Letture

Il pareggio in pratica – 4

Il roll ed il bevel.

segue ai precedenti 1-2-3

Accorciando l’unghia facendo riferimento al piano della suola e scegliendone la sporgenza abbiamo già impostato lo zoccolo. La densità, integrità e spessore del materiale corneo, la natura del terreno più o meno penetrabile ci fanno giocare in un intervallo di un paio di millimetri.

Dopo il ribasso e la così detta riduzione di capsula e parlando sempre, vi ricordo, di uno zoccolo sano dove le varie parti sono in corretto rapporto fra loro l’insieme si presenta grezzo con spigoli più o meno taglienti. Tutta la water line (la parte non pigmentata della parete) raggiunge terra. Così anche, in parte o tutta, la parte pigmentata (o parete esterna).

Se questi termini non vi sono familiari fate un po’ di pratica studiando i siti di Paige Poss. Trovate i riferimenti per raggiungere “ironfreehoof “ed “anatomy of the equine” qui nella sezione link del sito.      E’ mia opinione che non sia necessario fare dissezione per comprendere la fisiologia dello zoccolo, ci sono ormai siti di anatomia come quelli di Paige che rendono secondaria la dissezione che resta comunque una opzione per coloro che si vogliono dedicare alla podologia in modo specialistico.

Gli spigoli si rompono, si scheggiano o feriscono, vengono rapidamente consumati, le superfici si arrotondano. Il nostro cavallo se fosse libero di muoversi su grandi distanze dimostrerebbe pareti arrotondate e piani variamente orientati, non spigoli vivi. Da questa constatazione ed osservazione nacque l’idea del “roll”.

Il “roll” venne concepito come una finitura attraverso la quale si smussava dolcemente la parte esterna dell’unghia pigmentata. Limitandosi alla parte pigmentata appunto senza interessare la water line, la massa della parete.

Perchè ci si era dati questo limite? Una smussatura ridotta preserva dalla scheggiatura ma lascia a terra, in contatto con il piano di appoggio (se pensate  ad un piano di appoggio non penetrabile, rigido come quello di una piazzola di cemento) la massa della parete, quindi tutta la water line che ne costituisce la gran parte.

Nella visione di chi ha inventato il “roll” il peso del cavallo viene scaricato a terra dalla parete, dall’unghia tramite le lamine, il tessuto di connessione interposto tra la terza falange e la parete. Oggi, passate di moda le lamine, tramite la suola che, come un soffitto a volta caricato trasferisce le forze tangenzialmente a se stessa fino a raggiungere la sua periferia dove è saldamente connessa appunto alla parete che infine la scarica a terra.

Chi ritiene, in entrambi i casi, che la parete sia l’ultima responsabile dell’appoggio vorrà che raggiunga terra con la maggiore superficie possibile quindi ne sacrificherà una minima parte nell’esecuzione del “roll”.

E’ da dire che la stragrande maggioranza di coloro che arrotondano la parete non lo fa avendo in mente questo principio e ragione ma solo per sentito dire, per copia conforme, perché così si fa. E il “roll” diventa diverso, un rollone come dico spesso scherzando o un roll timido come dicevano altri.

Fatto sta che il dogma del carico periferico (parete responsabile della scarico a terra della forza peso) ha subito dei poderosi attacchi con Pete Ramey e Robert Bowker. Nessun cavallo rinselvatichito o domestico che sia si muove o dovrebbe muoversi su una superficie non penetrabile. La roccia, l’asfalto, il ghiaccio sono occasionali. La norma è la terra, l’erba, la sabbia, le pietre di varie dimensioni. In tutti questi casi il carico non è periferico sulla parete ma, distribuito. In gran parte grava su suola, barre, fettone. Tanto più quanto lo zoccolo penetra nel terreno e ci lascia un’orma.

Ramey e Bowker hanno riscoperto e proposto in un ambiente che effettivamente ha poco di scientifico ciò che era conosciuto da tempo.  Sul Kent, il più diffuso libro di anatomia comparata degli anni ’60 e ’70 trovate: (il cavallo poggia sulla suola…come ogni altro mammifero).    Nessun biologo o naturalista si sarebbe mai stupito di questa affermazione.

Lasciare tutta la water line “a terra” diventa allora secondario e il più delle volte controproducente. Quando però sarà meglio lasciare tutta la water line e anche il più possibile della zona pigmentata a terra? Quando di fatto il cavallo è costretto, volente o nolente a muoversi su una superficie dura e liscia. Sarebbe il caso del cavallo che traina una carrozza per strada.  Si tratta più che altro di occasioni.

Il “roll” è visibile nel mondo reale in cavalli che vivono su terreni molto accidentati e pietrosi. Camminando a lungo la parete si arrotonda, levigata da sassi e particelle di ogni dimensione.

Man mano che l’ambiente si addolcisce la parete si arrotonda appena in punta mentre continua ad esserlo maggiormente procedendo verso i quarti.  Sia nei DVD di Jackson che di Ramey viene  sottolineata la differenza di finitura dalla punta verso i talloni. Mentre ai quarti la parete si presenta sempre arrotondata perchè consumata in questo modo dallo zoccolo che cambia direzione, alla punta la parete è caratterizzata da un bevel (traduzione piano inclinato) con origine nella water line, di varia pendenza a seconda dell’andatura.

Pensate al cavallo che si muove in avanti in linea retta. Il tallone si alza, lo zoccolo leggermente affondato nel terreno ruota fino a staccarsi da terra mentre nello stesso tempo il carico si riduce progressivamente. Si crea approssimativamente un piano della lunghezza di qualche millimetro, il bevel. Questo piano inclinato fa si che le forze di reazione del terreno alla forza peso mentre il cavallo è fermo o in movimento si orientino diversamente e si riducano ( molto meglio sarebbe dire che l’abrasione continua modella la parete a seconda della intensità e direzione delle forze che applica e a cui è soggetta).                                                                                 La forza di reazione del piano di appoggio al peso si scompone ed una parte si orienta verso l’interno dello zoccolo con una minore occasione di separazione tra parete e osso triangolare e minore sollecitazione del connettivo, le lamine. Un’unghia finita e lasciata con il suo margine parallelo al terreno (come nella preparazione per la ferratura) è maggiormente sollecitata a separarsi, ad allontanarsi dalle strutture sottostanti.

La nostra finitura comprende quindi un bevel più o meno inclinato, 20°-35° e con origine nella white line. L’origine la troviamo, se volete un’indicazione di massima, a 5-6 millimetri dal margine della suola. Se la white line è larga quanto dovrebbe, circa 3 millimetri, rimangono a terra (su supeficie impenetrabile come il cemento o la roccia) altri 3 millimetri di water line. Quando il cavallo abbandona la piazzola il resto della parete che fa parte del piano inclinato o bevel, è comunque caricato, sia pure in minore entità, perché di fatto il piede sprofonda e si mette completamente e progressivamente in contatto con il terreno.

Tenendo quindi la nostra raspa inclinata  rispetto al piano della suola realizziamo questo piano asportando una piccolissima quantità di materiale lungo tutto il perimetro da quarto a quarto. Infine smussiamo la parte più esterna della parete così finita con un piccolo roll di cui partecipa solo la parte più esterna pigmentata. Man mano che procediamo verso la parte posteriore del piede il piano, bevel, si accorcia mentre lo spessore di parete che partecipa del roll aumenta.

Quando il cavallo “sterza” la superficie più arrotondata ai quarti favorisce la manovra. Lo scalino o sporgenza della parete rispetto al piano della suola lungo tutto il perimetro assicura stabilità e direzione.                                                                                                     Fettone e barre partecipano del sostegno del peso e della stabilizzazione della traiettoria.

Non avevamo ancora parlato né di fettone né di barre. Se la parete è tenuta sotto controllo, corta, sia il fettone che le barre sono tenuti in funzione continuamente. Con il movimento le parti vengono sottoposte a continuo consumo. Materiale non si accumula e tutto lo zoccolo, si mantiene sano. A questo può concorrere l’opera di disinfezione con aceto e solfato di rame (vedi apposito articolo) di tutte le parti che appoggiano a terra.                                               Non dico che non sia necessario un intervento occasionale su fettone e barre. Trovate altre indicazioni su questo nella pagina “studio di zoccoli”. Ma si tratta di intervento occasionale e mirato. Se fettone, barre e piano della suola vengono sempre sottoposti all’intervento del coltello durante i pareggi significa che troppo viene tolto a scapito della soundness del cavallo oppure viene eliminato  materiale fradicio ed infetto che si accumula perché il cavallo vive costantemente su terreni umidi e sporchi o infine è limitato fortemente nel movimento.  Il rimedio non é il coltello. L’animale vive in condizioni misere di cui sono responsabili il proprietario o il gestore.

Con i prossimi articoli ci occuperemo direttamente ed espressamente dello zoccolo che ha abbandonato giuste proporzioni e corretta relazione fra le parti introducendo altri elementi di teoria. Nel frattempo rileggete la parte “studio di zoccoli”. Specialmente l’introduzione, suole e callosità, profondità delle lacune, sferratura.

Notate infine che abbiamo sempre lavorato “da sotto”. Con la suola del cavallo rivolta verso l’alto per intenderci. In ogni fase. E’ il modo corretto. Lavorare invece con la raspa da sopra, dall’alto verso il basso ha senso solo in particolari situazioni. Patologiche. Secondo determinate regole. Che vedremo insieme.

Ritardo nella formazione veterinaria

Nel numero 63 di “The Horse’s Hoof”, estate 2016 uno degli editori dopo avermi interpellato ha scelto di pubblicare la mia breve risposta ad una delle domande che da qualche tempo sempre più proprietari di cavalli, ed asini, si fanno non solo negli USA ma in Europa. “Sento che il mio medico non è preparato. Quale preparazione ha ricevuto. Su che libri ha studiato”.

Il barefoot, con la necessaria preparazione, tecnica, attesa, cura, accettazione del limite, l’igiene fisica e mentale che ne sono il fondamento  è un esempio della frattura che si è venuta a creare tra la scuola, i programmi, l’università ed il mondo reale.  Frattura che è comune ed appartiene alla scuola in genere ed è forse più marcata da noi in Italia.                                                                                           Tra le righe, la domanda che si fa il proprietario sempre più spesso è questa: “Il mio medico pare non comprendere  temi non appartenenti alla tecnica della produzione o all’espressione immediata della performance”.   Avevo dubbi sul fatto che una risposta così secca come quella che ho inviato fosse pubblicata. La pubblicazione, quindi la responsabilità assunta dall’editore, è prova della reale e sentita distanza che si è venuta a creare. Della necessità di adeguare programmi ed insegnamenti. Programmi che non possono comprendere le materie propedeutiche, la medicina e la produzione se non a scapito una dell’altra ma che dovrebbero almeno presentare un argomento chiave come la podologia almeno a chi sceglie di rivolgere la propria attenzione ai grandi animali di modo da non esporre chi ne incontra i problemi ad una silenziosa critica cui segue disaffezione. Grazie alla diffusione dei principi ed alle pubblicazioni facilmente reperibili di buon livello non è raro che il proprietario si trovi ad avere una conoscenza dello zoccolo superiore a quella del professionista che chiama. Una alternativa è la separazione delle competenze. Dolorosa per chi vede restringersi il campo operativo ma necessaria. E’ avvenuto ai medici con l’istituzione della nuova figura dell’odontoiatra una ventina di anni fa. Le figure del dentista e del pareggiatore sono sostanzialmente separate da quella del veterinario in vaste aree del mondo. E’ un fatto che le scuole ed i gruppi che si interessano della bocca e dello zoccolo non sono condotte da veterinari, un esempio sono Spencer La Flure e Jackson.

