Letture

Cesenatico, an introduction

bitlessandbarefoot-studio.org

Dalla newsletter october 2015  –  Cesenatico 31 ottobre-1 novembre 2015

Italian / English people, translation thanks to Mike Drell  

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ITALIAN

Franco Belmonte

La ricorrenza dei Santi si avvicina e con essa l’incontro di Cesenatico. Sono in attesa pareggiatori di diversa provenienza formativa, studenti, proprietari di cavalli e veterinari, addestratori ed altre figure professionali. Ho fortemente desiderato questo evento come irripetibile occasione di incontro ed ho chiamato a partecipare come invitato speciale e relatore il dr. Tomas Teskey dall’Arizona. Gli americani hanno, ormai parecchi anni fa, riaperto la strada del barefoot che é stata dei greci, dei romani, dei mongoli, ed hanno fatto questo insieme agli europei della dr. Strasser. Anche noi italiani abbiamo avuto un pioniere del cavallo scalzo, il prof. Faillace, totalmente ignoto agli anglosassoni probabilmente perché scriveva e parlava in italiano. Lui ed altri hanno fatto si che il movimento barefoot si sia sviluppato in Italia con la stessa velocità ed intensità che ha caratterizzato in genere il mondo occidentale. Recuperato una decina di anni fa un certo ritardo non abbiamo nulla da invidiare ad altri paesi, né dal punto di vista tecnico né soprattutto etico ma soffriamo sicuramente dell’inconveniente linguistico. Se scriviamo un articolo in italiano ci rivolgiamo ad un lettore locale mentre un articolo di qualità magari inferiore in lingua inglese ha una più grande possibilità di essere letto e diffuso.

Semmai alcuni a causa delle stesse opposte difficoltà linguistiche non hanno ben chiaro, ma capita anche che faccia comodo ignorarlo, quale sia lo stato avanzato del barefoot e dell’ironfree movement al di fuori dei loro confini. Assai spesso invece del confronto e della crescita comune si guarda alla colonizzazione intellettuale e di mercato. Il mondo é livellato anche dal nostro piccolo punto di vista. A piccole aree e gruppi avanzati teoricamente e praticamente, senza distinzione di frontiere, si accompagnano vaste aree arretrate che rimangono tali non tanto a causa della mancanza di strumenti di conoscenza ma volontariamente per il mantenimento di una comoda rendita di posizione.

All’incontro di Cesenatico ho invitato quindi Tomas non in quanto americano o straniero. Lo ho invitato in quanto rappresentante noto di una categoria che, salvo eccezioni ed a causa dei programmi di studio, rendita di posizione ed inerzia, prese alcuni anni fa una posizione critica e netta a favore della cura e mantenimento dello stato di salute dei cavalli e degli animali in genere piuttosto che di sfruttamento ed utilizzo a breve termine. Questa posizione il dr.Teskey la ha formata ed integrata con la stratificazione delle conoscenze e con l’applicazione di tecniche naturali in parallelo alle tradizionali in un insieme che concorre al finale benessere e mantenimento dello stato di salute. Soprattutto su questo ci siamo trovati, su quel che lui ed altri chiamano medicina olistica ed io più semplicemente riconoscimento della supremazia delle buone regole del buon senso nell’applicazione delle più elementari norme igieniche e di comportamento. Norme che coinvolgono la gestione nel suo complesso, l’aria, l’acqua, il cibo, la libertà di movimento la pulizia e non possono prescindere dalla sferratura e, con il miglioramento della relazione, dall’abbandono delle imboccature. Non conosco perfettamente quale sia la attuale posizione di Tomas riguardo alle imboccature. Questo tema sovente rimane in ombra, non è diventato di moda parlarne e partecipare. Anche se spesso si vede l’accoppiata “cavallo sferrato e condotto senza imboccatura”, altrettanto spesso l’apertura nei confronti dell’abbandono del ferro ai piedi si accompagna allo strenua difesa del ferro in bocca. Al di là delle accettazione delle motivazioni mediche per la rinuncia ad ogni imboccatura ben documentate dalla nostra europea Strasser, dall’americano Cook e dal russo Nevzorov per citare i più conosciuti, motivazioni di per sé più che sufficienti, rimane la assoluta mancanza di sportività testimoniata dal loro utilizzo. Delegare ad un attrezzo la riuscita “migliore” di un esercizio è come gareggiare nei cento metri stile libero con le pinne corte. Messner, che mi piace citare spesso, ha rinunciato alla progressione artificiale in parete con enorme successo ed ha fatto scuola, lo stesso concetto e comportamento è applicabile all’equitazione. Rispetto per la montagna o per l’animale, capacità ed espressione individuale, sono mortificate dal ferro in bocca come di quello piantato in una parete.

Tomas Teskey verrà a Cesenatico a fare la sua presentazione del barefoot ed io spero che il suo nome richiami e faccia da ulteriore volano al movimento nell’interesse degli animali. Persone come me, Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt e sicuramente altre che dimentico o non conosco hanno già faticato molti anni nel tentativo di creare un ambiente alternativo e migliore. Ognuno con il suo entusiasmo, applicazione, conoscenze e limiti personali. Il fine settimana di Cesenatico dovrebbe servire in primo luogo a far riconoscere questo ed a creare le premesse per una maggiore unione del movimento barefoot che fino ad oggi si presenta diviso. Nell’articolo “Una Testimonianza dall’Italia” che Yvonne Welz ha pubblicato alcuni anni fa sul suo “The Horse’s Hoof ” magazine ho già messo l’accento sulla necessità di incontro delle varie scuole sui principi prima che sulla tecnica. Si, i fondamenti. I fondamenti del barefoot che hanno i loro cardini nell’impegno del proprietario, l’igiene dell’ambiente e la scelta del terreno idoneo oggi ancora e di nuovo in affanno a causa della introduzione e diffusione delle nuove protezioni dello zoccolo a carattere permanente.

Torna a prevalere su tutto il resto la comodità dell’attrezzo?

Una decina di anni fa Ramey nei suoi DVD “Under the Horse” ci diceva che basta tenere la parete corta perchè tutto il resto entri o rimanga in funzione con solo l’aggiunta di occasionali ma oculati interventi sul resto delle parti. I problemi della parte posteriore del piede? Troppo semplici per parlarne ancora. La laminite? Non un problema inevitabile ma un danno facilmente attribuibile alla alimentazione sconsiderata ed al confinamento. Non è cambiato nulla. Ma invece di sollecitare un pareggio semplice e frequente, un terreno idoneo, una alimentazione appropriata e nella mancanza spesso di idee sufficientemente chiare su quanto ciò significhi si sta rispostando l’interesse e l’intervento su tutto quanto era già proprio della mascalcia, gestione e diagnostica tradizionale con la sola sostituzione della plastica al ferro. Ciò che è semplice ed efficace non produce.

Questa introduzione è per me una occasione per far riflettere il lettore sul fatto che in Italia la maggior parte di coloro che voleva andare sferrato ci va, gli strumenti di conoscenza ci sono e tutti hanno avuto occasione di parlare del famoso mustang, di conoscerlo in tutta la sua potenza e salute e persino di avere in mano il famoso zoccolo che Jackson porta sempre con sè e portò anche a Teramo in facoltà. Si comincia anche a guardare con rinnovato interesse ai nostri tolfetani ed agli altri piccoli gruppi di cavalli sparsi per le nostre montagne uniti da un davvero utile “comune denominatore”, la pressione selettiva.

Se la potenzialità che può esprimere il domestico ben allevato e gestito ormai è chiara anche ai sassi chi resiste lo fa da ignorante, su posizioni scientificamente indifendibili e miserabili. Si chiede di dimostrare scientificamente l’opportunità del barefoot. Ebbene io chiedo di dimostrare scientificamente l’opportunità della ferratura e della gestione tradizionali visto che colica e laminite sono le due cause principali di morte dei cavalli.

