Letture

Proteine “sintetiche”

Come forse alcuni biologi e molte persone comuni sono rattristato per la decisione di bando e condanna della ricerca produzione e consumo delle proteine ricavate dalla coltura di cellule.

Non ho seguito l’iter che ha consentito di arrivare a produrre proteine “sintetiche”. Da quando ero studente, ormai una cinquantina di anni fa, ho sempre pensato però che la fine degli allevamenti di animali e la loro “liberazione” passasse obbligatoriamente per la produzione di proteine costruite in laboratorio.

Il rigetto del sistema è motivato dalla pretesa insufficiente qualità delle proteine “sintetiche”. Effettivamente un pezzo di carne non è solo proteine ma porta con se un enorme numero di diversi nutrienti, cofattori, enzimi e coenzimi che concorrono a renderlo di alto valore biologico. Non credo che questo basti. Abbiamo a disposizione altri alimenti di origine vegetale che possono farne le veci. Con qualche attenzione vegetariani e vegani vivono bene e  sono ben rappresentati  tra gli atleti di livello mondiale. Potessero integrare con proteine di origine animale coltivate magari condite come meglio possibile in laboratorio, forse vivrebbero anche meglio.

Altra motivazione è la difesa del Made in Italy. Questa è veramente una sciocchezza. Interessi, rendite di posizione, non vedo altro. Se non l’interesse generale soccombere per la salvaguardia del particolare.

Eppure in un mondo che conta ben otto miliardi persone dove milioni di ettari sono sottratti al bosco ed a altre culture e dove scarseggia ormai l’acqua persino dove è sempre stata abbondante con quale ottusità si può rinunciare ad un hamburger “sintetico”. Appestati da pesticidi e concimi, avvelenati da carni gonfiate e antibiotici abbiamo perso il senno?

Sui miliardi di animali che obblighiamo ad una breve vita orribile e sono macellati peggio non un pensiero.

Non sono fiero di essere uomo anzi consapevole di avere più mezzi e capacità degli altri animali mi vergogno profondamente. La natura non è affatto bella. I virus parassitano le cellule, altri parassiti se la prendono con noi, tutti quanti approfittiamo delle piante fino ai buchi neri che si mangiano le galassie con un appetito senza fine. Se c’è qualcuno responsabile di tutto questo ha di sicuro le rotelle fuori posto.
Eppure noi che ci sentiamo tanto intelligenti e creativi, mi riferisco ora a noi italiani, non siamo capaci di vedere otto miliardi di persone su un pianeta asfissiato ne molti miliardi di povere bestie per terra, mare e cielo.

Non ne faccio una colpa a chi ci governa del tutto preso nella valutazione di interessi del momento, reso cieco dall’ignoranza e per natura umana privo della capacità di vedere al di là di un orizzonte temporale brevissimo. Diciamo che gli animali non hanno coscienza del tempo. Fosse così non dimostriamo affatto di essere diversi.

Le proteine sintetiche arriveranno prima o poi in tavola a dispetto di tutte le resistenze. Un pericolo tuttavia esiste e portano con se. La meccanizzazione in agricoltura, i trattori, ci hanno consentito di moltiplicare la produzione. Con essa il nostro numero. Tutti conoscono il rapporto che esiste tra la volpe artica ed il lemming. Con aumentare del numero dei topi aumenta, con un certo ritardo il numero delle volpi. Con l’aumentare del numero delle volpi diminuisce quello dei topi cui segue quello delle volpi e così via con un andamento ciclico senza fine. Noi costruiamo più trattori, ariamo più campi e facciamo più figli che non muoiono di fame e che a loro volta guidano i trattori. Il ciclo è più lungo ma si compirà o per mancanza di carburanti o di trattori o di campi sufficienti. Con le proteine sintetiche potrebbe avvenire qualche cosa di simile. Una sterminata quantità di cibo ed un altrettanto sterminato numero di persone che porteranno inevitabilmente con loro bisogni e aggressività, fame di spazio, di aria e di acqua.

Questo è ciò che dovrebbe preoccupare e questo si dovrebbe governare. Dovremmo in qualche modo cercare di limitarci prima che qualche cosa d’altro lo faccia drammaticamente per noi. Appunto, dovremmo ma non sappiamo.  Questa maledetta selezione del più adatto che ha determinato l’evoluzione delle specie ci obbliga a combattere contro tutto e tutti senza lasciare tempo e testa per altro.

