Paddock Paradise – Track System

di Alberto e Franco

Riporto il botta e risposta su un argomento attuale, la gestione del cavallo in spazi organizzati.

Non ho cancellato nulla. A tratti la passione e l’esuberanza uniti alla volontà di trasmettere le proprie esperienze può far sorridere. Non sottovalutatele e apprezzate la sincerità. Ogni riquadro corrisponde ad un intervento. La discussione è pubblica e forse ancora verificabile anche dai non iscritti al vecchio barefooter forum. Accedendo al forum nella parte “gestione generale ed addestramento” chi è curioso può risalire alla paternità degli interventi. La discussione risale a qualche anno fa. Ben poco é cambiato da allora. Semmai al benessere degli animali si sono aggiunte considerazioni sul benessere e qualità della cotica erbosa dei pascoli ed alla difficoltà di far quadrare le due cose. Su questo verte la nota finale.

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Come introduzione vi presento il lavoro di Francesca e Alessandro in provincia di Roma, Trevigiano Romano. Di idee chiare e realizzazione veloce F. e A. hanno organizzato lo spazio sulla collinetta dove tengono i cavalli e stanno realizzando una area drenata. Segue il paradise realizzato da John Fitch. John vive nello Utah. E’ uno dei fondatori della American Hoof Association ed istruttore della PHCP. A seguire l’esperimento di Erica a Manziana.

John Fitch paradise

John Fitch paradise  –  http://utahhoofcare.com/

We believe that “as close to natural” husbandry is part of the art of keeping horses, that’s why we have provided a pea gravel track around a 3 acre pasture for them to live on. Hay is spread out randomly around the entire circumference of the track to encourage the horses to be constantly moving. At first moving forward to find a better bite of hay and later to find that last remaining pile. The width is somewhat of a squeeze to encourage forward movement and for more economical use of pea gravel. Pea gravel cleans and stimulates the wall and sole while providing a clean place to roll and a dry, malleable place to stand and articulate a toe downward to unload the navicular bone and slack the deep digital flexor tendon. Looking down the track the horses see a seemingly endless place to run forward. All six of our horse often can be seen racing around the track as fast as they can go. Tearing through the corners and sliding to a stop until the Alpha, Trigger, signals that it is time to practice one more time how to outrun a mountain lion. If you are interested in building your own track give me a call and I’ll answer any questions you may have.

Erica, Isola dei Cavalli

Isola dei Cavalli, Manziana (Roma). Erica ha realizzato un ampio corridoio che i cavalli possono utilizzare per i loro spostamenti tra le due zone di soggiorno. Il corridoio é drenato, di ampie dimensioni a vantaggio della sicurezza, permette ad animali e mezzi meccanici di muoversi con disinvoltura. Qualsiasi struttura deve necessariamente essere adeguata alla circostanza. Non credo si debba applicare uno standard se non alla sicurezza grazie al buon senso. I cavalli in questo caso possono esprimere la voglia di movimento e la loro velocità senza rischio. Collegando due diverse zone é superata la “esigenza” di un anello chiuso. Certo qualsiasi idea e lavoro possono essere mortificati dall’eccessivo carico animale e dalla scelta di materiali non idonei.

Forum Barefoot :   discussione sulle meraviglie e criticità del paddock paradise ( spazio organizzato )

Mentre ritengo che la costruzione di recinti a forma di corridoio sia utile per far crescere nel cavallo la necessità di movimento sono fermo nel credere che il suo utilizzo sia da limitare alla stagione secca ed agli appezzamenti in qualche modo importanti. Almeno nei paesi con le nostre caratteristiche meteorologiche.

Desidero sottolineare che il confinamento dei cavalli e dei bovini non in produzione nelle aree impervie, strette e povere di foraggio della montagna è comune nelle malghe alpine. Il pascolo più ampio e grasso è , o almeno è stato per secoli , riservato alle vacche. Manze e cavalli nel povero.

Eguale perspicacia hanno da sempre dimostrato i pastori che muovono incessantemente le greggi per mantenere in salute le pecore ed aumentare la produzione di latte. Una vecchia semplice ma intelligente tecnica.

La migliore gestione nella pratica è determinata dalla disponibilità e capacità di adeguarsi. Corridoi ma anche vasti spazi, piccoli recinti drenati, stalle. Ad ogni situazione e necessità la sua risposta.

Certo sarebbe un sogno se tutti avessero lo spazio ed i soldi di attrezzarsi in questo modo. Ma siamo già così tanti noi umani che non c’è più tanto spazio per gli animali, nemmeno per i selvatici. Per il momento mi basterebbe che fossero eliminate le baraccopoli, le lamiere, il filo spinato, i chiodi e che fosse restituita dignità ai luoghi dove tanti cavalli così come tanti altri animali vengono DETENUTI.

Felice anno nuovo! Tra tutte le osservazioni ce ne sono sicuramente alcune che faranno risparmiare tempo ed errori.


Un pò di anni fa sono apparse le prime giostre per cavalli. Hanno destato molto interesse fin dall’inizio, sembrava proprio fosse la soluzione ottimale: cavallo allenato ed in forma senza doverlo montare. Anche se costosa, moltissimi maneggi se la sono comprata: piccola, grande, enorme, anche 12 cavalli contemporaneamente. Dopo un pò di tempo sono apparse quelle elettrificate, per un motivo molto semplice, i cavalli tendevano a demolirle. L’elettricità, quella per recinti elettrici ovviamente, serviva egregiamente alla bisogna, li obbligava a rimanere al loro posto e camminare o trottare secondo il programma impostato, senza avvicinarsi alle pareti.
Devo dire che a me l’idea non è mai piaciuta, ho sempre avuto dei grossi dubbi, l’ho sempre immaginata alienante, una cosa molto diversa dal girare un cavallo alla corda. Infatti nel nostro centro non l’abbiamo, ci siamo sempre rifiutati di comprarla. Questo perchè, al di la della mia personale diffidenza, eravamo, e siamo, convinti che il cavallo debba essere montato e lavorato, anche alla corda, tutti i giorni e, soprattutto, deve avere il contatto con l’uomo. La voce, lo schiocco di frusta, la carezza, la carota. Se per una ragione qualsiasi ciò non può essere fatto, deve potersi muovere per conto proprio, in un paddock, o in un maneggio, scosso, però portato dall’uomo. Regola che abbiamo sempre osservato. Da noi tutti i cavalli scuderizzati si muovono comunque ogni giorno. In realtà in questi ultimi tempi la giostra ha perso molto, non è stata proprio abbandonata, ma quasi. Ci si è resi conto che molto spesso i cavalli hanno problemi, si fanno del male, diventano paranoici, sempre più riottosi ad entrare nella giostra stessa; insomma, alla lunga quella che pareva fosse la soluzione finale ha dimostrato di non esserlo.
Devo dire che nei confronti della “stalla aperta” e del “paddock paradise”, che si stanno diffondendo ultimamente, ho la stessa diffidenza. Molto probabilmente sarò troppo legato ai vecchi schemi e alla vecchia scuola, ma non mi convincono assolutamente.
Con questi nuovi metodi si è cercato di riprodurre lo schema comportamentale del cavallo selvatico, dal profilo alimentare e del movimento, e di applicarlo al cavallo domestico. Il problema, a parer mio, sta nella ossessionante ripetizione dello schema stesso. Nel paddock paradise (a me sembra un pò pretenziosa come definizione), il cavallo è costretto a ripetere infinite volte lo stesso percorso se vuole alimentarsi. è vero che questo lo costringe a muoversi, ma non lo fa perchè spinto dalla “fame specifica” che lo stimola a ricercare le diverse essenze a lui congeniali, lo deve fare perchè non ha altre alternative, o così o così lo stesso ! Questo, credo, non sia proprio il massimo per lui.

