto errori di battitura e inserito, le riconoscete in corsivo, delucidazioni al fine di rendere la lettura degli  articoli più facile soprattutto a coloro che non sono orientati nella storia del barefoot movement e la tecnica.   Nel fare questo mi sono strettamente attenuto al pensiero dell’autore, che conosco, condivido e rappresento facendo parte del gruppo di pareggiatori, maniscalchi e ricercatori che si è riunito intorno a lui, la American Hoof Association.

Dal 2005 poco è stato introdotto di nuovo nell’impianto teorico. Semmai l’insieme è stato meglio organizzato nei DVD della serie “Under the Horse” e successive. La logica stringente, la modestia e la capacità di osservazione conserveranno  questi articoli attuali per molto tempo. Nella pratica  si sono aggiunti accessori tecnici, scarpette e profili che rappresentano, se usati appropriatamente, un aiuto efficace nella transizione. Riguardo a questi Pete Ramey mantiene comunque una posizione chiara come suo solito: gli accessori come le colle, le resine e i profili o scarpette quando applicati in modo semipermanente o permanente  sono un aiuto per il superamento del problema del proprietario non dell’animale. L’animale necessita e beneficia del terreno giusto, alimentazione adeguata, pareggio tecnico. E dell’attesa. Quella attesa che il dr. Rooney tanto amato da Ramey descriveva come “tincture of time” e nulla può sostituire.

Spero insieme ad Alex Brollo che questo insieme di letture contribuisca alla vostra formazione e conoscenza. Comunicate se li trovate gli immancabili errori rimasti o che ho introdotto a mia volta.

Della pagina “letture”  aprite il sommario. Nella sezione pareggio”  trovate teoria e specificati i gesti del pareggio. Nella pagina “studio di zoccoli” altro ancora.

E’ mia intenzione aggiungere a breve altri articoli di altri vecchi autori a questa serie. LI troverete nel sommario della pagina. Ho appena aggiunto Andrew Mc Lean (agosto 2016). Il tempo è scarso per tutti e anche per me. Un grazie per sempre a Alex Brollo MD che tanti anni fa ha dedicato tanto tempo a queste traduzioni  contribuendo sostanzialmente alla diffusione del barefoot in Italia. Speriamo entrambi che il lettore si scuota e dedichi tempo allo studio della lingua inglese. Tante pubblicazioni sarebbero da leggere. Anche gli italiani pubblicano in inglese. L’alternativa è essere ignorati o nelle mani di coloro che traducono e scelgono cosa tradurre.

 

Heel Height: The Deciding Factor – Pete Ramey

HEEL HEIGHT: THE DECIDING FACTOR          10-13-05                                                              Pete Ramey
The “barefoot movement” has come far. Competent trimmers all over the world have made chronic founder and navicular rehabilitation routine business, and more and more farriers and veterinarians are taking notice and thankfully following their lead. It is amazing that our hoof clinics are receiving such overwhelming interest and even more amazing that they are no longer filled with frustrated horse owners looking to the “fringe” for help for their foundered horses. These days, the majority of out clinic attendees are veterinarians, farriers and professional trimmers. This is great news for horses, and I want to acknowledge and thank all of the professional “barefoot trimmers” in the trenches that have studied and worked so hard in the face of constant controversy. Their dedication has created enough success stories to bring the remarkable healing powers of the barefoot horse into the mainstream. It is getting more difficult to find a veterinarian who considers a 20 degree coffin bone rotation “hopeless” and almost as hard to find a farrier who would raise its heels.

Worldwide, with many notable exceptions, we are falling a bit short in one key area, though. PERFORMANCE!!! The mechanics and theory most experienced trimmers apply work well for rehabilitating the hard cases, but then fails to carry the horse the rest of the way to the “rock crushing high performance hoof” we know every horse should grow. Many otherwise successful trimmers fall short at taking hooves to the highest levels of soundness and performance. Fortunately, this is usually a pretty easy problem to fix, so if this is sounding familiar; I can probably help you here. Of course conditioning is always a small part of it, but it seems that every new thing we learn about trimming makes the actual conditioning seem less and less important.
So let’s start by visualizing the hoof at the most common “wall” people seem to hit. A well connected hoof capsule has been grown, but there is always just a bit of white line separation and a little flaring that must be addressed at every trim. The heels have uncontracted for the most part, but could be better, and there always seems to be a little bit of thrush around the frog. The owner is happy that the splits and chips are gone, and the horse performs better than it ever has on easy footing. The problem is that it still can’t comfortably negotiate harsh terrain. After trimming, waiting, conditioning, waiting………. we’ve hit a wall, and after remarkable improvement at first, things haven’t improved in quite some time. That “next level” is just out of reach.
Before we get into the trimming, don’t forget the boots! Since I started requiring that customers buy boots when I pull shoes, no one has questioned it. Horse owners assume their hooves need protection, but then we come along and convince them they don’t! We have the necessary tools to pull shoes and consistently allow the owner to continue right on with what they were doing with their horse. Why not use them? The added movement stimulates growth and dramatically speeds up everything we are trying to accomplish in growing a healthier hoof, anyway. Adding dense foam insoles to the boots to provide frog stimulation accelerates the process tenfold. (Please read the how-to article “Boots and Pads on www.hoofrehab.com ) Most of the time, in about four to six months, I’m buying the used boots back from my satisfied customers for resale to someone else. That’s about the time I used to sheepishly start talking about boots in the past. This way is much better!!! Using hoof boots is not a “failure”. If the horse has been continually shod, they are a critical stepping stone to quickly achieving a truly healthy hoof. (I’ve helped Easycare develop “the right” foam boot insole you can order from them.)
Okay, back to the trimming. First, you have to understand where the pain from walking over rocks is coming from. If you are not cutting the sole of the horse (aside from scratching away loose “dead stuff”) and if your horse is not suffering from acute laminitis or sub-solar abscessing, the sole is very unlikely to be the source of any sensitivity at all. It is mechanically set up very well by nature to bear the weight of the horse. The old worries about sole bruising and corium crushing if the sole touches the ground are myths!  The were the product of unhealthy hooves and routine sole trimming. When farriers and trimmers routinely cut the sole they do create an inadequate barrier that will be damaged by ground contact, but this is not nature’s plan.

With any amount of wall flare, however, you cannot expect a horse to be comfortable on rocks! When a flared wall meets one rock, all of the horse’s weight works on that spot to tear the laminae a bit higher. FLARE HURTS!!! We can’t be wimpy about relieving the pressure and lever forces on flared walls, or we will just chase our tails.
That said, the most common cause of hoof sensitivity and the biggest crux we face, actually lies in the back of the foot. The wild horses show us that the hoof should have an arch from front to back, like the arch of your foot and that the heel bulbs/frogs and heels should bear the initial impact force together, with a low heel that doesn’t lift the frog off the ground. The coffin bone should shape the front half of the foot, thus the front half of that natural arch so the healthy hoof at rest should have a palmar angle of 3-5 degrees relative to the ground, with the back of P3 being slightly elevated. (Or it should be parallel to whatever the angle the solar surface of the front half of the foot may naturally be.) On hard impact, this arch compresses flat and the back of the foot should be loaded first, giving us a ground parallel impact force to P3. The “soundness problems” some barefoot trimmers face lie in the placing of more emphasis to the hoof mechanics of the horse standing on concrete, than to the mechanics of the hoof in motion………. The mechanics of impact are by far the most significant.

Dr. Robert Bowker’s (Michigan State University) research reveals that traditionally managed domestic horses consistently fail to fully develop the back of the foot. The digital cushion is a very important nerve center hidden beneath the frog. When a foal is born, the digital cushion is comprised of fatty tissues, offering the right amount of protection to the nerves, for the impact force generated by the weight of a foal. The nerves are “exposed” enough to provide “feel”, yet protected enough not to register pain on rocky terrain. Every step the wild foal makes causes a bit of growth of dense fibrocartilage to spread through the digital cushion. It starts its journey at the front, just beneath the apex of the frog and gradually spreads towards the heel bulbs. By the time a wild horse reaches adult weight, the digital cushion has been transformed into a tough, dense mass of fibrocartilage. (The same process can happen for domestic horses under natural hoof care, with freedom to move.) The picture below left shows the fully developed digital cushion of a wild horse cadaver. The below right photo shows the incomplete development so common in domestication (Among other problems!). You can see the fibrocartilages starting to spread back and then end halfway through the digital cushion.

At the same time, this movement, hoof expansion and flexion has been at work stimulating and completing the development of the lateral cartilages. The lateral cartilages have grown from 1/8 inch thick to a full inch thick (in the lower part where you cannot see them above the hairline.), and a “floor” of cartilage has also developed between the frog’s corium and the digital cushion. This completed development of strong but flexible cartilage provides a very solid foundation for the back half of the foot. The end result is a very stable but yielding, shock absorbing “back half” of the foot.  The “nerve center” in the digital cushion is well protected; nestled within the denser digital cushion and encased within the mass of thick lateral cartilage. This healthy arrangement protects the nerves from “overstimulation” and sensitivity, under the impact force of an adult horse.
A lack of frog stimulation and hoof distortion from birth throughout our domestic horses’ lives cause this process to be much slower or nonexistent. Often a 1200 pound adult domestic foot has inner structures of digital cushion and cartilage that are suitable to offer the protection to the nerves that are normal for a 200 pound foal. Many of our horses’ hooves have grown to adult size, but still have the 1/8 inch thick  immature lateral cartilages, little or no “floor” of cartilage, and a digital cushion comprised of weakly constructed fatty tissue.
What does this mean? Most of our frogs are incapable of being the “landing zone” nature intended. (Many horses’ heels remain high heeled and contracted as a pure defense mechanism to limit the pressure on the underdeveloped structures.) How do we fix this? Miles and miles of stimulation to the rear half of the foot. According to Dr. Bowker, this process can begin at any age, but must be done while the horse is barefoot. Frog pressure alone doesn’t cut it. It is pressure and release. A fixed shoeing method that provides constant frog pressure counts as only one impact out of thousands the horse needs to complete this development. (The same goes with sole pressure and development as well, by the way). The other important factor to this development of proper structure (specifically the lateral cartilages) is the flexion of the hoof capsule; not just expansion, but distortion front to back and the “twisting” of the hoof capsule on firm, varied terrain.
We were all taught that we have loads of trouble with front feet and little trouble with hinds because 60% of the horse’s weight and all of the rider’s weight is on the front feet. They say, “The front end has the brutal job of support, and the back end “just” pushes the horse along.” This is true only in the standing horse and is completely, utterly, 180 degrees wrong when the horse is moving! The moment the horse moves forward, the lion’s share of weight and energy is transferred to the hind end. Get on your hands and knees and invite a kid to climb on your shoulders and go for a “horsy ride”. You’ll learn something. You can crawl around just as easily supporting yourself with your forefingers as you can with the palms of your hands. Almost all of the weight must transfer to your back end in order for you to move forward. The same is true of the horse.
Just think of the musculature of the horse. I can pull the front foot of a 2500 pound draft horse up and forward, and hold it in my hands, standing in front of him. There is no way he can pull is foot back and away from me (Unless he just walks away, but he would have to use his hinds for that.). He doesn’t have enough strength in the shoulder to overcome my grip. However, if I hold the hind foot of a 400 pound pony, there is no way I can keep him from extending the hind leg any time he wants to. The pure power back there makes me look pretty meek! That’s because the back end has a tremendous job to do.
When a foal is born, all four feet are the EXACT same (even microscopically according to Dr. Bowker). The dramatically greater work load of the foal’s hind feet allow for much more natural development in the back of the hoof. By the time most domestic horses reach adult weight, they have all the right stuff in the hinds, and incomplete development of the fronts. This, of course, leads to sensitive front feet and is also the ONLY reason the fronts are more susceptible to founder and navicular disease than the hinds. (Aside from improper trimming/shoeing). So in other words, without changing anything in an individual horse’s lifestyle, diet or terrain, the fronts could be just as healthy as the hinds if only there was more frog pressure every day; more work; more stimulation and more hoof flexion. [Foals raised under routine, competent natural hoof care do consistently develop proper structure of their front feet, though, so a large part of this is simply the tradition of allowing foal hooves to overgrow, lifting the living foot out of function, and to then shoe them before the development of the foot is complete. I should point out here that when the foot is allowed to develop properly and the foals weight hasn’t fallen behind its inner structure development, the result will be frogs that actually protrude longer than the heels; yearning to absorb more energy. Don’t fight this; it’s a good thing! ]
So if you truly understand that the hinds are driving the horse and carrying most of the weight of the rider, it becomes astonishing that the most “anti-barefoot” blacksmith you can find will readily agree that “most horses can do just fine on any terrain with little or no hoof trimming and no shoes on the hind feet!!!” In four years of shoeing, I only shod about ten pairs of hind feet. All of them were requested by the owner; not by the horse. Since then I have been booting horses for seven years and have fit around ten sets of boots for hind feet, and it is the hind foot that is the “workhorse” of the horse! Is this giving you goose bumps, yet?
With all that said, lets get back to our “successful” barefoot transition that has fallen short of that elusive “next level”. The basic principle of setting P3 up on the natural plane (taught to us by the wild horse) and growing new, healthy stuff around that foundation has served the horse well and the external pathologies in the horse’s past are long gone, but usually the development of the inner structures is still lagging behind. This part takes a while. Most of these horses are sensitive in the back of the foot. Watch the horse striding comfortably on grass, and then across a gravel driveway. When the horse hits the gravel, it shortens stride, rises onto the toes and leans forward trying to keep the back of the foot unloaded with short mincing steps. The rush by many barefoot trimmers to achieve the low heel and natural P3 position relative to the ground in a standing horse is causing a very unnatural, almost vertical impact force! Read that again if you didn’t completely get it. The mechanics of impact are much more important than the mechanics of standing around. As soon as a trimmer realizes this, the success rate suddenly improves dramatically. Always leading to higher performance.
Here’s an example to clear this up. We have a horse that is comfortable on soft terrain, but on rocky terrain she “toe walks” and is unsound. The back of the foot is not ready to handle the pressure of rocky terrain. Many trimmers continue to habitually lower the heels to 1/16 inch longer than the sole, trying to achieve a 3-5 degree palmar angle or worse a ground parallel coffin bone in the standing horse. It is true that the calloused “live” sole accurately shows you where the horse mechanically “wants” the hoof walls, but it sometimes fails to tell you how much pressure the frog can take at a given time. If the inner structures are not yet healthy, overexposure of the frog will cause sensitivity and a toe first landing. This means that the horse may have a 3 degree palmar angle while standing, but impact the ground toe-first with a 30 degree palmar angle! This is “bad mechanics” in anyone’s book. The problem has just been given too little thought. It is even more important to understand this if you are worrying about the mechanics of an underrun heel. It is a common mistake to try to push the weight-bearing back so far; so fast, that practitioners (in reality) move the most reward weight-bearing to the toe, by making the heels too sore for the horse to use! If this isn’t a “light bulb moment”, read it again.
To make matters worse, the toe first landing means that the frog is not being stimulated no matter how much frog pressure it may “look” like the horse should be getting while standing. Thus, you are not making any progress. The situation has no way to improve, so you are spinning your wheels.
Here’s how I handle the situation. The biggest help is hoof boots with foam insoles. If the heels are high and contracted, I often additional foam under the frog. This creates extraordinary relief and stimulation that promotes healing. At the setup trim, I usually trim the frog to natural shape relative to its corium (about ¾ inch thick), but after that I avoid routine trimming of the frog and allow it to pack into dense callous to offer maximum protection to the weak inner structures. I also leave the heels a little longer than the sole (1/4 inch may be all it takes) and they will usually protect the frog just enough that the horse will extend and land heel first. Assuming the horse doesn’t live and work on concrete, the heel sinks into the terrain and the frog gets a reduced, but effective stimulation. Now, we are actually getting somewhere. We will make progress with the stimulation and development of the inner structures.
So in this situation (with a sensitive back of the foot), I would leave a longer heel. This might create a 7 degree palmar angle while the horse is standing on concrete, but offer enough protection to achieve a ground parallel impact force to P3 as the “long heels” sink into the ground. I’ll take those mechanics any day, and this is very important when you are also trying to grow out wall flares at the same time, as a toe-first landing constantly destroys the wall’s attachment. When the horse is on firm, rocky terrain, the sensitive structures beneath the frog are well protected by the higher heel. Again, the 7 degree palmar impact walking along on gravel in this situation isn’t exactly natural and will shorten stride to some extent, but is much closer to natural than the 30 degree palmar impact we discussed earlier that resulted from favoring the lower heel. As time goes by, the constant use of the frog causes the development of the inner structures of the front foot to “catch up” with the hinds and you will then be able to lower the heels into “wild horse parameters” without sensitivity (actually, they will almost do it for you when they are ready). Natural movement forges the natural hoof. The top priority of trimming should be comfort, a longer stride and a heel first landing. If you can achieve that, everything else tends to fall in place. On the other hand, if you cut a natural hoof shape, and the result is sensitivity, an unnatural, short stride and toe first landing, you will fail to make progress.
To further apply this in the real world, simply read the walls the same way we read the wear on a horseshoe. At maintenance trims we normally lower the walls and bars until they are 1/16 inch longer than the sole before we apply the mustang roll. A barefoot horse that has been loading the foot properly throughout the trim cycle will have the exact same amount of wall to remove at the heel and the toe. If an individual horse has been trying to unload the back of the foot (compensating for sensitivity) there will be more wear in the front half of the foot; more wall to remove at the heels. You will also see a nicely exfoliated, calloused sole toward the front, and powdery dead sole towards the back. When this is happening, automatically leave a longer heel above the sole plane. You can be assured that the if horse isn’t loading the back of the foot enough to knock off a little powdery sole beside the bars, or wear down wall standing alone above the sole; it is also not loading the back of the foot enough to improve the situation, achieve hoof mechanism, or load P3 correctly.
Many trimmers argue that the hoof should be trimmed to maximize hoof mechanism and I agree. However if you want hoof mechanism and proper hoof function, you must remember the most essential elements of hoof mechanism: Movement. Impact!
The Thoroughbred hoof below is pictured before a maintenance trim. The wear pattern shows that the toes are maintaining themselves perfectly, but the heels show less wear. The inner structures are still too weak. This 1/4 inch of extra heel height needs to stay, to allow the horse to use the of the foot in comfort, as the heels sink into the terrain. This comfortable, natural use will greatly increase hoof mechanism, circulation, and continue to develop the back of the foot.  All that needs to be done in this trim, is to perhaps shave off 1/8 from the bar height.