Se di limite bisogna parlare Il vero limite non è del cavallo di andare sferrato su un terreno o su un altro, ma dell’uomo e della sua mancanza di capacità di attesa e accettazione dell’inevitabile limite della propria cavalcatura. Limite proprio di ogni essere vivente, determinato dal patrimonio ereditato e dall’ambiente. La mancanza di accettazione del limite e la totale diseducazione sportiva sono evidenziate, risalendo dal piede alla bocca del cavallo, proprio dall’ostilità nel rifiuto di abbandono dell’imboccatura. Anche quando lasciano in pace gli zoccoli, magari seguendo una moda o l’amica, almeno tramite la bocca queste persone “devono” intervenire, superare, dirigere invece di attendere e costruire, fare squadra con il proprio cavallo. Il cavallo rimane la bestia pericolosa e possente che necessita della forza e capacità di intimidazione del ferro per essere guidata. Non so appunto se Tomas sia dalla parte di Cook o della Strasser che hanno scritto insieme “Metal in the Mouth”, certo ha dimostrato un gran carattere scrivendo il suo famoso articolo per il Veterinary Journal ed insiste anche ora affinché si affermi una cultura della dignità nel lavoro di addestramento e pratica sportiva tramite una gestione più consona alla necessità dell’animale, un atteggiamento onesto ed infine una tecnica di intervento sullo zoccolo più efficiente. Per questo, per insistere sul rispetto dell’animale che passa anche e soprattutto ormai attraverso la bocca, quel rispetto che sarà filo conduttore del seminario di Cesenatico, vi propongo il passo che nei pannelli informativi conclude la mostra fotografica che ho realizzato sugli animali e la Grande Guerra. Mentre preparo questa newsletter la mostra fotografica è esposta a S.Marino nel Castello di Borgo Maggiore.

” … A final comparison, mountains climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties. The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to manoeuvre. Perhaps a manoeuvre may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation. For me and Reinhold, it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel. “The journey and how we face it.” Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our conveniennce. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, meals, rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused….”

Concludo questa introduzione . Ci vediamo a Cesenatico in un hotel e non in centro. Perché? Questa scelta può parere a molti effettivamente svantaggiosa. Per raggiungere i cavalli e la parte pratica bisognerà uscire dall’aula e fare qualche km. Non è il comfort della possibilità di alloggio o la sala o la località conosciuta turisticamente che mi hanno fatto decidere. Mi spiego. Senza nulla togliere ai pochi centri gestiti onestamente, almeno uno o due desidererei visitarli insieme a voi e Tomas, desidero riportare l’attenzione sulla centralità del proprietario dell’animale, termine già carico di valenza negativa. Senza l’attenzione, consapevolezza e coinvolgimento del proprietario gli animali rimangono o ritornano alla mercé di molteplici interessi, in sostanza al vento che tira con l’avvicendarsi delle stagioni economiche, degli uomini incaricati del governo e dei loro interessi diretti o mediati. I proprietari e la loro preparazione, anche semplice ma rigorosa, sono infinitamente più importanti del professionista del momento. Il proprietario decide per la maggior parte della vita dell’animale. E aggiungo decide meglio se istruito. Sul proprietario e la sua capacità di intervento nel pareggio semplice, sulle sue basilari conoscenze di Scienza della Nutrizione, sulle tecniche di Partnership sono sicuro dobbiamo investire il nostro tempo.

Nessun pareggiatore, veterinario, chiropratico o erborista o osteopata può sostituirsi efficacemente al “Natural Boarding”. Natural boarding che trova la sua più facile espressione nel giardino dietro casa.

Il barefoot è nato come emancipazione del proprietario a favore dell’animale grazie alla capacità di opposizione al sistema tradizionale resa possibile dall’informazione. Per questo l’incontro non si terrà in un “condominio per cavalli” o presso una clinica pur riconoscendo che esistono tantissimi poveri campicelli privati e fangosi.

I condomini per cavalli rappresentano oggi gli zoo di ieri. Molti zoo sono stati chiusi o ristrutturati già cinquanta anni fa, l’etichetta domestico non dovrebbe permetterci di continuare a trattare un animale peggio di un selvatico. Le due prime cause di morte dei cavalli, la colica e la laminite testimoniano il fallimento della gestione comunemente intesa e della veterinaria corrente. La colica e la laminite così comuni nei condomini per cavalli e negli animali di fatto abbandonati, così facilmente affrontabili e prevenibili con la razionalizzazione del comportamento del proprietario o del gestore evidenziano tragicamente la necessità di preparazione di una nuova generazione di operatore l’: “operatore per l’ igiene veterinaria finalizzata al benessere animale“. Igiene, badate bene, per il mantenimento dello stato di salute animale non per l’ottimizzazione della produzione né per l’espressione di una performance.Solo quando questi principi saranno espressi sull’Adams’ , sul Merck o in Nutrient Requirements of Horses questi operatori tecnici, centrali per il recupero, per la riabilitazione degli animali e la diffusione di un sano comportamento umano troveranno nel veterinario una spalla sicura su cui contare.

Credo che Tomas, insieme ad alcuni altri in giro per il mondo, sia un buon amico degli animali e rappresenti già una buon operatore e  spalla allo stesso tempo.

A Cesenatico, Franco Belmonte

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ENGLISH TRANSLATION (thanks to Mike Drell)

 

Tomas Teskey

 

The celebration of the Saints is approaching and with it the clinic of Cesenatico. Waiting are trimmers of different educational backgrounds, students, horse owners and veterinarians, trainers and other professionals. I strongly wanted this event to be a unique opportunity for these people to meet. I called to participate as a very special guest and clear speaker, Dr. Tomas Teskey, from Arizona. The Americans, several years ago, reopened the road to the barefoot horses, which belongs to the ancient Greeks, Romans, and Mongols. At the early stage, there were the Europeans of dr. H.Strasser. Also, we Italians have had a pioneer of barefoot named Faillace, totally unknown to the Anglo-Saxons probably because he wrote and spoke in Italian. Thanks to him and other beginners, the barefoot movement has developed in Italy with the same speed and intensity that has characterized the western world in general.  Having recovered a decade ago from some delay, we have nothing to envy in other countries, not from the technical point of view and especially ethics, but surely we suffer the inconvenience of our language. If we write an article in Italian, we can hope for a few local readers, an article maybe less interesting in English has a greater chance of being widely read and distributed. Due to the same language difficulties, our local advanced stage within the barefoot and ironfree movement is largely ignored by Anglo-Saxons outside their borders. Often, instead of searching for confrontation and mutual growth, there appears to be an attempt at colonization of the intellectual market. The world is leveled even from our little perspective. Regardless of national boundaries, there are small areas and groups advanced in both theory and practice, while other vast areas remain left behind.

In this leveled scenario I invited Tomas to the meeting at Cesenatico not because he is an American. I invited him as a representative of a category that, of course with exceptions and strongly due to the programs of study in the universities, has taken a few years ago a critical and clear position in favour of the care and maintenance of the state of health of horses and animals in general, rather than supporting their continued exploitation and the use of them for short term gain.

The ethical position of Dr.Teskey has grown with the stratification of knowledge and the application of natural techniques in parallel with traditions that contribute ultimately to the overall well being of horses. We come together over these principles, on what is sometimes called holistic or ethical medicine, but which I simply call, “recognition of the supremacy of sound practices of common sense in the application of the most basic rules of hygiene and behavior”. Such rules involve the boarding conditions as a whole. In order for the air, water, food, freedom of movement, and cleanliness of the environment to be truly effective, they must not be separated from the barefoot choice and even the abandonment of the bit. I do not know deeply the position of Tomas regarding the bit. This subject too often remains in the shadows. Frequently one sees the combination “bitlessandbarefoot”. However, just as often we find barefoot adherents staunchly defending their use of a bit in the mouth.

There are many well-documented reasons to renounce practices of putting anything in the mouth of horses. The contributions of our European, Strasser, Cook in America and Nevzorov from Russia all provide plenty of motivation against the use of bits. However, on top of all this, one easily recognizes an absolute lack of humane sportsmanship when observing the use of metal in the mouth. Equine sport and exhibition relying on a “better” maneuver from a bit could be said to resemble a one hundred meter freestyle swimmer wearing fins! I often like to quote, Messner, who waived the help of tools when climbing mountains (artificial progression) with enormous success. I strongly believe that his ‘school of thought’, concept, and behaviour are applicable to riding and driving. Whether climbing a mountain or riding an animal, the true capacity of the individual expression is mortified by the iron held in the mouth or planted in the rock.

Tomas Teskey will come to Cesenatico. I hope his respected name will renew and revive a genuine and robust interest in our Movement in favour of the Animals. In addition to my own efforts, people such as Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt and certainly many others that I forget, have been struggling over many years in our attempts to create an alternative environment. Each one of them works tirelessly with enthusiasm, dedication, and knowledge, despite personal limits. I would very much like to see us all together with Dr. Tesky.  The weekend of Cesenatico should serve primarily to commemorate our communal work and to foster the conditions for a real unity within the barefoot movement that has so far remained divided. In my article, “A Testimony from Italy”, published some years ago by Yvonne Welz, I have already emphasized the necessity of a meeting amongst the various schools on ethical principles above technique.