Cerco di chiarire meglio il mio pensiero.
Un cavallo in natura si sposta continuamente alla ricerca del cibo, questo è assodato. Può fermarsi, riposare, non mangiare se lo vuole. Se è all’interno di un gruppo, come normale, segue il gruppo e nel frattempo raccoglie il cibo. Se è puledro gioca e scopre la vita che lo circonda, e via così.
Cosa succede nelle strutture previste dall’uomo ? sia nel paddock paradise sia nella stalla attiva il cavallo è continuamente stimolato e incalzato ad andare avanti nel percorso stabilito, però non dalla stretta necessità di cibo, come succede in natura, ma dai cavalli che gli stanno dietro che, a loro volta, si muovono per la stessa ragione. In più devono farlo in tempi stabiliti e con ritmi altrettanto scadenzati. Se il cavallo ha voglia di fermarsi e schiacciare un pisolino non lo può fare perchè deve rincorrere il cibo spinto dagli altri cavalli, se lo fa perde il giro.
Come ben sappiamo il cavallo basa la propria salvezza sulla fuga e non ama mettersi in situazioni di pericolo. Se è costretto in uno spazio angusto ma è minacciato dall’esterno, anche dai suoi consimili, vive una situazione di stress. Se deve assume l’avena che gli compete in quel momento, nella gabbia dove è racchiuso, ma all’esterno un dominante lo minaccia semplicemente con la sua presenza, non so fino a quale punto sia una situazione positiva.
Si può obbiettare dicendo che il cavallo si adatta a tutto, è vero, vedi la vita passata in un box, ma è altrettanto vero che in questo caso non vive situazioni di immediato pericolo.
In pratica sia il paddock paradise sia la stalla attiva “simulano” una parvenza di libertà, ma non è assolutamente la stessa cosa.
Prima di cantare vittoria, vedi la giostra, io aspetterei un pò!


Anche a me sono sorti gli stessi dubbi di Alberto!
Inizialmente i concetti di Paddock Paradise e Stalla Attiva mi sono apparsi straordinari ma poi riflettendo sulle innumerevoli automazioni, sistemi a tempo, percorsi obbligati ecc. ho concluso che per quanto siano meglio del vecchio angusto box, per me è troppo.
Concordo su tutto, sopratutto sulla privazione al libero arbitrio del cavallo di mangiare, dormire o giocare quando,come e dove vuole.
Forse per chi può permetterseli (credo siano soluzioni anche abbastanza costose) Paddock Paradise e Stalla Attiva sono più utili e pratici per gli umani che non per i cavalli.
Per i miei 4 quarter ho un pò più di 1/2 ettaro (non molto purtroppo) e in questo spazio ho messo loro a disposizione zone in terra, sassi, sabbia e cemento, una capanna e una vasca con acqua a caduta sempre fresca e pulita per bere, il fieno a disposizione tutto il giorno e l’avena fornita da me in 1 o 2 pasti. Forse non avrò rispettato tutte le norme per la perfetta gestione naturale ma sono soddisfatta perchè la loro salute, energia e serenità mi ripagano degli sforzi.


Vagabondando per il forum mi sono imbattuto in questo vecchio scambio di idee su un argomento che mi sta molto a cuore: il Paddock Paradise.
In quanto nuovo al mondo dei cavalli ed ammalato di perfezionismo, sono stato affascinato dalle teorie di J. Jackson e mi sono convinto che il suo schema di Paddock Paradise rappresenti il migliore surrogato alla vita naturale per i nostri cavalli, quando non si disponga di qualche migliaio di ettari per tenerceli su.
Leggendo le vostre perplessità in merito, mi sorge il dubbio che non stiamo parlando della stessa cosa.
Consentitemi di sottoporvi in calce una bozza del Paddock Paradise che vorrei realizzare per le mie tre cavalle di recente acquisizione. Non mi sembra contenere alcuna costrizione ad “andare sempre avanti”, visto che lo stimolo al movimento è ricercato solo attraverso la distribuzione di cibo, acqua, fango, corridoi stretti alternati ad aree di riposo/gioco ed altre “attrattive naturali”. Sono inoltre previste aree di pascolo da aprire eventualmente al branco, se e quando riuscirò a capire come gestire opportunamente i pascoli senza arrecare danno alle cavalle.
Jackson dice che i cavalli si muovono normalmente in senso orario, ma non è una regola senza eccezioni; le mie spesso si muovono in senso antiorario lungo il perimetro della proprietà. Nello schema ipotizzato gli animali possono muoversi nel senso che vogliono o sostare quando e dove vogliono. Ebbi occasione di sottoporlo allo stesso Jackson per le dovute rettifiche, ma disse che andava benissimo così.
L’impegno economico per realizzarlo non è indifferente e le vostre opinioni espresse sull’argomento non mi fanno sentire più a mio agio riguardo a questo progetto. Sto forse perdendo di vista qualcosa?

Paddok Paradise


Scrolling through the Forum topics I bumped into this old discussion of yours on a subject that I much care: the Paddock Paradise.
Being myself new to horses’ world and naturally sick of perfectionism, I was fascinated by J. Jackson theories and convinced that the Paddock Paradise schematised in his book could be the best possible substitute to a natural life for our horses, when not having thousands of hectares to keep then onto.
Reading your opinions, I happen to doubt that we are not talking about the same thing.
Please allow me to bring to your attention a draft of the Paddock Paradise that I am planning for my three mares recently bought (see below, a previous version of the one above, in Italian). I see no constriction in keeping the horses going forward, considering that the stimulus to moving is only focused on the distribution of food, water, mud, alternation between narrow corridors and rest or games areas, and other “natural attractions”. Moreover, some pastures are available to be temporarily open to the herd, if and when I will understand how to correctly mange pastures with no harm for the horses.
Jackson says that horses usually move clockwise, but this not a rule without exceptions; my mares usually move anti-clockwise along the farm borders. In the draft below the horses may move either way, or stop and rest where and when it is more suitable to them. I had the chance to submit it to the same Jackson for his rectification, but he said that it needed none.
The project’s cost and are not nuts, and the doubtful opinions expressed by you about Paddock Paradise make mi feel ill-at-ease about going on with it. Am I missing something?