In other words, what looks like no frog pressure while standing on concrete, may be wonderful frog pressure in the terrain the horse lives and works on. The flip-side? Frog pressure while standing on concrete may translate to zero frog pressure and destructive toe-first landing where the horse lives and works. The same goes for impact mechanics to P3 and the loading of the laminae. This is the critical “missing link” for many barefoot trimmers for both positive, continuing progress and for current soundness when everything is “not quite healthy yet”.
Be aware also that you must have this part in mind to succeed with the natural mustang rolls and bringing flared horses back to the natural breakover point (relative to P3) that I teach in my clinics and in other papers on our website. I have talked to experienced trimmers who have kept doing what they were doing at the heels, but tried to apply a truly accurate (read more aggressive) mustang roll at the toe. The result is horses that are sore after trimming. Not at the toe, where they tried to be more aggressive with wall flare, but at the heels, where nothing has changed. The horses are up on their tiptoes after trimming, bearing all of their weight on the “new insult”.
This boggles people’s minds, but it is actually quite simple. When you bring breakover back, you increase stride length. When the stride is lengthened the horse “extends” more, almost forcing a heel first landing. This is great news unless the horse has weak digital cushions, underdeveloped lateral cartilages, and/or thrushy, thin, sensitive frogs. If the horse has been getting along okay by compensating and only loading the toes, suddenly bringing breakover back can cause the horse to stride out immediately loading the frogs more than he has in years. Two or three hard impacts to the weak structures can occur before the horse figures out how to compensate again and can be all it takes to make the back of the foot really sore for several days. I stress this everywhere, but old habits die hard. It seems like the more experienced the trimmer is, the harder it is to get this point across. Please, if you experiment with the more aggressive dealing with flares that I teach, also be sure the horse is not bearing more frog pressure than the inner structures are ready for. Read the hoof, and see if there is more wear at the toe. If so, just don’t lower the heels in the same trim that you switch to a more natural breakover.
It is amazing how much this “more passive” approach at the heels actually leads to much shorter, healthier heels, and to deeper solar concavity in the end. This is because the natural movement and impact drives the inner structures to a higher position in the hoof capsule. It is also amazing how the resulting heel first landing will help you grow out flares and white line separation. Why is it that every time the horse teaches me something about hoof care, it is always that I should do less? When I stopped lowering heels into healthy sole, the heels got lower than I would have ever dared to cut them and performance and the rehabilitation of problems improved dramatically. When I stopped cutting solar concavity into the soles and bars, the soles became more deeply concaved; the bars healthier and more sound than I ever dreamed of. When I stopped routinely trimming frogs and allowed their callous to get tougher and thicker, I stopped seeing thrush and the performance went up still another notch. This article is still another lesson in which the horse taught me to BACK OFF… This is another step “out” of the hoof that leads to even better performance and quicker healing of hoof problems. It seems the more you trim away, the more energy the horse puts into reacting to the trim with excess growth. When you are willing to back off a bit, the hoof is free to “concentrate” on becoming what it needs to be.
I know this violates the theory and the habits of many of you. I certainly don’t expect you to change everything you are doing just because I said so, but please experiment with this. The results are shocking and they happen quickly, so just try it somewhere and see for yourself. I’ll look forward to reading about your customers blasting the competition all over the world!

 

L’ALTEZZA DEI TALLONI: IL FATTORE DECISIVO
10-13-05                                                               Pete Ramey

traduzione Alex Brollo, corsivo Franco Belmonte AHA

Per favore fate riferimento all’articolo originale sul sito “hoofrehab”per la visualizzazione delle fotografie. La posizione delle fotografie è richiamata nella traduzione. Così come negli altri articoli di Ramey tradotti da Alex Brollo e inseriti in questo sito  ho aggiunto in corsivo passi che sono il frutto della evoluzione del pensiero di Pete Ramey se non addirittura estratte direttamente da altre sue pubblicazioni.

Il “movimento barefoot” ha fatto molta strada. Pareggiatori competenti in tutto il mondo hanno trasformato la riabilitazione dalla laminite e dalla navicolite in una prestazione routinaria, e un numero sempre maggiore di maniscalchi e di veterinari stanno prendendo nota e seguendo il loro esempio con gratitudine. E’ entusiasmante che i nostri corsi sullo zoccolo stiano suscitando in così enorme interesse, e ancora più entusiasmante che non sono più affollati di proprietari frustrati che “raschiano il barile” alla ricerca di aiuto per i loro cavalli laminitici. Attualmente, la maggior parte dei partecipanti ai corsi sono veterinari, maniscalchi e pareggiatori professionisti. E’ una grande notizia per i cavalli, e voglio dare il giusto riconoscimento e ringraziare tutti i pareggiatori professionisti “barefoot”, che in passato hanno studiato e lavorato così duramente nonostante una continua contestazione. La loro dedizione ha ottenuto un numero di casi di successo sufficiente a portare al centro dell’attenzione la notevole capacità di guarigione del cavallo barefoot. Sta diventando più difficile trovare un veterinario che considera una rotazione di 20 gradi del triangolare “senza speranza” e quasi altrettanto difficile trovare un maniscalco che, in un caso simile,  alzi i talloni del cavallo.

(questo nel 2005 era diretto al mondo anglosassone dove già in alcune università la tecnica e la teoria utili alla riabilitazione ed al mantenimento del cavallo nella condizione scalza erano oggetto di insegnamento o ricerca. Taylor, Bowker, Valk ed altri sono stati capaci di superare l’inerzia che accompagnata all’opportunismo fa si che tanti animali vengano utilizzati malamente; la maggior parte di coloro che nell’ambiente lavorano mantengono spesso una posizione ambigua atta a mantenere “il piede in due staffe”. Se questo comportamento è la norma ed è disdicevole, lo è a maggior ragione quando non si tratta di affari riguardanti cose, attrezzature e beni ma esseri viventi. L’etica dovrebbe essere non solo formalmente proposta agli studenti. I programmi dovrebbero comprendere “più medicina e meno produzione”, almeno per coloro che desiderano conseguire una laurea in medicina appunto).

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Tuttavia, in tutto il mondo, anche se con molte importanti eccezioni, manchiamo il bersaglio in un’area chiave.  LA PERFORMANCE! Le tecniche e le teorie dei più esperti pareggiatori funzionano bene per riabilitare i casi difficili,  ma falliscono nel portare il cavallo  al risultato finale, lo “zoccolo ad alte prestazioni che spezza la roccia”, che noi sappiamo che ogni cavallo dovrebbe sviluppare. Molti pareggiatori, con ottimi risultati in altro obiettivi, non riescono a portare gli zoccoli ai più alti livelli di salute e di performance. Per fortuna, questo è in genere un problema molto facile da correggere, e io posso probabilmente aiutarvi al proposito. Naturalmente, il condizionamento è una certa parte del problema, ma sembra che ogni cosa nuova che impariamo sul pareggio renda l’effettivo condizionamento sempre meno importante.

Così, cominciamo visualizzando lo zoccolo nel momento in cui la gente sembra trovare un “muro” invalicabile. E’ ricresciuta una muraglia ben aderente, ma continua a esserci un po’ di separazione della linea bianca e un po’ di slargamento dev’essere eliminato ad ogni pareggio (leggete “La fine della malattia della linea bianca” per accertarvi che la dieta non stia contribuendo al problema). I talloni si sono decontratti in modo quasi completo, ma potrebbero esserlo ancora di più, e sembra sempre che ci sia un po’ di marciume attorno al fettone. Il proprietario è felice del fatto che fessurazioni e spaccature sono risolte, e il cavallo si muove meglio di sempre sui terreni facili. Il problema è che non riesce ad affrontare con facilità i terreni difficili. Dopo aver pareggiato, aspettato, condizionato, aspettato.. abbiamo incontrato un muro, e dopo il notevole miglioramento iiniziale, le cose non sono più migliorate. Il “livello successivo” rimane fuori portata.
Prima di affrontare il pareggio, non dimenticate le scarpette! Poiché ho cominciato a pretendere che i proprietari acquistino le scarpette nel momento in cui sferro i cavalli, nessuno fa difficoltà. I proprietari danno per scontato che gli zoccoli abbiano bisogno di protezione, ma poi arriviamo noi a dirgli che non è vero! Abbiamo tutti gli strumenti per sferrare un cavallo e permettere a proprietario di continuare il lavoro che stavano facendo con il loro cavallo.  Perché non approfittarne? Il movimento aggiuntivo stimola la crescita e accelera notevolmente tutto ciò che ci sforziamo di fare per costruire uno zoccolo più sano. L’aggiunta di solette in schiuma densa alle scarpette, per aumentare la stimolazione del fettone, accelera il processo di dieci volte. (per favore leggete l’atricolo di istruzioni “scarpette e solette”). Nella maggior parte dei casi, in quattro-sei mesi ritiro le scarpette usate dai proprietari soddisfatti per rivenderle a qualcun altro. Questo è approssimativamente il tempo che impiegavo, in passato, per cominciare a parlare di scarpette in modo svogliato. Così è molto meglio! L’uso delle scarpette non è un “fallimento”. Se il cavallo è stato ferrato in modo continuativo, sono una pietra miliare nel rapido conseguimento di uno zoccolo veramente sano.
OK, torniamo al pareggio. Per prima cosa, dovete capire l’origine del dolore che il cavallo sente camminando sui sassi. Se voi non state pareggiando all’interno della suola (a parte il grattamento della suola friabile) e il vostro cavallo non soffre di laminite o di sobbattitura, è molto improbabile che la suola sia la fonte di qualsiasi tipo di dolore. E’ molto ben progettata dalla natura per sopportare il peso del cavallo.
Le vecchie preoccupazioni riguardo le sobbattiture della suola e i danni al corion (derma) se la suola tocca il terreno sono miti! Erano il risultato di zoccoli non sani e di pareggio routinario all’interno della suola. Quando i maniscalchi e i pareggiatori tagliano regolarmente all’interno della suola creano una barriera inadeguata che può essere danneggiata dal contatto con il suolo, ma questo non è il progetto della natura.

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Ma con uno slargamento di qualsiasi entità, non potete aspettarvi che il cavallo sia a suo agio sui sassi! Quando una muraglia slargata tocca un sasso, tutto il peso del cavallo agisce su quel punto per stirare un po’ di più le lamine. LO SLARGAMENTO DUOLE! Non possiamo essere pigri nell’eliminare la pressione e le forze di leva sulla muraglia slargata, altrimenti entreremo in un circolo vizioso.

I cavalli selvaggi ci mostrano che lo zoccolo dovrebbe essere arcuato dall’avanti all’indietro, l’analogo dell’arco dei nostri piedi, e che la zona glomi/fettone e talloni dovrebbe sostenere nel suo insieme l’impatto iniziale, con un tallone basso che non tiene il fettone sollevato dal suolo. L’osso triangolare dovrebbe modellare la metà anteriore del piede, quindi la metà anteriore di uno zoccolo sano a riposo dovrebbe avere un angolo palmare di 3-5 gradi rispetto al suolo , con il margine posteriore del triangolare leggermente sollevato (in altri termini, il triangolare dovrebbe essere parallelo all’angolo naturale inferiore della superficie inferiore della suola, qualsiasi sia questo angolo). Durante un impatto duro, quest’arco si appiattisce e mentre la parte posteriore del piede riceve il primo impatto, poi la forza risulta parallela al terreno ed al triangolare. I problemi di “soundness” che alcuni pareggiatori incontrano derivano dal fatto di porre maggiore attenzione alla meccanica dello zoccolo nel cavallo che sta fermo su una superficie piana, piuttosto che alla meccanica dello zoccolo in movimento… La meccanica dell’impatto è di gran lunga più significativa.

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Le ricerche del dott. Robert Bowker (Università dello Stato del Michigan) mostra che i cavalli domestici gestiti tradizionalmente presentano un notevole deficit nello sviluppo della parte posteriore del piede. I cuscinetti digitali sono un’area ricca di importanti terminazioni nervose, nascoste in profondità sotto il fettone. Alla nascita del puledro, i cuscinetti digitali sono fatti di tessuto fibroadiposo, che offre la giusta protezione alle terminazioni nervose dalle forze d’impatto prodotte da un puledro. Le terminazioni sono abbastanza “esposte” da consentire la sensibilità, e allo stesso tempo abbastanza protette da non avvertire dolore su terreno roccioso. Ogni passo del puledro fa sì che di accresca all’interno del cuscinetto digitale un denso tessuto fibrocartilagineo. La crescita inizia in avanti, giusto sotto l’apice del fettone, e gradualmente si estende verso i glomi. Nel momento che il cavallo raggiunge il suo peso finale, i cuscinetti digitali si sono trasformati in una robusta, densa massa di fibrocartilagine (lo stesso processo può avvenire nei cavalli domestici sottoposti a gestione naturale, se hanno libertà di movimento). La fotografia sotto mostra il cuscineto digitale completamente sviluppato di un cavallo selvatico. La foto sotto a destra mostra lo sviluppo incompleto così comune nello stato domestico (fra gli altri problemi!). Potete vedere le fibrocartilagini che iniziano a diffondersi indietro e verso la linea centrale in tutto il cuscinetto digitale.

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Nello stesso tempo, al movimento, all’espansione dello zoccolo si somma la  flessione (!!torsione!!)  per stimolare e completare lo sviluppo delle cartilagini laterali. Le cartilagini laterali si accrescono da circa due millimetri di spessore a un centimetro e mezzo (la loro parte inferiore è nascosta sotto la corona) e un “pavimento” di cartilagine si sviluppa anche tra il corion della suola e il cuscinetto digitale. Uno sviluppo completo di questo tipo di cartilagine forte ma flessibile conferisce alla metà posteriore del piede una base molto solida. Il risultato finale è una metà posteriore del piede molto stabile ma elastica, capace di assorbire gli urti. Il “centro nervoso” nei cuscinetti digitali è ben protetto; è annidato all’interno di un cuscinetto digitale molto denso e all’interno della massa di una spessa cartilagine laterale. Questa configurazione normale protegge le terminazioni nervose da una stimolazione eccessiva e da un’esagerata sensibilità, sotto la forza d’impatto di un cavallo adulto.
Un deficit di stimolazione del fettone e una deformazione dello zoccolo dalla nascita e durante tutta la vita del cavallo  fa sì che questo processo sia molto lento o non avvenga affatto. Spesso il piede di un cavallo adulto di sei quintali dispone di strutture interne dei cuscinetti plantari e di cartilagini adeguate a offrire protezione a un puledro di cento chili. Molti degli zoccoli dei nostri cavalli sono cresciuti a dimensioni adulte, ma all’interno hanno ancora delle cartilagini immature di due millimetri di spessore, hanno poco o nessun “pavimento” cartilagineo, e hanno un cuscinetto plantare fatto di debole tessuto fibrocartilagineo.
Cosa significa questo? La gran parte dei nostri fettoni sono incapaci di essere il “punto d’atterraggio” come la natura ha stabilito (molti cavalli continuano ad avere talloni contratti come semplice meccanismo di difesa a protezione delle sottostanti strutture insufficientemente sviluppate). Come possiamo risolvere il problema? Con miglia e miglia di stimolazione della parte posteriore del piede. Secondo il dott. Bowker, questo processo può iniziare ad ogni età, ma avviene solo nel cavallo calzo. La sola pressione sul fettone non funziona. Quello che funziona è l’alternanza di pressione e rilascio della pressione. Un sistema di ferratura rigido, che assicura una costante pressione sul fettone, conta come un impatto unico, invece delle migliaia di cui un cavallo ha bisogno per completare questa trasformazione (lo stesso vale per la pressione sulla suola e il suo sviluppo).

(nessun tessuto può resistere o svilupparsi se sottoposto a sforzo costante! se volete sviluppare la vostra muscolatura adottate un programma e  introducete delle “serie”. Serie di sollevamento pesi, serie di vasche nel nuoto, serie di scatti in atletica, eccetera. Lavoro e riposo, lavoro e riposo alternati. In questo caso pressione e stacco, pressione e stacco).

L’altro fattore importante per lo sviluppo di una configurazione normale della muraglia che avviene su un terreno duro ed irregolare.
Abbiamo tutti imparato che abbiamo un sacco di problemi con gli anteriori e pochi con i posteriori perché il 60% del peso del cavallo e l’intero peso del cavaliere grava suglia anteriori. Dicono “La parte anteriore del cavallo svolge il compito di sostenere il peso, e la parte posteriore ha solo la funzione di spinta”. Questo è vero solo nel cavallo piazzato e completamente, decisamente erroneo quando il cavallo è in movimento! Nel momento in cui il cavallo procede, la maggior parte del peso e dell’energia è trasferita sui posteriori. Mettetevi a quattro zampe e chiedete a un bambino di montarvi sulle spalle per una “cavalcata”. Imparerete qualcosa. Potete andarvene in giro sostenendovi con le punte delle dita ugualmente bene che con i palmi delle mani. Quasi tutto il peso dev’essere spostato all’indietro per farvi andare in avanti. Lo stesso vale per il cavallo.
Pensate solo alla muscolatura del cavallo. Sono in grado di sollevare e spostare in avanti uno degli anteriori di un cavallo da tiro di oltre una tonnellata, e di tenerlo in mano, stando di fronte a lui. Non c’è modo che lui riesca a tirare indietro il suo piede (a meno che non si sposti camminando, ma deve utilizzare i suoi posteriori, per questo). Nella spalla, non ha abbastanza forza da liberarsi della mia presa. Tuttavia, se sollevo il posteriore di un pony di due quintali, non riesco a impedirgli di estendere la gamba ogni volta che vuole. La potenza del posteriore mi fa sembrare veramente debole! Questo a causa del fatto che il posteriore ha un enorme lavoro da svolgere.
Alla nascita del puledro, i quattro piedi sono esattamente uguali (anche dal punto di vista microscopico, come affermato dal dott. Bowker). Il carico di lavoro fortemente maggiore del posteriore permette uno sviluppo naturale  molto più accentuato nel posteriore. Al momento in cui la maggior parte dei cavalli domestici giunge all’età adulta, ha tutto ciò che serve nei posteriori, mentre gli anteriori sono sviluppati in modo incompleto. Questa è  causa di anteriori sensibili ed è anche l’UNICA ragione per cui gli anteriori sono più suscettibili alla laminite e alla navicolite (a parte errori di pareggio/ferratura). Per cui, in altre parole gli anteriori possono essere altrettanto sani dei posteriori se solo c’è una maggior pressione quotidiana sui fettoni; un maggior lavoro; una maggior stimolazione e una maggiore flessione (i puledri allevati con una normale, competente cura dello zoccolo sviluppano normalmente gli anteriori, per cui gran parte del problema  deriva solamente dalla tradizione di permettere che i puledri abbiano zoccoli lunghi, lasciando in disuso la parte posteriore del piede, per poi ferrarli prima che lo sviluppo del piede sia completato. A questo proposito devo sottolineare che quando al piede è permesso di svilupparsi completamente e il peso dei puledri non ha superato continuamente nel suo aumento lo sviluppo delle strutture interne, il risultato saranno dei fettoni che effettivamente sporgono  più lunghi dei talloni, per assorbire più energia. Non combatteteli: vanno bene così!).
Quindi, se avete capito veramente che i posteriori spingono il cavallo e sostengono gran parte del peso del cavaliere, è stupefacente che la maggioranza dei maniscalchi “anti-barefoot” che potete incontrare ammettano facilmente che “la maggior parte dei cavalli vanno bene su qualsiasi terreno con poco o nessun pareggio e senza ferratura nei posteriori”!! In quattro anni di attività di ferratura, ho ferrato solo una decina di posteriori. In tutti i casi la richiesta proveniva dal proprietario; in nessun caso era il cavallo ad averne bisogno. Da allora sto mettendo scarpette da sette anni, e ho fornito esattamente tre scarpette per posteriori, e i posteriori sono il motore del cavallo! La cosa vi sta scuotendo, vero?
Detto questo, torniamo alla “efficace” transizione barefoot che ha mancato il bersaglio di quello sfuggente “livello ulteriore”. Il principio base di allineare il triangolare ad un piano naturale (insegnatoci dal cavallo selvaggio) e di far crescere una nuova muraglia sana attorno a quel basamento ha funzionato bene e le alterazioni esterne dello zoccolo se ne sono andate, e tuttavia le strutture interne dello zoccolo sono rimaste indietro. Questa fase richiede tempo. La maggior parte dei cavalli restano sensibili nella parte posteriore del piede. Guardate il cavallo muoversi bene sul prato, e poi attraversare una strada di ghiaia. Quando il cavallo incontra la ghiaia, accorcia il passo, si alza sulle punte e sfugge in avanti cercando di tenere la parte posteriore del piede scaricata, con piccoli passi incerti. Lo sforzo di molti pareggiatori barefoot, per ottenere talloni corti e una posizione naturale del triangolare rispetto al terreno in un cavallo  piazzato e fermo sta causando una forza di impatto molto innaturale, verticale! La meccanica in fase di impatto è molto più importante di quella in fase di piazzamento. Appena il pareggiatore lo comprende, la percentuale di successi cresce drammaticamente, ottenendo anche performances migliori.
Ecco un esempio per chiarire la cosa. Abbiamo un cavallo che va bene sul terreno morbido, ma sul terreno sassoso “sta sulle punte” e manifesta fastidio. La parte posteriore del piede non è pronta a sopportare la pressione di un suolo sassoso. Molti pareggiatori continuano a portare i talloni ad una lunghezza di un millimetro  rispetto al piano della suola, tentando di ottenere un angolo palmare (teoricamente corretto) di 3-5 gradi o peggio desidera realizzare un parallelismo tra terza falange e appoggio, un triangolare parallelo al suolo nel cavallo fermo. E’ ben vero che la suola callosa “buona” mostra con precisione l’altezza della muraglia che il cavallo “vuole”, ma  non riesce a informarci su quanta pressione un fettone può sopportare in un determinato momento. Se le strutture interne non sono sane, l’eccessiva esposizione del fettone porterà fastidio e comporterà un atterraggio di punta. Questo significa che un cavallo può avere un angolo palmare di 3 gradi