Yes, the fundamentals. The fundamentals of barefoot, which hinges upon the commitment of the owner, the hygiene of the environment, and the choice and necessity of suitable land. Moreover, this appropriate land must include terrain both for living as well as for rehabilitation. Now, we find that these fundamentals are in doubt because of the introduction and widespread acceptance of new protections for the hoof of a permanent nature. I underline permanent. Are we going back to a preference for the convenience of a tool?

A decade ago, Pete Ramey, in his DVD series, “Under the Horse”, tells us, amongst the many other things:

-Just keep the wall short. Most of the time, this will be enough to maintain the other parts in proper function. Easy to do for the owner.

-The problems of the rear part of the foot? Too simple to face for a trimmer to talk about it anymore.

-Laminitis? A real problem easily attributable to unnatural boarding, but a problem that we can effectively face with our simple tools and technique.

Nothing has changed from that time. Instead, it seems necessary to insist upon teaching owners how to provide a simple trim, which is both effective and frequent; also to provide suitable terrain and adequate food. However, the “system” tries once again to transfer the interest and behavior of horse owners towards what already existed within the world of conventional farriery, just replacing the old metal shoe with plastic and glue. That which is simple, bare, and effective does not produce money, after all. Do not think now that I am against new materials. There is a place for it. However, what I see is a widespread and mostly unnecessary drifting away from the bare hoof. What is the real limit of our intervention and target? Everyone has had the opportunity to know the famous mustang, to know his strength and health and even to have in our hands that famous wild hoof that Jackson always carries with him and we could see some years ago when he came to Teramo.

These are horses with few limits because of their environment. The real limit of our horses is not determined by the ability of a horse to go barefoot on a given terrain. The limiting factors belong to mankind and his lack of ability to wait and train patiently or accept the inevitable limits of his mount. The limit belongs to every living being, determined by inherited characters and by the existing environment to be addressed by us, trimmers.

The lack of a capacity to accept a limit and the total miseducation within sports are clearly evident, returning again and again from the foot to the horse’s mouth, by the refusal to abandon the bit. Even when the hooves are left in peace, perhaps merely following a fad or a friend, at least through the mouth these people “must” intervene, overcome, direct rather than wait, and build a true team with their own horses. The horse remains the dangerous beast in need of intimidation by the bit and unable to make a “perfect” maneuver without it. I do not know the position of Tomas. The same thinking of H. Strasser and Cook that wrote “Metal in the mouth” ? He certainly showed great character by writing this famous article for the Veterinary Journal. For this reason I called him to give my testimonial in support of this possibility for change. Let me insist on this matter of animal respect and the bit. While I am writing this newsletter my exhibition of photographs about the use of animals during WWI, the dogs, horses and mules, remains on display in San Marino, Borgo Maggiore. The following quote comes from this exhibition.

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… A final comparison, mountain climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties.

The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to maneuver. Perhaps a maneuver may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation.

For Reinhold, and me it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel.

“The journey and how we face it.”

Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our convenience. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, and meals of rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused.

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To conclude my introduction to the Cesenatico clinic. This clinic will take place in an hotel and not in a riding center. Why? This choice may seem disadvantageous to many. To get to the horses and to do some practice, we need to leave this location and drive some kms. Not the comfort of the accommodation, or the well known touristic location led me to this decision. Without detracting from the few riding centers managed naturally, I wish to bring attention to the centrality of the horse owner, a term already loaded with negative value. Without his attention, awareness and daily involvement, the animals remain at the mercy of the many interests that the men in charge of the government have to face. The owners and their preparation, simple but rigorous, are infinitely more important than the presence of all the various professionals. The owner decides most of the time and for the life of the animal. No jogger, veterinarian, chiropractor, osteopath or herbalist can effectively replace the “Natural Boarding”. The natural boarding is found easier in the backyard. The barefoot started, in my opinion, as emancipation of the owner in favour of the animals due and thanks to the ability of opposition to the traditional system.

The owner. For this reason the meeting will not take place in a “condo for horses” and in the way of a typical clinic. The condos for horses represent today the zoo of yesterday. Many zoos have already been closed or restructured fifty years ago. The label “domestic” should not allow us to continue now to keep an horse worse than a wild animal. The two leading causes of death in horses, colic and laminitis testify to the failure of the management of the horses as commonly understood. Colic and laminitis, so common and preventable with the rationalization of the behavior of the owner or the manager, tragically highlight the need to prepare a new generation of operators. Operators for the veterinary hygiene aimed at animal welfare. Operators that show and teach in a basic and simple manner. Hygiene, mind you, for the maintenance of animal health not for the optimization of production or for the expression of a performance, as taught in the university to the vet students. Only when these principles are expressed in books like the Adams’, Merck or Nutrient Requirements of Horses those technical operators, central to the recovery, rehabilitation of the animals and to the spread of an healthy human behavior will find in the veterinarian a shoulder to rely on.

I think Tomas, along with a few others around the world, proves a good friend of the animals and already a good operator and shoulder at the same time.

See you soon,  Franco Belmonte  –   www.bitlessandbarefoot-studio.org

 

Pareggiatori ed Economisti

Pareggiatori ed economisti (29 settembre 2015)

Tempo fa mi capitò di leggere “Storia della Economia” di J.K.Galbraith.

Nelle prime pagine Galbraith cita Aristotele e la sua osservazione secondo la quale le cose utili hanno spesso uno scarso valore di mercato, le inutili al contrario sono molto care. Andando avanti nel libro, che credo tutti dovrebbero leggere anche se non hanno un soldo o forse proprio per questo, da ragione della nascita delle teorie economiche sostenute da leggi matematiche. Ebbene, scrive Galbraith, un giorno un congresso di economisti si sovrappose o seguì un altro congresso di professionisti tecnici nella stessa sala.

Quei professionisti facevano uso di formule matematiche, per lo più non intelligibili ai profani, e gli economisti trovandosi di fronte le loro lavagne ancora zeppe di formule si sentirono in imbarazzo ed inferiorità con le loro parole e discorsi. Un po per questo un po perché venne subito realizzato che lo stesso imbarazzo e senso di inferiorità sarebbe stato provato dallo sprovveduto cliente investitore nacque da li a poco una nuova “Scienza dell’Economia”. Milioni di persone ne sono state vittime da allora senza più potere nemmeno dare colpa né a se stessi né al proprio suggeritore.

Lo stesso avviene da qualche tempo tra i pareggiatori e tra i pareggiatori ed i loro clienti. I pareggiatori si sentono inferiori a volte con la loro raspetta nei confronti di chi forgia. Si sentono anche inferiori nei confronti di chi utilizza macchine per la diagnostica. Peccato che chi ferra induca “un male non più necessario”. Quasi quasi lo stanno dimenticando. Peccato che chi utilizza la diagnostica per immagini spesso abbia egli stesso una capacità limitata di interpretazione causa i programmi universitari e la mancanza di adeguata reale specializzazione. Se non lo sapete il radiologo che referta una vostra lastra se europeo studia 6 anni per diventare medico e altri 5 per specializzarsi in radiologia. Poi non è nessuno per un pezzo e in ospedale segue un primario.

Torniamo al nostro pareggiatore.

