Letture

Il pareggio in pratica – 2

(presuppone la lettura del precedente,1)

La parete sporge dal piano della suola in egual misura lungo tutto il suo perimetro in un solo caso. Quando il cavallo è privo di difetti e appoggia il suo peso in modo uniforme sulla parte destra e sinistra dello zoccolo, atterrando e staccando correttamente. Se la produzione è anche essa uniforme la parete non potrà che sporgere egualmente in ogni punto.

Su quale sia il modo di atterraggio e decollo del piede “normale ed auspicabile” esistono pareri discordanti e si discute. Poiché c’è chi insiste e costruisce tutto il suo sistema ritenendo che l’atterraggio corretto sia quello di piatto credo sia utile soffermarsi. Tutti concordano sulla necessaria penetrabilità del suolo. Nessun animale uomo compreso é costruito per camminare sul cemento. Pur attrezzato di sistemi di ammortizzazione il cavallo non si è evoluto vivendo su cemento, asfalto o laghi gelati. Se non occasionalmente, il terreno è sempre in qualche modo penetrabile per un animale del peso medio di 500 kg.

Un umano atterra sui talloni e completa il suo appoggio e carico quando la parte anteriore del piede raggiunge il terreno, così fanno gli altri animali.  Nel cavallo quello che chiamiamo tallone non corrisponde anatomicamente al nostro ma avviene la stessa cosa e al variare della andatura e velocità di avanzamento l’atterraggio di tallone è più o meno evidente (ad una persona esperta e d’occhio allenato) quanto più il terreno è livellato e poco penetrabile.

Dopo l’atterraggio del tallone su un terreno duro e se il cavallo fosse fermo (questa è una contraddizione in termini necessaria alla spiegazione) la articolazione tra la terza e la seconda falange ruoterebbe intorno al suo centro molto velocemente (accelerazione) sollecitata contemporaneamente da un carico in aumento. Proprio su questo, una condizione immaginaria e non reale, che rappresenterebbe un problema, alcuni fondano la affermazione della necessità e naturalezza dell’atterraggio di piatto anziché di tallone. Se lo zoccolo atterra di piatto, la velocità angolare tra i segmenti ossei é minore.

Questa visione delle cose é speculativa.

Il tallone si comporta come un perno sul quale la terza e seconda falange ruotano insieme, almeno grossolanamente. Il terreno è o dovrebbe essere penetrabile. Il tallone tocca terra ma sprofonda immediatamente e tutto il resto del piede lo segue e affonda progressivamente . Interpretare questo come un atterraggio di piatto è una speculazione.

L’atterraggio di punta, al contrario, non è sostenuto da nessuno se non da qualche sconsiderato che osserva cavalli doloranti malamente ferrati o pareggiati, senza capacità di valutazione. Il cavallo atterra di punta quando è in salita ripida o quando atterra da un salto. Da un salto in alto e non in lungo come quando l’ostacolo è una siepe bassa. Si tratta anche in questo caso di occasioni. Sulla inopportunità dell’atterraggio di punta e sui suoi effetti non mi soffermo, vi rimando alla sezione “Sindrome Navicolare”.

Caricato convenientemente ad ogni passo su entrambe le parti, laterale e mediale (lato esterno “laterale e lato interno “mediale”) atterrando sui due  talloni simultaneamente  e staccando al centro, il consumo dello zoccolo rimane uniforme. Vedremo la parete sporgere dal piano della suola tanto a destra quanto a sinistra, tanto davanti quanto dietro. Il nostro lavoro consisterà nel ridurne l’altezza  lungo tutto il perimetro eguale misura. Se la riduzione di altezza è fatta bene la capsula rimarrà nello stesso assetto (pendenza) rispetto al piano di appoggio. Osservando di lato lo zoccolo prima e dopo il pareggio non noteremo nessuna variazione di pendenza. Nè cambierà il suo assetto se osservato ponendosi di fronte.

5

una parete che si presenta consumata in modo uniforme lavorata di conseguenza.

una parete che si presenta consumata in modo uniforme lavorata di conseguenza; la finitura “bevel” é accentuata; vi invito a realizzare un piano di inclinazione minore, circa 30°, se lo zoccolo é sano.

Seguendo il piano della suola si ricrea o si mantiene l’arco caratteristico, palmare o plantare, dello zoccolo più visibile se la ripresa è laterale.

Anche in questo caso anatomicamente le parti che realizzano l’arco non corrispondono negli ungulati alle nostre ma hanno la stessa funzione. Un esempio di convergenza evolutiva. L’arco palmare o plantare è naturale nel piede scalzo ed è perfettamente visibile quando l’animale staziona su una piazzola . E’ assente nel piede ferrato solo perchè necessariamente il maniscalco “spiana” per creare la base di appoggio del ferro. Con esso si perde, tra le altre, la capacità di deformazione elastica dell’arco e parte della funzione ammortizzante della capsula cornea.

Il lavoro di ribasso della parete si effettua con la raspa quasi parallela al piano della suola, dalla punta verso i talloni incrociando e sovrapponendo le passate e lavorando di mano destra e sinistra alternativamente. Quasi parallela e non parallela perchè le pareti, destra e sinistra, vanno lavorate indipendentemente una dall’altra. Se si appoggia l’utensile su due punti si “spiana” più facilmente e si prepara lo zoccolo per l’appoggio del ferro, non se ne rispetta la forma tridimensionale. Ci si può trovare ad appoggiare l’utensile su due punti ma non è la norma. Pochi colpi dovrebbero essere necessari in egual misura da una parte e dall’altra se la frequenza dei pareggi è rispettata. L’idratazione del piede, la quantità di materiale da asportare, lo stato dell’utensile stesso fa scegliere quale parte della raspa usare.  Zoccoli secchi e pareti sottili o le zone dei quarti, dettano la scelta della parte fine per non sfibrare. Eccetera.

Chiamo questa fase del lavoro la “fase 1 o di ribasso”.

La maggior parte delle volte purtroppo non troviamo la parete uniformemente consumata. La parete appare più consumata a sinistra o a destra e molto spesso più consumata in punta che ai talloni. Consideriamo le due eventualità separatamente.

La parete si consuma più dalla parte sulla quale maggiormente grava il peso. Se lo zoccolo non è allineato con il corpo ma guarda verso l’esterno (cavallo mancino) la più caricata sarà la parte interna dello zoccolo e viceversa nel cavallo cagnolo. Questa condizione non è modificabile se non esteticamente a sfavore della meccanica.

Funny è una norica di 11 anni, di petto estremamente largo è fortemente cagnola.

Funny è una norica di 11 anni, di petto estremamente largo è fortemente cagnola. eppure  la giusta prospettiva le rende giustizia e gli zoccoli appaiono bilanciati; i talloni atterrano in simultanea proprio perché di differente altezza. non è così bella forse da ferma ma in movimento non ha molte difficoltà.

cagnolo

ancora funny con georgiana, stessa identica età! 11 anni!

ancora funny con georgiana, stessa identica età! 11 anni!

Di conseguenza il lavoro di ribasso ( fase 1 ) riguarderà solo, a seconda della gravità del difetto, la sola parte meno sottoposta ad usura. Sempre e per tutta la durata della vita dell’animale. Il tratto di parete meno consumato, se non ridotto con i pareggio è esso stesso motivo di ulteriore deformazione. La parete si deformerà o romperà a seconda della sua densità e resistenza. Continuamente sollecitata dalle forza di reazione al peso tenderà ad abbandonare la sua posizione rispetto alle strutture interne (flare). Non c’è molto da pensare e quanto va fatto è già chiaro prima di alzare lo zoccolo. Basta constatare che l’asse longitudinale dello zoccolo o degli zoccoli, non è parallelo a quello maggiore del cavallo, ci si aspetta di trovare un tratto più consumato dell’altro.

la parete si presenta consumata e diversamente danneggiata a destra, assai meno consumata e rotta a sinistra. il nostro primo intervento sta nella riduzione della parte destra. se questo fosse un anteriore sinistro il cavallo potrebbe essere cagnolo o mancino?

la parete si presenta consumata e diversamente danneggiata a destra, meno consumata  a sinistra; il nostro primo intervento sta ovviamente nella riduzione della parte a sinistra, se questo fosse un anteriore sinistro il cavallo sarebbe cagnolo o mancino?

Diverso e di più difficile interpretazione è il caso del consumo non eguale della parte anteriore e posteriore del piede. Spero che la lunga parentesi che segue sia utile a comprendere le difficoltà che si incontrano ed a porvi mano. Dobbiamo chiederci quale ne è il motivo e se ci è consentito “livellare” le parti come ci piacerebbe o vorremmo aver trovato senza arrecare un danno maggiore.

la foto è leggermente sfuocata ma potete notare che nella parte anteriore del piede la parete è a livello della suola mentre i talloni sono sporgenti e l'angolo di inflessione si trova spostato avanti rispetto alla parte posteriore del fettone. troverete questa foto anche nel prossimo articolo ma per ora l'accento può essere messo sulla cautela nel ribasso dei talloni.

la foto è  sfuocata ma potete notare che nella parte anteriore del piede la parete è a livello della suola.

Il consumo maggiore della punta può essere determinato non da un difetto del cavallo ma dalla andatura imposta dal cavaliere. E’ il caso di alcune discipline americane. Se il terreno è fortemente abrasivo, andatura imposta e terreno si danno una mano per consumare fortemente le punte. Più spesso però non è una andatura imposta ma lo stato di immaturità della parte posteriore del piede a creare sensibilità o dolore ed un conseguente atterraggio di punta. Ancora più frequente è la semplice infezione del fettone a costringere l’animale a caricare prima e maggiormente le punte nel tentativo di evitare fastidio alla parte posteriore del piede. In questi casi non possiamo ridurre l’altezza dei talloni a priori riferendoci ad un modello.

Un tallone più alto, per quanto sfavorevole meccanicamente ad un animale sano, è l’esito del minore consumo. Se debbo appoggiarmi ad un bastone la soluzione, se c’è, non è quella di togliermelo. Come non è quella di ridurre l’altezza del tallone ad ogni pareggio. La nostra attenzione deve essere rivolta alla ricerca della causa. L’igiene del posto, stato del terreno, l’eliminazione delle zone profondamente fangose, la disinfezione quotidiana, libertà di movimento. 

Non nego un intervento di riduzione della altezza della parete ai talloni rispetto al piano della suola all’angolo di inflessione, anzi. Sostengo che questo deve accompagnare il resto e non precedere, essere una azione mirata e progressiva. E’ uno dei nostri obiettivi quello di riportare i talloni ad una altezza accettabile e tutte le parti del piede ad una corretta relazione tra loro. Questo obiettivo non deve essere perseguito su un modello ma ragionato ed adattato alla circostanza reale. Diversamente creeremmo le condizioni per un peggioramento dell’atterraggio di punta.                               Un esempio. Un  fettone infetto fa si che l’animale cerchi di sottrarre la parte posteriore del piede dal contatto con il suolo. Il tallone si consumerà di meno. La soluzione non è quella di abbassare il tallone. La troviamo nella disinfezione e cura del piede e nell’igiene del suolo.

La profondità delle lacune laterali al fettone nella parte posteriore del piede ci aiuta ad elaborare un piano ed a verificare l’efficacia della nostra azione a lungo termine. La profondità delle lacune é in stretta relazione alla salute della parte posteriore del piede.  Se abbiamo lasciato il cavallo con lacune nella parte posteriore del piede a titolo di esempio di 25 mm. (badate bene intendo qui al lordo della sporgenza della parete dalla suola, il riferimento per la determinazione di quella che intendiamo profondità delle lacune è il margine della suola e non la parete) e lo troviamo dopo poco più di un mese con una profondità, sempre lorda, di 34 mm. chiaramente durante il periodo l’animale non ha usato e caricato la parte posteriore del piede. Di quanto prodotto ai talloni nel periodo, 9 mm, non è stato consumato nulla o quasi. Ribassare la parete ai talloni ( se questo abbiamo fatto) non è servito, il materiale si è riformato, nessun lavoro lo ha consumato e la situazione magari è peggiorata. La nostra scelta è da rivedere oppure dobbiamo considerare se il terreno o una altra variabile sono intervenuti. Se ritroviamo invece le stesse misure il cavallo ha consumato la parete che ha prodotto ai talloni. Quindi li ha usati!  Se ci atterra sopra significa che il disagio provato  è diminuito. Possiamo azzardare un ulteriore ribasso. (quanto e se nessuno ve lo può spiegare; é frutto della continua osservazione ed esperienza). Infine se troviamo misure inferiori a quelle della volta precedente? Invece di esultare andiamo a cercarne il motivo e potrebbe essere non piacevole. Quanto ha camminato, dove e come quel cavallo?