( oppure addirittura zero a seconda della scuola di apparenza)

quando è piazzato, ma impatta il terreno di punta con un angolo palmare di 30 gradi! Questa è una “cattiva meccanica” da ogni punto di vista. Semplicemente il problema ha ricevuto troppo poca attenzione. È ancora più importante se vi state preoccupando della meccanica di talloni scivolati sotto lo zoccolo (underrun). È un errore comune quello di tentare di portare il peso verso l’indietro in questa fase; facendo in fretta, il pareggiatore, in realtà,  sposta il massimo del lavoro di sostenere il peso verso la punta, rendendo i talloni così dolenti che il cavallo non può usarli! Se questo non è un momento in cui “vi si accende la lampadina”, leggetelo di nuovo.
A peggiorare le cose, l’atterraggio di punta significa che il fettone non viene stimolato, a prescindere da quanta pressione sul fettone il cavallo “sembra” ricevere mentre sta piazzato. La situazione non ha prospettive di miglioramento, e così voi girate a vuoto.
Ecco come io affronto la situazione. L’aiuto più grande viene dalle scarpette con le solette. Se i talloni sono alti e contratti, spesso aggiungo un ulteriore strato di schiuma sotto il fettone. Questo provoca uno straordinario sollievo e una stimolazione che facilita la guarigione.  Al primo pareggio, io generalmente modello il fettone alla sua altezza naturale rispetto al corion (circa 3/4 di pollice), ma in seguito evito di pareggiare regolarmente il fettone e lo lascio compattarsi in un denso materiale calloso per offrire la massima protezione alle strutture interne ancora deboli. Lascio anche i talloni un po’ più lunghi (bastano circa 4 millimetri) e in genere loro proteggono il fettone abbastanza da permettere al cavallo di estendersi e di atterrare di tallone. Assumendo che il cavallo non viva e non lavori su suolo duro, i talloni penetrano nel terreno e il fettone riceve un a stimolazione attenuata ma efficace. Abbiamo ottenuto qualcosa. Faremo progressi con la stimolazione e lo sviluppo delle strutture interne.
Così in queste circostanze io lascio un tallone più lungo. Questo può creare un angolo palmare magari di 7 gradi quando il cavallo è piazzato su terreno duro, ma offre sufficiente protezione da ottenere una forza di impatto parallela al terreno sul triangolare quando i “talloni lunghi” affondano nel terreno. Questa meccanica sarà al lavoro ogni giorno, e questo è molto importante anche quando state tentando, nello stesso tempo, di eliminare ogni slargamento, poiché un atterraggio di punta distrugge continuamente le connessioni della linea bianca. Quando il cavallo è su terreno duro e sassoso, le sensibili strutture sotto il fettone sono ben protette dai talloni più alti. Ancora una volta, un angolo palmare di impatto di 7 gradi camminando sulla ghiaia non è perfettamente naturale e accorcerà un po’ il passo, ma è molto più vicino alla naturalità dell’angolo palmare di impatto di 30 gradi che abbiamo discusso prima, risultante dalla scelta di un tallone più basso. Con il passare del tempo, l’uso costante del fettone favorisce lo sviluppo delle strutture interne egli anteriori, per “raggiungere” i posteriori, e poi sarete in grado di abbassare i talloni con i parametri del “cavallo selvaggio”, senza dolorabilità (in realtà, lo faranno da soli quando saranno pronti). Il movimento naturale forgia uno zoccolo naturale. La priorità assoluta del pareggio dovrebbe essere un passo più lungo e un atterraggio di tallone. Se riuscirete ad ottenerlo, ogni cosa tende a mettersi al suo posto. Al contrario, se voi realizzate pareggiando una forma naturale di zoccolo ma il risultato è un passo innaturalmente accorciato e un atterraggio di punta, non riuscirete a fare progressi.
Per applicare in pratica tutto questo nell’attività di tutti i giorni,osservate semplicemente le muraglie come osservate l’usura dei ferri. Durante i pareggi di mantenimento, in genere accorciamo le muraglie e le barre ad una lunghezza di un millimetro sopra la suola prima di eseguire il mustang roll. Un cavallo barefoot che carica il piede in modo appropriato durate tutto l’intervallo fra i pareggi avrà esattamente la stessa lunghezza di muraglia da rimuovere sui talloni e sulla punta. Se un cavallo tenta di ridurre il carico sulla parte posteriore del piede (come compensazione al fastidio) ci sarà maggiore consumo nella metà anteriore del piede; e ci sarà più muraglia da rimuovere sui talloni. Magari vedrete anche una suola ben esfoliata, callosa verso la punta, e suola friabile verso la parte posteriore del piede. Quando accade questo, lasciate sistematicamente un tallone più lungo rispetto al piano della suola. Potete star certi che se il cavallo non carica la parte posteriore del piede abbastanza da rimuovere quel po’ di suola friabile a lato delle barre, o da consumare la muraglia che sporge dalla suola, non sta caricando la parte posteriore del piede abbastanza da migliorare la sua situazione, da attivare un’efficiente meccanica dello zoccolo e da caricare in modo corretto il triangolare.
Molti pareggiatori ritengono che lo zoccolo dovrebbe essere pareggiato in modo da facilitare al massimo il meccanismo dello zoccolo, e io sono d’accordo. Tuttavia se volete un meccanismo dello zoccolo e una sua giusta funzione , dovete ricordare gli elementi più importanti del meccanismo dello zoccolo: movimento! Impatto!

(se scavate una concavità finta dalla suola credendo che questo permetta un migliore elaterio o meccanismo dello zoccolo ma il cavallo non si muove affatto perché gli fanno male i piedi avete fatto una   fesseria)

Lo zoccolo di purosangue qui sotto è fotografato prima di un pareggio di mantenimento. Il pattern dell’usura mostra che le punte si stanno mantenendo perfettamente, ma i talloni mostrano un minore consumo. Le strutture interne sono ancora troppo deboli. Questo 1/4 di pollice  (6 mm)  di tallone di troppo dev’essere conservato, per permettere al cavallo di usare il piede con comodità, quando i talloni si immergono nel terreno. Questo uso comodo e naturale del piede aumenterà molto il meccanismo dello zoccolo e la circolazione, e continuerà a far sviluppare la parte posteriore del piede. Tutto quello che dev’essere fatto in questo pareggio è di eliminare forse 1/8 di pollice (3 mm) di barra.

foto

In altre parole, anche quando sembra che non ci sia alcuna pressione sul fettone quando il cavallo è piazzato su terreno duro, può esserci un’ottima pressione sullo stesso fettone sui terreni in cui il cavallo vive e lavora.  Il caso contrario? Una buona pressione sul fettone può tradursi in una pressione nulla là dove il cavallo vive e lavora. Questo è l’anello mancante critico che impedisce a molti pareggiatori di ottenere sia un effettivo, continuo miglioramento che una perfetta “soundness” nei casi in cui il cavallo “non è ancora del tutto guarito”.

(altezza dei talloni, pressione sul fettone, natura del terreno concorrono insieme, non potete trascurare un aspetto)

Ho parlato con esperti pareggiatori che continuano a trattare i talloni come al solito (ovvero li abbassano) mentre  tentano di applicare un mustang roll (o bevel) veramente accurato alla punta per venire a capo di slarganti, flare, eccetera.  Il risultato è che i cavalli sono doloranti dopo il pareggio. Non gli duole la punta, dove hanno tentato di essere più aggressivi con lo slargamento, ma i talloni, dove non è cambiato niente rispetto al pareggio precedente. I cavalli sono sulle uova dopo il pareggio,
Questo fatto confonde la gente, ma in realtà la spiegazione è veramente semplice. Quando il passo si allunga (a causa e grazie al fatto che la punta non è più eccessivamente lunga ed il breakover è riportato alla posizione corretta) il cavallo “si estende” maggiormente e tocca di tallone come mai magari da molto tempo.  Un’ottima cosa, purché il cavallo non abbia cuscinetti plantari deboli, cartilagini laterali poco sviluppate, o fettoni sottili e affetti da marciume. Se il cavallo sta andando “bene” compensando la cosa e atterrando di punta, l’improvviso arretramento del breakover può causare un immediato allungamento del passo caricando i fettoni più di quello che è avvenuto da anni. Due o tre  duri colpi alle delicate strutture della parte posteriore del piede possono avvenire prima che il cavallo capisca come compensare di nuovo la situazione, e questo basta per indolenzire la parte posteriore del piede per parecchi giorni. Io lo sottolineo sempre, ma le vecchie abitudini sono dure da superare. Sembra quasi che più un pareggiatore è esperto, più è difficile superare questa difficoltà. Per favore, se state sperimentando le tecniche più radicali che io insegno per trattare gli slargamenti, accertatevi che questo non provochi una pressione sul fettone superiore a quello che le strutture interne del piede sono pronte a sopportare. Osservate se c’è un consumo maggiore alla punta. Se è così, semplicemente non abbassate i talloni nella stessa seduta di pareggio in cui  lavorate per un breakover più naturale(o fatelo con cautela).
E’ stupefacente quanto questo approccio “più passivo” faccia ottenere talloni molto più bassi e più sani, e una maggiore concavità finale della suola. E’ anche molto soddisfacente quanto l’atterraggio di tallone aiuti a risolvere gli slargamenti  e la separazione della linea bianca. Come mai ogni volta che i cavalli mi insegnano qualcosa riguardo alla cura dello zoccolo, si tratta sempre di un suggerimento a fare meno? Quando ho smesso di abbassare i talloni a livello della suola, i talloni si sono abbassati più di quanto io mi sia mai sognati di abbassarli, e le prestazioni e la riabilitazione dalle patologie è migliorata in maniera drammatica. Quando ho smesso di scavare una concavità nella suola e nelle barre, le suole sono diventate molto più concave; le barre sono diventate più sane e più forti di quanto io abbia mai sognato. Quando ho smesso di pareggiare sistematicamente  i fettoni e ho lasciato che la loro callosità diventasse più robusta e più solida, ho smesso di vedere il marciume e le prestazioni sono aumentate di un altro scalino.

(attenzione!! Pete non vi incoraggia a non fare. O fare poco. Pete ha insegnato a tutti noi a fare qui che serve nella situazione come si presenta. Pensando e senza necessariamente realizzare una copia di un modello. Di qualunque modello si tratti. Per questo Ramey risulta più difficile ed a volte viene frainteso. Non da misure costanti, regole e dettami ma principi che presuppongono la reale comprensione della meccanica, delle forze in gioco)

Questo articolo rappresenta un’altra lezione in cui il cavallo mi ha insegnato a ARRETRARE… (pensare, non copiare un quadro sempre uguale ma a dipingere soggetti via via sempre diversi)  E’ un altro passo nella direzione di lasciare in pace lo zoccolo, che comporta il risultato di ottenere prestazioni  ancora migliori e un più rapido superamento dei problemi dello zoccolo. Sembra quasi che più voi tagliate via,( dove non si dovrebbe) più energia il cavallo mette nel reagire al pareggio con una ricrescita esagerata.
Mi rendo conto che questo contrasta con le teorie e le abitudini di molti di voi. Certamente non mi aspetto che voi rivoluzionate il vostro modo di lavorare solo perchè ve lo dico io, ma, per favore, sperimentate la cosa da voi stessi. I risultati sono sorprendenti e si realizzano velocemente, per cui fate qualche prova e osservate e risultati voi stessi. Mi aspetto di leggere notizie sulle vittorie dei vostri clienti in tutto il mondo!

Boots and Pads: A True Breakthrough In Healing – Pete Ramey

Boots and Pads: A True Breakthrough In Healing                 (12-28-05)  Pete Ramey
Copyright 2005

When I started my own journey away from fixed metal shoeing and into the “barefoot world” in ’98, I looked at hoof boots simply as a crutch to help me through “transition”. When you pull shoes off a horse with truly healthy feet, or if you start natural hoof care early, with a foal there is little or no need for boots. In fact, we usually only need them long-term, when the riding terrain varies wildly from the living terrain. When you pull shoes off a horse with unhealthy feet, though, the boots are wonderful for keeping the horse and rider happy while we wait for the hooves to become healthy.

I’ve made a lot of mistakes in my career. At this point I have realized my biggest one has been under-use of hoof boots. I was in so much hurry to get to the unequaled traction, health and energy dissipation of the barefoot horse, I was overlooking the quickest way to get there! I used to feel defeated when I had to use boots. I never realized how much I passed this feeling to my horse owners until I, myself, started looking at boots differently. At some point, I started considering hoof boots to be the 21st century horseshoe. They allow us to have our cake and eat it too. We can provide the health and function of barefoot turnout and still protect the hooves when the demands of the rider exceed the health and capabilities of the hoof. The owner continues using the horse while watching the health of the hooves steadily improve, rather than steadily becoming less healthy over the years as is often the case.

Our own imaginations are the limit. Any traction device or traction reducing device that could possibly be attached to a hoof, can be attached to a hoof boot. I started requiring that customers buy boots when I pull shoes off unhealthy hooves. When they don’t need them any more, I often buy them back and sell them “used” to someone else. When I shifted my business this way, my customer satisfaction increased dramatically. I came to consider it a challenge and a personal responsibility to ensure that if the horse was rideable in its shoes when I arrived, it would be performing the same or better when I left. This attitude and added responsibility I took on sent me on a whirlwind of new learning. Often the boot alone wasn’t enough to achieve this, so I started experimenting with foam insoles and frog supports. I wasn’t alone; I’ve picked up valuable information from others who have been experimenting with similar systems; like Gene Ovnicek and Tommy Lee Osha. To my excitement, I started finding that the boots could not only match the comfort level provided by fixed shoeing, they almost always exceed it dramatically.
I found that these methods could get horses comfortable enough to ride when no fixed shoeing methods seemed to help. Of course once we get a lame horse working, the stimulation speeds growth and increases circulation. It speeds up everything we’re trying to accomplish in growing healthy hooves, taking rehab times to amazing new speeds. I used to be very happy if I could start with a horse with a 15 degree P3 rotation or a navicular horse, and get the owners riding the horse in a year. These days, I am really scratching my head if I can’t do it in a month. Basically, if there is not an abscess, chronic internal pathology or current acute laminitis we can find a boot/pad combination that puts the hooves to work (and sometimes when these situations are present, we still can).
I put a lot of pressure on the AANHCP trimmers that come to my clinics. In front of the horse owners attending, I say that a competent natural hoof care professional must carry a full stock of hoof boots, a variety of pad material, and all the tools, materials and knowledge to customize the fit. The professional should leave the customer with a properly fitting boot that suits their needs and discipline. As the hoof changes the professional should automatically modify the boots to keep them fitting and providing for the support needs of the horse. This way, boot use adds 20 seconds to the tacking up process for the owner, and the rest is just pure enjoyment.
A horse owner who knows nothing about hooves or boots and orders them off the internet is only slightly more likely to have trouble-free riding than if they had ordered a box of keg horseshoes! They should be fit by someone who understands them and has experience with making them work. Improperly fit hoof boots rub, fall off, make “flopping noises” and are hard to get on….. Properly fit boots are luxurious; a dream to ride for the horse and the owner.
Now with all this talk about how hard I push boots on my clients, you might think that my clients are all riding in boots, now, rather than barefoot. This is not true. If you take away my new clients that have come along in the last six months, I have very few that need boots at all. Miles of riding in boots and pads, combined with barefoot turnout and routine trimming quickly gets the hooves so healthy there is usually little or no need for the boots after the hoof has grown through one growth cycle. I never realized what an incredible tool they could be. It was right under my nose for years and I just recently “got it”.
I’m going to lay out some of the treatment options I use. The primary boot I use is the Easyboot Epic. I’m no boot salesman, and I’m not going to become one. I like the Epics because their low profile design eliminates almost all chances of rubbing and the thin, light, compact construction doesn’t bring breakover forward and interfere with my trim mechanics. [I almost always cut out the back straps and the tooth covers and then mash the teeth flat with large pliers and file them smooth. I then usually cut ½ inch off the tongue (It makes them 10 times easier to get on), rasp a very large mustang roll on the front half of the boot and drill one or two ½ inch drain holes in the bottom.] When someone produces a boot I like better, I’ll start using it. This said, there are many boot designs out there now that work, so I’m not pushing a product here, as much as I am “the idea”.
The biggest problem with all boots is that they cause peripheral loading, just like a metal horseshoe. This means that the hoof walls are forced to bear all of the impact force without the help of the sole, bars and frog as nature intended. The laminae were never intended to have all the horse’s weight hanging from them. In fact this is so important, the only advantage I see in stock hoof boots at all, is that they aren’t on the horse 24-7; just when we ride. I started seeing big smiles on horse’s faces when I started putting foam rubber insoles in the boots. This allows all the structures on the bottom of the foot to work in unison like they’re supposed to.
I had trouble finding the right pad for this, though. Most foams that are flexible enough to do this correctly, wear out very quickly. Most materials that are durable are too rigid. Luckily, Garrett Ford, the President of Easycare stepped up to the challenge. We started mailing material back and forth and I was trying them on my customer’s horses. After a dozen or so attempts, he finally sent me the right stuff. A new (and thankfully cheap) product was born; the Easycare Comfort Pads. (available by the end of Jan ’06) To save money for the customer, they come in two sizes; #3 and below, and #4 and up. On one side the Epic sizes are stenciled; Boa on the other side, so the customer can just cut out the correct size with a razor knife or heavy scissors. (I know, I’m sounding like a salesman again, but we worked hard to find this stuff, so I would be doing you an injustice not to tell you about it.)