Da The Horse’s Hoof , estate 2016 con il cortese permesso dell’editore:

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Il pareggio in pratica – 3

presuppone lo studio dei precedenti 1 & 2

Abbiamo ridotto l’altezza dell’unghia. Abbiamo scelto di quanto tenendo conto del terreno, delle condizioni. Lo abbiamo fatto tenendo come riferimento il piano della suola, lungo tutto il suo perimetro.
Ma la suola a seconda del terreno, del movimento e dell’umidità può presentarsi coperta di materiale di diversa densità. Materiale da rimuovere quando gessoso e incoerente ma da lasciare al suo posto quando duro compatto e saldamente ancorato rappresenta una solida ed efficace protezione per una suola magari non tanto forte e spessa. Questo deposito si chiama materiale “di esfoliazione” e sarebbe abraso dal contatto con il terreno grazie ad un maggiore movimento.
Il piano della suola che vediamo può essere allora quello reale (vero) o apparente. Dobbiamo tenere in conto lo spessore del materiale di esfoliazione. Perché?
La lavorazione “di ribasso” della parete deve essere fatta con riferimento al piano reale (vero) della suola sottostante al materiale di esfoliazione altrimenti la parete rimarrà più “lunga”, suscettibile di rompersi. Lo spessore del deposito varia da pochi decimi a qualche millimetro, non è difficile indovinarlo. Basta un poco di pratica e dovrebbe essere compito del vostro insegnante o pareggiatore durante l’anno di accompagnamento al pareggio farvi notare la qualità e altezza degli eventuali depositi sulla suola “vera” e valutarne l’opportunità di rimozione.  Se non si è in grado di valutare lo spessore del materiale depositato sulla suola diventa necessario rimuoverlo ogni volta, fino a vedere la linea bianca da utilizzare come riferimento per poi accorciare la parete Questo è stato fatto per anni da  certificati pareggiatori e per anni cavalli hanno zoppicato dopo il pareggio resi sensibili a causa della rimozione del deposito sovrapposto ad una suola troppo sottile. L’aumento di sensibilità mortifica e riduce la capacità di movimento che dovrebbe stimolare la crescita di una suola più spessa.

Non togliete il deposito sotto la suola, fate muovere il cavallo e se non potete far muovere il cavallo lasciategli il deposito sotto le suole! Almeno d’estate. In linea di massima tutto ciò che non viene via con un netta piedi adoperato vigorosamente dovrebbe essere lasciato. Lasciato in attesa di una pioggia che renderà il materiale più morbido, inutile e facile da togliere.

Pensate. Se il cavallo non si muove abbastanza la sua suola non sarà delle migliori. Il movimento, la pressione che ne stimola la produzione, manca. E si riduce il consumo. La suola sarà probabilmente coperta da materiale durante la stagione secca. Anche la vostra pelle perde continuamente materiale, cellule morte, che vengono continuamente “a galla” e  perse. Se vi scottate il ricambio diventa visibile.

Il tessuto vecchio che non si stacca aiuterà la suola nella protezione del connettivo sottostante e delle strutture interne. Sul terreno duro e secco le pietre superficiali non affondano sotto il peso del cavallo. Al cambio di stagione o nel caso di una pioggia seria il terreno diventerà penetrabile e cedevole, le pietre saranno meno pericolose perchè potranno affondare o spostarsi almeno parzialmente. Non costituiranno più un ostacolo fisso. Con la pioggia il deposito sulla suola si ammorbidirà anch’esso e, non più utile meccanicamente diventerà invece motivo di proliferazione di funghi e batteri. Aiuteremo quindi il cavallo a liberarsene con il nettapiedi molto vigorosamente. Vedete che non nomino il coltello. Il coltello deve essere usato con cautela ed esperienza.

Ora, chiusa questa necessaria parentesi sulla suola torniamo alla parete e cambiamo la posizione di lavoro della raspa in modo da lavorare lungo la parete per tutto il perimetro dello zoccolo.

la rimozione di materiale lungo il perimetro. scheggiature, piccole deformazioni, accumuli in zone poco utilizzate. il fine NON è quello di rendere la parete di spessore uniforme, la parete è maggiormente spessa alla punta (o centro) come un arco o una balestra. è la successiva azione di finitura che dispone il breakover nella corretta posizione. l'insieme lascia una parete spessa e forte che non impedisce il movimento (vedi articolo successivo per la finitura)

la rimozione di materiale lungo il perimetro. scheggiature, piccole deformazioni, accumuli in zone poco utilizzate. il fine NON è quello di rendere la parete di spessore uniforme, la parete è maggiormente spessa in punta che ai quarti come un arco o una balestra. la successiva azione di finitura (bevel) che dispone il breakover nella corretta posizione da quarto a quarto passando per la punta. l’insieme lascia una parete spessa e forte che non impedisce il movimento (vedi articolo successivo per la finitura). nella fotografia l’asse minore dell’utensile è perpendicolare al piano della suola.

La corsa dell’utensile deve essere lunga e le passate sovrapposte. Altrimenti è impossibile raccordarle. Alcune imperfezioni si manifestano anche nello zoccolo migliore. Quanto più lo zoccolo è orientato in modo imperfetto tanto maggiore sarà la differenza di consumo tra la parte interna ed esterna (mediale e laterale) dello zoccolo. Dobbiamo allora lavorare la parete dalla parte che si presenta “più larga”. Il lavoro di ribasso precedente ha  posto in maggiore evidenza le imperfezioni. Per semplificare riportate idealmente sulla parte meno consumata la forma dell’altra e tenendo la raspa in posizione perpendicolare al piano della suola le bilanciate. Il fine non è quello di arrivare ad avere una parete dello stesso spessore lungo tutto il suo perimetro. Lo spessore della parete cambia procedendo dai quarti verso la punta aumentando. Una delle funzioni della parete è quella di riportare la capsula dello zoccolo alla forma di riposo dopo la deformazione subita sotto carico. La parete lavora come una balestra e le balestre sono più spesse, i fogli aumentano, man mano che si va verso il centro.

Mi rendo conto che questo può risultare in disaccordo con quanto scritto su alcuni vecchi articoli ad esempio quello di Tomas Teskey “Look at these Hooves” dove troviamo: “mi sforzo di lavorare la parete in modo che abbia lo stesso spessore lungo tutto il perimetro…”
Non mi interessa e non desidero una parete dello stesso spessore lungo tutto il perimetro, non voglio ridurne la resistenza e capacità elastica. Questo é il motivo per cui non lavoro dall’alto se non in particolari occasioni (vedi il pareggio in pratica 6).  Lavorando con la raspa come in fotografia lo spessore della massa della parete rimane sostanzialmente invariato. Abbiamo lavorato solo sugli ultimi millimetri vicini a terra. In un cavallo diritto con zoccoli simmetrici e consumo uniforme nemmeno su quelli.

Se siete confusi non preoccupatevi. Sarà tutto più chiaro quando parleremo della famosa “riduzione delle flare”.
Lavorando fino alla parte posteriore dello zoccolo da una parte e dell’altra e utilizzando se possibile alternativamente le due mani si eliminano piccole irregolarità e tutto assume un aspetto più regolare e curato.
Importante è tenere la raspa perpendicolare al piano della suola, almeno fino a quando non si è fatta sufficiente pratica. Dividendo le fasi e gli angoli di lavoro seccamente non si rischia di continuare ad asportare materiale da dove non si intende consapevolmente toglierlo. Per esempio non ridurremo ulteriormente l’altezza della parete già decisa in fase 1.

Abbiamo eseguito la “riduzione di capsula” o fase 2. Lo zoccolo è  pronto per la terza fase di lavorazione, quella di finitura della parete.

Il pareggio in pratica – 2

(presuppone la lettura del precedente,1)

La parete sporge dal piano della suola in egual misura lungo tutto il suo perimetro in un solo caso. Quando il cavallo è privo di difetti e appoggia il suo peso in modo uniforme sulla parte destra e sinistra dello zoccolo, atterrando e staccando correttamente. Se la produzione è anche essa uniforme la parete non potrà che sporgere egualmente in ogni punto.

Su quale sia il modo di atterraggio e decollo del piede “normale ed auspicabile” esistono pareri discordanti e si discute. Poiché c’è chi insiste e costruisce tutto il suo sistema ritenendo che l’atterraggio corretto sia quello di piatto credo sia utile soffermarsi. Tutti concordano sulla necessaria penetrabilità del suolo. Nessun animale uomo compreso é costruito per camminare sul cemento. Pur attrezzato di sistemi di ammortizzazione il cavallo non si è evoluto vivendo su cemento, asfalto o laghi gelati. Se non occasionalmente, il terreno è sempre in qualche modo penetrabile per un animale del peso medio di 500 kg.

Un umano atterra sui talloni e completa il suo appoggio e carico quando la parte anteriore del piede raggiunge il terreno, così fanno gli altri animali.  Nel cavallo quello che chiamiamo tallone non corrisponde anatomicamente al nostro ma avviene la stessa cosa e al variare della andatura e velocità di avanzamento l’atterraggio di tallone è più o meno evidente (ad una persona esperta e d’occhio allenato) quanto più il terreno è livellato e poco penetrabile.

Dopo l’atterraggio del tallone su un terreno duro e se il cavallo fosse fermo (questa è una contraddizione in termini necessaria alla spiegazione) la articolazione tra la terza e la seconda falange ruoterebbe intorno al suo centro molto velocemente (accelerazione) sollecitata contemporaneamente da un carico in aumento. Proprio su questo, una condizione immaginaria e non reale, che rappresenterebbe un problema, alcuni fondano la affermazione della necessità e naturalezza dell’atterraggio di piatto anziché di tallone. Se lo zoccolo atterra di piatto, la velocità angolare tra i segmenti ossei é minore.

Questa visione delle cose é speculativa.

Il tallone si comporta come un perno sul quale la terza e seconda falange ruotano insieme, almeno grossolanamente. Il terreno è o dovrebbe essere penetrabile. Il tallone tocca terra ma sprofonda immediatamente e tutto il resto del piede lo segue e affonda progressivamente . Interpretare questo come un atterraggio di piatto è una speculazione.