Questi esempi non esauriscono il tema, sono solo agli estremi delle varie possibilità.

Nettamente diverso è il caso contrario di consumo maggiore ai talloni. Anche in questo caso non si può prescindere dalla misurazione della profondità delle lacune. Misuriamo la profondità delle lacune sia nella parte posteriore del piede che all’apice del fettone. Se la profondità all’apice è maggiore che posteriormente siamo di fronte ad un accumulo di materiale sulla suola nella parte anteriore del piede. Ne può essere causa la posizione troppo avanzata del piede rispetto al corpo ed è maggiormente riscontrabile nei posteriori (sotto di sé). Mentre va ricercata la causa, e non è detto che ci sia una soluzione, è necessario intervenire subito riducendo lo spessore del materiale depositatosi impropriamente sulla suola nella parte anteriore del piede. Questo va fatto da un pareggiatore davvero qualificato tante sono le variabili ed i pericoli sottostanti. Lo zoccolo si presenta con una inclinazione veramente ridotta, la punta allungata in avanti, il tallone basso. Non si tratta di uno zoccolo laminitico ma deformato a causa della reiterata posizione ed andatura. La punta riportata indietro e l’eventuale rimozione di materiale sulla suola nella parte anteriore del piede consente all’animale di trasferire l’arto in una posizione più appropriata immediatamente se altre cause non lo impediscono. Come nel caso del consumo non simmetrico sulla parte laterale (esterna) o mediale (interna) dello zoccolo l’accumulo è esso stesso causa di ulteriore deformazione e sbilanciamento e deve essere rimosso.

in questo caso è stato sufficiente ridurre l'altezza della parete lungo tutto il perimetro ma soprattutto in punta per riportare la terza falange in una posizione più corretta rispetto al piano di appoggio. la profondità della lacune (considerando anche la parete) da maggiore all'apice del fettone è tornata ad essere maggiormente profonda in corrispondenza della parte posteriore del fettone. la suola e i suoi depositi, modesti, non è stata toccata. ne riparleremo con le piogge.

in questo caso è stato sufficiente ridurre l’altezza della parete lungo tutto il perimetro ma soprattutto in punta per riportare la terza falange in una posizione più corretta rispetto al piano di appoggio. la profondità della lacune (considerando anche la parete) prima del pareggio maggiore all’apice del fettone è tornata ad essere meno profonda rispetto a quella in corrispondenza della parte posteriore del fettone; i depositi sulla suola, modesti, non sono stati toccati. 

Il proprietario o comunque il neofita possono affrontare tutto questo se si dedicano con impegno e passione. Si dovrebbero limitare altrimenti al lavoro di ribasso quando il consumo è uniforme su tutto il perimetro o farsi istruire sul da farsi negli altri casi o meglio ancora far sistemare i “piani” ad un vero professionista in grado di spiegare i principi e motivi che lo guidano.

Quanto vogliamo infine che sporga la parete dal piano della suola? Questo è un altro punto “caldo”. E’ mia opinione che non ci sia né possa essere data una risposta con un numero. I famosi tre millimetri sono un valore medio che può essere valido o meno a seconda della penetrabilità del terreno e conseguente presa o grip, dal peso del cavallo e dimensioni dello zoccolo, dallo spessore della parete, dalla attività. Una parete sottile o compromessa non accetta infatti di essere lasciata lunga quanto una robusta. Un piano di appoggio duro non permette una parete protrudente che è utile invece su terreni penetrabili e scivolosi.

Vedete che anche volendo, trattare gli argomenti dando regole non è possibile. E’ necessario pensare ed adeguare l’azione alla situazione. Riassumendo il nostro obiettivo è quello di tagliare l’unghia proprio come fosse una delle nostre tenendo presente che lo zoccolo non è il piede di una ballerina ma la mano di un fabbro. Le unghie devono essere corte altrimenti si rompono si deformano e fanno male. Un’unghia può diventare più lunga dell’altra se utilizziamo una mano o un dito o una parte di più. Serve buon senso, la conoscenza e la valutazione obiettiva dell’ambiente e del cavallo.

Spero di avervi dato motivi di riflessione e modo di comprendere ciò che si presenta quando osservate uno zoccolo a terra e poi lo sollevate.

Con questo si esaurisce la fase 1 o di ribasso della parete. Nel prossimo articolo parleremo del contenimento della parete o “riduzione di capsula”.

Il pareggio in pratica – 1

Il lettore di lingua madre inglese che vuole collaborare e  può tradurre questi articoli è benvenuto.

Inizio a descrivere in dettaglio in una serie di articoli il pareggio del cavallo. Leggete  “ il pareggio di un gruppo di cavalli che vive in libertà a Pieve S.Stefano” per una visione d’insieme.
Se mi sarà possibile aggiungerò dei disegni agli articoli al fine di renderli più comprensibili.
Non pretendo di insegnare. Descrivo le mie impressioni e ciò che nel tempo mi ha permesso di ottenere dei notevoli risultati. Molti dettagli potrebbero essere aggiunti ma lo farete voi stessi come risultato della vostra applicazione.
Mi rivolgo al proprietario che desidera emanciparsi e far da sé ottenendo risultati comparabili o anche migliori di quelli ottenuti da un frettoloso o spesso improvvisato “professionista”.
Il presupposto, a questo livello, è un animale senza particolari problemi né difficoltà di manipolazione, sufficientemente diritto e sano oppure già instradato sulla via della riabilitazione.
Farò per forza di cose riferimento a situazioni anormali se non altro per renderne possibile l’identificazione.

Tutte le azioni di pareggio dovrebbero far seguito al prelievo del cavallo da uno spazio aperto. Il cavallo è certamente meno disposto a star fermo per il tempo che si rende necessario per il pareggio, 20 minuti o più, se ha patito una lunga restrizione del movimento in un box o in un piccolissimo recinto.
Per maggiore sicurezza è sempre meglio essere in due, avere un assistente che controlla l’ambiente circostante mentre voi siete “sotto il cavallo”. Se non altro in caso di incidente o bisogno si ha una spalla. Il ruolo primario dell’assistente è quello di favorire il lavoro disponendo e mantenendo il cavallo nell’assetto o posizione che meglio consente a voi di sollevare lo zoccolo. Deve sapere come fare arretrare o avanzare l’animale di pochi centimetri senza esercitare pressioni elevate e indisponenti, girare il cavallo in senso orario o antiorario, sapere mantenere la sua testa bassa o alta e spostarla verso destra o sinistra. Sono tutte azioni che alleggeriscono il peso che grava sull’arto e sullo zoccolo che si intende sollevare.
L’assistente deve mantenere l’attenzione sull’ambiente e sul compagno per essere tempestivo. Un affiatamento tra i due rende il lavoro notevolmente più celere e meno faticoso soprattutto se l’assistente prepara precedentemente gli zoccoli puliti e idratati. Soprattutto durante la stagione secca e nel caso di animali grandi, e ottima consistenza dei materiali, tenere a bagno gli zoccoli per alcuni minuti o addirittura per trenta minuti  consente di fare un lavoro altrimenti snervante o grossolano. Cavalli da lavoro con zoccoli grandi e forti come il TPR, Norico, Shire.. durante l’estate possono essere pareggiati durante una giornata di pioggia o in occasione della doccia.
L’animale si osserva mentre si va verso la piazzola.  Piazzola adeguata alle condizioni climatiche, riparata dal sole o dalla pioggia, dal fondo consistente e pulito. Ideale sarebbe per il cavallo avere un compagno sufficientemente vicino ma senza possibilità di interferire.
Di solito l’espediente “cibo per calmare” non è favorevole al lavoro. La testa si muove in continuazione, il peso del cavallo si sposta di continuo. Il cavallo veramente agitato non si corrompe con la carota che dura un attimo. A volte non la considera nemmeno.
La disponibilità del cavallo o la presenza dell’assistente elimina la necessità di tenere il cavallo “ai due venti”. Il cavallo costretto a mantenere la posizione può scalciare, muoversi avanti o indietro e lateralmente. Le corde o le catenelle che si sollevano o abbassano, avanzano o indietreggiano rapidamente sono un grave pericolo per chi è vicino e concentrato sulla zampa o su uno zoccolo. Il cavallo disposto ai due venti è indice di ignoranza, insicurezza e assoluta mancanza di horsemanship.
E’ piacevole e rassicurante invece osservare il binomio animale uomo libero da costrizioni e paure su una pavimentazione pulita e antisdrucciolo che può essere semplicemente di terra battuta. Il cavallo in capezza ma libero e la corda di guida disposta in modo da non creare intralcio, il pareggiatore intento al suo lavoro e l’assistente all’ambiente.

Solleviamo quindi il primo zoccolo per il pareggio dopo che tutti e quattro sono stati puliti. Di solito un anteriore. A volte il cavallo si prepara da sé spostando il peso sul lato opposto. Afferriamo il pastorale flettendo le nostre ginocchia, senza piegare troppo la schiena nè abbassare eccessivamente il capo avvicinandolo così al posteriore. Se il cavallo non darà segno di aver compreso, esercitiamo una pressione graduale  con la mano iniziando dalla spalla e scendendo lungo la zampa. Di riflesso quasi sempre l’animale solleva la zampa facilmente se il suo peso non grava proprio su di essa. Insistere é controproducente. Ogni tentativo deve iniziare allo stesso modo partendo dalla spalla.  Aiutare il cavallo a disporsi correttamente riduce i tempi e la fatica.
Se non é stato già fatto liberiamo dalla terra i quattro zoccoli in sequenza, li puliamo e se necessario li laviamo. Osserviamo quindi consumo, particolarità di tutti e quattro e, mentre li puliamo, già consideriamo il lavoro di pareggio da fare. Fin qui non abbiamo fatto altro che quello che facciamo tutti i giorni preparando gli zoccoli per la disinfezione o durante la stagione umida quando spostiamo il cavallo dal suo recinto ad una zona asciutta e pulita.

Pulire gli zoccoli, disinfettarli, consentire all’animale la permanenza su una superficie asciutta ameno parte del giorno costituisce un insieme di norme igieniche basilari. Così come necessario è lo spazio e il movimento, il fieno senza muffe, l’acqua pulita, la rimozione delle fiande.
L’igiene, fisica e mentale, deve appartenere all’animale ed al suo proprietario.
Il proprietario che non provvede e il professionista che non vede e per ignoranza opportunismo o meschinità non rileva, rendono inutile o un palliativo ogni altra cura, la medicina tradizionale o alternativa che sia e svuotano di ogni significato la parola naturale sostituendola con trascuratezza.

Continuando osserveremo una parete maggiormente sporgente dal piano della suola quanto meno il cavallo si è mosso ed ha coperto chilometri e quanto più tempo è passato dall’ultimo pareggio.
Il fondo sarà stato nel frattempo più o meno abrasivo. Le varie condizioni di umidità e penetrabilità compensano in diversa misura la crescita dell’unghia, della suola, del fettone consumandoli. Il pareggiatore è chiamato a ridurre la altezza della parete e eventualmente ad intervenire sulle altre parti riportandole ad un corretto rapporto quando ciò è impedito dalla mancanza di movimento sufficiente su terreno adeguato.
Con un sostanziale distinguo.
Mentre con il movimento il consumo avviene grazie a pressioni, forze, attrito che stimolano la crescita e la produzione di buoni materiali l’azione dell’uomo con i suoi attrezzi prescinde da questo.
Si taglia e si raspa ma non si stimola in alcun modo. Il pareggio non sostituisce l’allenamento e sviluppo delle parti conseguente al movimento ed alle pressioni esercitate sui tessuti che le producono.

Iniziamo il lavoro vero e proprio.  La prima fase consiste nel ridurre la altezza della parete rispetto al piano della suola adiacente lungo tutto il  perimetro. Con tecnica, accortezza, facendo scelte determinate caso per caso da ciò che troviamo, dall’ambiente. Questo sarà argomento del prossimo articolo.

Ordine Nazionale dei Biologi

Lo scorso mese di aprile 2016 ho provveduto a dare le dimissioni dall’Ordine. Con nostalgia un altro “pezzo di vita” è arrivato a termine. Non era necessario e le nuove, anche se semplici, incombenze dettate agli iscritti senza ritorno. La cancellazione rientra nella più vasta riorganizzazione del mio tempo. Chi cercherà quindi un riscontro della mia appartenenza all’Ordine non lo troverà più se non, forse e solo, per motivazioni di segreteria ONB fino alla fine dell’anno 2016. Laureato nel ’77 ho abbandonato il CNR presto per imboccare altre strade. Mi sono iscritto in seguito all’Ordine nel ’99 per assumere la responsabilità di un laboratorio.  Ora dopo altri 17 anni il numero 048668 se ne va in pensione. Anche se Biologi si rimane per tutta la vita.