Mirrored from www.hoofrehab.com/bootarticle.htm by HTTrack Website Copier/3.x [XR&CO’2006], Sun, 04 Jun 2006 04:02:45 GMT

Basically, I like to use them in the boots always; it just creates more natural mechanics. From that foundation, I’ll show you some of the other methods that have been revealed during this learning process:

Navicular Horses: Developing the back of the foot
If you will please read the article on my site www.hoofrehab.com “Digging for the Truth About Navicular Syndrome”, you will see that whether a horse with pain in the back of the foot has radiographic changes to the navicular bone or not, our goal is always to develop the digital cushions, lateral cartilages and dense frog callus. Successfully developing the lateral cartilages requires many miles of movement while the hoof capsule is free to twist and flex. Developing the digital cushions and frog callus requires many miles of movement while providing pressure and release (not constant pressure) to the entire length of the frog. (Dr. R.M. Bowker, MSU)
Previously, we had two options with navicular horses:
#1 We could shield the back of the foot from impact with fixed shoeing and pads. This often made navicuar horses feel better, but was a double-edged blade, because without pressure and release to the inner structures, they fall further out of function and eventually even the shoes and pads don’t work any more and the navicular horse is put down.
#2 We could keep the horse barefoot until the structure develops. This served us well and natural hoof care practitioners have brought comfort and total usability to many navicular horses this way, but the problem was that the horses were often “unusable” for a year or more. These horses are usually perfectly happy barefoot in the pasture, but when you add a rider and concussive terrain, a hoof boot alone is almost worthless. The vibration to the underdeveloped inner structures causes pain, even when the boot is preventing ground contact through the frogs.
True frog pressure necessary to develop the inner structures is hard to obtain in these horses. (Please read “Heel Height: The Deciding Factor” on www.hoofrehab.com ) The back of the foot is very sensitive and often if you provide what appears to be adequate frog pressure while the horse is standing on concrete for trimming, the pressure will be too much in the terrain the horse lives and works in. This will cause the horse to just run around on its tiptoes. Moving this way for ten years will not develop the structure at all. We often have to leave the frog off the concrete a bit, so that it gets a reduced pressure the horse will bear as the “long heels” sink into the terrain.
This situation is where the boots and pads become truly magical. We make a horse owner cry big “happy tears” at almost every clinic we teach. Occasionally it is because of the way a foundered horse steps out after my setup trim, but usually it is because of Ivy playing around with different pad combinations on someone’s navicular horse. Very consistently, these horses will stride out long, happy and comfortable for the first time in years when you get the pads right. Often this is the first true frog pressure they have received in years; their very first chance to heal, in spite of the best farrier care available.
So what do we do? First we have to determine where the pain is coming from and either add to or take away from pressure in that region. Usually these horses with inadequate structure in the back of the foot will have shriveled weak frogs, and digital cushions that feel soft and squishy because of the lack of fibrocartilage. The horse will stride out nicely on the grass, but if you lead it across gravel or any firm footing it will shorten stride and land on its toes. Don’t accept this destructive movement! This should automatically start you on a search for proper movement that can heal the situation, and you can find it if you insist on it.
Sometimes the foam insole alone will do the trick. If the heels are contracted and the frog is deeply recessed between the heels, you may need to build more material under the frog. I usually use the softer neoprene saddle pads for this, but sometimes the denser insole material is right. You just have to ask the horse. I use two methods for this, depending on the situation. Sometimes I cut the owner a bunch of frog shaped pads. They then put the frog pad over the frog, tape it in place with one piece of duct tape; then put it in the boot.

I know this may sound like a lot of trouble, but actually only takes seconds to do. Also remember we’re often talking about horses no one else has been able to get comfortable enough to ride; let alone provide a way to heal. It’s worth the trouble!
Another method that works well is to tape the frog shaped pad to the insole with double-sided carpet tape or glue. I use a glue called Goop, available at auto parts stores. It saves the owner a step while tacking up, but tends to cause people to not change the frog pad often enough to keep proper pressure to the region and it is not quite as “idiot-proof” for getting proper placement.

Sometimes it works the other way and we need to reduce frog pressure for a while. Especially if the horse has been routinely shod without frog support, the inner structures including the frog corium will prolapse or sink between the shoe heels. The frog was yearning for more natural pressure and moved into that pathological position trying to adapt, but pulling the shoes leaves the frog standing too tall and usually receiving more pressure than it can comfortably bear on firm footing. Since the inner structures themselves have moved downward, trimming the frog “out of harm’s way” tends to over-thin the frog material and increase sensitivity. If you just turn the horse out on yielding footing, the frog will quickly remodel itself into a more correct position, but this usually means a month or so without riding for the owner. Again, a little bit of thinking can usually fix this problem, too. Just cut the frog shape out of the insole and riding usually continues without missing a minute. This one is always a very temporary measure.

All of these systems and the countless ones we haven’t thought of yet, usually need to be tweaked and changed as the situation changes in the feet. For instance the increased frog pressure pads will dampen vibration and start to allow the horse to work the back of the foot, often for the first time in many years. As with any other weak, living thing we start to exercise, we can overdo it and create soreness. Don’t be discouraged; change your system. Usually switching to a softer or thinner frog pad, or switching back to a flat insole will “rest” the back of the foot while the horse stays comfortable for riding. This is one of the main beauties of the whole system. We don’t have to make all of our support decisions and then live with them for six weeks as we did with fixed shoeing. Any owner can easily be taught to change the insoles as the horse requires; as the situation changes throughout rehabilitation.
The lack of the development of the lateral cartilages, the digital cushions and the frog callus are at the very heart of long-term under run heels, severely contracted heels and also most negative palmar angle coffin bones. All of this new knowledge is just as dramatic for these cases as it is for navicular horses; usually bringing immediate comfort for riding while accelerating true healing beyond anything I’ve previously seen.
Same goes with club feet. If you read the article on my site “Club Foot”, you will see that I rarely look at club feet as hoof problems, but as adaptations to another problem, usually way above the hairline. To truly fix a club foot you have to identify and fix whatever is shortening stride on that side. If you can do this, the hoof will adapt back toward a natural situation with just normal trimming to the live sole plane. However when a club foot has been around for a long time, we’ll see the same severe lack of structure in the back of the foot we’ve been describing here. If you whack the heels off the club foot, the sensitive structures are overexposed and the horse runs around on its toes anyway, often with steeper angles than before the trim. This is a very dangerous mistake to make. Instead, use the same miles and miles of riding on the frog pads to develop the inner structures into something useable by the horse.

Foundered Horses: Support, Stimulation and Pain ReliefThe second key area I’ve seen the boots and pad combos speed healing up to an “impossible” level is with foundered horses. Please read the articles “Laminitis Update” and then “Breakover” on www.hoofrehab.com for all of the protocols I’ve found to be effective. This article simply expands on one tiny piece of the whole picture. The boots are by far the most effective means of maximizing both current protection and healing mechanics I can imagine.

There are some very important problems inherent to fixed shoeing when you are faced with a horse that has lost its proper attachment between the hoof wall and the coffin bone. Our only option is to stabilize the relationship between P3 and the hoof wall long enough to grow an entire new hoof capsule from top to bottom that is well connected. Traditionally, farriers have used many different means to try to stabilize the situation, but the one thing they all have in common is that this P3 support is rigidly attached to the hoof wall itself. [This is not to say that competent farriers have never helped a foundered horse. I know I made foundered horses feel better and improved their situation with several different fixed shoeing combinations I once used, and was proud of my work. No one can take that good feeling away from me, so I truly understand why farriers get so defensive when “evangelistic barefoot people” act like they are evil boogie-men.]
But we can always learn more. In a foundered horse, the walls themselves are not properly attached to anything except perhaps the coronet and even the coronet is usually in the wrong place relative to P3. This means that any P3 support attached to the walls is not truly stable, either. The resulting shift and movement is enough to keep the new growth constantly “aggravated” and stressed just enough to make the growth of a new, perfectly attached hoof capsule in shoes almost impossible. (Perhaps actually impossible, but I threw in the “almost” to give all the farriers who’s work I have not seen, the benefit of the doubt)
Even worse, the hoof wall is constantly growing, so even if someone does apply a fixed shoe that provides perfect P3 support today, by tomorrow, this support has crept away a bit with the growth of the wall. By the time four weeks have gone by, this “support” has moved away ¼ inch or more, and there is nothing to stop P3 from sinking right along with it. Again, the horse was never intended to hang from the laminae without sole support from below, but they do get by when people routinely force them to do it. When the laminae are weakened and inflamed, though, it is a prescription for disaster.
The simple concept of supporting P3 through a heavily callused sole and relieving the walls in the front half of the foot from active ground pressure has served natural hoof care practitioners well, and 20 degree rotations are being routinely grown out all over the world, while most shoers still think that a 5 degree rotation is incurable. Now you know the main reason why.
Not that the “barefoot way” is without its own problems…. The thick callused sole was designed to help support the horse and it manages to temporarily do it alone very well, until the well attached walls grow in to aid in the task. Very often, though, the previous farrier or trimmer has been rasping the sole out from under P3 (Please read “Reading the Soles” on my site. Everyone who touches a hoof or owns a horse should be aware of the “electro-shock rasp”!!!). The sensitive corium may be exposed or only protected by 1/16th inch of sole. Also, if the horse is still in acute laminitis, the sole’s corium may be inflamed and hypersensitive; just like the laminae. The quickest way to build sole material, like frog material, is with miles of pressure and release. Exercise is also one of the best ways to counteract the pitfalls of excess nutrition in these cases. But this is easier said than done with a foundered horse, plus it’s dangerous. If you do force-walk a lame, foundered horse with a thin inflamed sole, you are not only being shamefully cruel, you also risk the bruising of the sole’s corium. This will lead to abscessing and to the horse having to start a new sole from scratch.
Also, much of the sole’s blood supply comes from the circumflex artery that wraps around the distal perimeter of P3. If the soles are thin, pressure to the region can pinch off blood supply and reduce the growth capabilities of the sole through simple starvation. So again, even though we have set up mechanics for well attached growth to move in we can also set up a situation where movement is uncomfortable and even dangerous. Many, including me, have previously taken these facts as “a risk we have to take”, as the only other option is often simply destroying the horse. We fixed hundreds of chronic founder cases that way; by keeping the horse on firm, but yielding footing (free of rocks) and patiently waiting for enough structure to form to increase comfort.
This is where the boots and pads came to the rescue again and took it all to a much higher level. Like with the navicular horses, we can have our cake and eat it too. We can provide perfect “new growth mechanics” while at the same time offering protection better than the world has ever seen. They will make almost (That “almost” is just simple honesty.) all foundered hooves ready to exercise; sometimes even comfortably ride as soon as the diet is stabilized well enough to bring the horse out of the acute phase; regardless of the amount of rotation or vertical displacement (provided there are no accompanying abscesses already present). [Never ride or “force-walk” a lame horse. Wait until you achieve comfort for each!]
Usually the padding is much simpler with foundered horses; just a flat insole is all you’ll usually need, though you may find an individual horse needs two of them, in which case the Epics won’t work. You’ll have to use the Boa or another “top loading” boot like the Old Mac and others.
We do, however, often need to turn the horses out in the boots at first, which creates a few more “hassles” you need to know about. The boots were designed to be on for riding only and many models do very well for this. When you leave a hoof boot on for long periods, rubbing or chaffing becomes more likely. Now a little chafing may not seem like a big deal when you are talking about full recovery from a P3 rotation, but we need to do everything humanly possible to help the poor horse. The best ways I know to eliminate this are:
#1 Use Epics. (There I go sounding like a boot salesman again. I’m sorry, but I’m just delivering you the facts as I know them.) 24-7 turnout can be successfully done with many boot brands, but with the Epics, the only thing that even touches skin is the soft, snug upper gaiter.
#2 Make “socks” that cover the hair/skin with vet-wrap.
#3 Sprinkle Gold Bond Medicated Powder on the whole foot before you boot it. This also drastically reduces the “funk” in the boots.
#4 Be sure the boot fits properly. If it can twist on the foot it will rub.
#5 Pull the boots off every day to clean, sanitize, dry out and inspect. If you do see a rub starting, put duct tape over the rub before you apply the vet-wrap sock. This will ensure any further movement will be on the slick tape, not on the horse.
#6 Stop using the boots for turnout as soon as the horse is moving comfortably in its paddock without them, but continue using the boots for riding and in-hand exercise until there are no separated laminae left at all, and the callused sole has reached optimum thickness.
This is a lot of trouble, I know. It places most of the responsibility and care on the shoulders of the horse owner. Fixed shoeing will always be more convenient. The farrier comes by every 4-6 weeks, resets the shoes and the owner has no more responsibilities other than to pay the bill. But guys, this works better so it has a place too, with the conscientious horse owner who really wants to fix their foundered horse permanently.
I need to tell a story that happened to me and few of my customers (two vet students and a vet tech) several months ago.  They had a horse that had been in acute laminitis, lame and in a stall for three weeks. I trimmed the horse for them, and then suggested they turn it out in a paddock to allow her to start moving around. They immediately said the attending vet had told them to leave it in the stall until it felt better and had no elevated digital pulse or elevated hoof temperature. I knew I needed to get the horse out, but I never undermine veterinarians (bite the hands that feed me). So I asked them if it would be within their vet’s prescription to turn the horse out if I could make her comfortable and make the temperature and digital pulse normal before I left. With understandably skeptical smiles, they said, “Sure”.
So I set the horse up in boots and full pads and asked the owner to walk the horse for fifteen minutes. I asked her to come back immediately if the horse showed any lameness at all, but otherwise to keep on walking continuously the whole time. The horse strode out of there perfectly comfortable, and then came back fifteen minutes later with normal digital pulses and no elevated heat. Okay, I was “playing cool” a little bit. I didn’t know for sure the digital pulses would be normal, but new from experience there was at least a 90% chance of it. The horse relies on movement and hoof function to aid in circulation. When those ladies become doctors, they will remember that day, too. If you don’t believe my story, that’s okay. Go try it on one horse; the pads are magic.
Although I have been booting horses ever since I stopped shoeing, I really only started this “pad journey” three or four years ago. There is so much left to learn about it, so please take this start I’ve given you and then keep thinking; keep learning! Don’t accept a lame foot as an option; not for a day. Movement equals growth and development. Proper movement forges a proper hoof form. Proper hoof form equals little or no need for hoof protection and optimum performance. Patient experimentation with different pad options will accelerate your rehabilitation time beyond your wildest dreams.

Scarpette e solette: una vera scorciatoia verso la guarigione
Pete Ramey, 28.12.05
Copyright 2005 Pete Ramey

traduzione Alex Brollo

Quando ho iniziato il mio viaggio personale dalla ferratura al “mondo barefoot” nel ’98, guardavo alle scarpette semplicemente come una stampella per aiutarmi durante la “transizione”. Nel momento in cui si tolgono i ferri a un cavallo con i piedi veramente sani, o si incomincia ad applicare la cura naturale dello zoccolo molto presto, fin da quando il cavallo è un puledro, c’è poco bisogno di scarpette, o non ce n’è affatto. In realtà, ne abbiamo bisogno a lungo termine se dobbiamo cavalcare su terreni molto diversi da quello dove il cavallo vive. Invece, quando si sferra un cavallo con piedi non sani, le scarpette sono fenomenali per mantenere il cavallo e il cavaliere felici intanto che si attende che gli zoccoli guariscano.

Ho fatto un sacco di errori nella mia carriera. In questo momento, ho capito che il mio errore più grande è stato l’uso insufficiente delle scarpette. Avevo una tale fretta di ottenere l’ineguagliabile aderenza, la salute e le capacità di dissipare l’energia del cavallo scalzo, che mi è sfuggita la strada più veloce per arrivarci! Avevo l’abitudine di sentirmi sconfitto quando dovevo usare le scarpette. Non mi sono mai reso conto di quanto trasferivo questa sensazione ai proprietari dei miei cavalli, fino al giorno in cui io stesso ho cominciato a considerarle diversamente. Un bel giorno, ho cominciato a considerarle i ferri da cavallo del 21° secolo. Ci permettono di avere l’utile e il dilettevole. Possiamo godere dei benefici della permanenza all’aperto per la salute e la funzione degli zoccoli, e nello stesso tempo proteggerli, quando le richieste del cavaliere oltrepassano i limiti consentiti dalla salute e dalle capacità degli zoccoli in quel determinato momento. Il proprietario continua a usare il cavallo e nel frattempo osserva il progressivo miglioramento dei suoi zoccoli, piuttosto che doverne osservare il progressivo peggioramento negli anni come spesso accade.

L’unico limite alla loro utilizzazione è la nostra fantasia. Qualsiasi accessorio per aumentare o per ridurre l’aderenza, che possa essere applicato al ferro, può essere anche applicato alle scarpette. Ho cominciato con il pretendere che i proprietari acquistassero le scarpette nel momento stesso in cui sferravo zoccoli non perfettamente sani. Quando non ne avevano più bisogno, spesso le riacquistavo per rivenderle usate a qualche altro cliente. Appena ho organizzato il mio lavoro in questo modo, la soddisfazione dei miei clienti è cresciuta in modo drammatico. Sono giunto a considerare una sfida e una responsabilità personale il fatto di ottenere che se un cavallo può essere cavalcato ferrato nel momento in cui arrivo, deve avere prestazioni uguali o superiori nel momento che me ne vado. Questo atteggiamento e questa responsabilità aggiuntiva che mi sono accollato , mi hanno travolto con un turbine di nuove conoscenze. Spesso le sole scarpette non sono sufficienti a ottenere il risultato, e così ho cominciato a sperimentare solette in schiuma di gomma e supporti per il fettone. Con mio grande entusiasmo, ho cominciato a verificare che le scarpette potevano non solo uguagliare il livello di comfort fornito precedentemente dai ferri, ma quasi sempre lo miglioravano moltissimo.

Ho trovato che potevo far sentire il cavallo abbastanza comodo da poter lavorare, quando nient’altro otteneva questo risultato.Naturalmente, quando mettiamo un cavallo zoppo al lavoro, la stimolazione meccanica aumenta la crescita della muraglia e la circolazione del sangue. Velocizza tutto quello che noi stiamo tentando di ottenere per far crescere degli zoccoli sani, riducendo di molto i tempi della riabilitazione. In precedenza, ero abituato ad essere molto soddisfatto quando iniziavo con un cavallo con una rotazione di 15 gradi del triangolare o con un cavallo navicolare, e rimettevo il cavaliere in sella nel giro di un anno. Attualmente, mi domando cos’è andato storto se non ci riesco in un mese. In pratica, se non c’è un ascesso, una patologia cronica interna o una laminite acuta in atto, possiamo trovare una combinazione di scarpette/solette che consente di mettere gli zoccoli al lavoro (e qualche volta possiamo farlo anche quando le condizioni a cui ho accennato sono presenti).