L’atterraggio di punta, al contrario, non è sostenuto da nessuno se non da qualche sconsiderato che osserva cavalli doloranti malamente ferrati o pareggiati, senza capacità di valutazione. Il cavallo atterra di punta quando è in salita ripida o quando atterra da un salto. Da un salto in alto e non in lungo come quando l’ostacolo è una siepe bassa. Si tratta anche in questo caso di occasioni. Sulla inopportunità dell’atterraggio di punta e sui suoi effetti non mi soffermo, vi rimando alla sezione “Sindrome Navicolare”.

Caricato convenientemente ad ogni passo su entrambe le parti, laterale e mediale (lato esterno “laterale e lato interno “mediale”) atterrando sui due  talloni simultaneamente  e staccando al centro, il consumo dello zoccolo rimane uniforme. Vedremo la parete sporgere dal piano della suola tanto a destra quanto a sinistra, tanto davanti quanto dietro. Il nostro lavoro consisterà nel ridurne l’altezza  lungo tutto il perimetro eguale misura. Se la riduzione di altezza è fatta bene la capsula rimarrà nello stesso assetto (pendenza) rispetto al piano di appoggio. Osservando di lato lo zoccolo prima e dopo il pareggio non noteremo nessuna variazione di pendenza. Nè cambierà il suo assetto se osservato ponendosi di fronte.

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una parete che si presenta consumata in modo uniforme lavorata di conseguenza.

una parete che si presenta consumata in modo uniforme lavorata di conseguenza; la finitura “bevel” é accentuata; vi invito a realizzare un piano di inclinazione minore, circa 30°, se lo zoccolo é sano.

Seguendo il piano della suola si ricrea o si mantiene l’arco caratteristico, palmare o plantare, dello zoccolo più visibile se la ripresa è laterale.

Anche in questo caso anatomicamente le parti che realizzano l’arco non corrispondono negli ungulati alle nostre ma hanno la stessa funzione. Un esempio di convergenza evolutiva. L’arco palmare o plantare è naturale nel piede scalzo ed è perfettamente visibile quando l’animale staziona su una piazzola . E’ assente nel piede ferrato solo perchè necessariamente il maniscalco “spiana” per creare la base di appoggio del ferro. Con esso si perde, tra le altre, la capacità di deformazione elastica dell’arco e parte della funzione ammortizzante della capsula cornea.

Il lavoro di ribasso della parete si effettua con la raspa quasi parallela al piano della suola, dalla punta verso i talloni incrociando e sovrapponendo le passate e lavorando di mano destra e sinistra alternativamente. Quasi parallela e non parallela perchè le pareti, destra e sinistra, vanno lavorate indipendentemente una dall’altra. Se si appoggia l’utensile su due punti si “spiana” più facilmente e si prepara lo zoccolo per l’appoggio del ferro, non se ne rispetta la forma tridimensionale. Ci si può trovare ad appoggiare l’utensile su due punti ma non è la norma. Pochi colpi dovrebbero essere necessari in egual misura da una parte e dall’altra se la frequenza dei pareggi è rispettata. L’idratazione del piede, la quantità di materiale da asportare, lo stato dell’utensile stesso fa scegliere quale parte della raspa usare.  Zoccoli secchi e pareti sottili o le zone dei quarti, dettano la scelta della parte fine per non sfibrare. Eccetera.

Chiamo questa fase del lavoro la “fase 1 o di ribasso”.

La maggior parte delle volte purtroppo non troviamo la parete uniformemente consumata. La parete appare più consumata a sinistra o a destra e molto spesso più consumata in punta che ai talloni. Consideriamo le due eventualità separatamente.

La parete si consuma più dalla parte sulla quale maggiormente grava il peso. Se lo zoccolo non è allineato con il corpo ma guarda verso l’esterno (cavallo mancino) la più caricata sarà la parte interna dello zoccolo e viceversa nel cavallo cagnolo. Questa condizione non è modificabile se non esteticamente a sfavore della meccanica.

Funny è una norica di 11 anni, di petto estremamente largo è fortemente cagnola.

Funny è una norica di 11 anni, di petto estremamente largo è fortemente cagnola. eppure  la giusta prospettiva le rende giustizia e gli zoccoli appaiono bilanciati; i talloni atterrano in simultanea proprio perché di differente altezza. non è così bella forse da ferma ma in movimento non ha molte difficoltà.

cagnolo

ancora funny con georgiana, stessa identica età! 11 anni!

ancora funny con georgiana, stessa identica età! 11 anni!

Di conseguenza il lavoro di ribasso ( fase 1 ) riguarderà solo, a seconda della gravità del difetto, la sola parte meno sottoposta ad usura. Sempre e per tutta la durata della vita dell’animale. Il tratto di parete meno consumato, se non ridotto con i pareggio è esso stesso motivo di ulteriore deformazione. La parete si deformerà o romperà a seconda della sua densità e resistenza. Continuamente sollecitata dalle forza di reazione al peso tenderà ad abbandonare la sua posizione rispetto alle strutture interne (flare). Non c’è molto da pensare e quanto va fatto è già chiaro prima di alzare lo zoccolo. Basta constatare che l’asse longitudinale dello zoccolo o degli zoccoli, non è parallelo a quello maggiore del cavallo, ci si aspetta di trovare un tratto più consumato dell’altro.

la parete si presenta consumata e diversamente danneggiata a destra, assai meno consumata e rotta a sinistra. il nostro primo intervento sta nella riduzione della parte destra. se questo fosse un anteriore sinistro il cavallo potrebbe essere cagnolo o mancino?

la parete si presenta consumata e diversamente danneggiata a destra, meno consumata  a sinistra; il nostro primo intervento sta ovviamente nella riduzione della parte a sinistra, se questo fosse un anteriore sinistro il cavallo sarebbe cagnolo o mancino?

Diverso e di più difficile interpretazione è il caso del consumo non eguale della parte anteriore e posteriore del piede. Spero che la lunga parentesi che segue sia utile a comprendere le difficoltà che si incontrano ed a porvi mano. Dobbiamo chiederci quale ne è il motivo e se ci è consentito “livellare” le parti come ci piacerebbe o vorremmo aver trovato senza arrecare un danno maggiore.

la foto è leggermente sfuocata ma potete notare che nella parte anteriore del piede la parete è a livello della suola mentre i talloni sono sporgenti e l'angolo di inflessione si trova spostato avanti rispetto alla parte posteriore del fettone. troverete questa foto anche nel prossimo articolo ma per ora l'accento può essere messo sulla cautela nel ribasso dei talloni.

la foto è  sfuocata ma potete notare che nella parte anteriore del piede la parete è a livello della suola.

Il consumo maggiore della punta può essere determinato non da un difetto del cavallo ma dalla andatura imposta dal cavaliere. E’ il caso di alcune discipline americane. Se il terreno è fortemente abrasivo, andatura imposta e terreno si danno una mano per consumare fortemente le punte. Più spesso però non è una andatura imposta ma lo stato di immaturità della parte posteriore del piede a creare sensibilità o dolore ed un conseguente atterraggio di punta. Ancora più frequente è la semplice infezione del fettone a costringere l’animale a caricare prima e maggiormente le punte nel tentativo di evitare fastidio alla parte posteriore del piede. In questi casi non possiamo ridurre l’altezza dei talloni a priori riferendoci ad un modello.

Un tallone più alto, per quanto sfavorevole meccanicamente ad un animale sano, è l’esito del minore consumo. Se debbo appoggiarmi ad un bastone la soluzione, se c’è, non è quella di togliermelo. Come non è quella di ridurre l’altezza del tallone ad ogni pareggio. La nostra attenzione deve essere rivolta alla ricerca della causa. L’igiene del posto, stato del terreno, l’eliminazione delle zone profondamente fangose, la disinfezione quotidiana, libertà di movimento. 

Non nego un intervento di riduzione della altezza della parete ai talloni rispetto al piano della suola all’angolo di inflessione, anzi. Sostengo che questo deve accompagnare il resto e non precedere, essere una azione mirata e progressiva. E’ uno dei nostri obiettivi quello di riportare i talloni ad una altezza accettabile e tutte le parti del piede ad una corretta relazione tra loro. Questo obiettivo non deve essere perseguito su un modello ma ragionato ed adattato alla circostanza reale. Diversamente creeremmo le condizioni per un peggioramento dell’atterraggio di punta.                               Un esempio. Un  fettone infetto fa si che l’animale cerchi di sottrarre la parte posteriore del piede dal contatto con il suolo. Il tallone si consumerà di meno. La soluzione non è quella di abbassare il tallone. La troviamo nella disinfezione e cura del piede e nell’igiene del suolo.

La profondità delle lacune laterali al fettone nella parte posteriore del piede ci aiuta ad elaborare un piano ed a verificare l’efficacia della nostra azione a lungo termine. La profondità delle lacune é in stretta relazione alla salute della parte posteriore del piede.  Se abbiamo lasciato il cavallo con lacune nella parte posteriore del piede a titolo di esempio di 25 mm. (badate bene intendo qui al lordo della sporgenza della parete dalla suola, il riferimento per la determinazione di quella che intendiamo profondità delle lacune è il margine della suola e non la parete) e lo troviamo dopo poco più di un mese con una profondità, sempre lorda, di 34 mm. chiaramente durante il periodo l’animale non ha usato e caricato la parte posteriore del piede. Di quanto prodotto ai talloni nel periodo, 9 mm, non è stato consumato nulla o quasi. Ribassare la parete ai talloni ( se questo abbiamo fatto) non è servito, il materiale si è riformato, nessun lavoro lo ha consumato e la situazione magari è peggiorata. La nostra scelta è da rivedere oppure dobbiamo considerare se il terreno o una altra variabile sono intervenuti. Se ritroviamo invece le stesse misure il cavallo ha consumato la parete che ha prodotto ai talloni. Quindi li ha usati!  Se ci atterra sopra significa che il disagio provato  è diminuito. Possiamo azzardare un ulteriore ribasso. (quanto e se nessuno ve lo può spiegare; é frutto della continua osservazione ed esperienza). Infine se troviamo misure inferiori a quelle della volta precedente? Invece di esultare andiamo a cercarne il motivo e potrebbe essere non piacevole. Quanto ha camminato, dove e come quel cavallo?

Questi esempi non esauriscono il tema, sono solo agli estremi delle varie possibilità.