La “riorganizzazione” riguarda anche l’abbandono di altre associazioni. Preferisco dedicare tutto il mio tempo al mio personale modo, diretto e senza intermediazione,  per la formazione di giovani e diffusione del sistema barefoot ed ironfree in genere.

Resto nella American Hoof Association per rimanere vicino a Pete Ramey ed a Gery White, resto disponibile per coloro che come pareggiatore o ad altro titolo ritengono la AHA degna di considerazione e interesse.

Parassiti e loro controllo

La lettura di questo articolo dovrebbe essere preceduta da quella di : “A Parasitological Study of a Herd of Horses in Italy”

Parassiti- Ospiti !IN!desiderabili

I parassiti interni sono onnipresenti e una tegola che il cavallo deve sopportare ?
Comportano un qualche beneficio? Sono simbionti? Stimolano?                  Non credo. I cavalli rinselvatichiti sembrano più scarsamente parassitati. Cosa significa questo? E perchè? Come possiamo mettere in relazione mustang e domestico su questo? Cosa possiamo imparare?

Genetica – Selezione

I selvatici sono sottoposti alla pressione della selezione. I meno competitivi, e coloro che portano con sé una carica di parassiti lo sono certo meno, hanno più ridotte probabilità di sopravvivere nella carestia e di trasmettere alla discendenza il loro patrimonio genetico. I più fortunati invece vedono con la capacità di rispondere efficacemente all’infezione quella di riprodursi. Il territorio. L’ambiente vasto ed a vegetazione sparsa dell’areale colonizzato dai mustang fa si che gli animali ripassino dove hanno deposto feci e e con esse le uova dei parassiti difficilmente o dopo molto tempo. Con la siccità ed il caldo, non con il freddo e la neve, le larve raggiunto lo stadio infettante esauriscono presto le loro scorte alimentari e si disidratano. La temperatura alta accelera i processi metabolici. Poche settimane e muoiono. Durante l’inverno la maggiore scarsità di cibo fa si che gli animali si spostino e coprano grandi distanze. Anche se la vita del parassita allo stato larvale nel terreno si allunga, ammesso che l’uovo si schiuda, non incontrerà un cavallo. Durante l’estate gli animali sono più stanziali e rallentati dai puledri ma i parassiti sono sfavorevolmente colpiti dalla siccità e dal caldo che appunto accelera il loro metabolismo e li disidrata rapidamente. Il risultato è che gli eventuali parassiti adulti ospitati all’interno del cavallo, o asino, completato il loro ciclo di vita, non vengono rimpiazzati da altri sotto forma di uova o larve con il pascolo. I parassiti non si moltiplicano nell’ospite come invece fanno batteri e virus, hanno bisogno di un passaggio nell’ambiente esterno e a seconda dei casi di un ospite temporaneo.

Perchè invece il domestico è quasi sempre più infettato?

Il parassita e le verminosi pesanti sono quindi il risultato dell’antropizzazione, della scarsità di spazio a disposizione, della mancanza di selezione. Il carattere “ resistenza alle verminosi” come espressione di maggiore capacità del sistema immunitario non è tenuto in conto dagli allevatori che non ne conoscono nemmeno l’esistenza.                                Non credo, non è provato e fino a che non lo sarà è una invenzione di comodo che nel cavallo domestico i parassiti intestinali o dello stomaco o di altri sistemi svolgano una qualche positiva funzione. Semmai il loro sistema immunitario è continuamente stressato e distolto dal prepararsi e combattere contro altri obiettivi .

Il caso del cavallo domestico scarsissimamente infettato o che addirittura appare “vuoto” all’analisi?

All’osservazione di una bassissima carica di parassiti, o addirittura alla mancanza di uova nelle feci di alcuni cavalli, il 10% della popolazione nella mia esperienza, do due motivazioni :                                                                    La prima, favorevole, sarebbe la particolare resistenza dell’individuo. La riscontro solitamente associata al generale stato di salute ed alla posizione dominante nel branco. I cavalli “vuoti” di Asvanara sono i dominanti. I cavalli “pieni” di Asvanara sono quelli che occupano una posizione bassa nella gerarchia.   (leggete il rapporto sulla infezione del branco di Pieve S.Stefano)                                                                                                                  La seconda, molto meno desiderabile, è la scarsa condizione dell’individuo, spesso prossimo alla morte. Mi è capitato, ed è osservazione di altri tra cui l’amico vet. Cesare Ninassi, di osservare conte di uova pari a zero in animali deboli ed alla fine. Quasi che nemmeno i parassiti trovino conveniente un albergo di tal fatta.

In sostanza la verminosi non è auspicabile ma è comune risultato della esposizione in un ambiente dai confini limitati di un animale normalmente dotato ed in apparente buona salute.

Osservazione e controllo

L’osservazione e stima della verminosi necessita di strumenti, conoscenza e tempo.
E’ molto facile e comodo prescrivere farmaci più o meno adatti. Il cliente crede di avere provveduto, il farmacista ha venduto, il produttore prodotto, il prescrivente sollevato dalle responsabilità, il cavallo ha subito.
Una delle molte riconosciute cause di laminite è l’intossicazione. Il farmaco e la morte di milioni di adulti e di larve liberano una grande quantità di tossine che possono valicare la barriera dell’epitelio intestinale a causa delle stesse lesioni create dai parassiti. In questo i piccoli strongili sono i più aggressivi e per questo più dannosi e mortali. Si nutrono infatti del chimo ma anche dei tessuti e del sangue. I piccoli strongili sono nello stesso tempo quelli che hanno sviluppato maggiore resistenza nei confronti dei vari farmaci, in special modo più vecchi e da tempo utilizzati. Sono ubiquitari e parassitano animali di ogni età e condizione. Controllo delle verminosi vuol dire quindi oggi controllo degli strongili. Anche nei puledri, afflitti da ascaridi gli strongili sono presenti in quantità. L’utilizzo di farmaci non effettivi nei riguardi degli strongili significa selezione di ceppi resistenti fin dalla più tenera età quando in buona fede il proprietario ed il professionista sono concentrati sul pericolo ascaridi. Se un ceppo di strongili è resistente lo è anche a ripetuti assalti con farmaci poco efficienti, anzi ogni volta se ne favorisce maggiormente la selezione.

Cosa significa resistenza

Per resistenza si intende la capacità di sopravvivenza alla azione del farmaco. Un parassita nel suo ambiente è limitato dalla presenza degli altri. Se è resistente mentre molti intorno muoiono avrà poi vita più facile e maggior motivo e agio di moltiplicarsi. Il farmaco ha provveduto alla selezione del più adatto nella circostanza.
Utilizzare farmaci più datati, quelli di generazione precedente ai lattoni (ivermectina e suoi derivati), è corretto quando, tramite l’analisi, se ne ricerca e dimostra la persistente capacità abbattente. Per convenzione si ritiene efficace il farmaco capace di abbattere non meno del 98% degli adulti. Diversamente si continua nella selezione, sconsiderata e determinata dall’ignoranza, dei vermi del decennio, i ceppi dei piccoli strongili resistenti.
La presenza di soli strongili non resistenti nel nostro cavallo domestico attuale e quindi l’efficacia dei farmaci di vecchia generazione è ormai episodica e constatabile in enclave di animali isolati dal contatto con altri da molto tempo.

Poichè è già molto difficile che i cavalli vengano avviati ad una conta delle uova nelle feci (FEC) al fine di quantificarne l’infezione è velleitario credere nella diffusione capillare di tecniche di controllo e determinazione dell’infezione e della capacità abbattente del farmaco prima e dopo la sua somministrazione con il raddoppio dei costi.
L’uso del farmaco maggiormente efficace, l’ivermectina e suoi derivati, è quindi l’unica soluzione pratica proponibile salvo eccezione. Eccezione rappresentata dal proprietario che, sperando di essere fortunato e avendo un cavallo o gruppo di cavalli separato, desidera conservare l’efficacia del farmaco più “moderno” più a lungo.
Alcuni farmaci, delle varie classi, possono rimanere in vendita, nonostante la più ridotta efficacia, per inerzia o motivi commerciali. Fino a che c’è l’acquirente rimane l’offerta. Solo la manifesta grave dannosità ne determina l’abbandono. Nel caso dei farmaci antiparassitari la causa (il farmaco) e l’effetto (il danno) non possono essere facilmente associati. Specialmente se si tratta di resistenza.

Che fare?

– Possiamo verificare periodicamente lo stato dell’infezione tramite la analisi coprologica “quantitativa” Mc Muster grazie agli istituti di igiene e profilassi o presso il laboratorio di pochi professionisti, biologi o veterinari che siano, che conoscono la metodica e la sanno condurre.

– Tenendo presente che ogni animale ha il suo proprio livello di infezione e presto ritorna ai “numeri” precedenti se non cambiano le condizioni di gestione si decide poi se trattare o meno con un farmaco di ultima generazione. Ivermectina e /o derivati.

– L’uso di una associazione farmacologica consente di combattere al tempo l’infezione sia di vermi tondi che di piatti ( Ivermectina + Praziquantel ) , esempio commerciale è l’Equalan Duo. I vermi piatti non sono normalmente riscontrabili alla osservazione microscopica ma facilmente ci sono e sono evidenziati da altri tipi di analisi, antigene anticorpo, più cari e difficilmente attuabili in modo esteso e tale da soddisfare la massa.

– L’animale prostrato o il giovane puledro che si ritiene possa essere gravemente parassitato necessita di ulteriori cautele al fine di non incorrere in fatalità determinate dalla simultanea morte di un eccessivo numero di parassiti. E’ il caso degli ascaridi se presenti in grande numero che dovrebbero essere attaccati con dosi dimezzate più di una volta.  E’ l’unico caso pratico. Quando si tratta di strongili utilizzare dosi ridotte favorisce l’insorgere di resistenza.

– Un cavallo laminitico cronico dovrebbe parimenti vedere valutata con rigore e conservativamente la somministrazione di qualsiasi farmaco.

L’IGIENE e la selezione sono determinanti. Come è poco coerente pensare di controllare l’infezione restando in un ambiente fortemente contaminato è auspicabile l’adozione delle basse letture FEC (fecal egg count) come condizione per l’avvio alla riproduzione.                                                                         La rotazione dei campi, il pascolo associato con altri erbivori, lo spargimento di letame associato alla rimozione programmata per alcune settimane d’estate degli animali riduce l’esposizione alla reinfezione continua.

Il proprietario

Il proprietario consapevole ed avveduto ha un importante ruolo nel determinare l’orientamento professionale. La richiesta di maggiore specializzazione spinge all’aggiornamento e formazione di capacità di analisi.                                                                                                                     Analisi che soprattutto i gestori e allevatori di animali dovrebbero essere capaci di condurre in modo indipendente. Il mondo anglosassone e soprattutto americano anche in questo è avanti e non sono pochi coloro che realizzano un risparmio nell’acquisto dei farmaci associato alla migliore programmazione .
Le case farmaceutiche mentre con i loro settori commerciali continuano a proporre vecchie soluzioni tramite i loro settori ricerca stimolano ad uno utilizzo mirato alla conservazione dell’efficacia residuale dei più moderni farmaci limitando i trattamenti:

– agli animali che si ritiene siano in maggiore e seria necessità.

– utilizzando farmaci di comprovata efficacia nella situazione e caso

L’uso “a tappeto” di farmaci non conviene a nessuno e riproduce il dramma della resistenza agli antibiotici.

La metodica Mc Muster di analisi per la determinazione della carica infestante è facile da condurre. Sul sito bitlessandbarefoot sezione letture trovate pagine dedicate e letture consigliate. Prima fra tutte per semplicità e chiarezza “Bad Bugs” pubblicata su “The Horse”, che posso inviare a richiesta. Dodici articoli logici e conseguenti scritti da veterinari americani qualche anno fa. Pensati per il proprietario al fine di migliorare le condizioni degli animali e garantire loro un futuro meno…parassitato.

The Barefoot Trimming of a Herd of Horses That Live In Large Open Spaces

 

L’originale in italiano segue la traduzione in inglese. Translation in english thanks to Shona Hagger. 

The Barefoot Trimming of a Herd of Horses That Live In Large Open Spaces.
Barefoot Trimming Practice.