Insisto moltissimo perchè i pareggiatori della AANHCP partecipino ai miei corsi. Alla presenza dei proprietari, affermo che un professionista competente dovrebbe sempre avere a disposizione un assortimento completo di scarpette, una varietà di materiali da usare come solette e tutto quello che gli serve (attrezzatura, materiali e addestramento) per adattarli alla perfezione. Il professionista deve andarsene lasciando al proprietario una scarpetta perfettamente adattata, che risponda alle sue necessità e alla disciplina che pratica. Quandolo zoccolo si modifica, il professionista deve modificare le scarpette di sua iniziativa per mantenerle della giusta misura e adatte a dare al cavallo il supporto necessario. Comportandosi in questo modo, l’uso delle scarpette allunga di 20 secondi il tempo che il proprietario impiega per preparare il cavallo, ed il resto è puro divertimento.

Il proprietario di un cavallo che non sa niente sugli zoccoli o sulle scarpette, e che le ordina su internet, ha una probabilità solo leggermente superiore di riuscire a cavalcare bene che se avesse ordinato una scatola di ferri di cavallo grezzi! Le scarpette vanno adattate da qualcuno che le conosca e che abbia l’esperienza necessaria per adattarle al meglio. Le scarpette che non calzano bene fiaccano, cadono, fanno “strani rumori” e sono difficili da indossare… Le scarpette ben adattate sono una libidine; consentono una cavalcata da sogno, sia per il cavallo che per il cavaliere.

A questo punto, con tutto questo parlare di quanto insisto con i proprietari perchè usino le scarpette, potreste pensare che tutti i miei clienti cavalchino con le scarpette, piuttosto che a zoccoli nudi. Non è vero. Escludendo i che si sono rivolti a me da non più di sei mesi, ne ho molto pochi che continuino ad averne bisogno. Miglia e miglia di cavalcate con le scarpette e con le solette riabilitano gli zoccoli così velocemente, che in genere c’è una necessità scarsa o nulla di usarle dopo un ciclo di crescita dello zoccolo. Non avevo mai capito che strumento efficace fossero. La cosa era proprio sotto il mio naso e solo recentemente ci sono arrivato.

Vi esporrò adesso alcune delle possibilità che ho verificato. Il modello di base che utilizzo è la Easyboot Epic. Non sono un venditore di scarpette, e non intendo diventarlo. Mi piacciono le Epic perchè il loro profilo basso elimina quasi ogni rischio di fiaccatura e perchè la loro struttura sottile, leggera, compatta non porta in avanti il breakover né interferisce con la meccanica ottenuta con il mio pareggio. [Quasi sempre taglio via il nastro posteriore e le protezioni per i denti, e poi appiattisco i denti con delle pinze robuste e li rendo lisci. Poi taglio via mezzo pollice della linguetta, cosa che rende 10 volte più facile indossarle, raspo un grande mustang roll sul margine anteriore della scarpetta e trapano uno o due fori di drenaggio sul fondo]. Quando qualcuno produrrà una scarpetta che mi piacerà di più, comincerò ad usarla. Questo per dire che ci sono molti modelli di scarpette funzionanti in commercio, e io non sto promuovendo un prodotto, ma uno “stile”.

Il principale problema con ogni tipo di scarpetta è che causano un carico periferico, proprio come un ferro di cavallo. Questo significa che la muraglia è costretta a sostenere l’intera forza di impatto senza l’aiuto della suola, delle barre e del fettone, come natura vuole.Le lamine non sono fatte per sostenere l’intero peso del cavallo che pende su di loro. In effetti questo è così importante, che a mio parere il solo vantaggio che io vedo nelle scarpette come sono vendute, è che non stanno sul cavallo per tutto il tempo,ma solo nel momento in cui lo cavalchiamo. Ho cominciato a vedere larghi sorrisi sui musi dei cavalli, quando ho iniziato ad usare inserti di gomma all’interno delle scarpette. Questo consente a tutte le strutture dello zoccolo di lavorare all’unisono come devono.
Tuttavia, ho faticato parecchio a trovare un materiale adatto alle solette. Gran parte delle schiume che sono abbastanza flessibili da farlo correttamente, si consumano troppo in fretta. La gran parte dei materiali durevoli sono troppo rigidi. Per fortuna, Garrett Ford, presidente della Easycare, ha raccolto la sfida. Abbiamo cominciato a spedirci avanti e indietro materiali, che provavo sui cavalli dei clienti. Dopo una dozzina di tentativi, finalmente mi ha spedito il materiale adatto. Era nato un prodotto nuovo (e per fortuna economico); le Easycare Comfort Pads. Per far risparmiare il cliente, è disponibile in due misure: da #3 in giù, e da 4# in su. Su uno dei lati sono incise le misure delle Boa; sull’altro, le misure delle Epic, per cui il proprietario può ritagliarle la misura giusta con un taglierino e con delle forbici affilate (lo so, sembro ancora un venditore, ma abbiamo lavorato duro per trovare questa soluzione e quindi sarebbe un’ingiustizia non parlarne).

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Di regola, le uso sempre; semplicemente, consentono una meccanica più naturale. Partendo da queste basi, vi esporrò alcuni degli altri accorgimenti che sono saltati fuori durante la nostra sperimentazione.

Cavalli navicolitici: sviluppare la parte posteriore del piede
Se leggete l’articolo “Digging for the Truth About Navicular Syndrome”, vedrete che, a prescindere dal fatto che un cavallo con dolore alla parte posteriore del piede abbia o non abbia alterazioni radiologiche del navicolare, il nostro obiettivo è di far sviluppare correttamente i cuscinetti digitali, le cartilagini laterali ed il fettone. Uno sviluppo efficace delle cartilagini laterali richiede miglia e miglia di movimento, con uno zoccolo libero di piegarsi e di flettersi. Lo sviluppo dei cuscinetti digitali e del fettone richiedono miglia e miglia di movimento con alternanza di pressione e di rilascio (non di pressione costante), sull’intera lunghezza del fettone (Dr. R.M. Bowker, MSU)

A suo tempo, avevamo due possibilità:
1) potevamo mettere al riparo dagli urti la parte posteriore del piede con ferri e solette. Questo fa spesso sentire meglio il cavallo, ma è una spada a doppio taglio, perchè senza l’alternanza di pressione e rilascio sulle strutture interne, vengono ulteriormente private della loro funzione e alla fine nemmeno i ferri e le solette funzionano più e per il cavallo navicolare è finita.
2) potevamo tenere il cavallo sferrato finché la loro struttura interna si sviluppa. Questa strategia ci è servita molto, e molti professionisti della cura dello zoccolo hanno restituito alla salute e alla completa usabilità molti cavalli, m il problema è che il cavallo non poteva essere usato per un anno o più. In genere, questi cavalli stanno perfettamente bene sferrati al pascolo, ma se si aggiunge il peso di un cavaliere e un terreno duro, l’effetto di una sola scarpetta è insufficiente. La vibrazione causa dolore nelle strutture interne poco sviluppate, anche se le scarpette prevengono il contatto diretto con il suolo del fettone.

La pressione sul fettone, necessaria a sviluppare le strutture interne del piede, è difficile da ottenere in questi cavalli (Per favore, leggete “Heel Height: the Deciding Factor) su questo sito). La parte posteriore del piede è molto sensibile e spesso se voi fornite quella che sembra una pressione adeguata sul fettone quando il cavallo sta fermo sulla superficie piana su cui lo pareggiate, la pressione che avete ottenuto è eccessiva sul terreno dove il cavallo vive e lavora. Questo è il motivo per cui il cavallo non farà che correre sulle punte. Un movimento di questo tipo non sviluppa affatto le strutture interne. Spesso siamo costretti a lasciare il fettone un po’ sollevato dal suolo, in modo che trasferisca allo zoccolo una pressione ridotta nel momento in cui i “talloni lunghi” penetrano leggermente nel terreno.

Questa è la situazione in cui le scarpette unite alle solette sono veramente magiche. Abbiamo fatto piangere di gioia un proprietario in quasi tutti i corsi dove abbiamo insegnato. Qualche volta il motivo è il modo come un cavallo laminitico cammina dopo il mio pareggio, ma di solito è il risultato del lavoro di Ivy, che tenta differenti combinazioni di solette sul cavallo navicolare di qualcuno. Con grande regolarità, questi cavalli fanno vedere per la prima volta, dopo anni, passi lunghi, comodi e allegri, non appena si trovano le solette giuste. Spesso questa è la prima pressione adeguata sul fettone che ricevono da anni; la loro prima occasione di guarire, nonostante fossero sottoposti alle migliori tecniche di mascalcia disponibili.

Per cui: cosa facciamo? Per prima cosa dobbiamo capire da dove proviene il dolore e quindi aggiungete o togliere pressione in quella regione. In genere questi cavalli con una inadeguata struttura della parte posteriore del piede hanno fettoni deboli e raggrinziti, e cuscinetti digitali che si sentono morbidi e comprimibili per la mancanza di fibrocartilagine. Il cavallo mostrerà un passo normale sull’erba, ma se lo portate sulla ghiaia o su qualsiasi terreno duro accorcerà il passo e camminerà sulle punte. Non accettate questo movimento distruttivo! Questo deve fari automaticamente iniziare una ricerca per ottenere il movimento corretto che può risolvere il problema, e se insistete potete riuscirci.

Qualche volte il trucco è semplicemente l’applicazione di una semplice soletta. Se i talloni sono fortemente contratti e il fettone è fortemente risalito fra i talloni, potreste aver bisogno di un’aggiunta di materiale sotto il fettone. In genere uso per questo scopo la più morbida schiuma in neoprene da sella per ottenere questo risultato, ma talora un materiale più rigido è quello giusto. Dovete chiederlo al cavallo. Uso due metodi per ottenere il risultato, secondo le situazioni. Qualche volta taglio per il proprietario un ben gruppo di solette della forma del fettone. Poi loro sovrappongono la soletta al fettone, e la tengono ferma con un pezzo di nastro adesivo; e poi infilano lo zoccolo nella scarpetta.

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Mi rendo conto che può sembrare problematico, ma in realtà è una cosa che richiede solo pochi secondi. Pensate che stiamo parlando di cavalli che non c’è modo di far stare abbastanza bene per essere cavalcati in nessun’altra maniera; questo sistema consente di imboccare la strada della guarigione. Ne vale la pena!
Un altro metodo che funziona bene è di incollare la soletta a forma di fettone sulla superficie di una soletta intera, con un nastro biadesivo. Risparmia al proprietario un passaggio al momento di preparare il cavallo, ma ha il difetto di far sì che la gente non cambi la soletta abbastanza spesso per assicurare una pressione costante sul fettone e non è proprio altrettanto “a prova di idiota” per ottenere il posizionamento corrette.

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In alcuni casi, la cosa funziona in modo diverso, e abbiamo bisogno di ridurre la pressione sul fettone per qualche tempo. Specialmente nei casi in cui il cavallo è da tempo ferrato senza un supporto per il fettone, le strutture interne, compreso il corion del fettone, sporgono o affondano tra i talloni dei ferri. Il fettone ricerca una pressione più naturale e si sposta in questa posizione anormale per tentare di adattarsi, ma la sferratura lascia il fettone troppo alto e sottoposto ad una pressione più elevata di quella che può sopportare su un terreno duro. Poiché anche le strutture interne si sono spostate verso il basso, pareggiare il fettone tirandolo “fuori dai piedi” tende ad assottigliare eccessivamente la sostanza cornea del fettone rendendolo ipersensibile. SE lasciate il cavallo al pascolo su un terreno adatto, il fettone si rimodellerà rapidamente riassumendo la posizione corretta, ma questo significa almeno un mese di impossibilità di usare il cavallo. Di nuovo, un po’ di riflessione può permettere di risolvere anche questo problema. Non dovete far altro che tagliar via dalla suola un settore corrispondente al fettone, e in genere potete cavalcare senza perdere un solo minuto.

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Tutti questi sistemi, e innumerevoli altri che abbiamo ideato finora, in genere richiedono di essere modificati man mane la situazione del piede cambia. Per esempio, l’aumentata pressione sul fettone con vibrazioni attenuate permette al cavalo di far lavorare la parte posteriore del suo piede, spesso per la prima volta dopo molti anni. Come avviene per molte altre strutture viventi indebolite che iniziamo a mettere al lavoro, possiamo esagerare e creare fastidio. Non lasciatevi scoraggiare; modificate il vostro sistema. In genere il passaggio a una soletta più sottile o più morbida farà “riposare” il piede, lasciando il cavallo abbastanza comodo da poter essere cavalcato. Questo è uno dei lati positivi della cosa. Non dobbiamo prendere tutte le decisioni e poi sopportarle per sei settimane come ci toccava quando ferravamo i cavalli. Ogni proprietario può essere istruito facilmente a adattare le solette nel modo preferito dal cavallo, man mano che le cose cambiano durante la riabilitazione.

L’insufficiente sviluppo delle cartilagini laterali, dei cuscinetti plantari e di una callosità dl fettone sono il problema fondamentale dei talloni scivolati in avanti da lungo tempo, dei talloni fortemente contratti e anche del maggior numero di casi di inclinazione negativa del triangolare. In tutti questi casi le nuove conoscenze hanno risultati drammatici come nei cavalli navicolari, restituendo di regola un comfort immediato sufficiente a cavalcare l’animale e nello stesso tempo accelerando la vera guarigione ad una velocità che prima non avevo mai visto.

Lo stesso vale per il piede incastellato. Se leggete l’articolo “Club foot” sul mio sito, vedrete che io vedo raramente questa alterazione come un problema dello zoccolo, e in genere lo considero secondario ad un problema sopra la corona. Per risolvere veramente un piede incastellato, prima dovete trovare e risolvere il problema che accorcia il passo da quel lato. Se accorciate i talloni sul piede incastellato, le strutture sensibili sono sovraesposte e il cavallo corre comunque sulle punte, spesso con un angolo maggiore di prima del pareggio. È un errore molto pericoloso. Invece, utilizzate le stesse miglia e miglia di cavalcate su solette per il fettone per far sviluppare le strutture interne fino al punto di diventare utilizzabili per il avallo.
I cavalli laminitici: sostegno, stimolazione e sollievo dal dolore
La seconda area chiave dove ho visto che la combinazione fra scarpette e solette aumenta la velocità di guarigione a livelli “impossibili” è quella dei cavalli laminitici. Per favore, leggete “Aggiornamento sulla laminite” e poi “Breakover”sul mio sito per trovare tutti i protocolli che ho trovato efficaci. Questo articolo semplicemente tratta in dettaglio un particolare del quadro d’insieme. Le scarpette sono di gran unga il mezzo più efficace per ottenere allo stesso tempo il massimo di protezione e la maggiore velocità di guarigione che posso immaginare.
Ci sono alcuni problemi molto importanti in rapporto con la ferratura con cui occorre confrontarsi, di fronte a un cavallo che ha perso le regolari connessioni fra la muraglia e il triangolare. La nostra sola possibilità è di tentare di stabilizzare il rapporto fra il triangolare e la muraglia per un tempo abbastanza lungo da permettere la ricrescita di una nuova muraglia ben connessa dalla corona alla suola. Tradizionalmente, i maniscalchi hanno utilizzato vari stratagemmi per tentare di stabilizzare la situazione, ma una cosa che tutti questi sistemi hanno in comune è che il supporto al triangolare è comunque rigidamente connesso alla muraglia. Non dico che maniscalci competenti non siano mai riusciti ad aiutare un cavallo laminitico. So che sono riuscito a far stare meglio e a migliorare la situazione di molti cavalli laminitici con un gran numero di sistemi di ferratura che utilizzavo una volta, e sono orgoglioso del mio lavoro. Nessuno può impedirmi di ricordarlo volentieri, per cui capisco pienamente i maniscalchi che si mettono sulla difensiva quando i “fanatici del movimento barefoot” agiscono come se loro fossero dei diavoli neri.
Ma possiamo sempre imparare cose nuove. In un cavallo laminitico, la muraglia non è connessa a nient’altro che, forse, alla corona, in genere in una posizione sbagliata rispetto al triangolare. Questo significa che qualsiasi supporto al triangolare che sia attaccato alla muraglia non può essere stabile. Il movimento e lo sforzo risultanti sono sufficienti a rendere il distacco sempre peggiore, tanto da rendere pressoché impossibile la crescita di una nuova muraglia, perfettamente connessa, finché si usano i ferri (probabilmente del tutto impossibile, ma ho aggiunto il “pressoché” per concedere a tutti i maniscalchi, di cui non ho visto i risultati, il beneficio del dubbio).

Peggio ancora, la muraglia cresce continuamente, per cui anche se uno applica un ferro che fornisce un supporto perfetto al triangolare oggi, entro domani questo supporto si sarà spostato un pochino a causa della crescita della muraglia. Tempo quattro settimane, questo supporto si è allontanato di un centimetro o più, e non c’è niente che possa impedire al triangolare di affondare seguendolo. Ripeto, il cavallo no è mai stato fatto per restare appeso alle proprie lamine senza il supporto della suola dal di sotto, ma effettivamente lo devono fare, quando la gente ce li costringe routinariamente. Quando le lamine sono infiammate e indebolite, tuttavia, questa è la premessa per un disastro.
Il semplice criterio di ottenere un buon supporto per il triangolare attraverso una suola callosa e di mettere a riposo da ogni stress sulla muraglia la metà anteriore del piede ha consentito ai professionisti della cura naturale dello zoccolo di risolvere rotazioni di 20 gradi in modo routinario, in tutto il mondo, mentre la gran parte dei maniscalchi ritiene incurabile una rotazione di gradi. Adesso ne avete capito la ragione.
Ma non è che il “sistema barefoot” non abbia i suoi problemi… La suola spessa e callosa è progettata per sostenere il cavallo e svolge temporaneamente questo compito molto bene, finché una muraglia ben connessa non cresce a collaborare a questo compito. Molto spesso, tuttavia, il maniscalco precedente ha raspato via da sotto il triangolare un bel po’ di suola (leggete “Leggere le suole” sul mio sito). Il corion sensibile può essere esposto o protetto solo da 1/16 di pollice di suola. Inoltre, se il cavallo è ancora in una fase acuta della laminite, il corion della suola potrebbe essere infiammato e ipersensibile: proprio come le lamine. Il modo più rapido di costruire materiale della suola, come quello del fettone, sono miglia e miglia di alternanza di pressione e rilascio. L’esercizio è anche uno dei sistemi migliori di rimediare agli effetti dell’eccesso di alimentazione, in questi casi. Ma la osa è più facile a dirsi che a farsi in un cavallo laminitico, ed inoltre è pericolosa. Se costringete a camminare un cavallo laminitico con una suola sottile e infiammata, non farete solo una crudeltà, ma rischiate anche una sobbattitura. Questo provocherà un ascesso e poi il cavallo dovrà ricostruire una nuova suola dall’inizio.
Inoltre, gran parte dell’apporto sanguigno alla suola proviene dall’arteria circonflessa, che corre intorno al margine distale del triangolare. Se la suola è sottile, la pressione in questa regione può ostacolare l’afflusso sanguigno e ridurre le capacità di crescita della suola semplicemente per carenza di nutrizione. Ancora una volta, dobbiamo assicurare una meccanica adeguata a far crescere una muraglia ben connessa, in una condizione in cui il movimento è doloroso e perfino pericoloso. Molti, me incluso, dicevano a suo tempo che “è un rischio che dobbiamo correre”, perchè l’unica altra alternativa è la soppressione del cavallo. Abbiamo risolto centinaia di casi di laminite in questo modo, aspettando pazientemente che si formi abbastanza suola da permettere un movimento confortevole.
Questo è il punto in cui le scarpette e le solette di vengono di nuovo in soccorso, con risultati molto migliori. Come nel caso dei cavalli navicolari, possiamo avere “la botte piena e la moglie ubriaca”. Possiamo fornire una perfetta “meccanica della ricrescita” mentre assicuriamo la miglior protezione possibile allo zoccolo. Rendono quasi tutti i cavalli laminitici (il “quasi” è detto solo per onestà) pronti a muoversi; perfino ad essere montati, appena la dieta è stata sistemata in modo da far uscire il cavallo dalla fase acuta della malattia; a prescindere dal grado di rotazione o di slittamento verticale (purché non ci siano ascessi).
In genere l’applicazione di una soletta è molto più semplice, nei cavalli laminitici; una semplice soletta piatta è tutto quello che vi serve, anche se potreste trovare un cavalo che ne richiede due, nel qual caso le Epic non funzionano. Avrete bisogno di scarpette che si indossano dall’alto, come le Boa, le Old Mac e altre.
Tuttavia, spesso all’inizio dobbiamo mettere i cavalli all’aperto con le scarpette, cosa che crea alcuni problemi che dovete conoscere. Le scarpette sono progettate solo per cavalcare, e molti modelli svolgono questo compito molto bene. Ma se le fate indossare al cavallo a lungo, diventano probabili fiaccature e ragadi. questo è quanto di meglio posso proporre per evitare queste complicazioni:
#1 Usate le Epic. (Qui di nuovo faccio la figura di un venditore di scarpette. Mi spiace, ma sto solo riferendo i fatti come mi risultano) . Si può avere successo con una costante permanenza all’aperto usando molte marche di scarpette, ma con le Epic la sola cosa che tocca la pelle è la ghettina superiore, morbida e flessibile.
#2 Fate dei “calzini” che coprano la pelle/il pelo con nastro da veterinario.
#3 Spruzzate tutto il piede con la Sprinkle Gold Bond Medicated Powder prima di indossare le scarpette. Questo riduce drasticamente anche il fetore al loro interno.
#4 Accertatevi che siano della misura giusta. Se le scarpette possono ruotare, causeranno fiaccature.
#5 Togliete le scarpette ogni giorno per lavarle, disinfettarle, asciugarle ed esaminarle. Se vedete che si sta sviluppando una fiaccatura, metteteci sopra del nastro isolante prima di applicare il nastro da veterinario. Questo farà in modo che ogni ulteriore movimento si scarichi sul nastro, piuttosto che sulla pelle del cavallo.
#6 Smettete di usare le scarpette durante la permanenza all’aperto non appena il cavallo si muove bene senza nel suo paddok, ma continuate ad usarle finché ogni distacco laminare non si sia risolto, e finché la suola callosa non abbia raggiunto il suo spessore ottimale.