Sinceramente ritengo che l’estensione del paddock stesso che hanno a disposizione le tue cavalle (7 ettari, corretto?) non richiederebbe il paddock paradise di per sè…
le problematiche che enuncia Alberto e lo scetticismo generale derivano da paddock paradise costruiti in paddock di dimensioni “normali”.
faccio un esempio: la mia cavalla vive assieme alla cavalla del mio fidanzato in un paddock di 30×100 metri, ritagliato da un appezzamento totale di 14.000 metri quadrati. al fianco vivono 4 cavalle pensionate che occupano il resto del terreno.
questo è un fianco collinare per cui è presente uno spiazzo di circa 30×20 quasi in piano e il restante è salita con un impianto di noci da legno.
costruire un paddock paradise in una condizione simile comporterebbe un corridoio più volte ripiegato su se stesso che obblighi le cavalle ad andare su e giù (tralasciando il problema che per le condizioni del terreno il cibo viene somministrato a valle assieme all’acqua e alla capannina).. ha senso di per sè? in questo modo le cavalle si muovo come e dove vogliono (ovviamente il fondo valle è molto fangoso in caso di piogge mentre se si sale il terreno resta ghiacciato con neve residua dove le cavalle non vanno volentieri), in estate possono restare al margine dagli alberi dove ci sono meno insetti e restano all’ombra. con una recinzione in mezzo sarebbero obbligate a stare dove non vogliono…
oltre al fatto che data la dimensione (i 30 metri sono la parte pianeggiante, i 100 sono la salita) i corridoi verrebbero stretti con possibili litigi tra le due (che seppur vadano d’accordo risistemano spesso i fastidi tra loro con inseguimenti e scarti)…

Prima vivevano nell’intera superficie assieme a due vecchiette e i comportamenti erano gli stessi nel senso che avevano ben definite le zone per ogni cosa, i loro percorsi che sarebbero stati “impossibili” da interrompere se non obbligandole a passare dove loro non volevano andare causa insetti, temperatura, angolo letamaia, ecc…

Stiamo parlando di un paddock che la maggior parte dei cavalli sogna… abbiamo girato un pò di maneggi e la soluzione più grande che offrivano era un misero 30×30… cosa si può costruire lì? niente… solo fastidio…

Però siamo in Italia dove l’orografia non aiuta i maneggi (in particolare al nord) e gli interessi sui terreni li rendono quasi inaccessibili a chi voglia acquistare sufficiente terreno per dare spazio ai proprio cavalli…


Anche io credo che con tutto quello spazio 3 cavalle ci sguazzino tranquillamente senza bisogno di stimoli al movimento. Mi par di vede che c’è veramente di tutto… invidia!


Allora non parliamo della stessa cosa.
Per quanto mi risulti, il “Paddock Paradise” è una creatura di Jaime Jackson, che ne ha illustrato egregiamente il fondamento, i concetti e lo schema di realizzazione nel suo libro intitolato, appunto: “Paddock Paradise – A Guide to Natural Horse Boarding” (Star Ridge Publishing, Fayetteville, AR 72703 – U.S.A.).

Pur assicurando che non c’è bisogno di una grande estensione di terra, Jackson specifica che “several acres will do”; se quantifichiamo “several” in minimo tre o quattro acri, avremo come parametro di base una superficie minima tra 12.000 e 16.000 metri quadri. Diciamo fra un ettaro e mezzo e due ettari. Direi quindi che non sia possibile parlare di “Paddock Paradise” su una superficie di 30x100metri. (Ma dividere la striscia di 100 metri con una sola partizione centrale realizza un camminamento di 200 metri, nota di Franco). 

Purtroppo ho potuto constatare che una grande estensione non è di per sé sufficiente a far muovere i cavalli. Nel mio caso (7 ettari, corretto), se non sposto continuamente il luogo dove somministro loro cibo, rimangono passive per giornate intere dove ritengono che sia la loro “mensa”, soprattutto se alimentate con “fieno a volontà”. D’altro canto, lo stesso Jackson mette in guardia contro questa falsa speranza, poiché anche in un ranch di 20.000 acri (8.000 ettari!) è possibile trovare mandrie di cavalli che vivono una vita sedentaria “off track”, come gli è successo di vedere a Litchfield.

Sarei curioso di sapere che cosa ne pensa Alberto.


Il problema che sia la giostra, che la stalla attiva, che il Paddock Paradise tentano di risolvere è semplice, e strettamente connesso allo stato ferrato/sferrato, secondo me.
Il cavallo ferrato danneggia – poco o tanto – i suoi zoccoli e il suo sistema osteoarticolare ad ogni passo, soprattutto su terreno duro. Logico quindi limitare, entro certi limiti, il suo movimento,e riservarlo al “minimo possibile”. Inoltre, il cavallo ferrato, su terreno vario, che comprenda anche aree sconnesse o dure e lisce, rischia continuamente anche di scivolare (e le brusche scivolate, del tipo che il cavallo ferrato subisce su cemento liscio, asfalto liscio, piastrone NON sono previste dalla sua costituzione fisica), e le scivolate “secche” sono la prima causa di danni acuti articolari e tendinei, secondo il famoso veterinario Rooney. Infine, il cavallo ferrato, in gruppo, non capendo di essere portatore di una vera arma impropria, in caso di scaramucce fa molto,molto male al suo antagonista: di qui la preoccupazione di tenerlo in gruppo.

Per il cavallo sferrato, vale esattamente l’opposto: più fa movimento,meglio è; più il terreno è vario, e anche difficile, meglio è.

Il problema è che misurazioni sul movimento di cavalli in paddock “non Paradise” danno un valore sconsolante di pochissimi chilometri al giorno. Nonostante siano in gruppo. Lo vedo chiaramente nel nostro “paddock” di quasi 4 ettari a Pietrarossa: i cavalli sono quasi sempre fermi. E questo va benissimo per il cavallo ferrato… non per il cavallo sferrato.

Da qui la Stalla Attiva, e il Paddock Paradise, o altri paddock “ad anello”. Andy Beck propone di ricavare una specie di Paddock Paradise tramezzando (con filo elettrificato) un’area rettangolare e variando i percorsi possibili con opportune aperture in modo da costringere i cavalli ad aguzzare l’ingegno, oltre che a muoversi; ottima idea anche per far riposare il pascolo escludendo ora l’una, ora l’altra area. Inoltre i cavalli possono essere “mossi”, su un paddock ad anello, da un solo uomo a cavallo, altra cosa suggerita da Andy Beck.

Certo…. se tutti i cavalli vengono mossi almeno per 20 km al giorno (un’ora di corda + un’ora di sella, o due ore di sella, ogni santo giorno), il movimento necessario lo fanno…. ma diciamo il vero: quanti cavalli sferrati (spesso posseduti da proprietari che non ne fanno affatto un uso agonistico o comunque intensivo) vengono mossi così tanto?


Il paddock paradise?

Ho delle note al riguardo. Riconosco la genialità dell’idea ma ho delle perplessità sulla realizzabilità in alcune situazioni.