Pieve Santo Stefano. February 13th -14th 2016.
Summary and comments of activities.
At the 2016 barefoot trimming weekend in Pieve Santo Stefano fifteen horses were trimmed and fourteen people of different ages, physical condition and preparation took part. It was evident to everyone the need to satisfy the following important requisites:
First, physical strength, and the ability to put yourself in the different positions necessary for the work of cleaning and trimming: flexibility.
This can be obtained simply through regular cleaning and disinfection of hooves, which should be more frequent if the animals have restricted movement. Second, manual dexterity in using the tools. At this level, we are only using the rasp, which must be of good quality and in good condition. The beginner can practice a series of manual activities that include the use of tools. Working on wood, smoothing surfaces, creating curves and making simple joints. The eye, dexterity and speed will increase rapidly. Then learning to place the animal properly balanced on three feet with the hind legs the correct distance apart and forming a triangle of support.
These all provide an important initial advantage and the necessary conditions to start trimming. The use of sand paper between trims helps train the owner in manual dexterity and position and lengthens the time between professional trims. Sanding should be followed by the use of the fine side of the rasp and then the coarse side and so on.
But, back to the conditions, having developed the ability to withstand the weight of the hoof, to have the animal standing properly and knowing your tools now you need a work plan. Hoof knowledge, knowledge of the function of each part and understanding the work to be done to deal with the growth not worn down by the horse or donkey in daily movement.
The Asvanara horses showed participants how little remains to be done by man to animals that live free in large spaces. Not that this ‘little’ is unimportant or easy. The less there is to do in the trim the easier it is to make blunders.  More over if the foot is in rather precarious conditions even inexpert trimming can perhaps lead to some positive results. Horses who have the freedom to move in large spaces need fewer trims over time. Edwin Wittwer’s Asvanara horses had not been touched since the end of the previous season, for five months. On various terrain of forest and meadow, but not soft and muddy, if not in some areas,  drained thanks to a long dry winter, their frogs were acceptable despite lack of daily or weekly disinfection, their soles were free of exfoliation material and included bars protruding from the sole surface just enough to perform their function, which, among others, is to partly support weight and provide grip.

The walls, worn down with continuous motion, allow the other parts of the hoof to perform their job correctly. A short wall  leaves the other tissues in contact with the ground, active, abrasive, clean, healthy.
We did not see any horse with chalky deposits on the sole, so common in shod or barefoot horses stuck in a small yard or in a stable and deprived of the necessary increased activities with man. No frog corroded by infection despite the season, with its dampness although the rainfall this winter has been scarce. No bar that grows insistently downward in search of load redistribution. Inactivity, or the wall left too long in relation to the penetrability of the ground, on the contrary reduce the function of the frog, sole and bars resulting in weakness, infection and excess growth. No frogs, no bars and no sole were touched in two days.
In no horse.
Remember. Only one horse showed signs of chronic laminitis. I intervened on that horse but did not have the opportunity and time to discuss the disease with the attendants. Beginners.
We restricted ourselves to work on the wall ‘adjusting’, height, reducing just a little and in some cases not at all; reducing the height of the wall sections where due to defects of balance the wall was of different heights on the medial or lateral side. The pigeon-toed horse, loading the outer wall (lateral) of the hoof requires the reduction of the inner wall (medial) and vice versa, the left-footed. If it were possible and necessary the hoof wall was reduced all around the perimeter. Where the toe was more consumed than the heel, the heels were gently lowered, taking into account the desirable position of the solar surface of the third phalanx towards the land but also the stabilizing function of the heels in penetrable soils and possible increased sensitivity and resulting toe landing caused by over trimming in the case of insufficient maturity and density of the rear part of the foot. To this end we introduced hand measurements, signs and drew lines to help provide information for determining the quality of the rear part of the foot and its support platform.
The reduction of the eventual height of the wall, the consideration on the heels and their height I also explained in the classroom to establish a common and repeatable language useful for the transfer of information as an operational first step.
Subsequently working with the rasp in a plane perpendicular to the first we eliminated, over the whole perimeter, all the excess from the ideal foot, making it roughly equidistant from the outer edge of the sole. We also highlighted through contour drawing how this ideal and the work of each trimmer is affected by individual perception. The work of one cannot be, because of a different perception of reality, identical to the work of another even if the average thickness of the wall is imagined by both to be that of the wall portion comprised between the quarter and the toe. We named this step 2, we created a length of the wall or part of it perpendicular to the support plane. This way we identify two points close to each other on the wall, one in contact with the ground plane, the ground or the concrete of the yard, the other a short distance above it which, together with the point where the changed slope of the wall would identify the mass of the wall possibly removable for the reduction of flare and ‘harmonization’ of the sections of wall with one another. Possibly, because it is not said this always occurs nor that it is always desirable as it is not always desirable to make a more elastic and yielding hoof capsule. In my teaching and operating system the owner or the beginner should still refrain from this and limit themselves to the first step intended to reduce the height of the wall, the second step intended to contain it as described and finally the realization of the ‘bevel’. Working in steps 1 and 3 from below and in step 2 in contrast, with the hoof resting on a tripod or held in the air while the other hand works.
In operational step 3, we performed the wall finishing work. Not the famous roll, of which we have discussed limits of use and method of execution, but with a bevel or a plane with its origin in the water line and at an angle of about 30 °- 45 ° to the support surface. This bevel useful to redirect the forces applied by the ground to the wall for the benefit of the containment. A bevel that horses present in the vast majority of cases when sufficiently free to move on penetrable ground. Grass, soil, sand, stones. In our case at Asvanara it came down to redoing a bevel already present after reducing (though not always and not on all the perimeter) the height of the wall. Then just to round off the sharp edge which is generated for the safety and prevention of accidents in contact between one horse and another. Not much, just what was needed.
We described how with the bevel we create the breakover in a mechanically more favorable area.
The work, even though executed by beginners under tutors and many horses was possible despite the weather because a covered concrete yard was available. You cannot put enough emphasis on this last condition for the necessary smooth operation of a trim. The homogeneity of the condition of the horses should draw attention to the direct relation of the environment with the general state of the hoof.
In the future and other articles I would like to see these work steps efficiently. Referring to an healthy horse and the owner at work.

 

Pratica di pareggio. Pieve S.Stefano. 13-14 febbraio 2016. 

Riassunto e commento della attività.

Al fine settimana a Pieve S.Stefano ed al pareggio di una quindicina di cavalli hanno partecipato persone di diversa età, condizione fisica,  preparazione. Si è resa evidente a tutti la necessità di soddisfare numerose condizioni.

Prima, la forza fisica e capacità di disporsi nelle varie posizioni utili al lavoro di pulizia e pareggio. A questa condizione ci si prepara semplicemente grazie alla pulizia e disinfezione degli zoccoli che dovrebbe essere tanto più frequente quanto più gli animali rimangono in restrizione di movimento. Seconda, la capacità di utilizzo degli attrezzi. In questo caso la sola raspa che deve essere di buona qualità ed in buono stato. Il principiante può esercitarsi in una attività manuale che comprenda l’uso degli attrezzi. Il lavoro su legno, la realizzazione di superfici piane, curve, semplici incastri. L’occhio, la manualità, la velocità aumentano rapidamente. Segue la capacità di disporre l’animale correttamente ben stabile su tre arti con i posteriori distanti tra loro e quindi in grado di formare un bel triangolo di appoggio.

Tutto ciò costituisce un grande vantaggio iniziale anzi è condizione necessaria al lavoro di pareggio. L’uso della tela smeriglio tra un pareggio e l’altro allena il proprietario e allontanerebbe i pareggi professionali uno dall’altro. Dovrebbe seguire l’utilizzo della parte fine e quindi grossa della raspa e così via.

Ma, tornando alle condizioni e sviluppata la capacità di sopportare il carico della zampa, disporsi e disporre l’animale nel modo corretto e conoscendo l’attrezzo, necessita un piano di lavoro. La conoscenza dello zoccolo, la conoscenza della funzione di ogni sua parte e l’individuazione del lavoro da compiere per fare fronte a quanto non consumato dal cavallo o asino nel movimento.

I cavalli di Asvanara hanno dimostrato ai partecipanti quanto poco rimanga da fare  all’uomo ad animali che vivono liberi in grandi spazi. Non che questo “poco” sia di scarsa importanza o facile. Quanto meno c’è da fare nel lavoro di pareggio tanto più facile è compiere errori grossolani, quanto più lo zoccolo è invece trascurato tanto più il lavoro anche poco esperto può condurre ad una situazione migliore. I cavalli con possibilità di muoversi in grandi spazi necessitano di pareggi più lontani nel tempo. I cavalli di Edwin Wittwer, Asvanara, non venivano toccati dalla fine della stagione precedente, da cinque mesi. Su terreni vari di bosco e prato, penetrabili ma non nel fango, drenati anche grazie ad un inverno a lungo secco, hanno mostrato fettoni accettabili nonostante la mancanza di disinfezione, suole libere da materiali di esfoliazione, barre contenute, pareti protrudenti dal piano della suola quel tanto che basta a svolgere la loro funzione, tra le altre, di parziale sostegno del peso e grip.

Le pareti, consumate dal continuo movimento, lasciano svolgere correttamente alle altre parti il loro lavoro. La parete corta lascia che gli altri tessuti si mantengano a terra, attivi, abrasi, puliti, sani.

Non abbiamo visto nessun cavallo con depositi di materiale gessoso sulla suola, così comune nei ferrati o nei cavalli scalzi mortificati in un campetto o in un box.  Nessun fettone corroso dall’infezione nonostante la stagione, umida anche se le precipitazioni questo inverno sono state scarse. Infine nessuna barra che prepotentemente cresce verso il basso alla ricerca della redistribuzione del carico. L’inattività, o la parete lasciata troppo lunga in relazione alle condizioni di penetrabilità del terreno, al contrario tolgono dalla funzione fettone suola e barre con conseguente indebolimento, infezione ed accumulo. Nessun fettone, nessuna barra, nessuna suola è stata toccata in due giorni. In nessun cavallo.

Ci si è limitati al lavoro “di aggiustaggio” sulla parete, riduzione dell’altezza di poco ed in alcuni casi nulla. A ridurre l’altezza di tratti di parete quando a causa di difetti di appiombo si presentava diversa sul lato mediale o laterale. Il cavallo cagnolo, caricando maggiormente la parete esterna (laterale) dello zoccolo necessita la riduzione della parete interna (mediale) e viceversa il mancino. Se possibile e necessario si è ridotta la parete su tutto il suo perimetro. Nel caso di parete più consumata in punta che ai talloni, i talloni sono stati abbassati gentilmente tenendo in conto la posizione desiderabile della faccia soleale della terza falange nei confronti del terreno ma anche la funzione stabilizzante nei terreni penetrabili e la eventuale maggiore sensibilità e conseguente atterraggio di punta determinato dal loro ribasso nel caso di insufficiente maturità e densità della parte posteriore del piede. Abbiamo introdotto a tal fine gesti, manualità, segni, utili alla determinazione della qualità della parte posteriore del piede e della sua piattaforma di appoggio.

Successivamente lavorando con la raspa su un piano perpendicolare al primo abbiamo eliminato su tutto il perimetro quanto fuoriusciva dall’impronta ideale. Abbiamo anche evidenziato disegnandolo  questo contorno ideale ed quanto il lavoro di ognuno risenta della percezione individuale. Il lavoro di uno non può essere, a causa della diversa percezione della realtà, identico al lavoro di un altro. Nel fare questo, e nominiamo la fase, fase operativa 2, creiamo un tratto nella parete o lungo una parte di essa perpendicolare al piano di appoggio.  Identifichiamo così due punti ravvicinati sulla parete, uno a contatto con il piano di appoggio, il terreno o il cemento della piazzola, un altro poco distante al di sopra di esso che, insieme al punto dove la parete cambiasse di pendenza identificherebbe la massa di parete eventualmente asportabile per la riduzione della flare e “armonizzazione” dei tratti di parete uno con l’altro. Eventualmente, perchè non è detto questo si verifichi né che sia sempre desiderabile non essendo sempre desiderabile rendere più elastica e cedevole la capsula cornea. Capsula cornea che aumenta di spessore naturalmente procedendo dai quarti verso la punta, dove raggiunge lo spessore massimo. Nel mio sistema didattico ed operativo il proprietario o il principiante dovrebbe astenersi comunque da questo e limitarsi alla fase 1 intesa alla riduzione dell’altezza della parete, alla fase due intesa al suo contenimento (eliminazione delle parti di unghia deformate)  ed infine alla realizzazione del “bevel”.

Con la terza operazione, fase operativa 3, abbiamo eseguito il lavoro di finitura della parete. Non il famoso roll, di cui abbiamo discusso limiti di impiego e modalità di esecuzione, bensì con un bevel ovvero un piano con origine nella water line e ad angolo di circa 25°-30° con il piano di appoggio. Bevel utile a reindirizzare le forze applicate dal terreno sulla parete a beneficio del contenimento. Bevel che i cavalli presentano nella stragrande maggioranza dei casi quando sufficientemente liberi di muoversi su terreni penetrabili. Prato, terra, sabbia, pietrame. Nel nostro caso ad Asvanara si è trattato di rifare un bevel già presente dopo avere ridotto non sempre e non su tutto il perimetro, l’altezza della parete. Per poi arrotondare appena lo spigolo vivo che si genera a solo vantaggio della sicurezza e prevenzione di incidente nel contatto tra un cavallo e l’altro. Non molto ma ciò che era necessario.