Lungi dal comprendere che il pareggio e tutto il barefoot movement si è fondato sulla semplicità dell’osservazione logica e dell’evidenza dei fatti alla ricerca dell’adeguamento della vita del cavallo alle necessità di specie, come si comporta il bravo pareggiatore innovatore sempre alla ricerca di migliorare se stesso ed il servizio? Con un grande sforzo va alla ricerca della distinzione e promozione della sua figura, già estremamente definita da Jaime Jackson e da chi è venuto dopo di lui, con il tramite di tecniche inutili, e appunto costose, materiali high tech e infine apparati alternativi da proporre come diagnostici. Mi spiego. Credo fermamente che il pareggiatore o se preferite il “hoof care provider” oppure “horse care practitioner” che adesso fa tanto tendenza, per assolvere la sua funzione debba essere un semplice ed onesto, chiaro operatore per la “Igiene nell’interesse della salute animale”. Questo operatore, per non confondersi con la moltitudine di ciarlatani circolanti dovrebbe avere capacità di pareggio di manutenzione e riabilitativo, sicurezza nella comprensione delle maggiori malattie sociali del cavallo (e dell’asino), capacità di individuare nelle norme igieniche e quindi nel rispetto degli spazi, socialità, alimentazione corretta e teoria dell’allenamento i maggiori strumenti per il mantenimento dello stato di salute. Magari avere una sufficiente preparazione in tutto questo e altre materie per poi specializzarsi in una. Pare però che queste cose semplici ma non facili da comprendere non bastino né alla sua vanità né alla sua capacità di persuasione del cliente. E così ecco che i pareggiatori si muovono e pensano come gli economisti di Galbraith. Ognuno alla ricerca dell’astutamente difficile strumento che ipnotizza, giustifica, confonde. Se stessi e gli altri. Alla ricerca della giustificazione di se stessi soprattutto se ignorantelli e insufficienti, poi del cliente che dopo avere speso un mucchio di soldi e non aver concluso magari un acca  avrà tutte le ragioni di risentirsi. I pareggiatori, che dovrebbero trovare nel terreno penetrabile e pulito il loro maggiore alleato cominciano così a rinunciare a pretenderlo per proporre, e vendere, scarpe. E fino a che si tratta di scarpe e solette tutto va bene. Quanto aiutano! Il proprietario è coinvolto giornalmente nella cura e manutenzione. Ma il mercato ha inventato ben altro. Se il maniscalco usa la forgia loro possono sempre usare le resine.  Se il veterinario usa le macchine portatili per schermografia loro possono sempre usare la termografia. Senza capirci un acca naturalmente. Sempre di qualche “ia” si tratta in fondo.

Ma le scarpe sono inferiori, per quanto utilissime in infiniti casi, al terreno adatto.

Le resine, servono a ricostruire parti ed utilizzare il cavallo precocemente piuttosto che a risolvere.

Le bende gessate o di immobilizzazione sono preziose in caso di frattura della terza falange. Nel caso di un laminitico ci sarebbe ampiamente da discutere. A volte è utile immobilizzare e ridurre l’ elaterio che di per sé, nella dislocazione delle parti, é fonte di dolore. Altre volte no. I tempi e la circostanza guidano. Il calore generato nell’applicazione dei materiali ne sconsiglia l’uso nella forma acuta.

Quando poi scarpe e colle vengono utilizzate insieme ritorniamo alla protezione permanente ed alla possibilità per il proprietario di continuare a tenere l’animale in situazioni igieniche povere e su terreni non adatti dando nel contempo la possibilità e l’illusione della capacità di prestazione. Questo é quello che fanno già egregiamente i maniscalchi. Il fine del movimento barefoot, scusate, non era diverso? Ma arriviamo alla termografia. Ne sento parlare con insistenza. Questa macchina costa poco, questa macchina costa tanto…ma sull’Adams’ viene liquidata come un apparato di capacità scarsamente o per nulla diagnostico nelle mani di chi, e questo è da vedere, dovrebbe avere la conoscenza generale che lo dovrebbe mettere in grado di affrontare l’interpretazione di immagini difficili ed ambigue. Sorrido pensando che coloro che ne parlano con insistenza so per certo non hanno nemmeno una idea compiuta di che cosa sia una infiammazione e dei tempi e dei processi che a lei sottostanno. Mi capita di andare in giro con un amico veterinario. Io con la raspa lui con lo stetoscopio. Ci rispettiamo, se si tratta di piedi o di materie particolarmente di mia competenza come l’alimentazione parlo io, se si tratta del resto parla lui. Uno parla , l’altro ascolta e poi “si tratta” e si conclude. Potremmo comperarci una macchinetta per fare le lastre, ci abbiamo pensato. Io ho fatto un esame di radiobiologia, lui non lo so. Ci siamo detti cosa ne facciamo se non siamo in grado di distinguere che cose grossolane. Ci accontentiamo della semeiotica fisica come il buon bravo medico condotto del passato e se ci capita sbirciamo una immagine. Parlo di laminiti e navicoliti se non lo avete capito, non del resto. Resto che a me non compete. Non ci sentiamo inferiori. Non certo a quelli che sullo zoccolo che a qualsiasi ordine etnia o genere appartengano antepongono la semeiotica radiologica e strumentale a quella fisica non conoscendo né la seconda né la prima e per darsi un tono. Non ci sentiamo inferiori perché quel che facciamo per il pareggio di riallineamento della capsula con la terza falange, o per riportare l’animale ad una condizione possibile da una di stress o addirittura di choc non viene influenzato dalla diagnostica per immagini che semmai può essere utile ad individuare tempi e previsione di capacità di riabilitazione, non i suoi modi. Del termografo poi, surrogato povero ma futuribile di qualche altro mezzo non sapremmo che fare. Di esempi e paragoni se ne possono fare quanti se ne vuole. Tutti nel loro campo possono sicuramente osservare comportamenti simili. Non mi illudo che questa mia posizione serva a qualche cosa, ognuno si illude o cerca di illudere pervicacemente gli altri a seconda della sponda sulla quale si trova. Ognuno invade il campo a mala pena presidiato dall’altro generando astio e resistenze.

Se un appello posso fare ai futuri “pareggiatori” o “hoof care provider” è quello di limitarsi alla raspa ed all’igiene veterinaria per lasciare le tecniche ed i materiali a casi particolari. Ce ne é d’avanzo per conquistarsi il rispetto. Tecniche e materiali sono assolutamente da conoscere, Interessanti ma particolari e secondari all’igiene. Con l’introduzione, se indebita, del cavallo scalzo a materiali e tecniche proprie di una mascalcia evoluta il pareggiatore non fa altro che contribuire a far regredire al passato un particolare e selezionato ambiente che faticosamente altri hanno contribuito a creare. Dandosi la zappa sui piedi.

 

WWI. Cani, Cavalli, Muli e la prima guerra mondiale. Mostra fotografica.

Aggiornamento del 16 agosto 2015:  la mostra in oggetto verrà esposta nel Castello di Borgo Maggiore, Repubblica di S. Marino. Apertura sabato 22 agosto alle ore 17. La chiusura è prevista il 13 settembre.

http://www.smtvsanmarino.sm/agenda/appuntamenti/2015/08/cani-cavalli-muli-grande-guerra

http://www.smtvsanmarino.sm/tg/tg-24-08-2015-ore-19-15  (a fine programma, comunicazione al telegiornale).

http://www.cavallomagazine.it/a-san-marino-una-mostra-fotografica-dedicata-ai-cavalli-ai-muli-e-ai-cani-della-grande-guerra-1.1246896

http://giornalesm.com/borgo-maggiore-da-oggi-parte-la-mostra-fotografica-cani-cavalli-muli-la-grande-guerra-mostra-fotografica-curata-da-franco-belmonte/

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Il giorno 9 maggio 2015 alle ore 18  inauguro la mostra fotografica e dcumentale sull’utilizzo degli animali durante la prima guerra mondiale nelle sale del comune di Longarone. 120 fotografie del tempo e pannelli descrittivi. Storia e Scienze Naturali. Il materiale è tratto da collezione privata e pubblicazioni.

Alla descrizione dell’utilizzo degli animali si accompagna la riflessione sulla loro gestione sia classica che naturale con i suoi vantaggi di ordine etico e pratico. E’ messa in evidenza l’equivalenza delle ragioni, metodi e principi tra diverse discipline sportive che, rinunciando agli accessori meccanici ed agli aiuti, mettono in evidenza le reali capacità atletiche, di preparazione e relazione. In questo caso la similitudine tra il modo di arrampicare negando la “progressione artificiale” criticata da Reinhold  Messner e l’equitazione ironfree che esalta le capacità comunicative con il cavallo.

Le immagini ritraggono molti degli eserciti belligeranti. Per una volta l’accento non è messo sull’uomo ma sugli animali che, sottratti spesso a già miserabili condizioni di vita, venivano militarizzati. Una occasione per sottrarre e ridimensionare l’uomo dalla posizione centrale che occupa.