Notizie sul sito e didattica

Questa mattina del 26 dicembre ho pareggiato i cavalli ed è stato semplice tanto l’unghia è resa tenera dalla pioggia. Mi domandavo per quanto tempo sarò in grado di continuare a pareggiare i giganti e quanto sarebbe bello se qualcuno di quelli che da e hanno imparato un mestiere o semplicemente ad avere cura dei piedi e della alimentazione del proprio cavallo se ne  ricordasse e venisse almeno a tenere un piede sul treppiede. Ma così vanno le cose, non mi aspettavo nulla di più.  Con le sessioni tenute dalla dentista americana Wendy Bryant sono di fatto terminate le occasioni di incontro già da qualche anno organizzate per me da altri. Mentre sono sempre disposto a questo ho deciso di offrire la mia esperienza teorica e pratica in cambio però di aiuto nel governo, pulizia e pareggio dei miei cavalli. Lezioni, video, pratica in cambio di aiuto. Preparazione all’ingresso nella associazione in cui è confluita la American Hoof Association. Chi fosse interessato mi chiami o mi scriva. Insieme dettiamo tempi e condizioni.

Aggiungo che questo sito verrà chiuso probabilmente alla fine del prossimo anno. Chi volesse adottarlo è il benvenuto se condivide i principi etici che lo contraddistinguono. Se avete già un vostro sito potreste aprire un “cassetto” o meglio una nuova categoria, come credo si dica in gergo compiuteresco, per garantirgli la sopravvivenza.

Il mese scorso ho ritardato di un paio di giorni di pagare per il rinnovo. Dopo solo una ora il sito era già parassitato da sellerie e dal sito Amazon per la vendita di attrezzatura come briglie,  fruste ed ogni altra porcheria inutile e dannosa che potete immaginare, in assoluto contraria a tutto quanto ho detto e fatto per quindici anni. Me ne sono lamentato con Aruba che ritengo responsabile di avere permesso questo sciacallaggio. A quanto pare il web è peggio del selvaggio west. Almeno la non ti sparavano alla schiena ma in duello regolare.

Guardando ad est.

Già quando commentai le vicende sui cambiamenti climatici mi dissero “cosa centra questo” con i cavalli e la gestione naturalizzata. Risposi che non vi è nulla di sostenibile e concreto senza  una politica che comprende  la riduzione degli sprechi e la virtuosa gestione delle materie prime  senza almeno il tentativo ed indirizzo alla pianificazione del numero degli utilizzatori. Così come predicavano negli anni del dopoguerra tutti i maggiori intellettuali e politici. Il contenimento del genere umano in un pianeta che non è di gomma che interessa a tutti ma di cui nessuno osa più parlare, pur essenziale dovrebbe essere accompagnato dalla diffusione delle più elementari regole democratiche e rispetto. Ora, se guardate ad est ed a sud, ditemi se ne trovate. Pensate a Reggeni, all’utilizzo dei migranti come arma di ricatto e per instabilizzare l’Europa, alla persecuzione di giornalisti. Dovrebbe bastare. Israele è una piccola isola democratica. Dove le donne guidano, sono padrone di se stesse. Dove si può praticare il culto che si vuole. Dove l’espressione è libera. Con tutti i problemi di un paese piccolissimo, sede di frizioni insanabili determinate da politiche internazionali secolari. Al di la di tutto quel che è oggettivamente riscontrabile è la qualità della vita e la libertà cui noi europei siamo abituati che fa la differenza. Guardando ad est ed a sud la ritrovate solo in Israele. Non parlo di uomini beninteso ma di sistemi.

Mi sono occupato di gestione naturalizzata, di animali. Senza spazi qualsiasi miglioramento è impossibile. Ma è impossibile anche in un mondo senza regole, dove la casta, il genere, la posizione iniziale sono unici riferimenti. Non vi basta come buona ragione per l’inserimento di quanto segue? Mi spiace, sento il dovere morale di richiamare l’attenzione sui razzi e l’odio contro un popolo di lavoratori, pionieri, ricercatori, contadini che hanno faticato duramente.

E questo è un blog e vivo in un paese dove per fortuna l’espressione è libera.