Abbiamo descritto come con il bevel si realizzi il breakover nella zona meccanicamente più favorevole.

Il lavoro, sia pure eseguito da principianti sotto tutor e su parecchi cavalli è stato possibile nonostante le condizioni atmosferiche perchè era disponibile una piazzola in cemento coperta. Non si può mettere accento sufficiente su questa ultima condizione necessaria alla buona esecuzione di un pareggio. L’omogeneità della condizione dei cavalli dovrebbe richiamare l’attenzione sulla relazione diretta ambiente e stato generale dello zoccolo.

Nei prossimi articoli “il pareggio in pratica” le varie fasi di lavoro sono analizzate una per una.

Asvanara. Allegra tra i partecipanti al workshop. sabato, 13 febbraio 2016

Asvanara. Allegra tra i partecipanti al workshop.
sabato, 13 febbraio 2016

Come scegliere la bitless. Misure.

Susan vi fa vedere come prendere le misure per ordinare una bitless.

La pagina cui accedete tramite il link è tratta dal suo sito, cugino di questo, dedicato in parte alla condotta del cavallo senza imboccature e parte al barefoot ed agli accessori. La bitless è un attrezzo semplice, può essere in biotane o in cuoio. Sono state disegnate molte capezze ognuna con la sua particolarità. Vari modelli incontrano, magari per brevi periodi, il successo commerciale. La “bitlessbridle” di Cook credo conservi la sua originalità ed esprima efficacemente la sua funzione senza nessuna leva o effetto costrittivo. Io la utilizzo con i miei cavalli attaccati in condizioni più penalizzanti, agli effetti del controllo, rispetto a quella incontrata dal cavaliere. Non ho nessuna possibilità di utilizzare le redini come il cavaliere, le redini passano all’interno degli anelli o chiavi porta redini sul reggipettorale e poi sul sellino senza potere essere orientate. La redine della “bitlessbridle” di Cook accompagna esercitando una pressione piuttosto che tirare il muso nella direzione desiderata grazie all’incrocio sotto il mento del cavallo. Pensate alla vostra mano quando si poggia sulla spalla del vostro amico per invitarlo in una direzione. Altro sarebbe tirarlo per la camicia o la giacca, questo fa un’altra capezza qualsiasi. Se ci pensate anche la capezza Parelli porta l’attacco per il moschettone sotto di se, la corda di guida non è assicurata lateralmente ma sotto di essa. Questo è il principio comune, altre innumerevoli motivazioni portano a deviare da esso e hanno, o sembrano avere, una loro motivazione. Nascono così accessori di ogni tipo che aggiungono o deformano le due capezze, Cook e Parelli, con anelli e rimandi che moltiplicano la forza applicata dalle mani del cavaliere o conduttore a terra esercitando pressioni più elevate. Anche la capezza Parelli può essere usata energicamente, questo aprirebbe un nuovo argomento che sarebbe meglio moderato da un istruttore Parelli o dal grande Edwin Wittwer che di quel sistema ha fatto parte per tanto tempo.

Quello che fa Edwin Wittwer o Parelli o Honza o Nevzorov o tanti amici come Michela Parduzzi o Gianluca Balzani con i loro limiti ed entusiasmo con una capezza Parelli o la “bitlessbridle” di Cook o semplicemente con un collare o addirittura senza sono la dimostrazione di quanto ci si possa divertire e sperimentare con un animale come amico e compagno. Nel continuo parallelo con Messner ed il superamento degli accessori meccanici in arrampicata che è divenuta libera nel rispetto della montagna. La necessità di ginnasticare un animale trova la sua soluzione nel libero movimento, nell’assetto indipendente e certo aiuto in qualche tecnica. Senza la necessità di una imboccatura che si può imparare ad usare ma rappresenta comunque una catena che, come la ferratura, è un male non necessario a noi, mortificante se non doloroso per l’animale.

http://www.bitlessandbarefoot.com/how-to-measure-for-a-bitless-bridle.php

infine se avete problemi scrivetemi oppure scrivete a lei: l’indirizzo di posta elettronica di Susan é : bitlessandbarefoot@gmail.com

Non confondete i siti! Questo, il mio, si chiama bitlessandbarefoot-studio e porta la desinenza .org perché è essenzialmente didattico e per differenziarsi da quello di Susan Duckworth. Siamo entrambi felici di questa similitudine.

 

Alimentazione, nutrire lo zoccolo – “Feeding the Hoof”, Pete Ramey

Alimentazione, “Feeding the Hoof” 7-30-08 Pete Ramey

Copyright 2008

“I have constantly been both praised and criticized for my refusal to stop learning, changing and evolving. Some people appreciate it when I admit to my mistakes. Others use it against me. I take the good and the bad words in stride; I am who I am, and people don�t motivate me anyway- it�s the horses! As for the horses in my care, my motivation comes not from my success stories but from my failures. When I look one horse in the eye and realize that I am not good enough, it dominates my every thought- the success stories are forgotten.” Pete

The very best hoof care can only go so far. We must properly feed our hooves if we want the best out of the horse and we must properly feed our horse if we want the best out of our hooves. Over the years I noticed that no trim mechanics could grow healthy walls, laminae, soles or frogs on some horses. This led me to Katy Watts www.safergrass.org and her studies on varying sugar levels in grasses and hay. When I realized that constant carbohydrate overload was destroying the hooves of so many horses, I became a “sugar freak”; an expert at finding the “hidden” sugars in horses’ diets and convincing horse owners to take the necessary steps to eliminate them. My trimming changed very little, but the results I was getting improved dramatically when I started to pay more critical attention to the diet.

Grass became “the bad guy” for me; a distant memory for many of the horses in my care. For some horses this is truly the way it must be, but I’ve always noticed that some pastures support herds of horses in perfect health, while another pasture two miles away seems literally toxic to any horse that lives there. I’ve noticed the same thing in horses at boarding facilities with little or no access to grass. I would find myself at one boarding facility preaching that a lack of exercise was causing the sickness and weakness in their horses, but then drive a few miles to another (seemingly identical) situation that featured horses in extraordinary health, with beautiful feet- in spite of spending 12+ hours in the stall every day. I didn’t talk about these observations very much, but they have constantly gnawed at my gut instinct — I was missing a critical piece of the puzzle.

I had several pastures within my clientele that produced poor hooves no matter how they were previously shod, and the problems persisted no matter how I trimmed them. The hoof walls were weak and peeling apart in layers. There was no white line integrity and I could not grow well connected walls. The soles were thin and thrush was common. I would show up at 5 weeks to trim the feet and it looked like I should have been there 4 weeks ago. Again, it was easy to blame the excess sugar consumption and no doubt that is still a big issue. But it was hard to ignore the fact that there were other pastures in the same area that supported nice hooves in spite of that same free access to “all you can eat” green grass.

Finally, Katy Watts led me to testing the grass in those problem pastures and found that there was virtually no copper or zinc in the horses’ diet. [Copper supports enzymes that form the strengthening cross-links between collagen and elastin molecules in connective tissue. Deficiencies lead to abnormalities in bone, cartilage, tendons, ligaments, and arterial walls among the most dramatic consequences. In horses, copper deficiency has been linked to uterine artery rupture in mares, a fatal complication of labor. Copper deficiency is known to cause developmental bone disease in foals. From research in other animals we also know that copper deficiency has adverse effects in hair quality. Although it hasn’t been studied in horses, remember that the ingredients and growth mechanisms for hair and the hoof are virtually identical.

Zinc performs a host of functions in the body. Structures on proteins called zinc fingers allow them to bind to DNA. Zinc fingers also influence the folding and structure of proteins. In enzyme systems, zinc is essential for pigment formation, antioxidant function, transport of carbon dioxide in the blood, bone building and remodeling, insulin production and release among others. Eleanor Kellon, VMD]

I bought the over-the-counter hoof supplement that had the highest zinc and copper levels I could find, and it improved the hoof quality of every horse in those pastures [Source Focus HF Hoof].

Now knew I had found the tip of an iceberg; I enrolled in Dr. Kellon’s basic course “NRC Plus” www.drkellon.com . I firmly believe that every person responsible for taking care of horses should take this online course. It will teach you the relationships, roles and importance of vitamins, minerals, proteins, electrolytes, how the horse utilizes food for energy and the basics of what makes it tick. The course demystifies the feed labels, forage analysis and teaches you how to really provide for your horse’s needs.

During this course, when I looked back at my pasture and hay analysis from the past, it became clear that the lack of copper and zinc were the least of my problems. In my area, the grass, hay, water (and even the mineral blocks I was recommending) consistently have extremely high levels of iron. [Excess iron cancels the absorption of copper and zinc- even if there is an “adequate” amount of those minerals available. Excess iron has many effects, including predisposition to infection, a predisposition to arthritis and increased risk of tendon/ligament problems, liver disease and altered glucose metabolism, including insulin resistance and overt diabetes. Eleanor Kellon, VMD]

High body iron levels drive insulin resistance, and vice versa. This may explain why the high sugar content of the grass had an exaggerated effect on the horses living on the high-iron pastures and water sources. I was first called to each of these facilities because of acute and/or chronic laminitis, and the problems persisted even with grazing muzzles or dirt paddocks with hay (from the same region). Now I understand why.

The most frustrating part is that after taking that class, I can now read the labels on equine feeds and supplements and compare them to the horses� actual needs. The deception is sinful. Horse owners buy a supplement and/or commercial feed and think they have covered all the bases of nutrition. They read the label and see, “It’s in there: zinc, copper, biotin, calcium, phosphorus… All the things they are told their horse needs for optimal health and performance listed in ppm (parts per million) or percentages, but they don’t know what it means. They put their faith in the manufacturer. In most cases, the actual levels provided are only a fraction of what the horse needs.

One very popular daily supplement I found at a customer’s barn was 93% salt and had 3ppm of zinc proudly printed on the label. Since zinc was listed (along with a dozen other minerals in similar amounts) the owner thought she had the trace minerals covered. Her 880 pound horse horse would actually have to eat 220 pounds of this supplement per day to get the minimum NRC requirement for zinc! (Needless to say this would kill the horse.) Deception- and our horses are suffering for it.

To make matters worse, if a supplement does not complement the grass, hay and other feeds it is worthless or even toxic. Understand this all varies- every pasture and hay field has a unique mineral profile and will thus have unique supplement needs. You should test each of your horses’ food sources and consider the entire nutrition profile together. The horses with little or no access to green grass are subject to the same problems as well- it all depends on the soil in the hay field. Additionally, the hay-drying process eliminates vitamin E and essential fatty acids so important for skin (hooves) and for fighting inflammation. These must be supplemented if the horse has limited access to green stuff.

At boarding facilities, where hay and grains provide most of the calories, I’m seeing another very common scenario. The horses are often getting too much calcium and not enough phosphorus. It is important that they are balanced in a 2:1 ratio respectively. Alfalfa and in some areas even grass hays tend to have a ratio of 5+ :1. This creates a functional lack of phosphorus that can lead to angular deformities in foals and bone loss in older horses. This does not mean that you should blindly supplement phosphorus. Too much phosphorus also robs the horse of calcium. You must test the forage!

Excess calcium could also make magnesium less available to the horse. [The symptoms of inadequate magnesium are the same as those of excessive ionized calcium. These include irritability, hypersensitivity, muscular symptoms from twitching to spasm, with a potential for GI symptoms and heart irregularity when severe. Horses with moderate magnesium deficiency are often misdiagnosed as EPSM. Other magnesium responsive clinical symptoms I have seen are gait disturbances, including stilted gait, base wide gait behind, difficulty controlling the hind end when turning and reluctance or inability to canter. The magnesium deficient horse is not a happy camper! Eleanor Kellon, VMD]

Salt is another very common deficiency I see everywhere I go. Most horse owners think that if they provide a salt block, the horse’s sodium needs are met. In truth, horses do not receive adequate levels of sodium by licking a salt block. One sedentary horse would have to consume over 2 pounds (an entire stall sized brick) in one month. If he was working, he might need 2-4 times more than that. Salt is ideally provided in a loose form. Most horse owners don’t realize how critical it is for their horse’s sodium needs to be met. [Sodium is essential for absorption of many nutrients, as well as their entry into cells (including glucose), essential for the normal functioning of all nerve and muscle tissue. Sodium is also the major regulator of water balance in tissues. In addition to “holding” water in the tissues, sodium is what the brain “reads” in determining when to trigger thirst and when to regulate the amount of sodium, and therefore water, the body excretes in the urine. If sodium intake is too low, the kidneys will actively excrete potassium and save sodium, even if blood potassium levels drop below normal. This is a very, very common mistake made when supplementing performance horses.