Mi rendo conto che ci sono parecchi problemi. Tutto questo carica il proprietario di gran parte della responsabilità e dell’impegno delle cure. La ferratura è sempre una soluzione più comoda. Il maniscalco torna ogni 4-6 settimane, risistema i ferri e il proprietario non ha altro dovere che quello di pagare il conto. Ma ragazzi, quanto vi ho suggerito funziona meglio e perciò ha senso, per i proprietari che vogliano veramente guarire i loro cavalli laminitici in modo definitivo.

Devo raccontarvi quello che mi è successo con alcuni clienti (due studenti in veterinaria e un tecnico veterinario) qualche mese fa. Avevano un cavallo che aveva avuto un episodio di laminite acuta, ed era rimasto zoppo e chiuso in box per tre settimane. Ho pareggiato il cavallo per oro, e poi ho suggerito di metterlo in paddok e di cominciare a muoverlo. Immediatamente hanno detto che il veterinario aveva raccomandato di lasciarlo nel box fino a che non si sarebbe sentito meglio, e non avesse più avuto un polso digitale aumentato o un innalzamento della temperatura dello zoccolo. Sapevo che dovevo far uscire quel cavallo all’aperto, ma non voglio mai smentire i veterinari. Dal punto di vista ella responsabilità, sarebbe un suicidio. Quindi, gli ho chiesto se sarebbe stato coerente con la prescrizione del veterinario far uscire il cavallo all’aperto, se fossi riuscito a farlo camminare senza disagio e a normalizzare il polso e la temperatura dello zoccolo prima di andarmene. Con sorrisini comprensibilmente scettici, mi hanno detto “Certo che sì”.
Così ho messo al cavallo scarpette e solette e ho chiesto al proprietario di camminare con lui per un quarto d’ora. Gli ho raccomandato di tornare indietro immediatamente se il cavallo avesse manifestato qualsiasi zoppia, ma in caso contrario di continuare a camminare per tutto il tempo. Il cavallo è camminato via del tutto a suo agio, ed è tornato indietro dopo un quarto d’ora con polso digitale normale e senza anormale riscaldamento della zoccolo. OK, ho “giocato sporco” un pochino. Non ero del tutto certo che il polso digitale si sarebbe normalizzato, ma sapevo per esperienza che c’era una probabilità del 90% almeno che succedesse. I cavalli si aiutano con il movimento e con il meccanismo dello zoccolo per la loro circolazione. Di certo, quando quelle ragazze si laureeranno, ricorderanno quel giorno. Se non mi credete sulla parola, va benissimo Provatelo su un cavallo; le solette sono magiche.

Nonostante che io abbia usato le scarpette dal momento che ho lasciato la ferratura, ho iniziato veramente questa “avventura delle solette” tre anni fa. C’è ancora molto da imparare sull’argomento, così prendete quello che vi ho detto come un punto di partenza che vi ho fornito, e poi continuate a riflettere; continuate a imparare! Non considerate la zoppia di un cavallo come un fatto inevitabile; nemmeno per un giorno soltanto. Il movimento significa crescita. Un movimento corretto crea uno zoccolo di forma corretta. Una forma corretta dello zoccolo equivale a una necessità di protezione scarsa o nulla. Questo accelererà i vostri tempi di riabilitazione oltre i vostri sogni.

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Breakover – Pete Ramey

BREAKOVER        2-15-05                                PETE RAMEY
Please don’t read this article out of context and try to apply it to your horse. I am assuming that you have read my book, all of the other articles on this site, and have been succeeding with the methods in the field. Then and only then, should you start to bring this more advanced technique into your trimming. It’s like driving a car. You shouldn’t worry about tweaking up the engine, until you know you have mastered the use of the brakes!
This is done for one or two trims only, and then the need for it eliminates itself.
When I first heard “through the grapevine” that Gene Ovnicek was beveling (or rockering) into the soles at the toes of horses, I was very disappointed. I have always respected him and his work, but now I thought he had gone off the deep end. I have been a loud voice for respecting the callous under P3 and my initial interpretation was that Gene had started violating this critical area.
After digesting this “new” spin on trimming I realized I had been doing the exact same thing for years on cases with severe P3 rotation with incredible results: Basically, setting up P3 on a 0-5 degree palmer angle, leaving a massive heel buttress, and then loading and preserving the sole callous under P3 while unloading everything outside of the radius of that callous. The only difference was that I was not doing that on “sound” horses. I was always pleased if a horse compacted his own bevel into the sole at the toe; in fact if you look at the pictures of my personal horses at the trail riding facility in my book, you will see that most of them have bevels (rockers) in the soles at the toe. I was not trimming it, though. It was the product of natural wear. I would have been horrified by anyone cutting the sole, anywhere. Now, I do even less sole work than I did at the time I wrote my book, with even better results.
I do have enough respect for Gene’s work that I couldn’t get it out of my mind, though, so it wasn’t with such a huge leap that I soon found myself giving it a lot of thought and cautiously beginning to experiment. The results have been spectacular. It has taken the soundness and performance of the horses in my care to an entirely new level, so now its time to share my findings and try to clarify what this is all about.
Every horse that is lucky enough to have the soles sharing in the support of its weight (as nature intended) and has no one hacking away at the sole, will develop very dense callous under the perimeter of P3. This compacted sole will be much harder than hoof horn will ever get if the horse is working. Mechanically, it is in a better position to support the horse than the walls ever “dreamed of”.
If the walls are perfectly attached to P3 (no flare whatsoever) this callous lies immediately adjacent to the white line all the way around the perimeter of P3 and the lateral cartilages, from bar to bar. The callous will naturally concave itself to mirror the solar surface of P3 and to suit the terrain needs of the individual horse. It will rarely be visible from the outside in any way. If the bold bevel of the natural “mustang roll” is applied to the hoof wall, the breakover in any direction is at this callous, even if the walls are slightly (1/16 inch) longer than the sole, as they should be.
I should give MY definition of breakover, because different people use the term in so many different ways. Breakover is not the “front” of the hoof. It is the spot on the bottom of the foot that is still on the ground at the very moment the heels first leave the ground. (The “push-off” point, if you will.) This is not just at the center of the toe, but all the way around the toe, as horses do not always move in perfectly straight lines on perfectly flat ground. They do indeed turn, so breakover can occur anywhere around the perimeter of the foot.
There is a tremendous vertical force applied at the point of breakover. This force may sometimes even exceed impact force of landing! Try this experiment: Stand square and face forward, and then suddenly leap to the left or right at a 45 degree angle to the direction you are facing. You will find yourself applying great force to the ball of one foot; all of your weight plus all of your power. This does not hurt you, because nature gave you a very solid bone in that spot. Nature also covered that spot with skin that is packed into dense callous. There are definitely nerves there. You can very lightly touch that spot and you will feel it, yet applying all of your weight and energy to that spot doesn’t hurt at all, does it.
Nature was kind enough to do the same thing for the horse (actually better). Now please get back up and do one more experiment for me. Stand square, and then rise up high onto your tiptoes. Now suddenly leap forward at a 45 degree angle to the direction you are facing. Ouch! Sorry about that. Nature gave you a great spot on your foot to leap from, but only one spot. The other parts of your foot have different purposes, don’t they? The farthest forward part of your foot (your big toe) is not your breakover point, it is the ball of your foot. Well the horse is in the same boat, so you’re not alone.
The only spot on a horse’s foot that is mechanically strong enough to do this job well is the callous under P3. Again, in a truly healthy hoof with no flaring of the wall this callous is firmly attached to and is immediately adjacent to the white line. If, however, the wall deviates from the bone, there will be uncompacted, unsupported sole lying between the callous and the white line. (Actually it is not sole at all, but intertubular hoof horn produced from the laminae!) This situation is common in domestic horses and can easily be addressed with proper trimming. Doing this does two things: First, it immediately improves the soundness and the performance of the horse. Second, it dramatically speeds the growing out of flare, placing a self concaved callous right up against the white line where it should be…. All the way around the perimeter of the toe.
So how do we apply it in the field? The most accurate way would be from detailed interpretation of radiographs, of course, but there are three key things I look at in the field to accomplish it on my own.
First and most conservative is to place breakover at a point ½ the length of the frog in front of the apex of the frog. Again, we are not just talking about the center of the toe, so breakover will form a radius shaped like a “normal” hoof through that point and around toward the quarters. I am not talking about a vertical cut here at all, but 25 degree (from the ground plane) “relief” of the area of sole in front of this radius. After that, remove any flare in the lower 1/3 of the hoof wall from the top, making it match the overall plane of the upper 2/3 of the hoof capsule, apply the normal roll or bevel to the wall and then wait for the well attached new wall to grow in.
There are several reasons this is a very conservative approach that can readily be applied on a setup trim. The growth corium of the frog is very consistent in its orientation to the internal structures (including P3), but the outer visible frog may be stretched forward in a flared foot, along with the sole, walls, and white line. In wild or domestic hooves with no flaring in the capsule, there will actually be ¼ to 1/3 the length of the frog in front of the apex to breakover. So given that the apex of the frog will be stretched forward in the beginning usually and that ½ the frog length is conservative anyway, it is a safe starting place to improve the mechanics of the horse in motion and begin growth of a better hoof.
After the horse has been bare for a while, the calloused area of sole under P3 will become readily visible as a rounded “bump” that mirrors the bone. (It is not under the bone vertically, but is in line with the dorsal aspect of P3; an extension of the bone.) When this becomes visible I will then “switch gears” and allow that calloused bump to be the breakover point on the bottom of the foot; again not just center of the toe, but all the way around the toe. I do this by relieving everything outside the radius with a slight bevel (around 25 degrees from the ground plane) and then carry on with my normal trim. Do not touch a tool to the actual toe callous. I mean not even one little rasp stroke!
Bringing breakover inside the white line really freaks out some traditional farriers that have a limited understanding of what is going on inside. Ignoring this fact does not mean you can’t fix the problem. I succeeded for years at the growing out of toe flares and capsule rotation without this technique. When I see how much quicker I can do it now, though, I realize now that I was taking three steps forward and two steps back all along. Allow me to repeat myself; there will be no sole outside this callous if the walls are properly attached. The cases we are talking about have a loss or partial loss of wall attachment to the bone. This is done for one or two trims, and then any need for it will usually eliminate itself. The materials I am giving relief to are sole with no structure underneath to support it, hoof wall that is improperly attached to bone, separating laminae, and lamellar wedge. None of this can support the horse without spreading the damage, and definitely cannot bear the force of being the “push-off point” or breakover.
Let me back up and explain the lamellar wedge a bit. In a normal hoof, the dermal laminae (living, breathing, produced from and attached to the bone) intermesh perfectly with the epidermal laminae (leaves coming from the wall, produced at the coronet). The connection of the two is the connection of hoof to horse. The dermal laminae are constantly adding horn tubules to the mass of the hoof wall along the entire length of P3 (up to 60% of the hoof wall’s total mass, according to studies by Dr. Bowker, Michigan State). These horn tubules should compact tightly under pressure into the rest of the hoof wall as they are produced. This is how the walls move down the bone as they grow, and it is why the hoof walls aren’t stretched out to the thickness of a nickel by the time they get to the larger diameter of the hoof capsule at the ground.
When the dermal and epidermal laminae are torn apart (whether by unnatural mechanics, unnatural diet, or most commonly, the combination of both) these new horn tubules pile loosely between the two, pushing them farther apart as the walls (and thus the epidermal laminae) move toward the ground. The resulting “wedge” does a great job of padding the inner, sensitive structures from concussion (kicking a rock). It is less dense (read weaker), but seems to make up for it by being thicker. (A nice adaptation geared at survival, I think) As for a vertical support role, however, it is in no way set up to even begin to do the job without just spreading the damage.
In other words, relieving all of this tissue from a support role “Does no harm”. Yes, the horse is at a disadvantage because it was allowed to get this way, but you will not increase this disadvantage by relieving the vertical pressure on the area. The callous formed between P3 and the ground is the only working weight-bearing structure we have at the toe until the well attached wall grows in to aid the task. The epidermal laminae will be visible at ground level and will appear to be the “white line”. This is not the true “white line” at all!!! The white line is the combination of epidermal “leaves”, and leaves that are produced at the distal border of P3 and would be bonding the toe callous to the hoof wall if not for the wall separation we are discussing here. The visible epidermal laminae at ground level create a false white line that tricks most farriers. Once you realize this, you can very quickly learn to tell the difference between the two with your naked eye.
Intertwine the fingers of both of your hands. This represents the dermal and epidermal laminae between P3 and the hoof wall and also the bond of the white line between wall and sole. This is how the white line should appear at ground level. Now pull your hands apart and look at one hand only with your fingers spread apart. This is what the false white line at ground level looks like. Since half of it is missing, the resulting “holes” are easy targets for opportunistic pathogens; fungus, bacteria, etc……… Most farriers think they are dealing with white line disease, and are not realizing that the white line does not even exist on that particular horse. This situation is not rare. You will see it every day, if you are around domestic horses.
When you set up mechanics for proper growth and eventually actually have a true white line, you will find it to be almost impervious to fungal infiltration. (Read “The End of White Line Disease” for more on the subject)
The third and final criteria I apply to placing the breakover is the simple projection of the upper, well attached growth to the ground. In other words, where will the hoof meet the ground when all flare is grown out and a mustang roll is applied to the wall? Sometimes, a toe callous forms under P3, and is later is pulled forward by the continued flaring of the walls. This can create a false toe callous, or at least one that is too far forward and unsupported by bone.
Whether to do this one or not is very subjective. Understand that I am very, very slow to back breakover into even a false toe callous. It gives me the “willies”. I cannot forge a natural hoof without allowing natural movement, so sometimes I have to do this. In the field, it happens this way: On about the second or third trim, I will have about 1/3 of the well attached capsule grown in. It will be perfectly attached to the coffin bone and will be readily visible as a much steeper, tighter band of new growth. If I trim to my normal standard; using the callous ridge as my breakover point, and then put the foot down and the breakover appears to be too far forward, according to the truth told by the well attached new growth, I will pick the hoof back up and bring the 25 degree bevel back to the spot that the new growth would hit the ground. Again, it is rare that I find this need, and have never needed to do it to the same horse twice and have never caused any tenderness from it; just improved movement.
The same is true with the rest of the criteria I have presented here. Done correctly, this will not make your horse tender after a trim. It will only speed healing of the problem, and immediately improve movement. There are two key exceptions I will warn you about. If someone has cut or rasped the sole under P3 in the past four months, there may not be enough sole under P3 to allow this type of trimming. It may still be the right thing to do, but becomes a critical judgment call of the experienced professional. Also, backing up breakover mechanically lengthens stride, encouraging a heel first landing. This is good news. If, however, the back of the foot is too weak and sensitive to support a heel first landing at the moment, backing up the breakover can indirectly cause soreness at the back of the foot. If this happens, the horse will be on his toes when he hits rocky terrain. I wrote a whole article on that subject, and what to do about it (Digging for the Truth about Navicular Syndrome), but I thought I should reference it here as well. Also please read, “Heel Height; The Deciding Factor” to prevent this, and before applying this method.
This is going to feel strange at first, but try it gradually. You will be just as impressed with  the results as I was, I’m sure.