L’articolo che segue è tratto da IL GIORNALE.IT

Ditemi dunque, che cosa dovrebbe fare Israele? Voi che marciate nelle strade italiane o inglesi o tedesche con le bandiere palestinesi e urlate slogan che accusano Israele di crimini contro l’umanità

Ditemi dunque, che cosa dovrebbe fare Israele? Voi che marciate nelle strade italiane o inglesi o tedesche con le bandiere palestinesi e urlate slogan che accusano Israele di crimini contro l’umanità, di essere uno stato d’apartheid, di pulizia etnica, voi che difendete Hamas a Parigi, a Berlino, a Londra e a Roma, che inondate Israele di accuse storiche e fattuali sui social media; che, persino, con demenziali teorie della cospirazione suggerite che Netanyahu, diabolico principe del male, avrebbe scatenato la guerra d’accordo con Hamas per ragioni di potere. Voi che finché i terroristi bombardano le case, i kibbutz, le scuole, Gerusalemme e Tel Aviv non uscite per strada per denunciare i palesi crimini contro l’umanità contenuti nel prendere di mira la popolazione civile; voi che quando il terrorismo suicida fece duemila morti nelle strade di Israele con la Seconda Intifada trovaste il tempo, paradossalmente, solo per condannare, anche allora, il diritto alla difesa contro l’omicidio di massa della gente d’Israele che saltava per aria negli autobus e nelle pizzerie, ditemi se avete un’idea su come fermare Hamas che non prendere di mira le strutture e gli uomini di chi progetta e opera i bombardamenti.

Hamas ha attaccato Israele senza nessuna ragione, un altro round in cui tortura l’intera popolazione civile prendendola a caso di mira, senza altro obiettivo che quello di terrorizzare, uccidere, distruggere. Lo fa tenendo in ostaggio la sua popolazione: due milioni di persone. Quando la usa come scudi umani, sta lanciando missili o organizzandosi per farlo: se l’esercito israeliano si ferma proprio in quel momento, il missile di Hamas parte. E quale governo, quale esercito, ha il diritto di decidere di abbandonarsi all’eventualità che quel missile colpisca i suoi concittadini? Sarebbe pura complicità con il crimine. La verità è nella semplicità di questa vicenda e la sua manipolazione ha un carattere ideologico, è frutto di un pregiudizio contro lo Stato d’Israele come stato delegittimato, indegno di esistere e di battersi per la sua esistenza. È antisemitismo. Proprio come gli ebrei erano considerati indegni di esistere e battersi per la propria esistenza e quella dei figli. Nessun Paese ha dovuto sopportare più a lungo i colpi che il terrore gli ha inflitto.

La scelta ideologica di Hamas è definitiva, la stessa di Haj Amin al Husseini, l’amico di Hitler, negli anni ’30. Israele ha opposto in prima linea uno scudo mondiale di protezione anche morale con la forza della legge, della moralità delle armi, e di una società aperta. Se si trattasse di scontro territoriale, l’Onu non si baloccherebbe dal 1975 con risoluzioni che ripropongono l’idea che «sionismo è uguale razzismo». È vero il contrario: il sionismo di un qualsiasi israeliano, e anche di Netanyahu che da ignorante presuntuoso, un ministro e vicepresidente del Pd, Provenzano, accusa di essere un reazionario, è fiducia nella apertura della propria casa, come provano le tante offerte di pace sempre rifiutate dai palestinesi, nella democrazia così costosa, ma è anche identificazione chiara del nemico che ti vuole uccidere. Delegittimando Israele dal suo diritto alla difesa, si sottintende la legittimità, per converso, dell’eliminazione del popolo ebraico. Israele deve fermare Hamas, anche se la guerra asimettrica è terribile e dolorosa: fingere di non capirne il significato evidente significa alla fine condividere almeno in un angolo del proprio cuore l’idea che nella parola ebreo esista un contenuto di illegittimità, specie nel momento dell’autodifesa contro l’aggressione e la violenza armata.

Panoramica sulla ricerca e la prevenzione Covid

Questo video di metà dicembre ’20 è stato realizzato in collaborazione tra Israele ed Italia . Tre gli interventi.

Divulgativo e comprensibile ma ad ottimo livello.

Grazie a Israele.net per l’opportunità.

Al momento, 1 gennaio ’21, il Times of Israel dichiara un numero di vaccinati al giorno tale da rendere possibile l’intervento su metà della popolazione per la fine di febbraio (compreso richiamo). Da notare che i numeri, abitanti e superficie, sono paragonabili a quelli di una regione italiana. Ancora una volta un esempio di splendida organizzazione.