Nettamente diverso è il caso contrario di consumo maggiore ai talloni. Anche in questo caso non si può prescindere dalla misurazione della profondità delle lacune. Misuriamo la profondità delle lacune sia nella parte posteriore del piede che all’apice del fettone. Se la profondità all’apice è maggiore che posteriormente siamo di fronte ad un accumulo di materiale sulla suola nella parte anteriore del piede. Ne può essere causa la posizione troppo avanzata del piede rispetto al corpo ed è maggiormente riscontrabile nei posteriori (sotto di sé). Mentre va ricercata la causa, e non è detto che ci sia una soluzione, è necessario intervenire subito riducendo lo spessore del materiale depositatosi impropriamente sulla suola nella parte anteriore del piede. Questo va fatto da un pareggiatore davvero qualificato tante sono le variabili ed i pericoli sottostanti. Lo zoccolo si presenta con una inclinazione veramente ridotta, la punta allungata in avanti, il tallone basso. Non si tratta di uno zoccolo laminitico ma deformato a causa della reiterata posizione ed andatura. La punta riportata indietro e l’eventuale rimozione di materiale sulla suola nella parte anteriore del piede consente all’animale di trasferire l’arto in una posizione più appropriata immediatamente se altre cause non lo impediscono. Come nel caso del consumo non simmetrico sulla parte laterale (esterna) o mediale (interna) dello zoccolo l’accumulo è esso stesso causa di ulteriore deformazione e sbilanciamento e deve essere rimosso.

in questo caso è stato sufficiente ridurre l'altezza della parete lungo tutto il perimetro ma soprattutto in punta per riportare la terza falange in una posizione più corretta rispetto al piano di appoggio. la profondità della lacune (considerando anche la parete) da maggiore all'apice del fettone è tornata ad essere maggiormente profonda in corrispondenza della parte posteriore del fettone. la suola e i suoi depositi, modesti, non è stata toccata. ne riparleremo con le piogge.

in questo caso è stato sufficiente ridurre l’altezza della parete lungo tutto il perimetro ma soprattutto in punta per riportare la terza falange in una posizione più corretta rispetto al piano di appoggio. la profondità della lacune (considerando anche la parete) prima del pareggio maggiore all’apice del fettone è tornata ad essere meno profonda rispetto a quella in corrispondenza della parte posteriore del fettone; i depositi sulla suola, modesti, non sono stati toccati. 

Il proprietario o comunque il neofita possono affrontare tutto questo se si dedicano con impegno e passione. Si dovrebbero limitare altrimenti al lavoro di ribasso quando il consumo è uniforme su tutto il perimetro o farsi istruire sul da farsi negli altri casi o meglio ancora far sistemare i “piani” ad un vero professionista in grado di spiegare i principi e motivi che lo guidano.

Quanto vogliamo infine che sporga la parete dal piano della suola? Questo è un altro punto “caldo”. E’ mia opinione che non ci sia né possa essere data una risposta con un numero. I famosi tre millimetri sono un valore medio che può essere valido o meno a seconda della penetrabilità del terreno e conseguente presa o grip, dal peso del cavallo e dimensioni dello zoccolo, dallo spessore della parete, dalla attività. Una parete sottile o compromessa non accetta infatti di essere lasciata lunga quanto una robusta. Un piano di appoggio duro non permette una parete protrudente che è utile invece su terreni penetrabili e scivolosi.

Vedete che anche volendo, trattare gli argomenti dando regole non è possibile. E’ necessario pensare ed adeguare l’azione alla situazione. Riassumendo il nostro obiettivo è quello di tagliare l’unghia proprio come fosse una delle nostre tenendo presente che lo zoccolo non è il piede di una ballerina ma la mano di un fabbro. Le unghie devono essere corte altrimenti si rompono si deformano e fanno male. Un’unghia può diventare più lunga dell’altra se utilizziamo una mano o un dito o una parte di più. Serve buon senso, la conoscenza e la valutazione obiettiva dell’ambiente e del cavallo.

Spero di avervi dato motivi di riflessione e modo di comprendere ciò che si presenta quando osservate uno zoccolo a terra e poi lo sollevate.

Con questo si esaurisce la fase 1 o di ribasso della parete. Nel prossimo articolo parleremo del contenimento della parete o “riduzione di capsula”.

Il pareggio in pratica – 1

Il lettore di lingua madre inglese che vuole collaborare e  può tradurre questi articoli è benvenuto.

Inizio a descrivere in dettaglio in una serie di articoli il pareggio del cavallo. Leggete  “ il pareggio di un gruppo di cavalli che vive in libertà a Pieve S.Stefano” per una visione d’insieme.
Se mi sarà possibile aggiungerò dei disegni agli articoli al fine di renderli più comprensibili.
Non pretendo di insegnare. Descrivo le mie impressioni e ciò che nel tempo mi ha permesso di ottenere dei notevoli risultati. Molti dettagli potrebbero essere aggiunti ma lo farete voi stessi come risultato della vostra applicazione.
Mi rivolgo al proprietario che desidera emanciparsi e far da sé ottenendo risultati comparabili o anche migliori di quelli ottenuti da un frettoloso o spesso improvvisato “professionista”.
Il presupposto, a questo livello, è un animale senza particolari problemi né difficoltà di manipolazione, sufficientemente diritto e sano oppure già instradato sulla via della riabilitazione.
Farò per forza di cose riferimento a situazioni anormali se non altro per renderne possibile l’identificazione.

Tutte le azioni di pareggio dovrebbero far seguito al prelievo del cavallo da uno spazio aperto. Il cavallo è certamente meno disposto a star fermo per il tempo che si rende necessario per il pareggio, 20 minuti o più, se ha patito una lunga restrizione del movimento in un box o in un piccolissimo recinto.
Per maggiore sicurezza è sempre meglio essere in due, avere un assistente che controlla l’ambiente circostante mentre voi siete “sotto il cavallo”. Se non altro in caso di incidente o bisogno si ha una spalla. Il ruolo primario dell’assistente è quello di favorire il lavoro disponendo e mantenendo il cavallo nell’assetto o posizione che meglio consente a voi di sollevare lo zoccolo. Deve sapere come fare arretrare o avanzare l’animale di pochi centimetri senza esercitare pressioni elevate e indisponenti, girare il cavallo in senso orario o antiorario, sapere mantenere la sua testa bassa o alta e spostarla verso destra o sinistra. Sono tutte azioni che alleggeriscono il peso che grava sull’arto e sullo zoccolo che si intende sollevare.
L’assistente deve mantenere l’attenzione sull’ambiente e sul compagno per essere tempestivo. Un affiatamento tra i due rende il lavoro notevolmente più celere e meno faticoso soprattutto se l’assistente prepara precedentemente gli zoccoli puliti e idratati. Soprattutto durante la stagione secca e nel caso di animali grandi, e ottima consistenza dei materiali, tenere a bagno gli zoccoli per alcuni minuti o addirittura per trenta minuti  consente di fare un lavoro altrimenti snervante o grossolano. Cavalli da lavoro con zoccoli grandi e forti come il TPR, Norico, Shire.. durante l’estate possono essere pareggiati durante una giornata di pioggia o in occasione della doccia.
L’animale si osserva mentre si va verso la piazzola.  Piazzola adeguata alle condizioni climatiche, riparata dal sole o dalla pioggia, dal fondo consistente e pulito. Ideale sarebbe per il cavallo avere un compagno sufficientemente vicino ma senza possibilità di interferire.
Di solito l’espediente “cibo per calmare” non è favorevole al lavoro. La testa si muove in continuazione, il peso del cavallo si sposta di continuo. Il cavallo veramente agitato non si corrompe con la carota che dura un attimo. A volte non la considera nemmeno.
La disponibilità del cavallo o la presenza dell’assistente elimina la necessità di tenere il cavallo “ai due venti”. Il cavallo costretto a mantenere la posizione può scalciare, muoversi avanti o indietro e lateralmente. Le corde o le catenelle che si sollevano o abbassano, avanzano o indietreggiano rapidamente sono un grave pericolo per chi è vicino e concentrato sulla zampa o su uno zoccolo. Il cavallo disposto ai due venti è indice di ignoranza, insicurezza e assoluta mancanza di horsemanship.
E’ piacevole e rassicurante invece osservare il binomio animale uomo libero da costrizioni e paure su una pavimentazione pulita e antisdrucciolo che può essere semplicemente di terra battuta. Il cavallo in capezza ma libero e la corda di guida disposta in modo da non creare intralcio, il pareggiatore intento al suo lavoro e l’assistente all’ambiente.

Solleviamo quindi il primo zoccolo per il pareggio dopo che tutti e quattro sono stati puliti. Di solito un anteriore. A volte il cavallo si prepara da sé spostando il peso sul lato opposto. Afferriamo il pastorale flettendo le nostre ginocchia, senza piegare troppo la schiena nè abbassare eccessivamente il capo avvicinandolo così al posteriore. Se il cavallo non darà segno di aver compreso, esercitiamo una pressione graduale  con la mano iniziando dalla spalla e scendendo lungo la zampa. Di riflesso quasi sempre l’animale solleva la zampa facilmente se il suo peso non grava proprio su di essa. Insistere é controproducente. Ogni tentativo deve iniziare allo stesso modo partendo dalla spalla.  Aiutare il cavallo a disporsi correttamente riduce i tempi e la fatica.
Se non é stato già fatto liberiamo dalla terra i quattro zoccoli in sequenza, li puliamo e se necessario li laviamo. Osserviamo quindi consumo, particolarità di tutti e quattro e, mentre li puliamo, già consideriamo il lavoro di pareggio da fare. Fin qui non abbiamo fatto altro che quello che facciamo tutti i giorni preparando gli zoccoli per la disinfezione o durante la stagione umida quando spostiamo il cavallo dal suo recinto ad una zona asciutta e pulita.

Pulire gli zoccoli, disinfettarli, consentire all’animale la permanenza su una superficie asciutta ameno parte del giorno costituisce un insieme di norme igieniche basilari. Così come necessario è lo spazio e il movimento, il fieno senza muffe, l’acqua pulita, la rimozione delle fiande.
L’igiene, fisica e mentale, deve appartenere all’animale ed al suo proprietario.
Il proprietario che non provvede e il professionista che non vede e per ignoranza opportunismo o meschinità non rileva, rendono inutile o un palliativo ogni altra cura, la medicina tradizionale o alternativa che sia e svuotano di ogni significato la parola naturale sostituendola con trascuratezza.

Continuando osserveremo una parete maggiormente sporgente dal piano della suola quanto meno il cavallo si è mosso ed ha coperto chilometri e quanto più tempo è passato dall’ultimo pareggio.
Il fondo sarà stato nel frattempo più o meno abrasivo. Le varie condizioni di umidità e penetrabilità compensano in diversa misura la crescita dell’unghia, della suola, del fettone consumandoli. Il pareggiatore è chiamato a ridurre la altezza della parete e eventualmente ad intervenire sulle altre parti riportandole ad un corretto rapporto quando ciò è impedito dalla mancanza di movimento sufficiente su terreno adeguato.
Con un sostanziale distinguo.
Mentre con il movimento il consumo avviene grazie a pressioni, forze, attrito che stimolano la crescita e la produzione di buoni materiali l’azione dell’uomo con i suoi attrezzi prescinde da questo.
Si taglia e si raspa ma non si stimola in alcun modo. Il pareggio non sostituisce l’allenamento e sviluppo delle parti conseguente al movimento ed alle pressioni esercitate sui tessuti che le producono.

Iniziamo il lavoro vero e proprio.  La prima fase consiste nel ridurre la altezza della parete rispetto al piano della suola adiacente lungo tutto il  perimetro. Con tecnica, accortezza, facendo scelte determinate caso per caso da ciò che troviamo, dall’ambiente. Questo sarà argomento del prossimo articolo.