Insufficient sodium inevitably leads to some dehydration. The brain reads sodium levels in the cerebrospinal fluid. The cerebrospinal fluid in turn is a filtrate of blood. Blood levels of sodium will be maintained by “stealing” sodium from the extracellular fluid. This leads to the decrease in skin elasticity that is familiar sign of mild to moderate dehydration. The rule of thumb is that as little as 2 to 3% dehydration can lead to a 10% drop in performance. However, excessive intakes need to be avoided. Eleanor Kellon. VMD] Again, actually testing and supplementing specific amounts is optimum.

These are only a few small examples of many. Horses need to consume each nutrient in adequate amounts and usually in balance with the amounts of several other nutrients. This is not just about growing healthy hooves, either. Balanced nutrition profoundly effects attitude, immune function, strength, endurance, recovery; actually every aspect of health and performance. If your horses are having problems of any kind, you can bet there is a nutritional component. So far, every time I have had troubles growing healthy feet and have tested the forage, I have found significant mineral ratio problems and/or deficiency- every time. The nutrition balance may be all or part of your horse’s problem, whether you are concerned about a training issue, recovery from an illness or carving 2/10 of a second off your lap time.

The best news is that feed testing, balancing and supplementation saves most horse owners a considerable amount of money (Now why haven’t the feed companies told us about this?) but you will be required to think, rather than just blindly throwing your money away. When I tested the grass and hay in my area, along with the bad news [no Zn or Cu] I got some great news: The grass was completely covering ALL of the other nutritional needs- my customers with pasture can meet NRC guidelines of every nutrient (including protein) for pennies a day. Too many horse owners spend hundreds of dollars a month to keep their horses constantly on the brink of laminitis by feeding buckets of feed and random supplements “just in case” the horse is missing something in his diet. Why not find out exactly what he is missing and just buy that?

Here’s how to do it:

Take samples of your hay and grass. Send them in for testing to www.equi-analytical.com (read the directions for sampling on that site). Your analysis will be emailed to you in a few days. Choose the 601 package for $35 as a start for most situations (a more comprehensive package is available for $79).

Now what? You will get back a long list of nutrients that will probably look like Chinese algebra to you. Here are some options: 1) (good) Join the Yahoo group EquineCushings, read the introductory information and then ask for help (there is incredible help to be found there) [For excellent help with hoof trimming issues, also join the Yahoo group BarefootHorseCare]. 2) (better) contact Dr. Kellon www.drkellon.com. She does consultations for $100- a real bargain if you ask me. 3) (best) Enroll in the NRC Plus course ($210) and learn to do it yourself.

Once you have designed your custom supplement, you can order each ingredient separately for maximum cost saving. Local mills that actually mix their own feed, or general livestock supply stores, can often get you bags of the most commonly needed minerals. For instance, a 50 pound bag of magnesium oxide for around $10 will likely outlive your horse. For smaller amounts, you can try Uckele Health and Nutrition, www.uckele.com (or call them at 800-248-0330), or Gateway Products has many single ingredient products available www.buygpdirect.com . It depends on what you need, but most horse owners are reporting a total cost of 20-30 cents per day. Another option that saves you time and labor, and still will reduce your overall supplement costs, is to have the minerals you need custom mixed for you. Uckele (above) and Horse Tech, www.horsetech.com , will do this service for the individual owner.

Feed the supplement to your horse daily. This is usually easy if the horse is also on feed- the actual volume of the supplement is usually very small. If the horse is only on hay or grass, you might have to get creative. Mixing the supplements into a spoonful of unsweetened applesauce or in a small amount of beet pulp mash and oats will usually do the trick.

 

Now you have all the tools…. Just do it- yesterday!

“I highly recommend that if you take the ‘NRC Plus’ course, have your own forage analysis in hand (or for hoof professionals, the analysis of your customer with the worst hooves). That way it is not just a mountain of science and theory. I was floundering with the information overload until I started balancing the diets for real horses that I knew personally. Then it immediately started snapping into focus.”

Once you start testing, you will probably find that your pasture and/or hay is providing ALMOST everything your horse needs- including calories, fat and protein. This may surprise you, but understand that tiny “holes” in the overall nutrition profile can throw everything out of balance and make it seem like the horse is getting almost nothing from the hay and grass; or too much (The “starvation” your horse is sensing can lead to overeating). Constant access to forage, and detailed mineral balancing should be the starting point for every equine diet. From there (depending on the individual and the work load) you may have to add or take away from that, but it should be done scientifically- not at random as we were all taught. Why doesn’t every horse owner know this? There’s no money in telling you.

Cesenatico, an introduction

bitlessandbarefoot-studio.org

Dalla newsletter october 2015  –  Cesenatico 31 ottobre-1 novembre 2015

Italian / English people, translation thanks to Mike Drell  

—–

ITALIAN

Franco Belmonte

La ricorrenza dei Santi si avvicina e con essa l’incontro di Cesenatico. Sono in attesa pareggiatori di diversa provenienza formativa, studenti, proprietari di cavalli e veterinari, addestratori ed altre figure professionali. Ho fortemente desiderato questo evento come irripetibile occasione di incontro ed ho chiamato a partecipare come invitato speciale e relatore il dr. Tomas Teskey dall’Arizona. Gli americani hanno, ormai parecchi anni fa, riaperto la strada del barefoot che é stata dei greci, dei romani, dei mongoli, ed hanno fatto questo insieme agli europei della dr. Strasser. Anche noi italiani abbiamo avuto un pioniere del cavallo scalzo, il prof. Faillace, totalmente ignoto agli anglosassoni probabilmente perché scriveva e parlava in italiano. Lui ed altri hanno fatto si che il movimento barefoot si sia sviluppato in Italia con la stessa velocità ed intensità che ha caratterizzato in genere il mondo occidentale. Recuperato una decina di anni fa un certo ritardo non abbiamo nulla da invidiare ad altri paesi, né dal punto di vista tecnico né soprattutto etico ma soffriamo sicuramente dell’inconveniente linguistico. Se scriviamo un articolo in italiano ci rivolgiamo ad un lettore locale mentre un articolo di qualità magari inferiore in lingua inglese ha una più grande possibilità di essere letto e diffuso.

Semmai alcuni a causa delle stesse opposte difficoltà linguistiche non hanno ben chiaro, ma capita anche che faccia comodo ignorarlo, quale sia lo stato avanzato del barefoot e dell’ironfree movement al di fuori dei loro confini. Assai spesso invece del confronto e della crescita comune si guarda alla colonizzazione intellettuale e di mercato. Il mondo é livellato anche dal nostro piccolo punto di vista. A piccole aree e gruppi avanzati teoricamente e praticamente, senza distinzione di frontiere, si accompagnano vaste aree arretrate che rimangono tali non tanto a causa della mancanza di strumenti di conoscenza ma volontariamente per il mantenimento di una comoda rendita di posizione.

All’incontro di Cesenatico ho invitato quindi Tomas non in quanto americano o straniero. Lo ho invitato in quanto rappresentante noto di una categoria che, salvo eccezioni ed a causa dei programmi di studio, rendita di posizione ed inerzia, prese alcuni anni fa una posizione critica e netta a favore della cura e mantenimento dello stato di salute dei cavalli e degli animali in genere piuttosto che di sfruttamento ed utilizzo a breve termine. Questa posizione il dr.Teskey la ha formata ed integrata con la stratificazione delle conoscenze e con l’applicazione di tecniche naturali in parallelo alle tradizionali in un insieme che concorre al finale benessere e mantenimento dello stato di salute. Soprattutto su questo ci siamo trovati, su quel che lui ed altri chiamano medicina olistica ed io più semplicemente riconoscimento della supremazia delle buone regole del buon senso nell’applicazione delle più elementari norme igieniche e di comportamento. Norme che coinvolgono la gestione nel suo complesso, l’aria, l’acqua, il cibo, la libertà di movimento la pulizia e non possono prescindere dalla sferratura e, con il miglioramento della relazione, dall’abbandono delle imboccature. Non conosco perfettamente quale sia la attuale posizione di Tomas riguardo alle imboccature. Questo tema sovente rimane in ombra, non è diventato di moda parlarne e partecipare. Anche se spesso si vede l’accoppiata “cavallo sferrato e condotto senza imboccatura”, altrettanto spesso l’apertura nei confronti dell’abbandono del ferro ai piedi si accompagna allo strenua difesa del ferro in bocca. Al di là delle accettazione delle motivazioni mediche per la rinuncia ad ogni imboccatura ben documentate dalla nostra europea Strasser, dall’americano Cook e dal russo Nevzorov per citare i più conosciuti, motivazioni di per sé più che sufficienti, rimane la assoluta mancanza di sportività testimoniata dal loro utilizzo. Delegare ad un attrezzo la riuscita “migliore” di un esercizio è come gareggiare nei cento metri stile libero con le pinne corte. Messner, che mi piace citare spesso, ha rinunciato alla progressione artificiale in parete con enorme successo ed ha fatto scuola, lo stesso concetto e comportamento è applicabile all’equitazione. Rispetto per la montagna o per l’animale, capacità ed espressione individuale, sono mortificate dal ferro in bocca come di quello piantato in una parete.

Tomas Teskey verrà a Cesenatico a fare la sua presentazione del barefoot ed io spero che il suo nome richiami e faccia da ulteriore volano al movimento nell’interesse degli animali. Persone come me, Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt e sicuramente altre che dimentico o non conosco hanno già faticato molti anni nel tentativo di creare un ambiente alternativo e migliore. Ognuno con il suo entusiasmo, applicazione, conoscenze e limiti personali. Il fine settimana di Cesenatico dovrebbe servire in primo luogo a far riconoscere questo ed a creare le premesse per una maggiore unione del movimento barefoot che fino ad oggi si presenta diviso. Nell’articolo “Una Testimonianza dall’Italia” che Yvonne Welz ha pubblicato alcuni anni fa sul suo “The Horse’s Hoof ” magazine ho già messo l’accento sulla necessità di incontro delle varie scuole sui principi prima che sulla tecnica. Si, i fondamenti. I fondamenti del barefoot che hanno i loro cardini nell’impegno del proprietario, l’igiene dell’ambiente e la scelta del terreno idoneo oggi ancora e di nuovo in affanno a causa della introduzione e diffusione delle nuove protezioni dello zoccolo a carattere permanente.

Torna a prevalere su tutto il resto la comodità dell’attrezzo?

Una decina di anni fa Ramey nei suoi DVD “Under the Horse” ci diceva che basta tenere la parete corta perchè tutto il resto entri o rimanga in funzione con solo l’aggiunta di occasionali ma oculati interventi sul resto delle parti. I problemi della parte posteriore del piede? Troppo semplici per parlarne ancora. La laminite? Non un problema inevitabile ma un danno facilmente attribuibile alla alimentazione sconsiderata ed al confinamento. Non è cambiato nulla. Ma invece di sollecitare un pareggio semplice e frequente, un terreno idoneo, una alimentazione appropriata e nella mancanza spesso di idee sufficientemente chiare su quanto ciò significhi si sta rispostando l’interesse e l’intervento su tutto quanto era già proprio della mascalcia, gestione e diagnostica tradizionale con la sola sostituzione della plastica al ferro. Ciò che è semplice ed efficace non produce.

Questa introduzione è per me una occasione per far riflettere il lettore sul fatto che in Italia la maggior parte di coloro che voleva andare sferrato ci va, gli strumenti di conoscenza ci sono e tutti hanno avuto occasione di parlare del famoso mustang, di conoscerlo in tutta la sua potenza e salute e persino di avere in mano il famoso zoccolo che Jackson porta sempre con sè e portò anche a Teramo in facoltà. Si comincia anche a guardare con rinnovato interesse ai nostri tolfetani ed agli altri piccoli gruppi di cavalli sparsi per le nostre montagne uniti da un davvero utile “comune denominatore”, la pressione selettiva.

Se la potenzialità che può esprimere il domestico ben allevato e gestito ormai è chiara anche ai sassi chi resiste lo fa da ignorante, su posizioni scientificamente indifendibili e miserabili. Si chiede di dimostrare scientificamente l’opportunità del barefoot. Ebbene io chiedo di dimostrare scientificamente l’opportunità della ferratura e della gestione tradizionali visto che colica e laminite sono le due cause principali di morte dei cavalli.