  • Ho tenuto cavalli veramente difficili da mantenere confinati , anche in corridoi che il cavallo dovrebbe essere naturalmente portato a percorrere. Con grave disagio e perdita di tempo. Cavalli che passano sotto il filo o semplicemente strappano tutto.
  • I corridoi del paradise si sporcano rapidamente, i cavalli non hanno grandi aree da adibire a gabinetto. Con loro grande rammarico. Quindi è necessaria una quasi quotidiana rimozione delle fiande se non si vuole che le calpestino. Ciò è tanto più valido quanto più il perimetro del track è breve. Io provvedo alla rimozione del letame dai miei recinti (minimo 2 ettari) settimanalmente ogni venerdi. Impiego una mattinata.
  • è necessario lo sfalcio dell’erba ripetuto e costante esternamente lungo i track per un più facile contenimento degli animali, almeno quelli tranquilli. Addirittura potrebbe essere necessaria la fresatura della terra esternamente ai track in caso di animali difficili.
  • I track si trasformano presto in aree fangose e SCIVOLOSE. è quindi necessario stabilizzarle. Ciò comporta una spesa non indifferente per il trasporto del materiale,la posa di materiale di diversa granulometria e la sua battitura.
  • O si ricorre ad una ditta specializzata (non è facile che muratori specialmente alle nostre latitudini conoscano il significato del drenaggio e la vera posa) o si è contadini attrezzati e con le idee chiare. Pena lavoro inutile, costoso e dannoso. Aggiungo che in molte zone ormai la terra è solo lavorabile per fini agricoli. Qualsiasi movimento terra o apporto di materiali è vietato così come qualsiasi costruzione. E le multe fanno piangere.
    200 metri quadri di stabilizzazione, una piccola superficie, a seconda delle condizioni può costare ben più di 1000 euro. (2005)
  • Una volta che si è provveduto a questo tipo di lavoro di drenaggio l’area o le aree interessate sono sottratte per sempre all’agricoltura se non si provvede a rimuovere tutto il materiale con spesa ancora maggiore ,discarica (dove? è possibile? e a che prezzo?) e acquisto nuova terra.
  • La posa del fieno lungo i track è problematica. Bisogna percorrere i track con un mezzo meccanico più volte al giorno altrimenti si debbono fare mucchi grandi che annullano i benefici effetti del paradise.
    Se si porta il fieno con la carriola il lavoro è lungo, la mano d’opera costosa, se PIOVE è un vero travaglio. Se lavorate con il trattore quando piove o anche per due o tre giorni dopo (i cavalli hanno il brutto vizio di mangiare lo stesso) fate uno sconquasso. Le aree di alimentazione devono essere drenate o pavimentate.
  • Gli animali si trovano intorno ad un mucchietto di fieno in una zona delimitata da due parti. Lo scalciamento, le fughe, vicino ad una recinzione elettrificata magari in concomitanza con un fondo reso scivoloso possono essere disastrose.
  • L’introduzione di nuovi individui direttamente nel paradise è da evitare per questi motivi. Con ulteriori problematiche logistiche e responsabilità nei confronti di proprietari inferociti.
  • Le spese di recinzione elettrica si raddoppiano.
  • Il convincimento dei proprietari ancora più difficile avendo introdotto un altro nuovo elemento di gestione.
  • Chi dentro il P.P. chi al prato chi nel box. Tutti inc… Un manicomio. Naturalmente ognuno si sceglie e seleziona la sua clientela. E’ un bene quando si seleziona rendendola omogenea. Ci vuole tempo, costanza.

Per i motivi accennati credo che il P.P. sia realizzabile nella pratica in particolari condizioni. Climatiche, grandezza dell’impresa, personale impiegabile, entrate mensili per cavallo e numero dei cavalli,tipo di suolo e area destinabile.
Ho avuto occasione di vedere sistemazioni del genere nel Montana e nel Dakota 20-30 anni fa. Si trattava di aziende enormi dove le parti non utilizzabili per la semina e marginali costituivano corridoi non regolari lunghi anche decine di kilometri di larghezza variabile ma in scala.
in questi corridoi venivano immessi bovini e cavalli viventi allo stato brado.
Le recinzioni costituite da pali di forse 20 cm. di diametro incrociati a formare delle X perpendicolari alla recinzione e posati a terra collegate con altri due pali posti al di sopra ed al di sotto dell’incrocio dei pali ad X.
Roba che qui costerebbe 30-40 euro al metro lineare esclusa la posa.
Senza andare troppo distante alcune malghe alpine sono da secoli strutturate così, con recinzioni costituite da sbarramenti naturali. Per alcuni mesi c’è l’erba poi viene la neve e copre la cacca. Fine.

La pietra tombale …( ero proprio perplesso) ..riguardo al P.P. è secondo me la considerazione che il privato lo stesso tempo che impiega per il governo, pulizia ed alimentazione, è meglio che lo passi con il cavallo. A meno che non viva per lui…o abbia uno stalliere.
Per le aziende di dimensione nostrana vale quanto ho specificato sopra.

Io vivo in campagna. Con cani,cavalli, e bue. Non in un appartamento a bearmi nella lettura di poetiche interpretazioni del naturale.
Chiunque conosco mi toglierebbe il saluto realizzassi una cosa simile
Se proponete il P.P. ad un campagnolo vero che campa sulla terra, ci penserà un pò poi sarete bersaglio di tutti i rifiuti della fattoria.
E vi proporrà di mandare colui che vi propone e progetta il P.P. a spargere il fieno alle 4 dopo aver rimosso la cacca.
Avessi 1000 ettari o più ci penserei..avrei sicuramente zone idonee e marginali , ne ho solo 14 e 7 in affitto.
I miei cavalli non restano più di 10 minuti nello stesso posto.

Scusate la ormai solita ruvidità…..prendetela in ridere…fa bene.


Bruno, io non somministro il fieno dove vivono i cavalli di giorno.
Tutto il giorno stanno in grandi recinti , nel mio caso rettangoli di 500X 100 metri. SENZA FIENO. Si arrangiano con quello che c’è. Come i cavalli dei nasi forati ai tempi che furono. se c’è troppa erba la trincio spietatamente, se è poca si attaccano anche alla corteccia degli alberi( leggi il libro sulle guerre indiane del gen. Custer). Mi portano degli scheletri che dopo 3 mesi sembrano torelli.
La notte tornano in un recinto elettrificato di circa due ettari dove c’è il ballone del fieno sotto una ampia tettoia ,così in caso di pioggia mangiano comunque fieno asciutto. Nel campo grande non hanno nemmeno l’acqua.
Fallo anche tu. Ritaglia 1 ettaro notturno. Vedrai che si danno una mossa.


Il mio primo intervento riguardava alcune perplessità sia nei confronti del P.P. sia della Stalla Attiva. Le perplessità rimangono tali anche se Jackson spiega perfettamente la logica della realizzazione. Nulla da eccepire, anche la Stalla Attiva risolve, con pochissimo spazio a disposizione dei cavalli, il problema. Quello che continuo a chiedermi è questo: sono soluzioni veramente corrette e sicuramente valide ? ma soprattutto, sono state sufficientemente testate ?
Non voglio fare il bastian contrario, ho solo chiesto un pò di tempo in piu’. Ribadisco, la giostra insegna !!