BREAKOVER        15.2.05                                    PETE RAMEY

traduzione Alex Brollo, corsivo Franco Belmonte AHA

Le cautele ed apprensione di Pete sono le stesse che   manifesto personalmente. Nel preparare l’inserimento delle traduzioni di Alex sul mio sito bitlessandbarefoot-studio sono stato tentato di mettere da parte questo articolo. Pete ha una grande stima di Ovnicek, uno degli autori dell’Adams’. Io a mia volta ho una grande stima di Pete che ricambia. Non mi sento di sottrarre questo articolo alla vostra lettura anche se questo argomento non é stato più trattato da Ramey nelle pubblicazioni successive, libri e audiovisivi. Se sottraessi questo articolo alla vostra lettura deciderei per voi (prendo in prestito da Ramey una delle sue frasi). Ciò che voglio sottolineare è che la tecnica descritta non è stata ripresa da lui in seguito e io non la condividerei. La tecnica di “sbarchettamento della suola” è stata introdotta da Ovnicek nella ferratura Natural Balance per l’arretramento esasperato del breakover, funzionale nel cavallo navicolitico a ridurre drasticamente lo sforzo, tensione, esercitato sul tendine flessore profondo. In questo tipo di ferratura “terapeutica” il breakover viene collocato esattamente al di sotto dell’apice della terza falange invece che, orientativamente, all’intersezione del  prolungamento della sua dorsale con il piano di appoggio. Peccato che Ovnicek  ferra il suo cavallo mentre noi lo lasceremmo scalzo e quindi con una suola già sottile ulteriormente localmente ridotta nel suo spessore. Le due situazioni sono evidentemente differenti.  Personalmente non credo che gli eventuali teorici benefici di tale arretramento del breakover compensino i danni, gli sbagli pratici e gli errori di valutazione che si possono facilmente compiere. Non solo, la tecnica è diseducativa. Anche funzionasse, cosa difficile da determinare perché non si può mai tornare indietro nel tempo ed utilizzare una tecnica differente e paragonare i risultati, favorisce la scelta di rinunciare al tempo di recupero per favorire un sollecito ritorno all’attività agonistica o altro utilizzo. Non é solo il piede del cavallo ad avere bisogno di tempo per recuperare la condizione. La gatta frettolosa fa i figli ciechi. In conclusione pur nel rispetto di Ovnicek e di quanto scrive sull’Adams, rifiuto lo sbarchettamento della suola e la scorciatoia, espediente pericoloso ed estremo che può essere validamente sostituito da un terreno conforme alle necessità  o almeno da una protezione temporanea sapientemente modellata. In altri casi ed in tutte le varie parti dello zoccolo con lo stesso principio si abbassano talloni, si eliminano le barre, si scava nella suola. Se è vero che meno NON è meglio, di più NON è da meno superficiale ed ignorante. Un esempio è il roll accentuato della parete che comprende tutta la water line. Senza il significato meccanico del bevel il “rollone” riduce la stabilità del piede aumentando così gli sforzi che il cavallo, soprattutto il laminitico, compie anche solo per reggersi. Tutto il sistema già provato e dolorante viene maggiormente sollecitato mentre si chiamano in aiuto farmaci, massaggi e manipolazioni varie per dare sollievo. 

 

Per favore, non leggete questo articolo senza considerare il suo contesto e non cercate di applicarlo al vostro cavallo. Sto dando per scontato che abbiate letto il mio libro, tutti gli altri articoli di questo sito, e abbiate avuto successo con le usuali tecniche del pareggio naturale. Allora, e solo allora, potete incominciare a introdurre nel vostro stile di pareggio questa tecnica più avanzata. E’ come guidare un’automobile. Non vi dovreste preoccupare di imballare il motore, prima di avere una consumata abilità con i freni!
Questo procedimento si attua solo per uno o due pareggi, e poi la necessità di eseguirlo sparisce da sola.
Quando ho sentito per la prima volta la voce che Gene Ovnicek stava sbarchettando la suola nella punta degli zoccoli, mi sono molto risentito. Ho sempre profondamente rispettato lui e il suo lavoro, ma pensavo che in questa circostanza avesse esagerato. Ho sempre affermato a gran voce di rispettare il callo della ponta sotto l’osso triangolare, e la mia interpretazione iniziale era che Gene avesse cominciato a violare questa zona critica.

Dopo aver assimilato questa “nuova” evoluzione del pareggio, ho capito che stavo facendo esattamente la stessa cosa da anni nei casi con grave rotazione dell’osso triangolare con risultati incredibili. In pratica, oriento il triangolare ad un angolo palmare di 0 – 5 gradi, conservando un robusto contrafforte dei talloni, e conservando la callosità della suola sotto il triangolare scaricando al tempo stesso tutto ciò che c’è attorno a tale callosità. La sola differenza è che io non lo faccio sui cavalli “sani”. Sono sempre compiaciuto se un cavallo sbarchetta da sè la suola della punta; se guardate sul mio libro le fotografie dei miei cavalli personali impiegati nell’attività escursionistica, vedrete che la maggior parte ha uno sbarchettamento (rocker) nella suola della punta. Non le ho pareggiate io, però. E’ un effetto dell’usura naturale. Inorridisco se qualcuno taglia nella suola buona. Al giorno d’oggi, entro nella suola ancora meno di quanto facevo quando ho scritto il mio libro, con risultati perfino migliori.

Tuttavia, ho abbastanza rispetto per il lavoro di Gene per cui non riuscivo a togliermi la cosa dalla testa, e così non non molto tempo dopo mi sono trovato a rifletterci intensamente e a cominciare cautamente a sperimentarla. I risultati sono stati spettacolari. Il vigore e le prestazioni dei cavalli di cui mi curo sono schizzati ad un livello del tutto nuovo, ed è giunto il momento di condividere le mie osservazioni e di chiarirne ogni aspetto.
Ogni cavallo abbastanza fortunato da avere suole che contribuiscono a sostenere il peso del corpo (come comanda la natura) e che non ha qualcuno che gli taglia via la suola, sviluppa una callosità molto compatta sotto il perimetro dell’osso triangolare. Se il cavallo lavora, questa suola compatta risulterà molto più dura della sostanza cornea della muraglia. Meccanicamente, è in una posizione molto migliore per sostenere il peso del cavallo rispetto a qualsiasi muraglia “da sogno”.
Se la muraglia è perfettamente aderente al triangolare (ossia non c’è alcuno slargamento), questa callosità lineare si trova immediatamente adiacente alla linea bianca tutt’attorno al perimetro del triangolare e delle cartilagini laterali, da una barra all’altra. La callosità diventerà naturalmente concava rispecchiando la superficie inferiore del triangolare, e in base alle richieste del terreno su cui lavora quel particolare cavallo. Se la chiara smussatura del “mustang roll” naturale viene applicata alla muraglia, il breakover cadrà in ogni direzione in questa callosità, anche se la muraglia è leggermente più alta della suola (1/16 di pollice), come dovrebbe essere.
E’ bene che io dia la MIA definizione di breakover, perché il termine viene usato con significati molto diversi. Il breakover non è la “parte anteriore” dello zoccolo. E’ il punto del fondo dello zoccolo che tocca ancora il terreno nell’attimo che il tallone si solleva (il punto di stacco, se volete). Non si trova affatto al centro del piede, ma tutt’attorno alla punta, poiché i cavalli non si muovono sempre lungo linee perfettamente diritte nè su terreno perfettamente liscio. I cavalli piuttosto girano, per cui il breakover può cadere in qualsiasi punto lungo il perimetro del piede.
In corrispondenza del breakover agisce una tremenda forza verticale. Questa forza può perfino superare la forza d’impatto sul terreno! Provate questa esperimento: state in piedi e faccia avanti, poi di colpo saltate a destra o a sinistra a 45 gradi dalla direzione in cui guardate. Sentirete che applicate una notevole forza in corrispondenza della parte anteriore della pianta, alla base dell’alluce: tutto il vostro peso più tutta la vostra potenza. Questo non vi danneggia, perché la natura vi ha dato un osso molto solido in questo punto. La natura ha anche ricoperto questo punto con cute callosa. In quest’area c’è un’innervazione specifica. Potete toccarla molto leggermente, e avvertire chiaramente la sensazione; tuttavia potete applicare in questa zona tutto il vostro peso e la vostra energia, senza sentire alcun dolore.
La natura è stata abbastanza gentile da fare lo stesso (anche meglio) nel cavallo. Adesso, per favore, tornate indietro e fate ancora un esperimento per me. State dritti in piedi, e poi alzatevi sulle punte. Ora saltate di colpo avanti a 45 gradi rispetto alla direzione del vostro sguardo. Ahi! Scusatemi. La natura vi ha dato un punto eccellente da cui saltare, ma solo uno. Le altre parti del vostro piede hanno scopi diversi, vero? La parte più in avanti del vostro piede (l’alluce)  non è il vostro punto di breakover, mentre lo è  la zona della pianta alla base dell’alluce. Il cavallo è nella stessa barca, quindi non siete soli.
Il solo punto del piede del cavallo abbastanza forte per far bene questo lavoro è la callosità sotto il triangolare. Ancora una volta, in un piede veramente sano senza alcuno slargamento questa callosità ha un’ottima adesione e è immediatamente adiacente alla linea bianca. Tuttavia, se la muraglia si allontana dal triangolare, ci sarà suola non compattata e non sostenuta fra la callosità e la linea bianca. Questa situazione è comune nei cavalli domestici e può essere corretta da un pareggio appropriato. Farlo, ottiene questi due risultati: primo, migliora immediatamente il benessere e le prestazioni del cavallo. Secondo, accelera notevolmente l’eliminazione degli slargamenti, collocando una callosità spontaneamente concava proprio vicino alla linea bianca, là dove dovrebbe essere… Tutt’attorno al perimetro dello zoccolo.
Ma come possiamo farlo in pratica? Il modo più accurato sarebbe la dettagliata interpretazione delle radiografie, naturalmente, ma ci sono tre cose che io guardo per fare da me nel lavoro di tutti i giorni.

Il primo metodo, più conservativo, è quello di collocare il punto di breakover davanti all’apice del fettone, a una distanza corrispondente a metà della lunghezza del fettone stesso. Ancora, no stiamo parlando del solo centro della punta, per cui il breakover formerà un arco della forma di uno zoccolo, passante da questo continuando verso i quarti. Non sto certo parlando di un taglio verticale in questo punto, ma di un “disimpegno” della suola davanti a questo punto, ottenuta dandole un’inclinazione di 25 gradi dal piano della suola. Fatto questo, eliminate ogni slargamento dal 1/3 inferiore della muraglia, dandole un’inclinazione corrispondente al piano dei 2/3 superiore dello zoccolo, applicate il normale mustang roll o arrotondamento e aspettate che la nuova muraglia ben adesa cresca di nuovo.
Ci sono molte ragioni per considerare questo molto conservativo questo approccio, che può essere applicato facilmente a un pareggio correttivo. Il corion del fettone corrisponde fedelmente nel suo orientamento alle strutture interne (triangolare compreso), ma la parte visibile del fettone può essere stirata in avanti in un piede slargato, insieme alla suola, alle muraglie e alla linea bianca. Nei cavalli selvaggi o in quelli domestici senza slargamenti, la distanza fra apice del fettone e breakover in effetti corrisponderà a 1/3 – 1/4 della lunghezza del fettone. Per cui, dato che in genere la punta del fettone inizialmente è stirata in avanti, e che la misura di 1/2 della lunghezza del fettone è comunque conservativa, si tratta di un punto di partenza sicuro per migliorare la meccanica dello zoccolo e favorire la crescita di uno zoccolo di migliore qualità.
Dopo che il cavallo è stato scalzo per un po’, l’area callosa sotto il triangolare diventerà chiaramente  visibile come una “bozza” arrotondata che rispecchia l’osso (non è disposta sotto l’osso verticalmente, ma è allineata alla superficie dorsale del triangolare, come se ne fosse un’estensione). Quando questo diventa visibile, io “cambio marcia” e lascio che tale callosità diventi il breakover della suola; ancora una volta, non solo al centro del piede, ma tutt’attorno alla punta. Lo faccio alleggerendo tutto all’esterno di tale arco, con una leggera smussatura (di circa 25 gradi dal piano del suolo) e poi continuo con il mio pareggio normale. Non tocco la callosità con alcun strumento. Voglio dire: nemmeno un piccolo colpo di raspa!
L’idea di portare il breakover all’interno della linea bianca realmente fa dare i numeri ad alcuni maniscalchi tradizionali che hanno una comprensione incompleta di quello che sta succedendo all’interno dello zoccolo. Ignorare questa tecnica non significa essere incapaci di riabilitare uno zoccolo. Per anni ho avuto successo nel controllo degli slargamenti e della rotazione del triangolare, senza adottare questa tecnica. Tuttavia, quando ho constatato quanto questa tecnica sia più veloce, ho capito di aver fatto due passi indietro e tre passi avanti. Lasciate che mi ripeta: se le muraglie hanno una buona adesione, non c’è alcuna suola all’esterno di quella callosità. Stiamo parlando di casi con distacco parziale o completo della muraglia dalla suola. La sostanza che io alleggerisco è suola senza alcuna struttura che le dia sostegno, è muraglia con un’inadeguata aderenza all’osso, sono lamine distese, e un cuneo di materiale laminare. Nessuno di questi può sostenere il peso del cavallo senza estendere il danno, e certamente nessuna può sostenere lo sforzo di essere il punto di stacco, o breakover.
Fatemi tornare indietro e spiegare meglio il concetto di “cuneo di materiale laminare”. Nello zoccolo normale, le lamine dermiche (tessuti vivi, che respirano, prodotti dall’osso e attaccati a quest’ultimo) si intrecciano perfettamente con le lamine epidermiche (lamine provenienti dalla muraglia, prodotte in corrispondenza della corona). La connessione fra di loro costituisce la connessione dello zoccolo di un cavallo. Le lamine dermiche aggiungono costantemente tubuli cornei alla massa dello muraglia lungo tutta l’altezza dell’osso triangolare (costruiscono il 60% della massa totale della muraglia, secondo gli studi del dott. Bowker, Stato del Michigan). Questi tubuli cornei dovrebbero compattarsi strettamente sotto la pressione della parte restante della muraglia, man mano che sono prodotti. Questo è il motivo per il quale la muraglia si sposta in basso lungo l’osso mentre cresce, e la muraglia non è stirata di più dello spessore di un nichelino man mano che raggiunge il maggior diametro della capsula dello zoccolo a livello del suolo.
Quando le lamine dermiche ed epidermiche sono allontanate (per meccanica anormale, per dieta innaturale, o, come avviene più spesso, per una combinazione dei due fattori), questi tubuli cornei si ammucchiano lassamente fra le due lamine, allontanandole progressivamente man mano che la muraglia (e quindi le lamine epidermiche) si muovono verso il terreno. Il “cuneo” risultante svolge l’importante funzione di costituire un’imbottitura a protezione delle sensibili strutture interne dagli urti ( come un calcio a un sasso). E’ meno addensato (ossia più debole), ma  utile che sia più spesso (un ottimo meccanismo adattativo innescato dalla sopravvivenza, penso). Come ruolo di supporto verticale, tuttavia, non è assolutamente adatto a svolgere una tale funzione, senza aggravare ed estendere il danno meccanico.
In altre parole, alleggerire tutto questo tessuto dalla funzione di supporto “non crea alcun danno”. Il cavallo è già in una situazione svantaggiosa, perché privo della funzione di supporto verticale fornito da una buona connessione laminare; ma voi non aggraverete la situazione, alleggerendo la pressione verticale in quest’area.
La callosità fra il triangolare e il terreno è la sola struttura di supporto al carico disponibile, finchè non sarà cresciuta una muraglia con buona aderenza all’osso, in grado di contribuire a questo compito. Le lamine epidermiche saranno visibili a livello del terreno e sembreranno la “linea bianca”. Non sono assolutamente una vera “linea bianca”! La linea bianca è l’intreccio dei “foglietti” epidermici e dei foglietti prodotti in corrispondenza del margine distale dell’osso triangolare e connetterebbero il callo della punta alla muraglia, se non ci fosse la separazione che stiamo discutendo. Le lamine epidermiche visibili a livello del terreno creano una falsa linea bianca che inganna la maggior parte dei maniscalchi. Una volta che si capisce la cosa, si può rapidamente imparare a riconoscere la differenza fra linea bianca vera e falsa ad occhio nudo.
Provate a intrecciare le dita delle mani. Questo raffigura il rapporto fra lamine epidermiche e dermiche tra il triangolare e la muraglia e anche la connessione della linea bianca fra muraglia e suola. Questo è l’aspetto che la linea bianca dovrebbe avere a livello del suolo. Ora allontanate le mani e guardate una mano sola con le dita ancora allargate. Questo rappresenta una falsa linea bianca a livello del terreno. Poiché è incompleta, i “buchi” risultanti sono facili bersagli per i patogeni: funghi, batteri, ecc.. Molti maniscalchi pensano di aver a che fare con una malattia della linea bianca,  ma non capiscono che in quel particolare cavallo  la linea bianca nemmeno esiste. Questa situazione on è rara. La vedete ogni giorno, se frequentate cavalli domestici.
Quando sistemate le cose in modo da permettere un’appropriata crescita dello zoccolo e alla fine ottenete una vera linea bianca, osserverete che è praticamente impenetrabile all’invasione fungina (leggete l’articolo “La fine della malattia della linea bianca” per approfondire questo argomento).
Il quarto e ultimo criterio che applico per localizzare il breakover è semplicemente la proiezione della parte superiore della muraglia, ben connessa, sul suolo. In altre parole: dove toccherà il suolo lo zoccolo, quando tutto lo slargamento sarà eliminato e si sarà realizzato un mustang roll?  Talora, si forma un callo della punta sotto il triangolare, ma poi viene spinto in avanti dal persistente slargamento della muraglia. Questo può creare un falso callo della punta, o almeno un callo che si è spinto troppo in avanti e non è supportato dall’osso.
La scelta di applicare o meno quest’ultimo criterio è molto soggettiva. State certi che sono molto, molto lento ad arretrare un breakover anche all’interno di un falso callo della punta. La cosa mi dà i brividi. Non posso modellare uno zoccolo naturale senza un movimento naturale, per cui, ogni tanto lo faccio. Sul campo, la cosa si svolge così: circa al secondo o terzo  pareggio, ho una nuova crescita di muraglia su circa 1/3 dello zoccolo. Sarà perfettamente adesa all’osso triangolare e sarà chiaramente visibile come una banda di crescita molto più ripida e  tesa.  Se, pareggiando con la mia tecnica standard, usando la cresta callosa come breakover, quando appoggio lo zoccolo a terra il breakover è eccessivamente in avanti, rispetto la verità indicata dalla nuova muraglia ben adesa, allora risollevo lo zoccolo e porto la sbarchettatura di 25 gradi all’indietro, fino al punto in cui la nuova muraglia toccherà terra. Ripeto, è raro che ne senta la necessità, non l’ho mai fatto due volte sullo stesso cavallo e la cosa non ha mai causato dolore; l’unico risultato è stato un miglioramento del movimento.
Lo stesso vale per gli altri criteri che ho presentato in questo articolo. Ben eseguita, questa tecnica non renderà il cavallo dolente dopo il pareggio. L’unico effetto sarà quello di accelerare la risoluzione del problema, e di migliorare immediatamente il movimento. Ci sono due importanti eccezioni sulle quali voglio mettervi in guardia. Se qualcuno ha tagliato o raspato la suola sotto la punta negli ultimi quattro mesi, potrebbe non esserci sotto il triangolare abbastanza suola, da permettere questo tipo di pareggio. Potrebbe essere ancora la cosa giusta da fare, ma richiede il giudizio appropriato di un professionista competente. Inoltre, l’arretramento del breakover allunga il passo per motivi meccanici, incoraggiando l’atterraggio di tallone. Questa è una buona cosa! Tuttavia, se la parte posteriore del piede è troppo debole e sensibile per sopportare l’atterraggio di tallone in quel momento, l’arretramento del breakover può essere causa indiretta di dolore originato dalla parte posteriore del piede. Se succede questo, il cavallo andrà sulle punte sul terreno roccioso. Ho scritto un intero articolo su questo argomento e su come affrontare il problema (“Scoprire la verità sulla navicolite”) ma ho pensato che fosse una buona idea ripetere anche qui la citazione. Leggete anche, per favore, “L’altezza dei talloni; il fattore decisivo” per prevenire questo problema, e prima di applicare questo metodo.
Al primo sguardo la cosa sembra strana, ma provatela gradualmente. Ne sarete impressionati com’è successo a me, ne sono certo.