Ordine Nazionale dei Biologi

Lo scorso mese di aprile 2016 ho provveduto a dare le dimissioni dall’Ordine. Con nostalgia un altro “pezzo di vita” è arrivato a termine. Non era necessario e le nuove, anche se semplici, incombenze dettate agli iscritti senza ritorno. La cancellazione rientra nella più vasta riorganizzazione del mio tempo. Chi cercherà quindi un riscontro della mia appartenenza all’Ordine non lo troverà più se non, forse e solo, per motivazioni di segreteria ONB fino alla fine dell’anno 2016. Laureato nel ’77 ho abbandonato il CNR presto per imboccare altre strade. Mi sono iscritto in seguito all’Ordine nel ’99 per assumere la responsabilità di un laboratorio.  Ora dopo altri 17 anni il numero 048668 se ne va in pensione. Anche se Biologi si rimane per tutta la vita.

La “riorganizzazione” riguarda anche l’abbandono di altre associazioni. Preferisco dedicare tutto il mio tempo al mio personale modo, diretto e senza intermediazione,  per la formazione di giovani e diffusione del sistema barefoot ed ironfree in genere.

Resto nella American Hoof Association per rimanere vicino a Pete Ramey ed a Gery White, resto disponibile per coloro che come pareggiatore o ad altro titolo ritengono la AHA degna di considerazione e interesse.

Parassiti e loro controllo

La lettura di questo articolo dovrebbe essere preceduta da quella di : “A Parasitological Study of a Herd of Horses in Italy”

Parassiti- Ospiti !IN!desiderabili

I parassiti interni sono onnipresenti e una tegola che il cavallo deve sopportare ?
Comportano un qualche beneficio? Sono simbionti? Stimolano?                  Non credo. I cavalli rinselvatichiti sembrano più scarsamente parassitati. Cosa significa questo? E perchè? Come possiamo mettere in relazione mustang e domestico su questo? Cosa possiamo imparare?

Genetica – Selezione

I selvatici sono sottoposti alla pressione della selezione. I meno competitivi, e coloro che portano con sé una carica di parassiti lo sono certo meno, hanno più ridotte probabilità di sopravvivere nella carestia e di trasmettere alla discendenza il loro patrimonio genetico. I più fortunati invece vedono con la capacità di rispondere efficacemente all’infezione quella di riprodursi. Il territorio. L’ambiente vasto ed a vegetazione sparsa dell’areale colonizzato dai mustang fa si che gli animali ripassino dove hanno deposto feci e e con esse le uova dei parassiti difficilmente o dopo molto tempo. Con la siccità ed il caldo, non con il freddo e la neve, le larve raggiunto lo stadio infettante esauriscono presto le loro scorte alimentari e si disidratano. La temperatura alta accelera i processi metabolici. Poche settimane e muoiono. Durante l’inverno la maggiore scarsità di cibo fa si che gli animali si spostino e coprano grandi distanze. Anche se la vita del parassita allo stato larvale nel terreno si allunga, ammesso che l’uovo si schiuda, non incontrerà un cavallo. Durante l’estate gli animali sono più stanziali e rallentati dai puledri ma i parassiti sono sfavorevolmente colpiti dalla siccità e dal caldo che appunto accelera il loro metabolismo e li disidrata rapidamente. Il risultato è che gli eventuali parassiti adulti ospitati all’interno del cavallo, o asino, completato il loro ciclo di vita, non vengono rimpiazzati da altri sotto forma di uova o larve con il pascolo. I parassiti non si moltiplicano nell’ospite come invece fanno batteri e virus, hanno bisogno di un passaggio nell’ambiente esterno e a seconda dei casi di un ospite temporaneo.

Perchè invece il domestico è quasi sempre più infettato?

Il parassita e le verminosi pesanti sono quindi il risultato dell’antropizzazione, della scarsità di spazio a disposizione, della mancanza di selezione. Il carattere “ resistenza alle verminosi” come espressione di maggiore capacità del sistema immunitario non è tenuto in conto dagli allevatori che non ne conoscono nemmeno l’esistenza.                                Non credo, non è provato e fino a che non lo sarà è una invenzione di comodo che nel cavallo domestico i parassiti intestinali o dello stomaco o di altri sistemi svolgano una qualche positiva funzione. Semmai il loro sistema immunitario è continuamente stressato e distolto dal prepararsi e combattere contro altri obiettivi .

Il caso del cavallo domestico scarsissimamente infettato o che addirittura appare “vuoto” all’analisi?

All’osservazione di una bassissima carica di parassiti, o addirittura alla mancanza di uova nelle feci di alcuni cavalli, il 10% della popolazione nella mia esperienza, do due motivazioni :                                                                    La prima, favorevole, sarebbe la particolare resistenza dell’individuo. La riscontro solitamente associata al generale stato di salute ed alla posizione dominante nel branco. I cavalli “vuoti” di Asvanara sono i dominanti. I cavalli “pieni” di Asvanara sono quelli che occupano una posizione bassa nella gerarchia.   (leggete il rapporto sulla infezione del branco di Pieve S.Stefano)                                                                                                                  La seconda, molto meno desiderabile, è la scarsa condizione dell’individuo, spesso prossimo alla morte. Mi è capitato, ed è osservazione di altri tra cui l’amico vet. Cesare Ninassi, di osservare conte di uova pari a zero in animali deboli ed alla fine. Quasi che nemmeno i parassiti trovino conveniente un albergo di tal fatta.

In sostanza la verminosi non è auspicabile ma è comune risultato della esposizione in un ambiente dai confini limitati di un animale normalmente dotato ed in apparente buona salute.

Osservazione e controllo

L’osservazione e stima della verminosi necessita di strumenti, conoscenza e tempo.
E’ molto facile e comodo prescrivere farmaci più o meno adatti. Il cliente crede di avere provveduto, il farmacista ha venduto, il produttore prodotto, il prescrivente sollevato dalle responsabilità, il cavallo ha subito.
Una delle molte riconosciute cause di laminite è l’intossicazione. Il farmaco e la morte di milioni di adulti e di larve liberano una grande quantità di tossine che possono valicare la barriera dell’epitelio intestinale a causa delle stesse lesioni create dai parassiti. In questo i piccoli strongili sono i più aggressivi e per questo più dannosi e mortali. Si nutrono infatti del chimo ma anche dei tessuti e del sangue. I piccoli strongili sono nello stesso tempo quelli che hanno sviluppato maggiore resistenza nei confronti dei vari farmaci, in special modo più vecchi e da tempo utilizzati. Sono ubiquitari e parassitano animali di ogni età e condizione. Controllo delle verminosi vuol dire quindi oggi controllo degli strongili. Anche nei puledri, afflitti da ascaridi gli strongili sono presenti in quantità. L’utilizzo di farmaci non effettivi nei riguardi degli strongili significa selezione di ceppi resistenti fin dalla più tenera età quando in buona fede il proprietario ed il professionista sono concentrati sul pericolo ascaridi. Se un ceppo di strongili è resistente lo è anche a ripetuti assalti con farmaci poco efficienti, anzi ogni volta se ne favorisce maggiormente la selezione.

Cosa significa resistenza

Per resistenza si intende la capacità di sopravvivenza alla azione del farmaco. Un parassita nel suo ambiente è limitato dalla presenza degli altri. Se è resistente mentre molti intorno muoiono avrà poi vita più facile e maggior motivo e agio di moltiplicarsi. Il farmaco ha provveduto alla selezione del più adatto nella circostanza.
Utilizzare farmaci più datati, quelli di generazione precedente ai lattoni (ivermectina e suoi derivati), è corretto quando, tramite l’analisi, se ne ricerca e dimostra la persistente capacità abbattente. Per convenzione si ritiene efficace il farmaco capace di abbattere non meno del 98% degli adulti. Diversamente si continua nella selezione, sconsiderata e determinata dall’ignoranza, dei vermi del decennio, i ceppi dei piccoli strongili resistenti.
La presenza di soli strongili non resistenti nel nostro cavallo domestico attuale e quindi l’efficacia dei farmaci di vecchia generazione è ormai episodica e constatabile in enclave di animali isolati dal contatto con altri da molto tempo.

Poichè è già molto difficile che i cavalli vengano avviati ad una conta delle uova nelle feci (FEC) al fine di quantificarne l’infezione è velleitario credere nella diffusione capillare di tecniche di controllo e determinazione dell’infezione e della capacità abbattente del farmaco prima e dopo la sua somministrazione con il raddoppio dei costi.
L’uso del farmaco maggiormente efficace, l’ivermectina e suoi derivati, è quindi l’unica soluzione pratica proponibile salvo eccezione. Eccezione rappresentata dal proprietario che, sperando di essere fortunato e avendo un cavallo o gruppo di cavalli separato, desidera conservare l’efficacia del farmaco più “moderno” più a lungo.
Alcuni farmaci, delle varie classi, possono rimanere in vendita, nonostante la più ridotta efficacia, per inerzia o motivi commerciali. Fino a che c’è l’acquirente rimane l’offerta. Solo la manifesta grave dannosità ne determina l’abbandono. Nel caso dei farmaci antiparassitari la causa (il farmaco) e l’effetto (il danno) non possono essere facilmente associati. Specialmente se si tratta di resistenza.

Che fare?

– Possiamo verificare periodicamente lo stato dell’infezione tramite la analisi coprologica “quantitativa” Mc Muster grazie agli istituti di igiene e profilassi o presso il laboratorio di pochi professionisti, biologi o veterinari che siano, che conoscono la metodica e la sanno condurre.

– Tenendo presente che ogni animale ha il suo proprio livello di infezione e presto ritorna ai “numeri” precedenti se non cambiano le condizioni di gestione si decide poi se trattare o meno con un farmaco di ultima generazione. Ivermectina e /o derivati.

– L’uso di una associazione farmacologica consente di combattere al tempo l’infezione sia di vermi tondi che di piatti ( Ivermectina + Praziquantel ) , esempio commerciale è l’Equalan Duo. I vermi piatti non sono normalmente riscontrabili alla osservazione microscopica ma facilmente ci sono e sono evidenziati da altri tipi di analisi, antigene anticorpo, più cari e difficilmente attuabili in modo esteso e tale da soddisfare la massa.

– L’animale prostrato o il giovane puledro che si ritiene possa essere gravemente parassitato necessita di ulteriori cautele al fine di non incorrere in fatalità determinate dalla simultanea morte di un eccessivo numero di parassiti. E’ il caso degli ascaridi se presenti in grande numero che dovrebbero essere attaccati con dosi dimezzate più di una volta.  E’ l’unico caso pratico. Quando si tratta di strongili utilizzare dosi ridotte favorisce l’insorgere di resistenza.

– Un cavallo laminitico cronico dovrebbe parimenti vedere valutata con rigore e conservativamente la somministrazione di qualsiasi farmaco.