Anche questo mi lascia un pò perplesso. Non dico che sia sbagliato, ci mancherebbe, ma se è vero, ed è vero, che il cavallo, in libertà, mangia sempre, obbligarlo a mangiare solo di notte è comunque un limite importante.
Mi riferisco in modo particolare alla costante presenza degli acidi digestivi nello stomaco. L’unico modo che ha il cavallo per calmierare questa situazione è di continuare ad ingerire saliva che funge da tampone. Certo che se mangiucchia cortecce o quel poco che trova, mette comunque in moto il meccanismo di produzione della saliva.
Non so, mi rimetto comunque al giudizio di Franco.


ma no, ma no dai non mi prendere per un aguzzino.
su una estensione così trovano sempre di che mangiare.
e, comunque, lascio sempre una piccola quantità di fieno dentro una mangiatoia di legno come spia. la trovo sempre intatta, non la guardano nemmeno.
così come lascio sempre residui di potatura grossi nel campo di notte perchè rosicchino.
il libro di Custer è veramente interessante a tratti anche se di una crudezza … i cavalli indiani non avevano praticamente altro in certi momenti dell’inverno che arbusti e rametti. perdevano condizione e passavano l’inverno. spesso anche i cavalli delle giubbe blu.
anche la guerra finiva con l’inverno,se ne riparlava a primavera se non in casi particolari come quello dell’inseguimento di capo Giuseppe(bellissimo il museo dei nasi forati)
è sempre stato così. se leggi Tucidide “la guerra del Peloponneso” non la finivano mai anche per questo.
in Siria nel deserto ho potuto rendermi conto di come il nostro metro di giudizio sul cibo e la sua quantità sul terreno siano distorti, almeno dal punto di vista di un erbivoro. vedi solo ciuffi di roba secca qua e la, acqua chissà dove e greggi di pecore numerosissimi sparsi sul territorio. non sono mica magre! e ti chiedi che cosa mangiano
rinuncio a fare il fieno e mi guardano storto. tengo l’erba bassa,soprattutto in primavera regolo la falce a zero. il cavallo è costretto a camminare perchè non ha mai la bocca piena però mangia e come. molto di più che un asino siriano. ( l’attenzione non deve andare in questo caso alla quantità ma alla qualità del poco che c’è soprattutto se si tratta di malerbe assai ricche, gli animali sensibili, fuori peso o con episodi di laminite alle spalle sarebbero in pericolo, nota di Franco ) 
avete mai notato che ,a parte dove fanno la cacca, lasciano intatte le zone di erba alta per brucare su quelle di erba bassa?
se mi porti un cavallo la prima cosa che faccio è vedere come respira, etc e misurargli il giro …”panza”.
lo annoto insieme alle misure dei piedi.
stai tranquillo…


dimenticavo… il paddock paradise non lo ha inventato Jackson e neanche il forestale cui lui lo attribuisce.
rivendico la sua scoperta ai pastori sardi!
non le fanno stare ferme un minuto le pecore perchè variano l’alimentazione,rimangono sane e producono latte migliore.
da sempre.
osservare per credere.


è evidente che la questione coinvolge diverse problematiche, molte delle quali sollevate in questo dibattito. Alcune sono di ordine concettuale, altre puramente contingenziali. Comincerò dalle ultime, cercando poi di riportare l’argomento sulla validità o meno del Paddock Paradise in genere. Purtroppo, al riguardo io ho letto solo J. Jackson e potrò fare riferimento solo a lui.

è vero, sono convinto anche io che il PP possa essere realizzato validamente solo in determinate condizioni. Nel mio caso specifico le entrate mensili per cavallo sono pari a zero, visto che i miei cavalli sono ad uso familiare.

è vero, il costo di realizzazione non è trascurabile ed è il motivo che mi ha spinto a chiedere consiglio ai più esperti. Chiudiamo scherzosamente l’argomento ricordando un detto americano riportato da Joe Camp (“The Soul of a Horse”): “You can have money and you can have horses, but you can’t have them both”.

Non sono invece convinto che costi e tempi di gestione siano superiori alla gestione in box e/o paddock ed i cavalli liberi in azienda a volte complicano le operazioni colturali (l’argomento meriterebbe una trattazione separata), ma la questione diventa irrilevante se vogliamo focalizzare la nostra attenzione esclusivamente sul benessere del cavallo e, da questo, uno zoccolo naturale.

Sembra che neppure il solo movimento su una ventina di chilometri giornalieri sarebbe sufficiente ad assicurare il benessere degli animali, dal momento che questo è solo uno tra i diversi comportamenti naturali perseguiti attraverso il PP. Quindi, anche dedicare al cavallo tutto il tempo che ci assorbirebbe la gestione del PP non ci farebbe forse raggiungere il nostro scopo. Nel mio caso, poi, a 65 anni e cavaliere poco esperto, mal mi vedo a cavallo giornalmente per 20 km moltiplicati per tre.

La soluzione adottata da Franco (alternanza di gestione giorno/notte) può certamente essere una buona idea, ma ho difficoltà ad assimilarla ai concetti del “natural boarding”. (è vero, non sembra una gran bella cosa così come illustrata, realizzate che il recinto diurno era lungo almeno 500 metri e la ridotta notturna necessaria anche per fini di sicurezza tra i quali la possibilità di furto di animali. il momento era quello della mucca pazza e i cavalli venivano macellati sul posto, nota di f.).

A volte mi sorge il dubbio che mi creo troppi problemi. Un mio cugino ha un solo cavallo sferrato (perché il maniscalco costa, non per filosofia barefoot), libero su un terreno collinare prevalentemente macchioso di circa 4 ettari, a cui dedica poche cure ma che gode ottima salute ed i cui zoccoli riescono a mantenere una forma decente.

Ognuno ha il suo carattere. Quindi mi pongo le stesse domande di Alberto: il PP è una soluzione valida (tralascio “sicuramente”)? E stato sufficientemente testato?

Sembra che Alex lo abbia fatto con risultati deludenti. Far muovere poi i cavalli da un uomo a cavallo risolve il problema del movimento ma non quello del “natural behaviour” e non tutti sono d’accordo (J.J.). Le esperienze descritte sul sito di seguito indicato sembrano invece più incoraggianti: http://paddockparadise.wetpaint.com/page/Paddock+Paradise+Videos. Si direbbe, quindi, che le esperienze di PP siano a volte molto soddisfacenti, a volte addirittura deludenti. Ma possiamo da questo concludere che il fallimento sia legato al concetto di base e non al modo in cui è stato realizzato?


grazie bruno per l’incoraggiamento.
vorrei contribuire a sfatare un luogo comune.
quello che la gestione in paddock sia più economica della stalla.
lo è nel caso dei recintini fangosi , sporchi e sovraffollati che costellano la realtà dei nostri maneggi e dovrebbero essere il vero obiettivo di una battaglia da condurre per il benessere animale.