 

The Politics of Hoof Care – Pete Ramey

THE POLITICS OF HOOF CARE      Pete Ramey

Okay, let’s do politics. The problem with political discussions is they usually turn into heated debate. The nice thing about writing about politics is that you can fully present your view while the reader quietly reads. That is much easier. So this article is just that; no more and no less than my opinions about the politics of hoof care.
The study of feral horses and the remarkable hooves they wear has unlocked many of the mysteries that mystified the farrier world since the beginning. Chronic founder, white line disease, navicular syndrome and severe balance problems are easy work for a competent practitioner. Stamina, longevity, performance and lameness rehabilitation are reaching new heights. Natural hoof care is pretty simple on the surface. We listen to the hoof and trim on a regular interval so that the hooves never overgrow and can respond the way nature intended. This unlocks incredible healing powers. We provide quality riding boots for the owners to ride with as long as they need to. If the horse becomes comfortable being ridden barefoot; great! If not, that’s okay too. Most of them do so very quickly, but we let the horse decide. The point is that the horse at least gets the chance to be bare when it is not being ridden and the natural movement and shock absorption optimizes health for the entire body. The health of the body and the lack of breakdown of joints, muscles, ligaments and tendons is the primary reason we do what we do.
Most natural hoof care practitioners have spent more time studying the science of hooves and horses’ bodies, nutrition, care and locomotion than most traditional farriers or veterinarians would ever believe. We have turned ourselves into walking encyclopedias and we educate our clients so that they understand what’s going on too. We study every defect in our methods and in the horses in our care and hone both to a razor edge. We strive to learn and improve our work every day. Why? We have been in a political fight and it is making us stronger. Not with horseshoers as you might think, but with each other!
Most of the early practitioners of “barefoot” trimming were studying very invasive trimming techniques that caused a world of hurt for horses. On top of that, there were no schools or training programs that taught better methods. Most of the “barefoot trimmers” were horse owners who had learned their craft on the internet from other people who had never trimmed horses. The methodology of natural hoof care sounds good because it is, but it was being done by incompetent people. Horse owners all over the world tried it and blood spilled all over the barn floors. Now almost every horse owner has heard one of those horror stories and that has turned life into a political battle for some of the most competent hoof care providers in the world and it will unfortunately be that way for many years to come.
What happened to those misguided beginners? Most of them got frustrated and moved on to some other thing, but new ones are being created every day. Some of them stuck to their guns and continue to carve away at the soles and bars, just knowing all the tenderness is coming from crooked bars, contraction and that pesky, thick sole that keeps popping back. They can’t shake the methods they were taught because most of them have seen dramatic help given to foundered horses in the first months, but can’t see that their trimming is causing their progress to “hit a wall”. Some of them, however, have let the horses and science educate them and became very competent. If you are wondering how to tell the difference, just ask a horse in their care!
Another thing that makes us have to work to a much higher standard is that we are the new kids on the block. What if every time a shod horse took a bad step the owner swore to never shoe a horse again? That would force horseshoers to work at an incredibly high level of expertise; Right? You bet! That is exactly how natural hoof care practitioners have to live life and that has been great news for the horses in their care.
Things are changing fast, now. Veterinarians, research centers and universities have taken notice of the healing powers of the natural hoof. Research is being done and new discoveries are being made every day. Veterinarians are calling in natural hoof care practitioners to founder and navicular cases all over the world. The American Association of Natural Hoof Care Practitioners has been formed to do research and to train and certify competent professionals. The fact that we were fighting for truth and that we worked so hard to be competent paid off, and it is growing out of control now.
What horseshoers don’t understand is that none of this has to be a threat. The horror stories of the “misguided barefoot trimmers” and feelings of competition backlashed through the farrier world. Farriers who were trained to always allow horses to go bare during the off season were suddenly getting angry at the mere mention of a barefoot horse. Many of them now insist the horses must be perpetually shod. The longer a horse goes with continual year round shoeing, the easier it is for a natural hoof care practitioner to come along and triple the capabilities of the horse. There are plenty of horses to go around, for sure. Horseshoers should get training in the art and science of natural hoof care and beat us at our own game! Nothing would make me happier. But please take the time to learn. At least get my book and then study these articles as a start. We are no threat, and don’t wish to be. We just want what we have seen is best for the horse, but it all seems like an impossibility to a farrier who hasn’t seen it done right.
I remember when I would pull the shoes off my own horses and turn them out for the winter. I would check on them routinely and frown at the broken walls. I feared what would happen if one broke away too short to shoe. The horse would be lost, I thought. One at a time, they would scare me into shoeing them. By spring I would have most of them shod for just hanging out in a wet Appalachian pasture. It was those same horses that I put to work barefoot in rugged terrain without missing a step when I first started to educate myself about the natural hoof. Respectfully, to farriers, no matter how much you may know about shoeing and trimming, let me tell you there is much more to learn about barefoot rehabilitation! I’ve been there.
Now for the barefoot trimmers. Please don’t add fuel to the fire…… Don’t cut live sole. Don’t put down farriers and vets; it just makes you look bad. Don’t push a rehabilitative goal to the point that the horse is tenderfooted, because you can’t help the horse at all if the owner doesn’t let you come back! Don’t pull shoes off of a trail horse unless you have quality riding boots to provide to the owner. You know that horse owners can rarely fit boots “out of the box” well enough to succeed with them. You have the same obligation to stock boots and founder pads as a horseshoer has to stock shoes and nails!! They are tools of your trade. Don’t try to take the place of the vet; you’re not a doctor. Don’t cut live sole. Don’t provide service to horse owners who won’t steadily maintain their hooves. If every hoof you touch is maintained to perfection, you will never lack business. I promise. Oh yeah, and don’t cut live sole.
I invite all farriers, vets and natural hoof care practitioners to enroll in the certification program of the AANHCP. We need to all get on the same page and work toward an industry standard of care. The “barefoot movement” has been working like an explosion with lots of force going in every possible direction. Picture how much more effective and far reaching a tiny explosion compressed into a rifle barrel can be. We need to get all of our energy focused in one direction! Why come to the AANHCP and not one of the dozen other groups? The AANHCP is being set up as a legal nonprofit organization with the potential for research funding. Rehab facilities and a research center in wild horse country are in the planning stages. For me, though, the biggest thing that separates it from everyone else is in its very structure. It is being run by an annually elected board, rather than any one individual. If one of us goes nuts, the membership of certified professionals will be able to get rid of us, rather than having to face the switching of organizations or the destruction of the organization altogether. I wouldn’t want the value of my Certification to be hanging by the “political popularity” of one person. That would feel dangerous to me. What if he/she made the world angry, somehow? The time and money I put into becoming certified would be worthless. The whims of one person cannot run any organization into the future. History has shown us that many times. This is why I put my energy into being one of the instructors in the AANHCP program and will never “certify” anyone myself.
Many practitioners are approaching me and saying that the certification program takes too long to get through. Understand we are not giving a license to trim a horse. We are certifying the competence of a professional practitioner. This cannot be done in a week if it is to mean anything to the horse owners of the world or protect you in court. The exact details of certification and training are still being worked out to some extent. If you want to change something about the AANHCP, get involved!

LA POLITICA DELLA CURA DELLO ZOCCOLO                                         Pete Ramey

traduzione Alex Brollo, corsivo di Franco Belmonte AHA

OK, facciamo politica. Il problema, nelle discussioni politiche, è che si trasformano in genere in un litigio. La cosa piacevole, scrivendo di politica, è che ciascuno può esporre fino in fondo il proprio pensiero mentre il lettore legge tranquillo. E’ molto più facile. Per cui questo articolo è né più, è meno di questo: le mie opinioni sulla politica della cura dello zoccolo.
Lo studio dei cavalli selvaggi e dei loro notevoli zoccoli ha svelato molti dei misteri che sconcertavano da sempre il mondo della mascalcia. La laminite cronica, il tarlo, la navicolite e lo sbilanciamento grave sono diventati un compito facile per un professionista preparato. L’impulso, la longevità, le prestazioni e la riabilitazione dalla zoppia stanno raggiungendo altissimi livelli.  In apparenza, la cura naturale dello zoccolo è molto semplice. Comprendiamo lo zoccolo e lo pareggiamo a intervalli regolari in modo che non cresca mai in eccesso e possa rispondere come dettato dalla natura. Questo sprigiona incredibili capacità di guarigione. Forniamo ai proprietari scarpette di qualità, per cavalcare come vuole. Se un cavallo sopporta bene di essere cavalcato scalzo: benissimo! Altrimenti, va bene lo stesso. La gran parte dei cavalli ci riesce molto presto, ma lasciamo che sia il cavallo a decidere. Il punto fondamentale è che al cavallo venga concessa l’opportunità di stare scalzo quando non è montato, e il movimento naturale e dell’assorbimento naturale degli urti ne beneficia la salute di tutto il suo corpo. La salute del cavallo nel suo insieme e l’assenza di danni alle articolazioni, ai muscoli, ai legamenti e ai tendini sono le ragioni principali che ci hanno spinto in questa direzione.
La gran parte dei professionisti della cura naturale dello zoccolo hanno passato a studiare la scienza degli zoccoli e  argomenti sul corpo, sull’alimentazione, sulla gestione e sul movimento del cavallo un tempo tale, che mai i maniscalchi e i veterinari ci crederebbero. Ci siamo trasformati in enciclopedie ambulanti e siamo in grado di addestrare i nostri clienti per permettergli di capire cosa sta succedendo. Studiamo ogni difetto nei nostri metodi e nei cavalli di cui ci occupiamo e lo facciamo con accuratezza assoluta. Ci sforziamo ogni giorno di imparare e di migliorare il nostro lavoro. Perché? Perché è in corso una guerra politica, e questo ci rende più forti. Non con i maniscalchi tradizionali, come pensereste: ma fra di noi!
La maggior parte dei primi praticanti del pareggio barefoot avevano studiato tecniche molto aggressive di pareggio, che hanno causato gravi danni ai cavalli. Per di più, non c’erano scuole o programmi di addestramento che insegnassero tecniche migliori. La maggior parte dei “pareggiatori barefoot” erano proprietari di cavalli che avevano imparato su internet da persone che non avevano mai pareggiato un cavallo. I principi della cura naturale dello zoccolo suonavano bene perché erano effettivamente validi, ma poi venivano attuati da persone poco competenti. In tutto il mondo proprietari di cavalli ci hanno provato, e dalla suola ferita è spillato il sangue. Ormai quasi ogni proprietario di cavalli ha sentito uno di questi racconti dell’orrore, e per questo la vita di molti dei migliori pareggiatori del mondo si è trasformata in una battaglia politica;  e purtroppo lo resterà ancora per molti anni.
Come sono finiti quei principianti mal consigliati? La gran parte sono rimasti delusi e si sono occupati d’altro, ma ogni giorno se ne creano di nuovi. Alcuni di loro si inceppano e continuano a scavare le suole e le barre, e quella seccante, spessa suola che continua a saltar fuori. Alcuni permettono ai cavalli e alla scienza di istruirli, e diventino molto competenti. Se vi domandate come scoprire la differenza, chiedetelo ai cavalli di cui si curano!

Un’altra cosa che ci obbliga a lavorare ad un livello molto più alto è che noi siamo gli ultimi arrivati. Cosa succederebbe se ogni volta che un cavallo ferrato facesse un passo falso, e il proprietario giurasse di non usare mai più i ferri su nessun cavallo? I maniscalchi sarebbero costretti a lavorare a un altissimo livello, vero? Indovinato! E’ proprio così che i professionisti della cura naturale dello zoccolo tirano avanti quotidianamente, e questo è un’ottima cosa per i cavalli di cui si prendono cura.
Le cose stanno velocemente cambiando, comunque. I veterinari, i centri di ricerca e le università stanno rapidamente prendendo atto della capacità di guarigione dello zoccolo naturale. Sono in corso ricerche e nuove scoperte vengono annunciate continuamente. I veterinari stanno chiedendo la consulenza dei professionisti della cura naturale dello zoccolo nei casi di laminite e di navicolite, un po’ in tutto il mondo. L’ American Association of Natural Hoof Care Practitioners è stata costituita per svolgere attività di ricerca e per addestrare e certificare professionisti competenti. Il fatto che stiamo combattendo per la verità e che abbiamo lavorato così duramente per essere competenti sta dando i suoi frutti, e la cosa sta crescendo a dismisura.
Quello che i maniscalchi tradizionali non capiscono è che noi non siamo una minaccia.  I racconti dell’orrore sui “pareggiatori mal consigliati” e il senso di competizione si sono ritorti contro il mondo della mascalcia tradizionale. I maniscalchi che erano stati addestrati a lasciare sferrati i cavalli durante la stagione di riposo diventano immediatamente isterici alla sola menzione di “cavallo scalzo”. Attualmente molti insistono che il cavallo dev’essere ferrato permanentemente. Più a lungo un cavallo viene tenuto ferrato in permanenza, più è facile per un pareggiatore naturale arrivare e triplicare le prestazioni del cavallo. State certi, ci sono un sacco di cavalli, in giro. I maniscalchi tradizionali potrebbero imparare l’arte e la cultura della cura naturale dello zoccolo e batterci sul nostro stesso terreno! Niente mi farebbe più felice. Ma, per favore, prendetevi  tempo per studiare. Almeno leggete il mio libro, tanto per iniziare. Non siamo una minaccia, non vogliamo esserlo. Vogliamo solo quello che abbiamo constatato essere la cosa migliore per il cavallo, ma sembra che crederlo sia impossibile per un maniscalco.
Ricordo quando ho tolto i ferri ai miei cavalli e li ho messi all’aperto per l’inverno. Li controllavo regolarmente e tremavo per le rotture della muraglia. Temevo cosa sarebbe successo se qualcuna si fosse spezzata troppo in alto per consentire poi la ferratura. Il cavallo sarebbe perduto, mi dicevo. Uno alla volta, i cavalli mi hanno  convinto a non ferrarli. Entro la primavera li avrei ferrati tutti solo per lasciarli all’aperto in un umido pascolo degli Appalachi. Erano gli stessi cavalli che poi ho messo al lavoro sferrati su terreno duro, senza mancare un passo, quando ho cominciato a abituarmi allo zoccolo naturale. Mi rivolgo rispettosamente  ai maniscalchi: a prescindere da quanto potete sapere sulla ferratura e sul pareggio, lasciatemi dire che c’è molto da imparare sulla riabilitazione a piede scalzo! Io sono qua.
E adesso, ai pareggiatori barefoot. Per favore, non aggiungete benzina al fuoco… Non entrate nella suola buona. Non criticate i maniscalchi e i veterinari; fate solo  una cattiva impressione. Non forzate un obiettivo di riabilitazione al punto che il cavallo senta dolore, perché non potrete aiutare il cavallo, se il proprietario non vi chiama più!  Non togliete i ferri a un cavallo da escursione se non avete a disposizione scarpette di buona qualità per il proprietario. Avete l’obbligo di disporre di un assortimento di scarpette e di solette per laminite come un maniscalco ha l’obbligo di disporre del suo assortimento di ferri e chiodi! Sono attrezzi per il vostro lavoro. Non tentate di sostituirvi al veterinario; non siete medici. Non entrate nella suola buona. Non fornite prestazioni a un proprietario che non assicura una buona manutenzione degli zoccoli del suo cavallo. Se ogni zoccolo su cui mettete le mani sarà gestito bene, non vi mancherà mai il lavoro. Ve lo assicuro. Oh, mi raccomando, non entrate nella suola buona.

Invito tutti i professionisti della cura naturale dello zoccolo ad arruolarsi nel programma di certificazione dell’AANHCP. (correvano i primi anni del 2000, Pete ha poi fondato suo malgrado la american hoof association). Abbiamo bisogno di essere uniti e di lavorare per ottenere uno standard di lavoro di tipo industriale. Il “movimento barefoot” ha uno sviluppo esplosivo e le forze si stanno disperdendo in tutte le direzioni. Immaginatevi quanto è più efficace e quanto arriva più lontano una piccola esplosione contenuta nella canna di un fucile. Abbiamo bisogno di focalizzare le nostre energie in un’unica direzione! Perché venire alla AANHCP piuttosto che in un altro della dozzina di altri gruppi?  La AANHCP sta diventando una organizzazione legalmente riconosciuta, con possibilità di ottenere finanziamenti per attività di ricerca. In progetto ci sono una sede di supporto alla riabilitazione e un centro di ricerca nell’area che ospita cavalli selvaggi. Tuttavia, secondo me, l’aspetto che la differenzia maggiormente dalle altre organizzazioni  sta proprio nella sua organizzazione. E’ gestita da un comitato eletto annualmente, piuttosto che da un solo individuo. Se uno di noi si mette a dare i numeri, il comitato di professionisti certificati riuscirà a levarci dai pasticci senza che sia necessario alterare o perfino distruggere l’organizzazione stessa. Non vorrei ch il valore della mia certificazione stesse appesa alla popolarità politica di una sola persona. Lo sentirei come un pericolo. Cosa succederebbe se lui/lei si mettessero in urto con il mondo, in qualche modo? il tempo e il denaro impiegato per ottenere la certificazione diventerebbero inutili. I capricci di una persona sola non possono proiettare nel futuro alcuna organizzazione. La storia ce l’ha mostrato ripetutamente.

Molti professionisti mi avvicinano lamentandosi che il programma di certificazione richiede troppo tempo per essere completato. Forse potrebbe essere limato un pochino, ma rendetevi conto che noi non stiamo fornendo una licenza per pareggiare un cavallo. Noi stiamo certificando la competenza di un pareggiatore professionista. Questo non si può ottenere in una settimana se si vuole che valga qualcosa per i proprietari di cavalli di tutto il mondo o per proteggervi in eventuali procedimenti legali. I dettagli della certificazione e dell’addestramento devono ancora essere precisati più esattamente. Se volete che qualcosa cambi all’interno della AANHCP, partecipate!

(Questo vale anche per la AHA, come per tutte le associazioni che comprendono persone di buon senso sperando di avere un futuro. La associazione che Pete Ramey ha desiderato non ruota intorno a Pete, che resiste a tutti gli assalti dei soci che vorrebbero lui occupasse una posizione di maggiore rilievo. A volte  debbo dire che una posizione più marcata sarebbe stata utile, ma è una mia opinione. Democrazia e centralismo hanno entrambe dei limiti.

Una dozzina di anni dopo i rapporti tra pareggiatori e maniscalchi non sono cambiati molto. Ma l’introduzione dei profili da incollare, la diffusione di scarpe da incollare e resine ha iniziato a sfumare  toni e  appartenenze. Formalmente non certo nella sostanza. Chi tra i pareggiatori usa molto la tecnologia dei materiali si è riavvicinato alla protezione permanente. Chi tra i maniscalchi comincia a rinunciare al chiodo per la colla mette in crisi dall’interno il dogma del ferro. Probabilmente l’evoluzione sarà lenta. La semplicità e praticità del ferro nasconde o fa digerire il resto agli opportunisti. La ferratura è un male necessario sarà ancora per chissà quanto tempo una frase attuale nonostante sia chiaro che la necessità si è estinta ed il male, già riconosciuto da tanto tempo, inutile)