L’IGIENE e la selezione sono determinanti. Come è poco coerente pensare di controllare l’infezione restando in un ambiente fortemente contaminato è auspicabile l’adozione delle basse letture FEC (fecal egg count) come condizione per l’avvio alla riproduzione.                                                                         La rotazione dei campi, il pascolo associato con altri erbivori, lo spargimento di letame associato alla rimozione programmata per alcune settimane d’estate degli animali riduce l’esposizione alla reinfezione continua.

Il proprietario

Il proprietario consapevole ed avveduto ha un importante ruolo nel determinare l’orientamento professionale. La richiesta di maggiore specializzazione spinge all’aggiornamento e formazione di capacità di analisi.                                                                                                                     Analisi che soprattutto i gestori e allevatori di animali dovrebbero essere capaci di condurre in modo indipendente. Il mondo anglosassone e soprattutto americano anche in questo è avanti e non sono pochi coloro che realizzano un risparmio nell’acquisto dei farmaci associato alla migliore programmazione .
Le case farmaceutiche mentre con i loro settori commerciali continuano a proporre vecchie soluzioni tramite i loro settori ricerca stimolano ad uno utilizzo mirato alla conservazione dell’efficacia residuale dei più moderni farmaci limitando i trattamenti:

– agli animali che si ritiene siano in maggiore e seria necessità.

– utilizzando farmaci di comprovata efficacia nella situazione e caso

L’uso “a tappeto” di farmaci non conviene a nessuno e riproduce il dramma della resistenza agli antibiotici.

La metodica Mc Muster di analisi per la determinazione della carica infestante è facile da condurre. Sul sito bitlessandbarefoot sezione letture trovate pagine dedicate e letture consigliate. Prima fra tutte per semplicità e chiarezza “Bad Bugs” pubblicata su “The Horse”, che posso inviare a richiesta. Dodici articoli logici e conseguenti scritti da veterinari americani qualche anno fa. Pensati per il proprietario al fine di migliorare le condizioni degli animali e garantire loro un futuro meno…parassitato.

The Barefoot Trimming of a Herd of Horses That Live In Large Open Spaces

 

L’originale in italiano segue la traduzione in inglese. Translation in english thanks to Shona Hagger. 

The Barefoot Trimming of a Herd of Horses That Live In Large Open Spaces.
Barefoot Trimming Practice.

Pieve Santo Stefano. February 13th -14th 2016.
Summary and comments of activities.
At the 2016 barefoot trimming weekend in Pieve Santo Stefano fifteen horses were trimmed and fourteen people of different ages, physical condition and preparation took part. It was evident to everyone the need to satisfy the following important requisites:
First, physical strength, and the ability to put yourself in the different positions necessary for the work of cleaning and trimming: flexibility.
This can be obtained simply through regular cleaning and disinfection of hooves, which should be more frequent if the animals have restricted movement. Second, manual dexterity in using the tools. At this level, we are only using the rasp, which must be of good quality and in good condition. The beginner can practice a series of manual activities that include the use of tools. Working on wood, smoothing surfaces, creating curves and making simple joints. The eye, dexterity and speed will increase rapidly. Then learning to place the animal properly balanced on three feet with the hind legs the correct distance apart and forming a triangle of support.
These all provide an important initial advantage and the necessary conditions to start trimming. The use of sand paper between trims helps train the owner in manual dexterity and position and lengthens the time between professional trims. Sanding should be followed by the use of the fine side of the rasp and then the coarse side and so on.
But, back to the conditions, having developed the ability to withstand the weight of the hoof, to have the animal standing properly and knowing your tools now you need a work plan. Hoof knowledge, knowledge of the function of each part and understanding the work to be done to deal with the growth not worn down by the horse or donkey in daily movement.
The Asvanara horses showed participants how little remains to be done by man to animals that live free in large spaces. Not that this ‘little’ is unimportant or easy. The less there is to do in the trim the easier it is to make blunders.  More over if the foot is in rather precarious conditions even inexpert trimming can perhaps lead to some positive results. Horses who have the freedom to move in large spaces need fewer trims over time. Edwin Wittwer’s Asvanara horses had not been touched since the end of the previous season, for five months. On various terrain of forest and meadow, but not soft and muddy, if not in some areas,  drained thanks to a long dry winter, their frogs were acceptable despite lack of daily or weekly disinfection, their soles were free of exfoliation material and included bars protruding from the sole surface just enough to perform their function, which, among others, is to partly support weight and provide grip.

The walls, worn down with continuous motion, allow the other parts of the hoof to perform their job correctly. A short wall  leaves the other tissues in contact with the ground, active, abrasive, clean, healthy.
We did not see any horse with chalky deposits on the sole, so common in shod or barefoot horses stuck in a small yard or in a stable and deprived of the necessary increased activities with man. No frog corroded by infection despite the season, with its dampness although the rainfall this winter has been scarce. No bar that grows insistently downward in search of load redistribution. Inactivity, or the wall left too long in relation to the penetrability of the ground, on the contrary reduce the function of the frog, sole and bars resulting in weakness, infection and excess growth. No frogs, no bars and no sole were touched in two days.
In no horse.
Remember. Only one horse showed signs of chronic laminitis. I intervened on that horse but did not have the opportunity and time to discuss the disease with the attendants. Beginners.
We restricted ourselves to work on the wall ‘adjusting’, height, reducing just a little and in some cases not at all; reducing the height of the wall sections where due to defects of balance the wall was of different heights on the medial or lateral side. The pigeon-toed horse, loading the outer wall (lateral) of the hoof requires the reduction of the inner wall (medial) and vice versa, the left-footed. If it were possible and necessary the hoof wall was reduced all around the perimeter. Where the toe was more consumed than the heel, the heels were gently lowered, taking into account the desirable position of the solar surface of the third phalanx towards the land but also the stabilizing function of the heels in penetrable soils and possible increased sensitivity and resulting toe landing caused by over trimming in the case of insufficient maturity and density of the rear part of the foot. To this end we introduced hand measurements, signs and drew lines to help provide information for determining the quality of the rear part of the foot and its support platform.
The reduction of the eventual height of the wall, the consideration on the heels and their height I also explained in the classroom to establish a common and repeatable language useful for the transfer of information as an operational first step.
Subsequently working with the rasp in a plane perpendicular to the first we eliminated, over the whole perimeter, all the excess from the ideal foot, making it roughly equidistant from the outer edge of the sole. We also highlighted through contour drawing how this ideal and the work of each trimmer is affected by individual perception. The work of one cannot be, because of a different perception of reality, identical to the work of another even if the average thickness of the wall is imagined by both to be that of the wall portion comprised between the quarter and the toe. We named this step 2, we created a length of the wall or part of it perpendicular to the support plane. This way we identify two points close to each other on the wall, one in contact with the ground plane, the ground or the concrete of the yard, the other a short distance above it which, together with the point where the changed slope of the wall would identify the mass of the wall possibly removable for the reduction of flare and ‘harmonization’ of the sections of wall with one another. Possibly, because it is not said this always occurs nor that it is always desirable as it is not always desirable to make a more elastic and yielding hoof capsule. In my teaching and operating system the owner or the beginner should still refrain from this and limit themselves to the first step intended to reduce the height of the wall, the second step intended to contain it as described and finally the realization of the ‘bevel’. Working in steps 1 and 3 from below and in step 2 in contrast, with the hoof resting on a tripod or held in the air while the other hand works.
In operational step 3, we performed the wall finishing work. Not the famous roll, of which we have discussed limits of use and method of execution, but with a bevel or a plane with its origin in the water line and at an angle of about 30 °- 45 ° to the support surface. This bevel useful to redirect the forces applied by the ground to the wall for the benefit of the containment. A bevel that horses present in the vast majority of cases when sufficiently free to move on penetrable ground. Grass, soil, sand, stones. In our case at Asvanara it came down to redoing a bevel already present after reducing (though not always and not on all the perimeter) the height of the wall. Then just to round off the sharp edge which is generated for the safety and prevention of accidents in contact between one horse and another. Not much, just what was needed.
We described how with the bevel we create the breakover in a mechanically more favorable area.
The work, even though executed by beginners under tutors and many horses was possible despite the weather because a covered concrete yard was available. You cannot put enough emphasis on this last condition for the necessary smooth operation of a trim. The homogeneity of the condition of the horses should draw attention to the direct relation of the environment with the general state of the hoof.
In the future and other articles I would like to see these work steps efficiently. Referring to an healthy horse and the owner at work.

 

Pratica di pareggio. Pieve S.Stefano. 13-14 febbraio 2016. 

Riassunto e commento della attività.

Al fine settimana a Pieve S.Stefano ed al pareggio di una quindicina di cavalli hanno partecipato persone di diversa età, condizione fisica,  preparazione. Si è resa evidente a tutti la necessità di soddisfare numerose condizioni.

Prima, la forza fisica e capacità di disporsi nelle varie posizioni utili al lavoro di pulizia e pareggio. A questa condizione ci si prepara semplicemente grazie alla pulizia e disinfezione degli zoccoli che dovrebbe essere tanto più frequente quanto più gli animali rimangono in restrizione di movimento. Seconda, la capacità di utilizzo degli attrezzi. In questo caso la sola raspa che deve essere di buona qualità ed in buono stato. Il principiante può esercitarsi in una attività manuale che comprenda l’uso degli attrezzi. Il lavoro su legno, la realizzazione di superfici piane, curve, semplici incastri. L’occhio, la manualità, la velocità aumentano rapidamente. Segue la capacità di disporre l’animale correttamente ben stabile su tre arti con i posteriori distanti tra loro e quindi in grado di formare un bel triangolo di appoggio.

Tutto ciò costituisce un grande vantaggio iniziale anzi è condizione necessaria al lavoro di pareggio. L’uso della tela smeriglio tra un pareggio e l’altro allena il proprietario e allontanerebbe i pareggi professionali uno dall’altro. Dovrebbe seguire l’utilizzo della parte fine e quindi grossa della raspa e così via.

Ma, tornando alle condizioni e sviluppata la capacità di sopportare il carico della zampa, disporsi e disporre l’animale nel modo corretto e conoscendo l’attrezzo, necessita un piano di lavoro. La conoscenza dello zoccolo, la conoscenza della funzione di ogni sua parte e l’individuazione del lavoro da compiere per fare fronte a quanto non consumato dal cavallo o asino nel movimento.

I cavalli di Asvanara hanno dimostrato ai partecipanti quanto poco rimanga da fare  all’uomo ad animali che vivono liberi in grandi spazi. Non che questo “poco” sia di scarsa importanza o facile. Quanto meno c’è da fare nel lavoro di pareggio tanto più facile è compiere errori grossolani, quanto più lo zoccolo è invece trascurato tanto più il lavoro anche poco esperto può condurre ad una situazione migliore. I cavalli con possibilità di muoversi in grandi spazi necessitano di pareggi più lontani nel tempo. I cavalli di Edwin Wittwer, Asvanara, non venivano toccati dalla fine della stagione precedente, da cinque mesi. Su terreni vari di bosco e prato, penetrabili ma non nel fango, drenati anche grazie ad un inverno a lungo secco, hanno mostrato fettoni accettabili nonostante la mancanza di disinfezione, suole libere da materiali di esfoliazione, barre contenute, pareti protrudenti dal piano della suola quel tanto che basta a svolgere la loro funzione, tra le altre, di parziale sostegno del peso e grip.