 

1 Gennaio 2021
Mentre la campagna di vaccinazione anti-coronavirus israeliana sta per entrare nella seconda settimana, il Ministero della Salute ha riferito giovedì che finora sono stati vaccinati quasi 800.000 israeliani. Con un ritmo che ha raggiunto le 150.000 iniezioni al giorno, il Ministero ha riferito che circa il 33% della popolazione over-60 ha ricevuto la prima delle due dosi necessarie. Israele figura tuttora in testa fra i paesi del mondo per numero di vaccinazioni pro capite, con il 7,74% della popolazione vaccinata. Il ministro della salute Yuli Edelstein ha voluto ringraziare in particolare tutto lo staff sanitario che sta garantendo gli alti tassi di vaccinazioni in 257 postazioni distribuite in tutto il paese. Edelstein ha tuttavia aggiunto che Israele dovrà sospendere le vaccinazioni per due-tre settimane per consentire a coloro che hanno fatto la prima iniezione di poter ricevere la seconda dose di richiamo.

(Israele.net)

Pandemia. Delusione e Vergogna.

Delusione e Vergogna sono i due sentimenti che provo in queste settimane. Vedo finalmente intorno a me, ma so che è solo una breve parentesi, l’ambiente che desidero. Poco rumore, poche automobili, poca gente. I mezzi pubblici saranno riadattati e saranno disponibili solo posti a sedere? Sulle spiagge gli ombrelloni saranno distanziati. Non è quello che tutti hanno sempre desiderato? Da giovane frequentavo campeggi e evitavo la pressione di quelli più frequentati. In occasione di un viaggio negli USA rimasi piacevolmente impressionato dalle regole che limitavano l’ingresso e le piazzole normalmente distanziate in un modo che non aveva uguali in Italia. Le regole di distanziamento sociale hanno ristabilito le distanze. Giuste. Il rammarico consiste nel vedere questo precario distanziamento raggiunto a causa delle misure straordinarie Covid e non grazie ad una minore densità di abitanti per km quadrato.  Dal 1920 al 2020 la popolazione italiana si è più che triplicata. Lo sconsiderato appello a far figli, la tassa sul celibato, la necessità di baionette hanno fatto parte dell’insieme di sciocchezze che hanno fatto entrare in guerra i nostri nonni. Il boom del dopoguerra, l’edilizia dei palazzi di sette piani insieme agli ecomostri ha completato l’opera. Il rammarico è reso ancora più profondo dalla constatazione che non c’è forza politica che arrivi a considerare il tasso di natalità ridotto una risposta di difesa naturale. Come ogni biologo farebbe. Non c’è popolazione che sotto stress non riduce i suoi numeri. Un esempio? Le pensioni, L’INPS faticherà a corrispondere le pensioni? Allora serve il bonus bebè e favorire l’immigrazione. Con il risultato di appesantire ancora i servizi. Non sarebbe vera dimostrazione di rispetto per le generazioni future eventualmente ridurle le pensioni? In modo scalare in attesa di un naturale, purtroppo veloce, riequilibrio generazionale?

Basterebbe guardarsi intorno in Europa per notare che la densità e lo stato di benessere della popolazione sono inversamente proporzionali se non in casi particolari dove l’organizzazione ed il sentimento di appartenenza sono tali da supplire in qualche modo alle difficoltà di vivere in un pollaio. Peccato che noi, forse più di ogni altro paese della comunità, manchiamo di una e dell’altro.

Il mondo nel suo complesso dimostra lo stesso trend demografico dell’Italia.  Cina e India hanno la responsabilità di gran lunga maggiore. Non credo che cinesi e indiani possano essere considerati popoli felici. I cinesi paiono ossessionati dal miraggio del primato mondiale, gli indiani non si capisce bene ma in entrambi i casi le popolazioni si comportano come un alveare dove l’individuo abdica alla sua identità a favore della comunità. Durante il secolo scorso nessun intellettuale o ricercatore trascurava di porre l’accento sulla necessità di una seria politica di contenimento della crescita della popolazione basata su considerazioni logiche. I più giovani non ricordano Rita Levi Montalcini e suoi colleghi Nobel del ‘900 ed i loro sforzi nel tentativo di orientamento politico e sociale. Un sistema finito ovvero di determinate dimensioni, la Terra, non può mantenere una popolazione in crescita incontrollata. Alla faccia di una qualsiasi produzione ecosostenibile. Nessuno può credere davvero che una popolazione di sette miliardi di persone possa essere mantenuta da agricolture biologiche e allevamenti di polli a terra senza l’uso di antibiotici.  Ne che possa essere realizzato un trasporto pubblico igienico. Solo il controllo demografico consentirebbe a lungo termine il distanziamento naturale.