considero recintino qualsiasi carico animale superiore ai due capi per ettaro.(mi rendo conto che non tutti possono permettersi di più)
solo in questo caso gli animali hanno comunque sempre qualche cosa da mangiare e necessità di movimento se la gestione è oculata.
il bilanciamento,numero di capi/quantità di erba è fondamentale per assicurare sia alimentazione che movimento. è un sistema fluido che il contadino adatta continuamente. (il malgaro intendo e d’estate con i bovini; nel caso dei cavalli quel poco o tanto che rimane per terra assume una grande importanza, nota di f.)

nel caso di medio grandi estensioni ,circa 10 ettari e una dozzina di animali in media:

  • il costo della terra
  • la gestione,trincia,pulizia,recinzioni, etc

rendono il mantenimento dei cavalli molto più costoso.
una cosa è raccogliere cacca in un box(io non ne ho) ben altro impegno è mantenere pulita una area vasta. Pulizia necessaria non solo dal punto di vista estetico ma igienico,provvedendo alla rimozione di una gran parte di larve e uova di parassiti intestinali.
la gente,incapace di fare conti, ritiene invece normale pagare di più per la stalla ed è incapace di riconoscere quanto male faccia sia stare in un box maltenuto quanto in un recintino sporco dove il cavallo “prende aria”

le tecniche di gestione del bestiame sono state sperimentate nei secoli.
i cittadini proprietari di cavalli(non intendo essere scortese) cercano soluzioni ma basterebbe che andassero nei campi per trovarle mutuandole da quelle utilizzate per gli animali da reddito e magari adattandole. con umiltà,studio ed osservazione…fare il contadino è una professione.

se viaggiavate per malghe anni fa vi sarebbe potuto capitare di vedere vacche in grandi e belle praterie, le manze ed i cavalli invece confinati in boschi, pietraie.
le vacche dovevano produrre latte!
le manze crescere sane e forti
i cavalli (chi se ne frega ,non fanno nulla e sono dei mangiaauffa)
facevano il bene di tutti
prometto che sto zitto,basta, OK?


Grazie a te, Franco; le tue informazioni sono preziose.

Forse bisognerebbe inizialmente scindere le due problematiche: la soluzione ideale da un lato, i costi conseguenti dall’altro. Poi, cercare di trovare il compromesso migliore ad ogni situazione individuale. A forza di esperimenti condivisi, magari anche i costi finiranno per rientrare in limiti accettabili. Un pò come avviene nella ricerca tecnologica.

Cercherò nel forum del sito che vi ho segnalato e, se troverò qualche cosa di interessante, ve lo farò sapere. Ma, soprattutto non mantenere la tua promessa! Che senso avrebbe un forum di gente che sta zitta?


il problema è che quell’estensione è spesso proibitiva e che il movimento servirebbe a quei cavalli che non hanno grandi spazi a disposizione.
sono quelli che per conformazione del paddock, compagnia e stimoli non si muovono che bisogna spostare..
fare dei corridoi in un appezzamento grande stimola sicuramente il cavallo.. ma è una percentuale veramente minima..
personalmente ritengo che bisognerebbe muoversi di più sulle grandi masse composte da piccoli paddock (cosa che la stalla attiva ottiene maggiormente)..
non so.. mi pare un bel controsenso studiare un meccanismo e un concetto per far muovere di più un cavallo in un grosso appezzamento e “ignorare” la problematica quando il terreno a disposizione diminuisce..

o forse un paddock più piccolo offre più stimoli? la maggior possibilità di spargere il cibo, maggiore interazione con altri cavalli, maggiori stimoli dai confini (gente che passeggia, trattori, cani, macchine, ecc) che attirano l’attenzione dei cavalli e li spingono a spostarsi?

non so.. continua a puzzarmi la scarsa fattibilità..


Non mi è difficile condividere molte delle tue osservazioni, ma così rischiamo di scivolare “à côté de la plaque”, ovvero uscire fuori tema.

Non è mai facile trovare un’unica soluzione ideale ad un dato problema, quando lo consideriamo in circostanze molto diverse. Ad esempio, se valutassimo il problema di spostarsi in auto da un punto A ad un punto B, sarebbe assurdo ricercare un’auto che potesse consentircelo con altrettanta efficienza sia in un caotico traffico cittadino che su una pista di formula uno.

Analogamente, posto il problema “gestione naturale del cavallo”, non credo che esista la soluzione ideale adattabile a tutte le diverse situazioni, molte delle quali magari lontane dal poter essere definite “ideali”. D’altro lato, se una soluzione è idonea per il caso 1 ma non per il caso 2, ciò non ne diminuisce la validità quando applicata correttamente al caso 1 e mi sembra un pò forzato dire che “ignora” le problematiche del caso 2.

Quindi il punto è: applicando la “ricetta” PP nel rispetto dei presupposti richiesti e delle regole indicate, si ottengono i risultati sperati oppure no? Nel corso della nostra discussione ho approfondito le mie ricerche sul Web ed il bilancio delle esperienze analizzate sembra essere largamente positivo. La maggior parte delle testimonianze trovate proviene da gente che non sembra porsi il problema economico, d’accordo, ma avevo già suggerito di prescindere da questo aspetto, in questa sede.

In ultima analisi, una volta accettata una teoria, il sistema migliore per valutarne la validità rimane sempre la sperimentazione pratica. Vi prometto che, se mai realizzerò davvero il mio progetto di PP, metterò a vostra disposizione tutti i dati che vorrete, inclusi quelli di ordine economico, e vi autorizzo fin d’ora a ricordarmi “te lo avevo detto io” in caso di insuccesso.


Io ho realizzato una sorta di paddock paradise per un maschio:
Si tratta di due paddock (che chiamo paddock A e paddock B) di 100×15 (cioè un rettangolo di 100×30 diviso a metà), comunicanti a metà nel lato lungo con una piccola apertura

  • Metto il fieno nel lato nord di paddock A e l’aqua di fianco, ma nel paddock B, quindi se sta mangiando e vuole bere deve farsi 100 metri
  • A sud di paddock A cè un altro recinto con un castrone
  • Mentre nel paddock B a sud ci sono dei gelsi pieni di more … quindi se sta mangiando le more e vuole andare a trovare il suo amico castrone deve farsi 100 metri

Ne consegue che il cavallo si muove continuamente per andare da una parte all’altra.

Ah dimenticavo, ci sono anche una decina di galline ruspanti che vanno sui suoi escrementi e li ripuliscono e li sparpagliano in giro, quindi non c’è bisogno di rimuovere nulla.

Ogni tanto passo con il trinciaerba per pareggiare tutto e tagliare le sterpaglie presenti …

Da qualche mese il cavallo è sferrato e praticamente si autopareggia, ho solo tolto le piccole rotture dovute ai chiodi, attenuato qualche slargamento della muraglia e fatto un leggero mustang-roll.


domanda: la chiusura centrale è una questione di bisogno oppure potrebbe essere sostituita da due pezzi di recinzione sfalsati in modo che il cavallo debba percorrere una S per andare da un capo all’altro?