Le pareti, consumate dal continuo movimento, lasciano svolgere correttamente alle altre parti il loro lavoro. La parete corta lascia che gli altri tessuti si mantengano a terra, attivi, abrasi, puliti, sani.

Non abbiamo visto nessun cavallo con depositi di materiale gessoso sulla suola, così comune nei ferrati o nei cavalli scalzi mortificati in un campetto o in un box.  Nessun fettone corroso dall’infezione nonostante la stagione, umida anche se le precipitazioni questo inverno sono state scarse. Infine nessuna barra che prepotentemente cresce verso il basso alla ricerca della redistribuzione del carico. L’inattività, o la parete lasciata troppo lunga in relazione alle condizioni di penetrabilità del terreno, al contrario tolgono dalla funzione fettone suola e barre con conseguente indebolimento, infezione ed accumulo. Nessun fettone, nessuna barra, nessuna suola è stata toccata in due giorni. In nessun cavallo.

Ci si è limitati al lavoro “di aggiustaggio” sulla parete, riduzione dell’altezza di poco ed in alcuni casi nulla. A ridurre l’altezza di tratti di parete quando a causa di difetti di appiombo si presentava diversa sul lato mediale o laterale. Il cavallo cagnolo, caricando maggiormente la parete esterna (laterale) dello zoccolo necessita la riduzione della parete interna (mediale) e viceversa il mancino. Se possibile e necessario si è ridotta la parete su tutto il suo perimetro. Nel caso di parete più consumata in punta che ai talloni, i talloni sono stati abbassati gentilmente tenendo in conto la posizione desiderabile della faccia soleale della terza falange nei confronti del terreno ma anche la funzione stabilizzante nei terreni penetrabili e la eventuale maggiore sensibilità e conseguente atterraggio di punta determinato dal loro ribasso nel caso di insufficiente maturità e densità della parte posteriore del piede. Abbiamo introdotto a tal fine gesti, manualità, segni, utili alla determinazione della qualità della parte posteriore del piede e della sua piattaforma di appoggio.

Successivamente lavorando con la raspa su un piano perpendicolare al primo abbiamo eliminato su tutto il perimetro quanto fuoriusciva dall’impronta ideale. Abbiamo anche evidenziato disegnandolo  questo contorno ideale ed quanto il lavoro di ognuno risenta della percezione individuale. Il lavoro di uno non può essere, a causa della diversa percezione della realtà, identico al lavoro di un altro. Nel fare questo, e nominiamo la fase, fase operativa 2, creiamo un tratto nella parete o lungo una parte di essa perpendicolare al piano di appoggio.  Identifichiamo così due punti ravvicinati sulla parete, uno a contatto con il piano di appoggio, il terreno o il cemento della piazzola, un altro poco distante al di sopra di esso che, insieme al punto dove la parete cambiasse di pendenza identificherebbe la massa di parete eventualmente asportabile per la riduzione della flare e “armonizzazione” dei tratti di parete uno con l’altro. Eventualmente, perchè non è detto questo si verifichi né che sia sempre desiderabile non essendo sempre desiderabile rendere più elastica e cedevole la capsula cornea. Capsula cornea che aumenta di spessore naturalmente procedendo dai quarti verso la punta, dove raggiunge lo spessore massimo. Nel mio sistema didattico ed operativo il proprietario o il principiante dovrebbe astenersi comunque da questo e limitarsi alla fase 1 intesa alla riduzione dell’altezza della parete, alla fase due intesa al suo contenimento (eliminazione delle parti di unghia deformate)  ed infine alla realizzazione del “bevel”.

Con la terza operazione, fase operativa 3, abbiamo eseguito il lavoro di finitura della parete. Non il famoso roll, di cui abbiamo discusso limiti di impiego e modalità di esecuzione, bensì con un bevel ovvero un piano con origine nella water line e ad angolo di circa 25°-30° con il piano di appoggio. Bevel utile a reindirizzare le forze applicate dal terreno sulla parete a beneficio del contenimento. Bevel che i cavalli presentano nella stragrande maggioranza dei casi quando sufficientemente liberi di muoversi su terreni penetrabili. Prato, terra, sabbia, pietrame. Nel nostro caso ad Asvanara si è trattato di rifare un bevel già presente dopo avere ridotto non sempre e non su tutto il perimetro, l’altezza della parete. Per poi arrotondare appena lo spigolo vivo che si genera a solo vantaggio della sicurezza e prevenzione di incidente nel contatto tra un cavallo e l’altro. Non molto ma ciò che era necessario.

Abbiamo descritto come con il bevel si realizzi il breakover nella zona meccanicamente più favorevole.

Il lavoro, sia pure eseguito da principianti sotto tutor e su parecchi cavalli è stato possibile nonostante le condizioni atmosferiche perchè era disponibile una piazzola in cemento coperta. Non si può mettere accento sufficiente su questa ultima condizione necessaria alla buona esecuzione di un pareggio. L’omogeneità della condizione dei cavalli dovrebbe richiamare l’attenzione sulla relazione diretta ambiente e stato generale dello zoccolo.

Nei prossimi articoli “il pareggio in pratica” le varie fasi di lavoro sono analizzate una per una.

Asvanara. Allegra tra i partecipanti al workshop. sabato, 13 febbraio 2016

Asvanara. Allegra tra i partecipanti al workshop.
sabato, 13 febbraio 2016

Come scegliere la bitless. Misure.

Susan vi fa vedere come prendere le misure per ordinare una bitless.

La pagina cui accedete tramite il link è tratta dal suo sito, cugino di questo, dedicato in parte alla condotta del cavallo senza imboccature e parte al barefoot ed agli accessori. La bitless è un attrezzo semplice, può essere in biotane o in cuoio. Sono state disegnate molte capezze ognuna con la sua particolarità. Vari modelli incontrano, magari per brevi periodi, il successo commerciale. La “bitlessbridle” di Cook credo conservi la sua originalità ed esprima efficacemente la sua funzione senza nessuna leva o effetto costrittivo. Io la utilizzo con i miei cavalli attaccati in condizioni più penalizzanti, agli effetti del controllo, rispetto a quella incontrata dal cavaliere. Non ho nessuna possibilità di utilizzare le redini come il cavaliere, le redini passano all’interno degli anelli o chiavi porta redini sul reggipettorale e poi sul sellino senza potere essere orientate. La redine della “bitlessbridle” di Cook accompagna esercitando una pressione piuttosto che tirare il muso nella direzione desiderata grazie all’incrocio sotto il mento del cavallo. Pensate alla vostra mano quando si poggia sulla spalla del vostro amico per invitarlo in una direzione. Altro sarebbe tirarlo per la camicia o la giacca, questo fa un’altra capezza qualsiasi. Se ci pensate anche la capezza Parelli porta l’attacco per il moschettone sotto di se, la corda di guida non è assicurata lateralmente ma sotto di essa. Questo è il principio comune, altre innumerevoli motivazioni portano a deviare da esso e hanno, o sembrano avere, una loro motivazione. Nascono così accessori di ogni tipo che aggiungono o deformano le due capezze, Cook e Parelli, con anelli e rimandi che moltiplicano la forza applicata dalle mani del cavaliere o conduttore a terra esercitando pressioni più elevate. Anche la capezza Parelli può essere usata energicamente, questo aprirebbe un nuovo argomento che sarebbe meglio moderato da un istruttore Parelli o dal grande Edwin Wittwer che di quel sistema ha fatto parte per tanto tempo.

Quello che fa Edwin Wittwer o Parelli o Honza o Nevzorov o tanti amici come Michela Parduzzi o Gianluca Balzani con i loro limiti ed entusiasmo con una capezza Parelli o la “bitlessbridle” di Cook o semplicemente con un collare o addirittura senza sono la dimostrazione di quanto ci si possa divertire e sperimentare con un animale come amico e compagno. Nel continuo parallelo con Messner ed il superamento degli accessori meccanici in arrampicata che è divenuta libera nel rispetto della montagna. La necessità di ginnasticare un animale trova la sua soluzione nel libero movimento, nell’assetto indipendente e certo aiuto in qualche tecnica. Senza la necessità di una imboccatura che si può imparare ad usare ma rappresenta comunque una catena che, come la ferratura, è un male non necessario a noi, mortificante se non doloroso per l’animale.

http://www.bitlessandbarefoot.com/how-to-measure-for-a-bitless-bridle.php

infine se avete problemi scrivetemi oppure scrivete a lei: l’indirizzo di posta elettronica di Susan é : bitlessandbarefoot@gmail.com

Non confondete i siti! Questo, il mio, si chiama bitlessandbarefoot-studio e porta la desinenza .org perché è essenzialmente didattico e per differenziarsi da quello di Susan Duckworth. Siamo entrambi felici di questa similitudine.

 

Alimentazione, nutrire lo zoccolo – “Feeding the Hoof”, Pete Ramey

Alimentazione, “Feeding the Hoof” 7-30-08 Pete Ramey

Copyright 2008

“I have constantly been both praised and criticized for my refusal to stop learning, changing and evolving. Some people appreciate it when I admit to my mistakes. Others use it against me. I take the good and the bad words in stride; I am who I am, and people don�t motivate me anyway- it�s the horses! As for the horses in my care, my motivation comes not from my success stories but from my failures. When I look one horse in the eye and realize that I am not good enough, it dominates my every thought- the success stories are forgotten.” Pete

The very best hoof care can only go so far. We must properly feed our hooves if we want the best out of the horse and we must properly feed our horse if we want the best out of our hooves. Over the years I noticed that no trim mechanics could grow healthy walls, laminae, soles or frogs on some horses. This led me to Katy Watts www.safergrass.org and her studies on varying sugar levels in grasses and hay. When I realized that constant carbohydrate overload was destroying the hooves of so many horses, I became a “sugar freak”; an expert at finding the “hidden” sugars in horses’ diets and convincing horse owners to take the necessary steps to eliminate them. My trimming changed very little, but the results I was getting improved dramatically when I started to pay more critical attention to the diet.

Grass became “the bad guy” for me; a distant memory for many of the horses in my care. For some horses this is truly the way it must be, but I’ve always noticed that some pastures support herds of horses in perfect health, while another pasture two miles away seems literally toxic to any horse that lives there. I’ve noticed the same thing in horses at boarding facilities with little or no access to grass. I would find myself at one boarding facility preaching that a lack of exercise was causing the sickness and weakness in their horses, but then drive a few miles to another (seemingly identical) situation that featured horses in extraordinary health, with beautiful feet- in spite of spending 12+ hours in the stall every day. I didn’t talk about these observations very much, but they have constantly gnawed at my gut instinct — I was missing a critical piece of the puzzle.