Se di limite bisogna parlare Il vero limite non è del cavallo di andare sferrato su un terreno o su un altro, ma dell’uomo e della sua mancanza di capacità di attesa e accettazione dell’inevitabile limite della propria cavalcatura. Limite proprio di ogni essere vivente, determinato dal patrimonio ereditato e dall’ambiente. La mancanza di accettazione del limite e la totale diseducazione sportiva sono evidenziate, risalendo dal piede alla bocca del cavallo, proprio dall’ostilità nel rifiuto di abbandono dell’imboccatura. Anche quando lasciano in pace gli zoccoli, magari seguendo una moda o l’amica, almeno tramite la bocca queste persone “devono” intervenire, superare, dirigere invece di attendere e costruire, fare squadra con il proprio cavallo. Il cavallo rimane la bestia pericolosa e possente che necessita della forza e capacità di intimidazione del ferro per essere guidata. Non so appunto se Tomas sia dalla parte di Cook o della Strasser che hanno scritto insieme “Metal in the Mouth”, certo ha dimostrato un gran carattere scrivendo il suo famoso articolo per il Veterinary Journal ed insiste anche ora affinché si affermi una cultura della dignità nel lavoro di addestramento e pratica sportiva tramite una gestione più consona alla necessità dell’animale, un atteggiamento onesto ed infine una tecnica di intervento sullo zoccolo più efficiente. Per questo, per insistere sul rispetto dell’animale che passa anche e soprattutto ormai attraverso la bocca, quel rispetto che sarà filo conduttore del seminario di Cesenatico, vi propongo il passo che nei pannelli informativi conclude la mostra fotografica che ho realizzato sugli animali e la Grande Guerra. Mentre preparo questa newsletter la mostra fotografica è esposta a S.Marino nel Castello di Borgo Maggiore.

” … A final comparison, mountains climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties. The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to manoeuvre. Perhaps a manoeuvre may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation. For me and Reinhold, it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel. “The journey and how we face it.” Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our conveniennce. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, meals, rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused….”

Concludo questa introduzione . Ci vediamo a Cesenatico in un hotel e non in centro. Perché? Questa scelta può parere a molti effettivamente svantaggiosa. Per raggiungere i cavalli e la parte pratica bisognerà uscire dall’aula e fare qualche km. Non è il comfort della possibilità di alloggio o la sala o la località conosciuta turisticamente che mi hanno fatto decidere. Mi spiego. Senza nulla togliere ai pochi centri gestiti onestamente, almeno uno o due desidererei visitarli insieme a voi e Tomas, desidero riportare l’attenzione sulla centralità del proprietario dell’animale, termine già carico di valenza negativa. Senza l’attenzione, consapevolezza e coinvolgimento del proprietario gli animali rimangono o ritornano alla mercé di molteplici interessi, in sostanza al vento che tira con l’avvicendarsi delle stagioni economiche, degli uomini incaricati del governo e dei loro interessi diretti o mediati. I proprietari e la loro preparazione, anche semplice ma rigorosa, sono infinitamente più importanti del professionista del momento. Il proprietario decide per la maggior parte della vita dell’animale. E aggiungo decide meglio se istruito. Sul proprietario e la sua capacità di intervento nel pareggio semplice, sulle sue basilari conoscenze di Scienza della Nutrizione, sulle tecniche di Partnership sono sicuro dobbiamo investire il nostro tempo.

Nessun pareggiatore, veterinario, chiropratico o erborista o osteopata può sostituirsi efficacemente al “Natural Boarding”. Natural boarding che trova la sua più facile espressione nel giardino dietro casa.

Il barefoot è nato come emancipazione del proprietario a favore dell’animale grazie alla capacità di opposizione al sistema tradizionale resa possibile dall’informazione. Per questo l’incontro non si terrà in un “condominio per cavalli” o presso una clinica pur riconoscendo che esistono tantissimi poveri campicelli privati e fangosi.

I condomini per cavalli rappresentano oggi gli zoo di ieri. Molti zoo sono stati chiusi o ristrutturati già cinquanta anni fa, l’etichetta domestico non dovrebbe permetterci di continuare a trattare un animale peggio di un selvatico. Le due prime cause di morte dei cavalli, la colica e la laminite testimoniano il fallimento della gestione comunemente intesa e della veterinaria corrente. La colica e la laminite così comuni nei condomini per cavalli e negli animali di fatto abbandonati, così facilmente affrontabili e prevenibili con la razionalizzazione del comportamento del proprietario o del gestore evidenziano tragicamente la necessità di preparazione di una nuova generazione di operatore l’: “operatore per l’ igiene veterinaria finalizzata al benessere animale“. Igiene, badate bene, per il mantenimento dello stato di salute animale non per l’ottimizzazione della produzione né per l’espressione di una performance.Solo quando questi principi saranno espressi sull’Adams’ , sul Merck o in Nutrient Requirements of Horses questi operatori tecnici, centrali per il recupero, per la riabilitazione degli animali e la diffusione di un sano comportamento umano troveranno nel veterinario una spalla sicura su cui contare.

Credo che Tomas, insieme ad alcuni altri in giro per il mondo, sia un buon amico degli animali e rappresenti già una buon operatore e  spalla allo stesso tempo.

A Cesenatico, Franco Belmonte

———————

ENGLISH TRANSLATION (thanks to Mike Drell)

 

Tomas Teskey

 

The celebration of the Saints is approaching and with it the clinic of Cesenatico. Waiting are trimmers of different educational backgrounds, students, horse owners and veterinarians, trainers and other professionals. I strongly wanted this event to be a unique opportunity for these people to meet. I called to participate as a very special guest and clear speaker, Dr. Tomas Teskey, from Arizona. The Americans, several years ago, reopened the road to the barefoot horses, which belongs to the ancient Greeks, Romans, and Mongols. At the early stage, there were the Europeans of dr. H.Strasser. Also, we Italians have had a pioneer of barefoot named Faillace, totally unknown to the Anglo-Saxons probably because he wrote and spoke in Italian. Thanks to him and other beginners, the barefoot movement has developed in Italy with the same speed and intensity that has characterized the western world in general.  Having recovered a decade ago from some delay, we have nothing to envy in other countries, not from the technical point of view and especially ethics, but surely we suffer the inconvenience of our language. If we write an article in Italian, we can hope for a few local readers, an article maybe less interesting in English has a greater chance of being widely read and distributed. Due to the same language difficulties, our local advanced stage within the barefoot and ironfree movement is largely ignored by Anglo-Saxons outside their borders. Often, instead of searching for confrontation and mutual growth, there appears to be an attempt at colonization of the intellectual market. The world is leveled even from our little perspective. Regardless of national boundaries, there are small areas and groups advanced in both theory and practice, while other vast areas remain left behind.

In this leveled scenario I invited Tomas to the meeting at Cesenatico not because he is an American. I invited him as a representative of a category that, of course with exceptions and strongly due to the programs of study in the universities, has taken a few years ago a critical and clear position in favour of the care and maintenance of the state of health of horses and animals in general, rather than supporting their continued exploitation and the use of them for short term gain.

The ethical position of Dr.Teskey has grown with the stratification of knowledge and the application of natural techniques in parallel with traditions that contribute ultimately to the overall well being of horses. We come together over these principles, on what is sometimes called holistic or ethical medicine, but which I simply call, “recognition of the supremacy of sound practices of common sense in the application of the most basic rules of hygiene and behavior”. Such rules involve the boarding conditions as a whole. In order for the air, water, food, freedom of movement, and cleanliness of the environment to be truly effective, they must not be separated from the barefoot choice and even the abandonment of the bit. I do not know deeply the position of Tomas regarding the bit. This subject too often remains in the shadows. Frequently one sees the combination “bitlessandbarefoot”. However, just as often we find barefoot adherents staunchly defending their use of a bit in the mouth.

There are many well-documented reasons to renounce practices of putting anything in the mouth of horses. The contributions of our European, Strasser, Cook in America and Nevzorov from Russia all provide plenty of motivation against the use of bits. However, on top of all this, one easily recognizes an absolute lack of humane sportsmanship when observing the use of metal in the mouth. Equine sport and exhibition relying on a “better” maneuver from a bit could be said to resemble a one hundred meter freestyle swimmer wearing fins! I often like to quote, Messner, who waived the help of tools when climbing mountains (artificial progression) with enormous success. I strongly believe that his ‘school of thought’, concept, and behaviour are applicable to riding and driving. Whether climbing a mountain or riding an animal, the true capacity of the individual expression is mortified by the iron held in the mouth or planted in the rock.

Tomas Teskey will come to Cesenatico. I hope his respected name will renew and revive a genuine and robust interest in our Movement in favour of the Animals. In addition to my own efforts, people such as Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt and certainly many others that I forget, have been struggling over many years in our attempts to create an alternative environment. Each one of them works tirelessly with enthusiasm, dedication, and knowledge, despite personal limits. I would very much like to see us all together with Dr. Tesky.  The weekend of Cesenatico should serve primarily to commemorate our communal work and to foster the conditions for a real unity within the barefoot movement that has so far remained divided. In my article, “A Testimony from Italy”, published some years ago by Yvonne Welz, I have already emphasized the necessity of a meeting amongst the various schools on ethical principles above technique.

Yes, the fundamentals. The fundamentals of barefoot, which hinges upon the commitment of the owner, the hygiene of the environment, and the choice and necessity of suitable land. Moreover, this appropriate land must include terrain both for living as well as for rehabilitation. Now, we find that these fundamentals are in doubt because of the introduction and widespread acceptance of new protections for the hoof of a permanent nature. I underline permanent. Are we going back to a preference for the convenience of a tool?

A decade ago, Pete Ramey, in his DVD series, “Under the Horse”, tells us, amongst the many other things:

-Just keep the wall short. Most of the time, this will be enough to maintain the other parts in proper function. Easy to do for the owner.

-The problems of the rear part of the foot? Too simple to face for a trimmer to talk about it anymore.

-Laminitis? A real problem easily attributable to unnatural boarding, but a problem that we can effectively face with our simple tools and technique.

Nothing has changed from that time. Instead, it seems necessary to insist upon teaching owners how to provide a simple trim, which is both effective and frequent; also to provide suitable terrain and adequate food. However, the “system” tries once again to transfer the interest and behavior of horse owners towards what already existed within the world of conventional farriery, just replacing the old metal shoe with plastic and glue. That which is simple, bare, and effective does not produce money, after all. Do not think now that I am against new materials. There is a place for it. However, what I see is a widespread and mostly unnecessary drifting away from the bare hoof. What is the real limit of our intervention and target? Everyone has had the opportunity to know the famous mustang, to know his strength and health and even to have in our hands that famous wild hoof that Jackson always carries with him and we could see some years ago when he came to Teramo.

These are horses with few limits because of their environment. The real limit of our horses is not determined by the ability of a horse to go barefoot on a given terrain. The limiting factors belong to mankind and his lack of ability to wait and train patiently or accept the inevitable limits of his mount. The limit belongs to every living being, determined by inherited characters and by the existing environment to be addressed by us, trimmers.

The lack of a capacity to accept a limit and the total miseducation within sports are clearly evident, returning again and again from the foot to the horse’s mouth, by the refusal to abandon the bit. Even when the hooves are left in peace, perhaps merely following a fad or a friend, at least through the mouth these people “must” intervene, overcome, direct rather than wait, and build a true team with their own horses. The horse remains the dangerous beast in need of intimidation by the bit and unable to make a “perfect” maneuver without it. I do not know the position of Tomas. The same thinking of H. Strasser and Cook that wrote “Metal in the mouth” ? He certainly showed great character by writing this famous article for the Veterinary Journal. For this reason I called him to give my testimonial in support of this possibility for change. Let me insist on this matter of animal respect and the bit. While I am writing this newsletter my exhibition of photographs about the use of animals during WWI, the dogs, horses and mules, remains on display in San Marino, Borgo Maggiore. The following quote comes from this exhibition.

—–

… A final comparison, mountain climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties.

The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to maneuver. Perhaps a maneuver may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation.

For Reinhold, and me it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel.

“The journey and how we face it.”

Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our convenience. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, and meals of rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused.

—–

To conclude my introduction to the Cesenatico clinic. This clinic will take place in an hotel and not in a riding center. Why? This choice may seem disadvantageous to many. To get to the horses and to do some practice, we need to leave this location and drive some kms. Not the comfort of the accommodation, or the well known touristic location led me to this decision. Without detracting from the few riding centers managed naturally, I wish to bring attention to the centrality of the horse owner, a term already loaded with negative value. Without his attention, awareness and daily involvement, the animals remain at the mercy of the many interests that the men in charge of the government have to face. The owners and their preparation, simple but rigorous, are infinitely more important than the presence of all the various professionals. The owner decides most of the time and for the life of the animal. No jogger, veterinarian, chiropractor, osteopath or herbalist can effectively replace the “Natural Boarding”. The natural boarding is found easier in the backyard. The barefoot started, in my opinion, as emancipation of the owner in favour of the animals due and thanks to the ability of opposition to the traditional system.