La mostra fotografica é itinerante ed offerta agli enti pubblici e privati che vorranno ospitarla durante il triennio 15 – 18.

http://corrierealpi.gelocal.it/belluno/cronaca/2015/05/13/news/il-ruolo-degli-animali-nella-grande-guerra-in-mostra-a-longarone-1.11417409

Il sindaco Roberto Padrin, vicepresidente della provincia di Belluno inaugura la mostra fotografica

Il sindaco Roberto Padrin, vicepresidente della provincia di Belluno inaugura la mostra fotografica

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Manifesto cani, cavalli, muli e la grande guerra

Cani da traino italianiDomenica del Corriere

Antonio Broglia, commissario tecnico nazionale attacchi

Qualche mese fa é mancato Antonio Broglia. Lo ho saputo con un certo ritardo e dopo qualche tempo ancora non ne ho accettato la fine. Oggi dopo una lunga sosta che a lui sarebbe dispiaciuta ho attaccato il mio Schnappi e il ricordo…

Lo conobbi una decina di anni fa quando portai i miei cavalli Funny e Schnappi al Cinghio. Volevo introdurli agli attacchi e non sapevo come fare. Mi fu indicato come persona di grande esperienza dal “Gruppo Italiano Attacchi”. Scopersi subito quanto fosse vero. Aveva anche a disposizione un quasi infinito deposito dove si poteva trovare immediatamente la soluzione a qualsiasi problema, carrozze, finimenti ed accessori. Comprai da lui tre carrozze e non ho mai avuto un problema. Quando lo ho tradito, per comperare lo stesso materiale che sapevo bene avrebbe criticato per un motivo o per l’altro, me ne sono dovuto liberare. Quando arrivai al Cinghio feci scendere i cavalli, che erano liberi sul trailer, sul suo piazzale senza capezza e senza perderne il controllo. Ne fu sorpreso e contento. Il giorno dopo mi chiese di dimostrargli quel che i giovani sapevano fare. Una volta fatti due giochi Parelli nel suo tondino coperto licenziò l’assistente che stava arrivando carico di materiale da doma con la frase, “porta via tutto che qui non serve nulla, porta i finimenti da attacchi e le redini lunghe”. Lo dovette dire due volte. Lo stesso giorno tiravano il pneumatico e il giorno dopo erano attaccati. “Comincia Lei sig. Broglia?”; “No, Lei non ha la mia stessa voce, io la osservo da qui e La correggo”. La voce, Gi, La, Alé, Indré, Op…Faceva dell’altro, mille altre cose ma chissà come ti arrivava la correzione che aspettavi. In campo e poi per strada, dopo una settimana a casa con i miei cavalli di tre anni e 1 tonnellata l’uno. Scalzi naturalmente e Broglia non fece una piega, mai. Unica cosa, dopo poco, abbandonai il Liverpool per una capezza del dr. Cook. Non che non conoscesse le capezze, mi ha lasciato scoprire in seguito e forse a molti di quelli che credono di averlo conosciuto non ne ha mai dato possibilità, che aveva capezzine anche in tasca e se ne vedeva una leggermente diversa ad una fiera si incuriosiva e la provava appena poteva. Si, usava le capezze e i suoi barbagiani erano senza ferri. Pareggiai la sua pariglia pochi minuti prima che entrasse in campo alla prima “Roma Cavalli”. Si fidava Antonio e mi chiese di andare al Cinghio per una dimostrazione ed una introduzione al barefoot. Chissà perché, non la organizzai mai. Ora, come sempre accade mi pento di non averlo frequentato di più e so che nessuno mi potrà mai più parlare di cavalli, di attacchi e finimenti con la stessa conoscenza e passione. Su uno dei pannelli descrittivi della mostra dedicata agli animali nella Grande Guerra che inaugurerò a Longarone il prossimo 9 maggio é scritto: “Il cavallo civile lavorava spesso senza imboccature o con le redini posate, il contadino o boscaiolo aveva infatti le mani impiegate altrimenti e “parlava” all’animale. Al contrario, i cavalli dei signori o da carrozza portavano imboccature più o meno severe”. Antonio Broglia, commissario tecnico nazionale attacchi.    Ho tolto anche quella ai miei cavalli da tiro e Broglia, come per la ferratura, non fece una piega. Sorrise.

A destra il c.t. Antonio Broglia a Roma

A destra il c.t. Antonio Broglia a Roma

Cura precoce dello zoccolo

di Leonardo de Curtis

Nel praticare la mia attività di pareggiatore naturale, ho avuto purtroppo modo di constatare negli anni come in Italia sia molto diffusa la pessima abitudine di trascurare la cura dello zoccolo nei puledri in crescita. Succede spesso che i puledri arrivino a sei mesi o addirittura un anno e oltre di età senza essere mai stati controllati e pareggiati da un veterinario, maniscalco o pareggiatore, con conseguenze talvolta disastrose. In molti casi non vengono nemmeno addestrati a dare i piedi! Questa cattiva abitudine, che a prima vista può sembrare economicamente vantaggiosa, è in realtà assai miope, e sul lungo periodo si rivela spesso anche estremamente dispendiosa. Infatti, a causa della mancanza di una manutenzione competente e tempestiva, molti di questi puledri sviluppano rapidamente seri problemi agli arti e difetti del movimento, che si porteranno dietro per il resto della loro vita e che aumenteranno i costi di gestione sotto forma di veterinari, ferrature/pareggi correttivi, farmaci e altre spese accessorie.

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Spring Laminitis, Laminite Primaverile da Pascolo

www.bitlessandbarefoot-studio.org , newsletter ( 1, 2015 )

The Horse’s Hoof magazine , spring 2015, issue n° 58, the article is published in the section “barefoot news”

english translation – italian – german translation in sequence. 

Spring Laminitis, Prevention

Franco Belmonte, biologist – AHA certified practitioner

In the next one to two weeks, spring grass will start to grow again. Many of the animals that have spent the winter in stables will be put out in pastures or large enclosures; some already stressed by the long restriction of movement that the walker or Sunday stroll cannot compensate for and the daily supply of enriched grains.

Many of these animals are already foundered. Curved walls, flat soles, infection, sensitivity and intermittent lameness, undulations on the wall of the hoof are all signs of current or past sufferings which have not been given the proper attention and where a change of management has not been carried out. It is not those people who, in various guises, have come and gone around the animal yet remained silent who may help to resolve the chronic situation in which your horse has fallen. They may only suggest remedies to the symptoms, which exacerbated or more acute, can no longer be underestimated or ignored. While the environment around the animals has changed quickly, study programs and content are mostly still aimed at production and pastures are dedicated to cattle. Horses work and eat while their short average life span hides the importance of deficiencies and excess food. Many horses live in a perpetual state of compromise and precarious balance that, in spring breaks down. We can avoid further damage by reducing or eliminating grazing. Many still believe that grass is ‘Dr. Grass’. Certainly on special occasions it is, if in limited quantities, particularly in spring when the risks outweigh the benefits. In the most common and authoritative texts such as the Merck Veterinary Manual and ‘Adams’ ‘pasture laminitis’ is one of three recognized causes of inflammation. And how can we not add the famous ‘Founder’ by Jaime Jackson or Pete Ramey’s most recent book?

It is however, not followed by any campaign to raise owner awareness. Only the careful and informed owner can understand, recognize and carry out preventative work. Laminitis does not differentiate between shod or barefoot horses although technically the horse with a shorter wall and correctly finished hoof is less exposed to the causes of separation between the wall and internal structures. Grain, fruit and feed work continuously and would be better avoided, spring grass with its high energy load contributes significantly to loss of control and metabolic imbalance. This is a good time to think about it. We should at least restrict spring grazing to the early hours of the morning, and keep an eye out for the signs that we find on the hoof throughout the year.

translation by Shona Hagger, the list of subscribers to the plea follows the translation in german language. Anyone who would like to sign up for this warning and be added to the list of signatures is welcome, tell me.  (dr.francobelmonte@gmail.com)  And please spread the word.

Primavera e Laminite. Prevenzione.

Franco Belmonte, biologist – AHA certified practitioner

Fra appena una o due settimane l’erba inizierà nuovamente a crescere. Molti degli animali che hanno passato l’inverno nelle stalle usciranno nei pascoli o grandi recinti. Alcuni già provati dalla lunga restrizione di movimento che la giostra o la passeggiata domenicale non possono compensare e una alimentazione giornalmente arricchita da granaglie. Molti di questi animali sono già laminitici. Pareti curve, suole piatte, tarlo, sensibilità e leggere zoppie intermittenti, ondulazioni sulla parete dello zoccolo sono tutti segni di attuali o passate sofferenze cui non si è prestata la giusta attenzione. Cui soprattutto non è seguita una modifica di gestione. Non sono coloro che a vario titolo si sono avvicendati intorno all’animale rimanendo in silenzio che possono aiutarvi a risolvere la situazione cronica nella quale si trova. Forse vi possono suggerire solo rimedi ai sintomi, che inaspriti o riacutizzati, non potranno più eventualmente essere sottovalutati o ignorati. Mentre l’ambiente intorno agli animali è cambiato velocemente i programmi di studio ed i contenuti sono rimasti in massima parte rivolti alla produzione e i pascoli erano dedicati ai bovini, i cavalli lavoravano e consumavano mentre la vita media breve nascondeva maggiormente l’importanza delle carenze e degli eccessi alimentari.