Vorrei a distanza di qualche mese richiamare l’attenzione e riprendere il discorso inerente la gestione dei cavalli in semilibertà o semibradi.
Credo sia vitale per coloro che vivendo una vita lontana dai problemi della campagna non li immaginano neppure e una volta realizzato il sogno del pezzo di terra si trovano prima entusiasticamente poi molto meno ad affrontare pioggia,sole cocente,fango,mosche,in una alternanza che sembra ed in effetti non ha, fine.
Chi non lo ha fatto a suo tempo dovrebbe leggere le due pagine di post precedenti. Sarà loro utile se non hanno intenzione di buttare quattrini.
Ammesso di avere sufficiente spazio a disposizione e denaro credo che il PP sia una realizzazione il cui utilizzo deve essere forzatamente periodico e limitato alla stagione estiva nelle zone umide. ( a meno di non avere realizzato drenaggi e pavimentazioni, nota di f.)
Credo che l’alternanza nel posizionamento degli animali lungo i sentieri o all’interno nel cuore del campo sia una soluzione praticabile sia tecnicamente che economicamente.
Tralascio ovvie considerazioni sulla necessaria affidabilità delle recinzioni che, se elettriche, portano con se altre necessità vedi la disponibilità della rete a 220V o di più costosi elettrificatori a 12V e pesanti batterie.
Una considerazione ulteriore riguardo alle recinzioni elettriche:
in caso di temporale è buona norma isolare l’elettrificatore dal recinto affinchè non venga bruciato dalle correnti vaganti. Dopo essermi alzato notti e notti per farlo, i fulmini me ne hanno bruciato due, ho realizzato che è più pratico far andare i cavalli di notte in un recinto vasto da dove non hanno nessun stimolo a uscire avendo correttamente posizionati sia acqua che fieno in mancanza di sufficiente copertura erbosa.
Riguardo alla mia colorita espressione sulla spietata rasatura a zero dell’erba nei campi devo fare una necessaria parentesi per evitare di essere frainteso.
Poiché l’erba immagazzina mattoni per la costruzione di fibra vicino al suolo sotto forma di zuccheri prodotti con la fotosintesi utilizzando ossigeno e acqua l’introduzione di cavalli nei campi va fatta con giudizio.
Per questo è assolutamente necessario che chiunque tiene cavalli in campo aperto legga i lavori pubblicati sul sito di SAFERGRASS.
Se l’erba stressata fa male ai cavalli ( ed è vero se ne hanno a disposizione grande quantità nel contemporaneo stato di quasi immobilità) bisogna dire che siamo veramente nei guai.
Durante l’estate piove poco almeno al centro sud = stress
Durante l’inverno le temperature basse notturne non consentono la trasformazione in fibra degli zuccheri sintetizzati durante le giornate di sole = stress
Durante la primavera e l’estate la crescita violenta rende disponibili grandi quantità di cibo in poco spazio = stress
Quindi bisogna essere cauti e intelligenti amministratori! Che stress!
O forse, sarebbe molto meglio e più semplice, scegliere un cavallo non tra gli easykeeper!
Non un Appalousa per intenderci o un pony shetland, animali selezionati in terre difficili e strutturati per resistere alla mancanza di cibo, conseguentemente esposti ai pericoli della sovralimentazione.
Non credo di uscire fuori tema. Alimentazione e spazio a disposizione, comunque suddiviso, fanno parte dello stesso bandolo della matassa.
I migliori piedi li ho trovati fra i Maremmani. Non hanno sofferto la fame per secoli.. Una coesione tra muraglia e terza falange assolutamente straordinari anche in caso di trascuratezza.

In presenza di capitali e tempo adeguati, partendo dal presupposto che possedere un cavallo ha un fine ed è spesso è quello di servirsene divertendosi insieme a lui forse la soluzione ottimale consiste nell’avere più possibilità. Direte: – bella scoperta!-

  1. Un recinto di dimensioni adeguate, ripropongo la superficie minima di un ettaro, da adibire ad area di socializzazione sicura, libero dal fango perchè con aree soggette a maggiore calpestio drenate.
  2. Un perimetro intorno in cui immettere i cavalli quando le condizioni climatiche lo consentono
  3. Un piccolo recinto, ricavato nel recinto grande e vicino a casa, assolutamente drenato, dove tenere il cavallo quando necessario (problemi metabolici,necessità di cavallo pronto e pulito etc.

Al di là delle polemiche e del disfattismo potere scegliere fa la differenza ed è controproducente schierarsi contro la novità e anche sfilare come portabandiera dell’innovazione senza cervello.
Qualsiasi utilizzo e sistemazione della terra non è facile, coloro che non hanno anche esperienza contadina dovrebbero evitare di dare suggerimenti e prescrivere ricette alla moda che stanno tanto bene sui fogli di carta.
C’è un ultimo aspetto riguardante la gestione del cavallo che mi piace ricordare.
Avere un cane dovrebbe significare camminare a lungo con lui e condividere gran parte della giornata. Avere un bel giardino intorno casa spesso si traduce nell’abbandono di questo rapporto.
Lo stesso succede al rapporto con il cavallo.
Forse è più sano e dignitoso , magari possedere un “piccolo” e PULITISSIMO recinto DRENATO privo di baracche, fare cavalcate e/o giocare giornalmente con il nostro amico piuttosto che guardarlo soltanto vagare dentro un parco strutturato del costo di centinaia di migliaia di euro. Passare il tempo a divertirsi con il cavallo in compagnia invece che lavorare per lui. Che ne dite? Tutto il resto viene dopo. Non sarà trendy…
BUON NATALE 2010 !


… esperienza di quest’anno che in un certo senso coincide con quanto detto da franco..

paddock di 13.000 metri quadrati, 7 cavalle dentro di età e razze miste (due ultratrentenni, due attorno a 26 anni, una ventenne, la mia 16 anni e quella di Nicola 13), 3 capannine di cui una grossa in legno di 6×3, una 3×3 e un gazebo con 2 lati coperti 3×3. paddock che comprende due zone: una pianeggiante di circa 130 metri x 30 e il restante spazio in salita con piantumazione di noci.

con la pioggia ovviamente la collina ha scolato in fondo valle, ovvero dove c’è la parte pianeggiante e le capannine. seppur queste sono rimaste asciutte (nel limite del possibile con le cavalle che vanno e vengono e con loro portano del fango e dell’umidità) il resto si è trasformato in un paciocco in cui le cavalle sprofondavano fino al nodello.
l’organizzazione del maneggio prevede due pasti di mangime e fieno al giorno (il fieno dura quasi per tutta la giornata) è stata difficoltosa per il posto dove posare il fieno all’asciutto e in un posto comodo alle cavalle per mangiare. la scelta è ricaduta nella zona inerbata attorno agli alberi.
col tempo le cavalle ovviamente hanno creato zone di fango anche lì, ma dove le radici tenevano si sono creati spazi ideali per la profenda.

successivamente al mese di pioggia quotidiana è arrivata una bella ondata di freddo che ha ghiacciato il paddock così com’era..
il risultato è stato che la presenza di buche, terreno totalmente scivoloso e estremamente complesso da interpretare (si fa difficoltà a camminarci sopra) ha portato le cavalle a stazionare dove viene distribuito il cibo (e quindi più pianeggiante) per quasi 2 giorni. non si sono avvicinate all’acqua (100 metri di percorso in diagonale rispetto al piano) e di conseguenza non hanno mangiato.
al secondo pasto in cui i gestori hanno notato lo stesso livello di acqua è scattato l’allarme per cui è stato chiamato un contadino che ha fresato quei pochi cm che riusciva, giusto giusto da togliere le principali creste, che ha consentito alle cavalle di muoversi nuovamente.