The owner. For this reason the meeting will not take place in a “condo for horses” and in the way of a typical clinic. The condos for horses represent today the zoo of yesterday. Many zoos have already been closed or restructured fifty years ago. The label “domestic” should not allow us to continue now to keep an horse worse than a wild animal. The two leading causes of death in horses, colic and laminitis testify to the failure of the management of the horses as commonly understood. Colic and laminitis, so common and preventable with the rationalization of the behavior of the owner or the manager, tragically highlight the need to prepare a new generation of operators. Operators for the veterinary hygiene aimed at animal welfare. Operators that show and teach in a basic and simple manner. Hygiene, mind you, for the maintenance of animal health not for the optimization of production or for the expression of a performance, as taught in the university to the vet students. Only when these principles are expressed in books like the Adams’, Merck or Nutrient Requirements of Horses those technical operators, central to the recovery, rehabilitation of the animals and to the spread of an healthy human behavior will find in the veterinarian a shoulder to rely on.

I think Tomas, along with a few others around the world, proves a good friend of the animals and already a good operator and shoulder at the same time.

See you soon,  Franco Belmonte  –   www.bitlessandbarefoot-studio.org

 

Pareggiatori ed Economisti

Pareggiatori ed economisti (29 settembre 2015)

Tempo fa mi capitò di leggere “Storia della Economia” di J.K.Galbraith.

Nelle prime pagine Galbraith cita Aristotele e la sua osservazione secondo la quale le cose utili hanno spesso uno scarso valore di mercato, le inutili al contrario sono molto care. Andando avanti nel libro, che credo tutti dovrebbero leggere anche se non hanno un soldo o forse proprio per questo, da ragione della nascita delle teorie economiche sostenute da leggi matematiche. Ebbene, scrive Galbraith, un giorno un congresso di economisti si sovrappose o seguì un altro congresso di professionisti tecnici nella stessa sala.

Quei professionisti facevano uso di formule matematiche, per lo più non intelligibili ai profani, e gli economisti trovandosi di fronte le loro lavagne ancora zeppe di formule si sentirono in imbarazzo ed inferiorità con le loro parole e discorsi. Un po per questo un po perché venne subito realizzato che lo stesso imbarazzo e senso di inferiorità sarebbe stato provato dallo sprovveduto cliente investitore nacque da li a poco una nuova “Scienza dell’Economia”. Milioni di persone ne sono state vittime da allora senza più potere nemmeno dare colpa né a se stessi né al proprio suggeritore.

Lo stesso avviene da qualche tempo tra i pareggiatori e tra i pareggiatori ed i loro clienti. I pareggiatori si sentono inferiori a volte con la loro raspetta nei confronti di chi forgia. Si sentono anche inferiori nei confronti di chi utilizza macchine per la diagnostica. Peccato che chi ferra induca “un male non più necessario”. Quasi quasi lo stanno dimenticando. Peccato che chi utilizza la diagnostica per immagini spesso abbia egli stesso una capacità limitata di interpretazione causa i programmi universitari e la mancanza di adeguata reale specializzazione. Se non lo sapete il radiologo che referta una vostra lastra se europeo studia 6 anni per diventare medico e altri 5 per specializzarsi in radiologia. Poi non è nessuno per un pezzo e in ospedale segue un primario.

Torniamo al nostro pareggiatore.

Lungi dal comprendere che il pareggio e tutto il barefoot movement si è fondato sulla semplicità dell’osservazione logica e dell’evidenza dei fatti alla ricerca dell’adeguamento della vita del cavallo alle necessità di specie, come si comporta il bravo pareggiatore innovatore sempre alla ricerca di migliorare se stesso ed il servizio? Con un grande sforzo va alla ricerca della distinzione e promozione della sua figura, già estremamente definita da Jaime Jackson e da chi è venuto dopo di lui, con il tramite di tecniche inutili, e appunto costose, materiali high tech e infine apparati alternativi da proporre come diagnostici. Mi spiego. Credo fermamente che il pareggiatore o se preferite il “hoof care provider” oppure “horse care practitioner” che adesso fa tanto tendenza, per assolvere la sua funzione debba essere un semplice ed onesto, chiaro operatore per la “Igiene nell’interesse della salute animale”. Questo operatore, per non confondersi con la moltitudine di ciarlatani circolanti dovrebbe avere capacità di pareggio di manutenzione e riabilitativo, sicurezza nella comprensione delle maggiori malattie sociali del cavallo (e dell’asino), capacità di individuare nelle norme igieniche e quindi nel rispetto degli spazi, socialità, alimentazione corretta e teoria dell’allenamento i maggiori strumenti per il mantenimento dello stato di salute. Magari avere una sufficiente preparazione in tutto questo e altre materie per poi specializzarsi in una. Pare però che queste cose semplici ma non facili da comprendere non bastino né alla sua vanità né alla sua capacità di persuasione del cliente. E così ecco che i pareggiatori si muovono e pensano come gli economisti di Galbraith. Ognuno alla ricerca dell’astutamente difficile strumento che ipnotizza, giustifica, confonde. Se stessi e gli altri. Alla ricerca della giustificazione di se stessi soprattutto se ignorantelli e insufficienti, poi del cliente che dopo avere speso un mucchio di soldi e non aver concluso magari un acca  avrà tutte le ragioni di risentirsi. I pareggiatori, che dovrebbero trovare nel terreno penetrabile e pulito il loro maggiore alleato cominciano così a rinunciare a pretenderlo per proporre, e vendere, scarpe. E fino a che si tratta di scarpe e solette tutto va bene. Quanto aiutano! Il proprietario è coinvolto giornalmente nella cura e manutenzione. Ma il mercato ha inventato ben altro. Se il maniscalco usa la forgia loro possono sempre usare le resine.  Se il veterinario usa le macchine portatili per schermografia loro possono sempre usare la termografia. Senza capirci un acca naturalmente. Sempre di qualche “ia” si tratta in fondo.

Ma le scarpe sono inferiori, per quanto utilissime in infiniti casi, al terreno adatto.

Le resine, servono a ricostruire parti ed utilizzare il cavallo precocemente piuttosto che a risolvere.

Le bende gessate o di immobilizzazione sono preziose in caso di frattura della terza falange. Nel caso di un laminitico ci sarebbe ampiamente da discutere. A volte è utile immobilizzare e ridurre l’ elaterio che di per sé, nella dislocazione delle parti, é fonte di dolore. Altre volte no. I tempi e la circostanza guidano. Il calore generato nell’applicazione dei materiali ne sconsiglia l’uso nella forma acuta.

Quando poi scarpe e colle vengono utilizzate insieme ritorniamo alla protezione permanente ed alla possibilità per il proprietario di continuare a tenere l’animale in situazioni igieniche povere e su terreni non adatti dando nel contempo la possibilità e l’illusione della capacità di prestazione. Questo é quello che fanno già egregiamente i maniscalchi. Il fine del movimento barefoot, scusate, non era diverso? Ma arriviamo alla termografia. Ne sento parlare con insistenza. Questa macchina costa poco, questa macchina costa tanto…ma sull’Adams’ viene liquidata come un apparato di capacità scarsamente o per nulla diagnostico nelle mani di chi, e questo è da vedere, dovrebbe avere la conoscenza generale che lo dovrebbe mettere in grado di affrontare l’interpretazione di immagini difficili ed ambigue. Sorrido pensando che coloro che ne parlano con insistenza so per certo non hanno nemmeno una idea compiuta di che cosa sia una infiammazione e dei tempi e dei processi che a lei sottostanno. Mi capita di andare in giro con un amico veterinario. Io con la raspa lui con lo stetoscopio. Ci rispettiamo, se si tratta di piedi o di materie particolarmente di mia competenza come l’alimentazione parlo io, se si tratta del resto parla lui. Uno parla , l’altro ascolta e poi “si tratta” e si conclude. Potremmo comperarci una macchinetta per fare le lastre, ci abbiamo pensato. Io ho fatto un esame di radiobiologia, lui non lo so. Ci siamo detti cosa ne facciamo se non siamo in grado di distinguere che cose grossolane. Ci accontentiamo della semeiotica fisica come il buon bravo medico condotto del passato e se ci capita sbirciamo una immagine. Parlo di laminiti e navicoliti se non lo avete capito, non del resto. Resto che a me non compete. Non ci sentiamo inferiori. Non certo a quelli che sullo zoccolo che a qualsiasi ordine etnia o genere appartengano antepongono la semeiotica radiologica e strumentale a quella fisica non conoscendo né la seconda né la prima e per darsi un tono. Non ci sentiamo inferiori perché quel che facciamo per il pareggio di riallineamento della capsula con la terza falange, o per riportare l’animale ad una condizione possibile da una di stress o addirittura di choc non viene influenzato dalla diagnostica per immagini che semmai può essere utile ad individuare tempi e previsione di capacità di riabilitazione, non i suoi modi. Del termografo poi, surrogato povero ma futuribile di qualche altro mezzo non sapremmo che fare. Di esempi e paragoni se ne possono fare quanti se ne vuole. Tutti nel loro campo possono sicuramente osservare comportamenti simili. Non mi illudo che questa mia posizione serva a qualche cosa, ognuno si illude o cerca di illudere pervicacemente gli altri a seconda della sponda sulla quale si trova. Ognuno invade il campo a mala pena presidiato dall’altro generando astio e resistenze.

Se un appello posso fare ai futuri “pareggiatori” o “hoof care provider” è quello di limitarsi alla raspa ed all’igiene veterinaria per lasciare le tecniche ed i materiali a casi particolari. Ce ne é d’avanzo per conquistarsi il rispetto. Tecniche e materiali sono assolutamente da conoscere, Interessanti ma particolari e secondari all’igiene. Con l’introduzione, se indebita, del cavallo scalzo a materiali e tecniche proprie di una mascalcia evoluta il pareggiatore non fa altro che contribuire a far regredire al passato un particolare e selezionato ambiente che faticosamente altri hanno contribuito a creare. Dandosi la zappa sui piedi.

 

WWI. Cani, Cavalli, Muli e la prima guerra mondiale. Mostra fotografica.

Aggiornamento del 16 agosto 2015:  la mostra in oggetto verrà esposta nel Castello di Borgo Maggiore, Repubblica di S. Marino. Apertura sabato 22 agosto alle ore 17. La chiusura è prevista il 13 settembre.

http://www.smtvsanmarino.sm/agenda/appuntamenti/2015/08/cani-cavalli-muli-grande-guerra

http://www.smtvsanmarino.sm/tg/tg-24-08-2015-ore-19-15  (a fine programma, comunicazione al telegiornale).

http://www.cavallomagazine.it/a-san-marino-una-mostra-fotografica-dedicata-ai-cavalli-ai-muli-e-ai-cani-della-grande-guerra-1.1246896

http://giornalesm.com/borgo-maggiore-da-oggi-parte-la-mostra-fotografica-cani-cavalli-muli-la-grande-guerra-mostra-fotografica-curata-da-franco-belmonte/

——————————————————–

Il giorno 9 maggio 2015 alle ore 18  inauguro la mostra fotografica e dcumentale sull’utilizzo degli animali durante la prima guerra mondiale nelle sale del comune di Longarone. 120 fotografie del tempo e pannelli descrittivi. Storia e Scienze Naturali. Il materiale è tratto da collezione privata e pubblicazioni.

Alla descrizione dell’utilizzo degli animali si accompagna la riflessione sulla loro gestione sia classica che naturale con i suoi vantaggi di ordine etico e pratico. E’ messa in evidenza l’equivalenza delle ragioni, metodi e principi tra diverse discipline sportive che, rinunciando agli accessori meccanici ed agli aiuti, mettono in evidenza le reali capacità atletiche, di preparazione e relazione. In questo caso la similitudine tra il modo di arrampicare negando la “progressione artificiale” criticata da Reinhold  Messner e l’equitazione ironfree che esalta le capacità comunicative con il cavallo.

Le immagini ritraggono molti degli eserciti belligeranti. Per una volta l’accento non è messo sull’uomo ma sugli animali che, sottratti spesso a già miserabili condizioni di vita, venivano militarizzati. Una occasione per sottrarre e ridimensionare l’uomo dalla posizione centrale che occupa.

La mostra fotografica é itinerante ed offerta agli enti pubblici e privati che vorranno ospitarla durante il triennio 15 – 18.

http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2015/05/13/news/il-ruolo-degli-animali-nella-grande-guerra-in-mostra-a-longarone-1.11417409

Il sindaco Roberto Padrin, vicepresidente della provincia di Belluno inaugura la mostra fotografica

Il sindaco Roberto Padrin, vicepresidente della provincia di Belluno inaugura la mostra fotografica

2 3

Manifesto cani, cavalli, muli e la grande guerra

Cani da traino italianiDomenica del Corriere