Molti cavalli vivono una perenne situazione di compromesso e di precario equilibrio che proprio in primavera si rompe. Possiamo evitare maggiori danni riducendo o eliminando il pascolamento. Tanti credono ancora che l’erba sia il “dottor Grass”. Certo in particolari occasioni lo è, se in limitata quantità soprattutto in primavera quando i rischi superano il vantaggio. Sui testi più comuni ed autorevoli come il Merck Veterinary Manual o l’ Adams’ la “pasture laminitis” è una delle tre cause riconosciute di infiammazione. Per non citare il famoso “Founder” di J.Jackson o il nuovo libro di Pete Ramey.

A questo però non fa seguito nessuna campagna di sensibilizzazione dei proprietari. Solo il proprietario avveduto ed aggiornato può rendersi conto del gap esistente e fare opera di prevenzione. La laminite non seleziona tra cavalli ferrati o scalzi anche se il cavallo tecnicamente pareggiato con una muraglia più corta e correttamente finita è meno esposto alle cause di separazione tra parete e strutture interne. Granaglie, frutta e mangimi lavorano continuamente e sarebbe bene fossero evitati, l’erba primaverile con il suo carico di energia contribuisce in modo determinante alla perdita del controllo degli equilibri metabolici. Questo è un buon periodo per pensarci. Limitiamo almeno il pascolo primaverile alle prime ore del mattino e facciamo caso ai segni che tutto l’anno troviamo sullo zoccolo.

Frühlingshufrehe, Vorbeugung  

Franco Belmonte, biologist, AHA Certified Practitioner

In den nächsten zwei Wochen wird das Gras wieder anfangen zu wachsen . Viele der Tiere, die den ganzen Winter im Stall verbracht haben, werden auf die Weiden oder in große Gehege hinausgelassen. Manche von ihnen sind ziemlich gestresst von der langen Zeit eingeschränkter Bewegung, was der Sonntagsspaziergang oder das Karussel nicht ausgleichen können, und dazu ist ihre tägliche Diät mit Getreide angereichert.

Viele von diese Pferden sind schon an Hufrehe erkrankt. Gebogene Wände, flache Sohlen, Infektionen, Empfindlichkeit und leichte Lähmungen, Wellen an der Hufwand sind Zeichen aktueller oder vergangener Leiden, denen man nicht die nötige Beachtung geschenkt hat; vor allem wurde die Haltung der Tiere nicht geändert. Diejenigen, die mit den verschiedensten Titeln nur um euer Tier herumgehen ohne eine Aussage machen zu können, können euch nicht helfen, dieses chronische Problem zu lösen. Sie können höchstens zu Heilmitteln gegen die Symptome raten, die, sobald sie heftiger oder akuter werden, nicht mehr übersehen oder ignioriert werden können.. Während die Umgebung, in der die Tieren leben, sich schnell verändert hat, sind die Studienprogramme dieselben geblieben, grundsätzlich auf die Produktion bezogen, die Weiden waren für die Rinder reserviert, während die Pferde für die Arbeit gebraucht wurden, und ihr durchschnittlich kurzes Leben verbarg die Wichtigkeit mangelnder sowie übermäßiger Ernährung.

Viele Pferde leben in einem andauernden Kompromiss und prekären Gleichgewicht, das im Frühling unterbrochen wird. Wir können schlimmere Schäden vermeiden, indem wir dieWeidezeit reduzieren bzw. eliminieren. Viele denken noch, dass das Gras gleich “Doktor Gras” ist.Gewiss ist es das in bestimmten Situationen, sofern in geringen Mengen, besonders im Frühling, wo die Risiken die Vorteile überwiegen. In den meistbekannten und angesehenen Werken wie das Merck Veterinary Manual, und ‘Addams’ ist die “pasture laminitis” eine der drei anerkannten Entzündugsursachen. Ganz zu schweigen von J. Jackson’s berühmtem “Founder” oder Pete Ramey’s kürzlich erschienenem Buch..

Leider gibt es dafür keine Sensibilisierungsaktion der Besitzer. Nur der Besitzer, der sich selbst informiert, kann das verstehen, erkennen und Vorbeugungsmassnahmen ergreifen.. Hufrehe unterscheidet nicht zwischen beschlagenen und nicht beschlagenen Pferden, auch wenn ein Pferd, das mit einer kürzeren Hufwand richtig geraspelt ist, weniger den Ursachen der Trennung der äußeren Hufwand von der inneren Struktur ausgesetzt ist.Getreide, Obst und Futter sollte besser eliminiert werden, das Frühlingsgras mit seiner hohen Energie trägt am meisten dazu bei, dass die Kontrolle des metabolischen Gleichgewichts verloren geht.

Es ist beste Zeit, darüber nachzudenken. Begrenzen wir zumindest in den ersten Morgenstunden das Weiden im Frühling und geben wir mehr acht auf die Veränderungen, die wir im Lauf des ganzen Jahres am Huf bemerken.

Translators:     Francesco Volpe VMD, Maria Gabriele Scheffels

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firmato da, signed from:

Gianluca Balzani, natural boardingg

Franco Belmonte, biologist

Francesca Bianchi, biologist

Stefano Bisi, trimmer

Valentina Bonera, riding instructor

Marco Campara, trimmer

Valerio Contarini, DVM

Leonardo Consalvi, trimmer

Leonardo de Curtis, physicist, trimmer

Gianmarco Fabbri, natural boarding

Shona Hagger, veterinary nurse, GB

Susanella Noble, CNBBT-Hawaii,USA

Marianna Millotti, trimmer

Cesare Ninassi, DVM

Michela Parduzzi, pharmacist

Stefano Parduzzi, MD, orthopedic surgeon

Marco Sasso, natural boarding

Tomas Teskey, DVM, Arizona,USA

Francesco Volpe, DVM

Chi vuole sottoscrivere e desidera essere aggiunto all’elenco dei firmatari è benvenuto. Diffondetela in ogni modo possibile, così come è stata qui proposta nella sua interezza in lingua italiana ed inglese. (dr.francobelmonte@gmail.com)

www.bitlessandbarefoot-studio.org

 

 

Autocritica ed Evoluzione

Qualche giorno fa a Bologna durante un incontro introduttivo abbiamo, o meglio i ragazzi più avanzati hanno, pareggiato alcuni cavalli per dimostrazione. Bene, ad un certo momento sono intervenuto su un posteriore di un cavallo appena finito togliendo alcuni piccoli, ma veramente piccoli credetemi, spuntoncini sulla parte più distale delle barre. Mi “davano fastidio” e li ho equiparati a dei sassolini nelle scarpe. I sassolini nelle scarpe danno fastidio. Ma lo fatto combattuto come se stessi facendo qualche cosa di male, non tanto per scortesia nei confronti di colui che lo aveva appena posato a terra quanto nei riguardi dell’animale. Non sono io che predico ad ogni passo che l’ignoranza o il dubbio devono fermare la nostra mano e rimandare a domani? Forse quei piccoli piccoli spuntoni non erano quanto di meglio esprimevano quelle barre nel tentativo di assolvere il loro compito e di fare la loro parte meglio nel sostegno del peso? Mi sono ritrovato a distanza di molti anni, più di dieci, nella stessa situazione in cui si trovò Pete ed un suo allievo descritta poi nell’articolo “Le Barre” del 2005. Pur avendo a disposizione il materiale di Pete Ramey, pur essendo in contatto con lui, e lui con me e con gli altri della American Hoof Association in un rapporto continuo di confronto e collaborazione, il tempo ed la sovrapposizione dei concetti, l’influenza delle varie posizioni, le comunicazioni stratificate nel tempo non si possono non far sentire o meglio a volte risentire. Come scriveva Pete noi siamo cresciuti cercando di capire, districandoci tra passato e presente e sei edizioni dell’Adams’, tra innumerevoli rapporti ed esperienze. Mentre imparavamo dalle nostre azioni dovevamo disimparare, e questo è assai più difficile, tutto ciò che di dogmatico e fuorviante avevamo sedimentato  mentre lo stesso “sistema barefoot”, come ogni sistema introduceva, tentando di gelare e sclerotizzarle però in dogma, le idee appena nate o riscoperte . Quello che abbiamo disimparato faticosamente grazie all’intuizione ed alla evidenza a volte ritorna nell’azione come  un file dimenticato e richiamato involontariamente. Non so se il parallelo sia davvero azzeccato in pratica ma lo sento tale nel principio. Chi ha imparato direttamente da noi senza subire lo stress dei nostri sforzi, tentativi ed errori e condizionamenti ha la vita davvero più facile. La maggior parte di voi che legge probabilmente non ha gli elementi per apprezzare questo articolo. Dovreste leggere i libri ed i lavori e gli articoli di chi è venuto prima e naturalmente tutti gli articoli di “filosofia del pareggio” di Pete tradotti da Brollo e forse i miei e poi rileggere ancora “Le barre” in un lavoro di anni. Non vi chiedo tanto. Ma lo suggerisco a chi è veramente affascinato da questo argomento e a chi pareggia professionalmente per fare il percorso inverso. Partendo da dati concreti ed in possesso della manualità efficace che alcuni di voi é stato tanto fortunato di apprendere senza che la memoria fosse appesantita da vecchi “file”, rivolgersi alla storia del barefoot ed allo studio imparziale della evoluzione delle tecniche, il confronto sul campo, vi permetterà davvero di ingranare una marcia superiore.