I had several pastures within my clientele that produced poor hooves no matter how they were previously shod, and the problems persisted no matter how I trimmed them. The hoof walls were weak and peeling apart in layers. There was no white line integrity and I could not grow well connected walls. The soles were thin and thrush was common. I would show up at 5 weeks to trim the feet and it looked like I should have been there 4 weeks ago. Again, it was easy to blame the excess sugar consumption and no doubt that is still a big issue. But it was hard to ignore the fact that there were other pastures in the same area that supported nice hooves in spite of that same free access to “all you can eat” green grass.

Finally, Katy Watts led me to testing the grass in those problem pastures and found that there was virtually no copper or zinc in the horses’ diet. [Copper supports enzymes that form the strengthening cross-links between collagen and elastin molecules in connective tissue. Deficiencies lead to abnormalities in bone, cartilage, tendons, ligaments, and arterial walls among the most dramatic consequences. In horses, copper deficiency has been linked to uterine artery rupture in mares, a fatal complication of labor. Copper deficiency is known to cause developmental bone disease in foals. From research in other animals we also know that copper deficiency has adverse effects in hair quality. Although it hasn’t been studied in horses, remember that the ingredients and growth mechanisms for hair and the hoof are virtually identical.

Zinc performs a host of functions in the body. Structures on proteins called zinc fingers allow them to bind to DNA. Zinc fingers also influence the folding and structure of proteins. In enzyme systems, zinc is essential for pigment formation, antioxidant function, transport of carbon dioxide in the blood, bone building and remodeling, insulin production and release among others. Eleanor Kellon, VMD]

I bought the over-the-counter hoof supplement that had the highest zinc and copper levels I could find, and it improved the hoof quality of every horse in those pastures [Source Focus HF Hoof].

Now knew I had found the tip of an iceberg; I enrolled in Dr. Kellon’s basic course “NRC Plus” www.drkellon.com . I firmly believe that every person responsible for taking care of horses should take this online course. It will teach you the relationships, roles and importance of vitamins, minerals, proteins, electrolytes, how the horse utilizes food for energy and the basics of what makes it tick. The course demystifies the feed labels, forage analysis and teaches you how to really provide for your horse’s needs.

During this course, when I looked back at my pasture and hay analysis from the past, it became clear that the lack of copper and zinc were the least of my problems. In my area, the grass, hay, water (and even the mineral blocks I was recommending) consistently have extremely high levels of iron. [Excess iron cancels the absorption of copper and zinc- even if there is an “adequate” amount of those minerals available. Excess iron has many effects, including predisposition to infection, a predisposition to arthritis and increased risk of tendon/ligament problems, liver disease and altered glucose metabolism, including insulin resistance and overt diabetes. Eleanor Kellon, VMD]

High body iron levels drive insulin resistance, and vice versa. This may explain why the high sugar content of the grass had an exaggerated effect on the horses living on the high-iron pastures and water sources. I was first called to each of these facilities because of acute and/or chronic laminitis, and the problems persisted even with grazing muzzles or dirt paddocks with hay (from the same region). Now I understand why.

The most frustrating part is that after taking that class, I can now read the labels on equine feeds and supplements and compare them to the horses� actual needs. The deception is sinful. Horse owners buy a supplement and/or commercial feed and think they have covered all the bases of nutrition. They read the label and see, “It’s in there: zinc, copper, biotin, calcium, phosphorus… All the things they are told their horse needs for optimal health and performance listed in ppm (parts per million) or percentages, but they don’t know what it means. They put their faith in the manufacturer. In most cases, the actual levels provided are only a fraction of what the horse needs.

One very popular daily supplement I found at a customer’s barn was 93% salt and had 3ppm of zinc proudly printed on the label. Since zinc was listed (along with a dozen other minerals in similar amounts) the owner thought she had the trace minerals covered. Her 880 pound horse horse would actually have to eat 220 pounds of this supplement per day to get the minimum NRC requirement for zinc! (Needless to say this would kill the horse.) Deception- and our horses are suffering for it.

To make matters worse, if a supplement does not complement the grass, hay and other feeds it is worthless or even toxic. Understand this all varies- every pasture and hay field has a unique mineral profile and will thus have unique supplement needs. You should test each of your horses’ food sources and consider the entire nutrition profile together. The horses with little or no access to green grass are subject to the same problems as well- it all depends on the soil in the hay field. Additionally, the hay-drying process eliminates vitamin E and essential fatty acids so important for skin (hooves) and for fighting inflammation. These must be supplemented if the horse has limited access to green stuff.

At boarding facilities, where hay and grains provide most of the calories, I’m seeing another very common scenario. The horses are often getting too much calcium and not enough phosphorus. It is important that they are balanced in a 2:1 ratio respectively. Alfalfa and in some areas even grass hays tend to have a ratio of 5+ :1. This creates a functional lack of phosphorus that can lead to angular deformities in foals and bone loss in older horses. This does not mean that you should blindly supplement phosphorus. Too much phosphorus also robs the horse of calcium. You must test the forage!

Excess calcium could also make magnesium less available to the horse. [The symptoms of inadequate magnesium are the same as those of excessive ionized calcium. These include irritability, hypersensitivity, muscular symptoms from twitching to spasm, with a potential for GI symptoms and heart irregularity when severe. Horses with moderate magnesium deficiency are often misdiagnosed as EPSM. Other magnesium responsive clinical symptoms I have seen are gait disturbances, including stilted gait, base wide gait behind, difficulty controlling the hind end when turning and reluctance or inability to canter. The magnesium deficient horse is not a happy camper! Eleanor Kellon, VMD]

Salt is another very common deficiency I see everywhere I go. Most horse owners think that if they provide a salt block, the horse’s sodium needs are met. In truth, horses do not receive adequate levels of sodium by licking a salt block. One sedentary horse would have to consume over 2 pounds (an entire stall sized brick) in one month. If he was working, he might need 2-4 times more than that. Salt is ideally provided in a loose form. Most horse owners don’t realize how critical it is for their horse’s sodium needs to be met. [Sodium is essential for absorption of many nutrients, as well as their entry into cells (including glucose), essential for the normal functioning of all nerve and muscle tissue. Sodium is also the major regulator of water balance in tissues. In addition to “holding” water in the tissues, sodium is what the brain “reads” in determining when to trigger thirst and when to regulate the amount of sodium, and therefore water, the body excretes in the urine. If sodium intake is too low, the kidneys will actively excrete potassium and save sodium, even if blood potassium levels drop below normal. This is a very, very common mistake made when supplementing performance horses.

Insufficient sodium inevitably leads to some dehydration. The brain reads sodium levels in the cerebrospinal fluid. The cerebrospinal fluid in turn is a filtrate of blood. Blood levels of sodium will be maintained by “stealing” sodium from the extracellular fluid. This leads to the decrease in skin elasticity that is familiar sign of mild to moderate dehydration. The rule of thumb is that as little as 2 to 3% dehydration can lead to a 10% drop in performance. However, excessive intakes need to be avoided. Eleanor Kellon. VMD] Again, actually testing and supplementing specific amounts is optimum.

These are only a few small examples of many. Horses need to consume each nutrient in adequate amounts and usually in balance with the amounts of several other nutrients. This is not just about growing healthy hooves, either. Balanced nutrition profoundly effects attitude, immune function, strength, endurance, recovery; actually every aspect of health and performance. If your horses are having problems of any kind, you can bet there is a nutritional component. So far, every time I have had troubles growing healthy feet and have tested the forage, I have found significant mineral ratio problems and/or deficiency- every time. The nutrition balance may be all or part of your horse’s problem, whether you are concerned about a training issue, recovery from an illness or carving 2/10 of a second off your lap time.

The best news is that feed testing, balancing and supplementation saves most horse owners a considerable amount of money (Now why haven’t the feed companies told us about this?) but you will be required to think, rather than just blindly throwing your money away. When I tested the grass and hay in my area, along with the bad news [no Zn or Cu] I got some great news: The grass was completely covering ALL of the other nutritional needs- my customers with pasture can meet NRC guidelines of every nutrient (including protein) for pennies a day. Too many horse owners spend hundreds of dollars a month to keep their horses constantly on the brink of laminitis by feeding buckets of feed and random supplements “just in case” the horse is missing something in his diet. Why not find out exactly what he is missing and just buy that?

Here’s how to do it:

Take samples of your hay and grass. Send them in for testing to www.equi-analytical.com (read the directions for sampling on that site). Your analysis will be emailed to you in a few days. Choose the 601 package for $35 as a start for most situations (a more comprehensive package is available for $79).

Now what? You will get back a long list of nutrients that will probably look like Chinese algebra to you. Here are some options: 1) (good) Join the Yahoo group EquineCushings, read the introductory information and then ask for help (there is incredible help to be found there) [For excellent help with hoof trimming issues, also join the Yahoo group BarefootHorseCare]. 2) (better) contact Dr. Kellon www.drkellon.com. She does consultations for $100- a real bargain if you ask me. 3) (best) Enroll in the NRC Plus course ($210) and learn to do it yourself.

Once you have designed your custom supplement, you can order each ingredient separately for maximum cost saving. Local mills that actually mix their own feed, or general livestock supply stores, can often get you bags of the most commonly needed minerals. For instance, a 50 pound bag of magnesium oxide for around $10 will likely outlive your horse. For smaller amounts, you can try Uckele Health and Nutrition, www.uckele.com (or call them at 800-248-0330), or Gateway Products has many single ingredient products available www.buygpdirect.com . It depends on what you need, but most horse owners are reporting a total cost of 20-30 cents per day. Another option that saves you time and labor, and still will reduce your overall supplement costs, is to have the minerals you need custom mixed for you. Uckele (above) and Horse Tech, www.horsetech.com , will do this service for the individual owner.

Feed the supplement to your horse daily. This is usually easy if the horse is also on feed- the actual volume of the supplement is usually very small. If the horse is only on hay or grass, you might have to get creative. Mixing the supplements into a spoonful of unsweetened applesauce or in a small amount of beet pulp mash and oats will usually do the trick.

 

Now you have all the tools…. Just do it- yesterday!

“I highly recommend that if you take the ‘NRC Plus’ course, have your own forage analysis in hand (or for hoof professionals, the analysis of your customer with the worst hooves). That way it is not just a mountain of science and theory. I was floundering with the information overload until I started balancing the diets for real horses that I knew personally. Then it immediately started snapping into focus.”

Once you start testing, you will probably find that your pasture and/or hay is providing ALMOST everything your horse needs- including calories, fat and protein. This may surprise you, but understand that tiny “holes” in the overall nutrition profile can throw everything out of balance and make it seem like the horse is getting almost nothing from the hay and grass; or too much (The “starvation” your horse is sensing can lead to overeating). Constant access to forage, and detailed mineral balancing should be the starting point for every equine diet. From there (depending on the individual and the work load) you may have to add or take away from that, but it should be done scientifically- not at random as we were all taught. Why doesn’t every horse owner know this? There’s no money in telling you.