ovviamente la situazione ora è rientrata e data la situazione attuale del paddock non dovrebbe manifestarsi nuovamente.
purtroppo non ci sono alternative a questa disposizione, sia come spazi che come posti differenti.
sicuramente ci fosse stata la possibilità di ritirare le cavalle in uno spazio differente e più drenato, allo scopo di preservare maggiormente il fondo del paddock, la situazione non sarebbe degenerata.
stessa questione se il terreno fosse differente (qua è argilla pura il cui drenaggio è molto limitato) o si potessero fare lavori per migliorarlo come tessitura.
di per sè è il primo anno in cui la questione “precipita”, ovviamente ha giocato molto il carico di animali molto più in movimento (prima erano solo vecchi cavalli, stanziali), allo stesso tempo se lo spazio fosse stato minore sarebbe stato quasi impensabile tenerli lì.

quindi valutare bene il numero di capi rispetto allo spazio e alle condizioni del terreno. non sottovalutare i danni che fanno gli animali in movimento, strappando le radici della vegetazione, creando buchi dove ristagna l’acqua e scivolando portano via strati compatti di terra predisponendo all’erosione.

inoltre questo è un esempio di come il cibo e l’acqua “razionata” nel senso di gestita da una persona possano essere un campanello d’allarme per qualsiasi cosa.
fossero state presenti le beverine non ci si sarebbe accorti del problema se non per il mancato calo del fieno (che in primis si può imputare a una partita non gradita, quindi ritardando di una somministrazione la causa).
stesso discorso se ci fosse stata una rotoballa: il calo non è di così facile visione e magari la frequenza dei controlli ai cavalli diminuisce con la scusa della libera disposizione degli alimenti..


 

Per la prima volta quest’anno ho messo delle pietre nel recinto dove tengo le mie cavalle! Ho trovato delle pietre nel cammino del fiume, sono andato a caricarle e le ho messe attorno al rotoballa che le cavalle hanno a disposizione! Non lo avevo mai fatto prima, personalmente non lo farò mai più! Ho guardato tutte le pietre prima di caricarle per portarle al recinto, le ho riguardate prima di metterle a terra, eppure una bella mattina mi sono ritrovato la puledra zoppa tronca! La tiro dal recinto et voilà la suola aveva una crepa a forma di Y provocata da una pietra con bordo non arrotondato! Le cavalle vivono in recinti, con pietre di tutte le dimensioni, tipo e grandezza eppure non è mai successo di ritrovare una zoppia derivata da pietra, o altri oggetti, hanno acqua e fieno a disposizione, al pomeriggio una manciata di avena e via! Perchè cimentarsi a fare tutte queste procedure che servono solo a complicarsi la vita ed in alcuni casi arrecare danni anche molto seri ai cavalli? Il mio esempio, la puledra è da 20 giorni rinchiusa in box per facilitare la completa guarigione della suola! Se non avessi messo le pietre non sarebbe successo nulla!
Giacomo


La tua testimonianza è preziosa. Dei fallimenti e sbagli non si parla volentieri. Grazie.
In effetti ,non so se ne abbiamo parlato precedentemente,le pietre devono essere rotonde e di materiale buono.
Tutto ciò che è vulcanico va evitato. La pietra lavica che si sminuzza in frammenti di varie dimensioni taglienti per ridursi progressivamente in polvere sembra fatta apposta per infilarsi da tutte le parti.

“Devo dire che l’esperienza di Giacomo é fasulla. Non sappiamo che pareggio aveva ricevuto la cavalla. Non sappiamo se “al di la di ogni ragionevole dubbio” sia proprio una pietra ad avere causato il danno. Non sappiamo se la cavalla aveva l’opportunità di evitare le pietre. Non sappiamo di che dimensione fossero le pietre.  La suola era probabilmente troppo sottile e non è stata riconosciuta come tale. Insomma non si può copiare qualche cosa, come logica vuole è necessario adattamento alla circostanza e criterio. Non credo che rinchiudere la cavalla in un box sia stata una soluzione felice ma una reazione poco adatta ad un danno determinato dalla mancanza di consapevolezza e di valutazione sia del materiale impiegato che dello stato e possibilità dell’animale”. Non ci sono ricette facili, il “paddock paradise” o “sistema per il movimento incentivato” come preferisco chiamarlo, non sfugge alla regola. 


Nota, febbraio 2017

Sono passati sette anni da quando questa discussione ha avuto luogo. La difficoltà di gestione dei campi, qualità e quantità delle erbe non solo la loro erosione, rappresenta un problema che deve essere affrontato. Gli animali devono muoversi ed essere incentivati a farlo. Le erbe ed i campi soffrono invece per il fatto del calpestio ed insistenza. Sottrarre la parte centrale del campo o dei campi al calpestio degli animali permette alle piante di sopravvivere, moltiplicarsi e rimanere in buona salute. Questo si traduce in un più basso, a parità di altre condizioni, contenuto di carboidrati non strutturali sia nell’erba che nel fieno. La difficoltà di gestione dei campi, per la produzione di fieni a ridotto contenuto di carb. non strutturali,  aumenta in modo drammatico se gli stessi campi sono usati come pascolo. Fienagione e pascolo non vanno d’accordo. Infatti le malghe alpine sono pascoli. I campi a più bassa altitudine produttori di foraggio solo occasionalmente pascolati.

Lo spazio è necessario e può essere solo in parte sostituito dalle passeggiate con il proprietario. Questo spazio è di solito un campo. Nel campo cresce erba. L’erba non solo ha i suoi problemi ma diventa un problema per l’animale. Separare l’animale dal campo ricavando in esso un corridoio, almeno stagionalmente, aiuta a tenersi i piccioni e le fave insieme. Non avete il campo? Non potete muovere terra? Non potete aggiungere pietrame e fare drenaggi? Non, non , non, non? Non è pertinente e non dovreste avere un cavallo né tenerne per altri.

In “Care and Rehabilitation of the Equine Foot” K.Watts descrive i problemi del campo dal punto di vista agrario, quello delle piante ed il lavoro necessario al mantenimento della cotica erbosa in buona salute e redditizia che aumenta quando contemporaneamente viene destinato a pascolo. Il lavoro è tale che la soluzione del track system dovrebbe almeno essere presa in considerazione. Se avete letto tutte le dichiarazioni precedenti in questo articolo superate più facilmente lo stadio della chiacchiera.

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Informazioni su Franco Belmonte

Born 1952. Degree in Biological Sciences University of Genova, Italy. Researcher, CNR of Italy 1977-'80 (neurochemistry) then various task related to biology till now. Active Member and Certified Trimmer of the American Hoof Association. Didactic activity: equine podiatry and nutrition. Area of interest: evolution and physiology. Airline pilot and flight instructor for living 1981-2002.