Lauree in Tutela e Benessere Animale

A Teramo il 17 novembre si è laureato Giorgio La Cara alla facoltà di veterinaria, corso di laurea in Tutela e Benessere Animale con una tesi dal titolo:

“Gestione Naturale del Piede del Cavallo”

Come correlatore mi assumo la responsabilità di quanto scritto nella introduzione e nel solo capitolo dedicato alla alimentazione di qyesta tesi di laurea secondo quanto consigliato nelle pubblicazioni dell’NRC americano. Giorgio ha illustrato alla Commissione i principi e necessità fondamentali della Gestione Naturale facenti perno sul concetto di IGIENE. Igiene degli spazi ed animale con particolare riferimento allo zoccolo. Le domande che hanno seguito la presentazione hanno messo in evidenza lo stato della gestione naturale nel Paese e le possibilità di lavoro create dalla sempre più crescente domanda da parte dei proprietari di vera professionalità e capacità tecnica per la gestione dello zoccolo scalzo.

Il corso di laurea in Tutela e Benessere Animale è estremamente adatto alla formazione di giovani interessati a fare del pareggio dello zoccolo e della gestione il loro lavoro, dopo opportuna specializzazione. Non solo. Avere una buona conoscenza delle necessità di specie del cavallo allena, ad esempio, al riconoscimento e  considerazione delle difficoltà di gestione degli erbivori nei parchi, alla suddivisione e organizzazione degli spazi.

Una passione diventa lavoro. Come dovrebbe sempre essere. Auguri Giorgio ! Grazie Lucio !!

17 novembre 2014, Teramo

17 novembre 2014, Teramo

Dopo La Cara Serena Cecilia Labella si è laureata con una altra tesi sulla Gestione Naturalizzata. Abbiamo cercato di dare il maggiore spazio possibile alla Nutrizione e portato esempi di come molti concentrati non sono idonei. I concentrati non sono idonei se non valutati complessivamente tramite analisi sia dei concentrati che della base alimentare fieno. Abbiamo cercato di introdurre alla possibilità di analisi del fieno,economica e efficace, offerta da leader mondiali quali la Equianalitycal, dipartimento di analisi dedicato agli equini della DairyOne cui tutti gli allevatori e  proprietari possono accedere. Molte delle più comuni integrazioni  proposte dal mercato sono di fatto, conti alla mano, inopportune. Abbiamo incontrato notevoli resistenze nonostante nel mondo anglosassone la analisi del fieno, non come monopolio di alcuni costosi e magari male attrezzati laboratori, conosca una grande diffusione da molto tempo. I dati che la equianalitycal mette a disposizione del contadino, dell’allevatore, del proprietario, dell’alimentarista sono dettagliati e rispondono alle domande poste da chi vede l’alimentazione innanzitutto come un mezzo di prevezione dalla laminite e poi come strumento per la ottimizzazione della performance. Di seguito alcune immagini di un giorno di festa. I migliori auguri a Serena!

tesi

descrizione dei lavori di Robert Bowker, maturazione e sviluppo del piede con il movimento, atrofia nella privazione. lo zoccolo risponde allo stimolo come ogni organo o sistema biologico

La ferratura, specialmente se in giovane età e successivamente ad intervalli di riferratura prolungati impedisce lo sviluppo prima, comporta contrazione e decadimento dopo. Libertà e motivazione al movimento su terreni diversi, igiene degli spazi e alimentazione corrispondente alle necessità di sesso, peso,attività, condizione sono le chiavi per la maturazione delle strutture e del benessere animale in genere. Il contrario è rappresentato dal box, dai concentrati, dall’isolamento. Chiamate per le analisi del vostro fieno e suggerimenti per la migliore organizzazione dei vostri spazi.

Alimentazione, considerazioni di un biologo.

Durante l’estate ho offerto una settimana dedicata all’alimentazione del cavallo sulla base delle ricerche ed esperienze raccolte nell’NRC (Nutrients Requirement of Horses) edito dal Consiglio Nazionale  delle Ricerche statunitense. Si tratta di una pubblicazione edita dal dopoguerra di cui ora è disponibile la sesta edizione del 2007. La disamina dei vari nutrienti ed un accenno alla biochimica ed alla fisiologia precedono dettagliate tabelle dove sono indicate le necessità di energia, proteine, macro e microelementi, elettroliti,  etc. Il fabbisogno, a seconda del peso dell’animale e delle condizioni individuali e particolari come crescita, lattazione devono essere confrontate con le percentuali ed i pesi dei nutrienti nell’alimento principe  di ogni erbivoro, il fieno e l’erba. Solo quando all’analisi i nutrienti nel fieno e nell’erba(erba che impone cautela ed attenzione alla stagione) risultano insufficienti per il peso, condizione ed attività è necessario integrare la dieta. Per l’integrazione l’alimentarista ha a disposizione altre tabelle dove può scegliere tra molti prodotti al fine di bilanciare o di mantenere bilanciato l’insieme.

Questa è la premessa irrinunciabile senza la quale non è possibile prescrivere una dieta per il mantenimento dello stato di salute e l’ottenimento di una performance. Domanda ed offerta devono incontrarsi.

L’offerta, ciò che offre il fieno a disposizione, varia entro limiti assai ampi. I valori assoluti ed il rapporto fra i vari nutrienti cambia, non è lo stesso, variando a seconda della località, varietà delle erbe, concimazione, tecnica di fienagione, immagazzinamento, età. Ciò che risulta non sufficiente quantitativamente può essere, e questo è facilmente comprensibile da tutti, integrato semplicemente aumentando la massa somministrata ogni giorno. Per esempio invece di 10 kg. di fieno ne daremo 11. Questo purtroppo è un metodo diretto e soddisfacente, entro certi limiti, se si tratta di dovere aumentare l’apporto di energia, contenuto negli  zuccheri semplici e digeribili e nelle fibre facilmente fermentabili. Non abbiamo di norma un problema di zuccheri nei fieni. Il loro contenuto percentuale é soddisfacente nella maggio parte dei casi, anzi siamo costretti a ridurre il loro contenuto se l’animale conduce vita sedentaria o è un laminitico. Somministare una quantità maggiore é facile e intuitivo finchè le caratteristiche del fieno non sono così basse da rendere ciò impraticabile. Diverso è l’atteggiamento dell’alimentarista responsabile e competente se il deficit ad esempio riguarda le proteine. Aumentare semplicemente la quantità di fieno a disposizione per fare fronte al deficit percentuale di proteine nel fieno aumentando la razione può forse soddisfare il bisogno proteico ma comporta un eccesso di energia finale sotto forma di zuccheri di cui il fieno è normalmente carico. Il problema si aggrava se all’aumento del quantitativo di fieno sostituiamo le granaglie o un mangime. Le granaglie hanno un contenuto estremamente elevato di zuccheri semplici rispetto a qualsiasi fieno od erba. L’avena, considerata il migliore alimento integratore del fieno, ha un contenuto percentuale di carboidrati solubili in acqua (ad elevato indice glicemico) molto elevato. Questa energia, se non utilizzata dal cavallo da lavoro agricolo di un tempo o bruciata dal cavallo sportivo che pratica una attività anaerobica, un allenamento intenso e gare di velocità, non può altro che essere immagazzinata nel fegato sotto forma di glicogeno o trasformata in grassi. C’è un posto per l’integrazione con granaglie ma molto ridotto, alimentaristicamente parlando, rispetto a quella che è la percezione generale causata dall’ignoranza della Scienza della Nutrizione. Scienza della Nutrizione ridotta quasi sempre ad un superficiale adattamento alle necessità di allevamento per la produzione di carne e derivati e latte o residuo mal interpretato delle condizioni di vita e lavoro dei cavalli nel passato. Il fabbisogno proteico non soddisfatto dal fieno scadente a disposizione nel centro o a casa, riscontrato con le analisi o supposto solo grazie alla mancanza di prestazione o dimagrimento deve trovare ben altra soluzione. Certo non trova soddisfazione nella somministrazione di un alimento come l’avena carico di energia e non ricco abbastanza, relativamente perché in valore assoluto lo sarebbe, di proteine.

Questo esempio potrebbe essere seguito da molti altri. Se l’animale é impegnato in una gara di fondo e avendo già soddisfatto il fabbisogno di nutrienti desideriamo bilanciare gli elettroliti ancora una volta l’analisi del fieno sarà utile anche se l’alimentarista di fatto sa già a priori che l’animale si troverà in deficit di sodio e cloro ben prima di potassio. Sodio, cloro e potassio hanno concentrazione diversa nei liquidi interstiziali e nel sudore. Sudare pesantemente non fa perdere solo elettroliti ma altera i rapporti fra ciò che rimane. Il problema sono le quantità, la stima del quantitativo di sudore in litri, le modalità di somministrazione degli elettroliti ed i tempi.

Si tratta di una scienza, di una specializzazione poco diffusa di fronte alla quale la maggior parte dei professionisti o proprietari che siano reagiscono con un comportamento piatto e omologato  che viene ricondotto erroneamente alla solita “tradizione” o al ” si é sempre fatto così”  di molto comodo, poca serietà ed efficienza.

Come in altri settori le informazioni, ricerche, pubblicazioni ed esperienza sono largamente sufficienti ma quasi del tutto sconosciute per inerzia intellettuale o commerciale a tutti i livelli ed a ogni figura professionale. L’NRC, la sua lettura, facilitata ed integrata da un buon testo propedeutico ,di fisiologia e di Scienza della Nutrizione Umana meriterebbero tempo e attenzione. La buona e corretta alimentazione cardine per la soddisfazione dell’insieme delle norme igieniche atte al mantenimento dello stato di salute dovrebbe essere conosciuta nei tratti essenziali dal proprietario e tenuta nella massima considerazione dal pareggiatore che io identifico come un operatore di igiene finalizzata al benessere animale e ahimè dal veterinario affinché sbilanciamenti, carenze ed eccessi non siano causa di malattia a breve o lungo termine. Con questo sito e gli incontri periodici offro la conoscenza ed esperienza del biologo a coloro che preferiscono la scienza alle frasi fatte pronunciate nei centri e purtroppo ancora in ambiente accademico dove si millanta per benessere animale ciò che è benessere aziendale e si adattano malamente i principi dell’alimentazione degli animali in produzione ai cavalli che sono invece animali sedentari o atleti. Rinunciare alle analisi ed al ragionamento che può condurre in loro mancanza ad escludere almeno gli errori più gravi non ha nessuna giustificazione. Purtroppo allo scrupolo ed attenzione che spesso contraddistinguono il contadino e l’allevatore non fa da specchio un altrettanto efficace comportamento da parte dell’allenatore e del proprietario.

 

Lo stato della ricerca, se uno è limitato non esiste rimedio

Con felice intuizione seguita da spesa di denaro probabilmente pubblico il signore/a citato nell’articolo, Westermann DrMedVet,  qui di seguito riportato ha scoperto che scarpette, fasce, protezioni fanno aumentare considerevolmente la temperatura sulla  superficie degli animali impegnati in un esercizio fisico. Non solo, invoca ulteriore ricerca. Perché non si sa mai, l’aumento potrebbe danneggiare strutture. Insomma mettersi il cappotto durante l’allenamento fa sudare. Il viennese, tanto più infelice perché parla la stessa lingua di una sua collega, la veterinaria Strasser, che tanto si è battuta contro qualsiasi pratica di fasciatura bendaggio o simile, si è visto pubblicare addirittura la “ricerca” originale sull’American Journal of Veterinary Research. Questo è lo stato della ricerca, questo è il modo con cui vengono spesi i nostri soldi, questi sono i lavori che dovrebbero far progredire la Scienza e la Medicina.  La ricerca ha abbandonato da un pezzo la logica ed il buon senso a favore di uno strumentale e malsano ottundimento delle capacità di osservazione. Se questo lavoro ha avuto l’onore di essere pubblicato sul Veterinary Journal potete comprendere facilmente quale sia il livello medio.  Se é necessario dimostrare che il cappotto fa sudare e magari fa male sarebbe meglio chiudere bottega. A meno che il commesso sia in realtà un finto tonto ed i veri tonti i clienti. Un altro lavoro che si sta rendendo necessario é quello intrapreso da Debra Taylor della Università dell’Alabama per la dimostrazione, di fronte alla comunità scientifica, che “l’uso sviluppa l’organo”. Dr. Taylor sta lavorando, come in passato con la collaborazione della American Hoof Association alla dimostrazione della capacità di sviluppo dello zoccolo in animali sottoposti a regolare esercizio fisico. Di quale caratura la “comunità scientifica” che necessita tutto questo sia, è di inutile dimostrazione. Pensateci. Tutto ciò ricade direttamente su di voi ed i vostri animali sotto forma di pratiche, prodotti, comportamenti, finzione, rendite, ferrature, “formazione professionale”, cibi industriali, e …cappotti.

Study: Boots, wraps, increase legs heat during exercise researchers says (2 september 2014-The Horse)

Tendon boots help protect horses’ front legs from injuries such as hoof strikes or collisions with jumps. Wraps protect this sensitive area during travel or flat work. But Austrian researchers have determined that boots and wraps have definite effects on skin and tendon temperature as well—and those effects are probably not without health consequences for the horse. During exercise skin temperature under boots or wraps increases significantly—in a recent study sometimes more than 30%, according to Simone Westermann, DrMedVet, a researcher in the Units of Large Animal Surgery and Orthopedics at the University of Veterinary Medicine in Vienna. Whether that leg temperature increase is good or bad, though, remains to be determined, Westermann said. Especially on cold days, keeping tendons warm might be a good thing, since cooler temperatures can constrict the blood vessels in the tendons. However, too much heat can damage tendon cells, as well, she said. High heat can prevent sufficient oxygen from reaching tendon cells, which can lead to insufficient cell metabolism and overuse injuries. Westermann and her fellow researchers investigated 10 riding horses worked on the longe line, with or without wraps or boots. They measured leg temperature using local sensors and thermography at rest and during trotting. On the first day, without wraps or boot, horses’ leg temperatures remained essentially the same between resting and trotting. On the second day of testing, horses wore a fleece wrap on one front leg and a neoprene boot on the other. The wrapped and booted legs’ resting temperatures were only slightly higher than those of the bare legs. But when the horses were exercised at the trot, the covered legs’ temperatures were significantly higher than the bare legs’. Bare legs did not heat up much during trotting exercise, Westermann said. This is likely because the air flow allows the heat to evaporate, whereas boots and wraps keep the heat trapped inside, she said. “It cannot be excluded that heat development under a tendon boot during strenuous exercise could be detrimental to the tendon cells,” she said. Still, that’s not necessarily a reason to abandon tendon boots and wraps, she added. “I think using tendon boots for normal training is not a problem,” she said. “And boots and bandages protect the tendons mechanically from trauma of hoofs or bars, etc. It also helps to keep the foot warm.” A warm foot has good blood flow to it, which is important for the foot’s health. Although Westermann’s study results confirm a heat increase, it’s too early to make practical recommendations, she said. The team didn’t compare open and closed boots, different kinds of materials, or varying outdoor temperatures. Their research is ongoing. The study, “Effect of a bandage or tendon boot on skin temperature of the metacarpus at rest and after exercise in horses,” was published in the American Journal of Veterinary Research.