Ma anche le poche politiche demografiche sono fallite. Soprattutto in India dove i furgoni ambulatorio di Indira Ghandi proponevano la sterilizzazione maschile tramite vasectomia dietro compenso, ostacolati con successo dalla propaganda indù. In Cina la temporanea regolamentazione delle nascite ha contribuito senza dubbio all’attuale crescita. Un gran numero di lavoratori a bassissimo costo consente di invadere di prodotti il mercato, un numero ancora maggiore sarebbe stato di intralcio. Forse è a questo che pensano i politici di casa nostra? Voi immaginate le conseguenze di questa rincorsa?E potete immaginare l’ambiente, le possibilità, cosa sarebbe e come si vivrebbe in una Italia di venti milioni di persone ante prima guerra mondiale in possesso della conoscenza e tecnica attuale? Intanto non dovremmo elemosinare soldi dalla comunità europea. E qui arriviamo al secondo sentimento, quello della vergogna.

Nessuno si fida del nostro paese. Senza tornare a commentare il ventennio, l’impero e le sue catastrofiche imprese basta constatare che non si è stati capaci in settanta anni di rimediare alla involuzione del sud, di eradicare la criminalità organizzata, di correggere il malaffare della corruzione. Perché dovrebbero darci credito. A quanto pare non siamo solo pieni di debiti ma incapaci di progetto. Alla delusione e alla vergogna si aggiungono l’incredulità e la nausea. Il teatro della politica e della amministrazione pubblica non si differenzia dalle storielle fantasiose dei film della serie I pirati dei Caraibi. Tutti contro tutti. La bugia ed il tradimento eletti a sistema. La bussola non indica la direzione bensì quel che il singolo desidera per se stesso al momento. L’incredulità diventa nausea ascoltando politici affermare che coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza non possono essere impiegati in agricoltura perchè, udite, per raccogliere i pomodori e le fragole serve una specializzazione! Che a quanto pare la manodopera straniera possiede!?  Nessuno mi ha chiesto certificati quando lavoravo come scaricatore in porto a Genova ne per vendemmiare. Ricordo solo la fatica ricompensata dalla soddisfazione.

Quel che non manca mai è la stucchevole propaganda. Il paese più bello del mondo! E la burocrazia, utile a nascondere incapacità e traffici. La confusione normativa. Non vado al mare ma brindo agli ombrelloni finalmente a distanza ed agli olandesi che giustamente fanno fronda e ci mandano a quel paese ricordandoci che non siamo intelligenti come pretendiamo.

La bocca del nostro cavallo – 2019

Gianfranco Soggia, Mauro Carugo ed altri

Immagini dal corso, riprese di G.Soggia

Un nuovo incontro farà seguito a quelli già avvenuti gli anni scorsi.

Wendy Bryant tornerà la seconda metà di ottobre per riprendere il programma didattico. Ad un ripasso seguiranno argomenti nuovi e maggiormente approfonditi, tecniche e dimostrazioni.

Ricordo al nuovo lettore di questo sito che Bryant appartiene alle scuole di Spencer e Fragale che escludono o  minimizzano l’utilizzo di sedativi grazie alla capacità di gestione ed approccio. Gli strumenti per il pareggio sono manuali. Senza rumore, vibrazioni, calore, stress e contenimento.

Il gruppo degli allievi è sostanzialmente già formato ma posti di auditore sono disponibili.

Contattate Mauro Carugo di Cerveteri, centro EQUICAERE, per informazioni:

carugomauro88@gmail.com

Insight the Equus – Tomas Teskey

Un nuovo, fresco e sincero, libro scritto da un veterinario. Una visione che va ben oltre quella del tecnico capace di “rimettere in piedi” e rendere utilizzabile il cavallo. La visione di un Medico che guarda alle condizioni di vita, di gestione, di igiene, necessarie ad assicurare benessere ed una lunga vita.

Teskey spazia tra il pareggio e la cura dei denti, tra lo spazio e il branco, dalle vaccinazioni agli antiparassitari, l’alimentazione.

Il prezzo ne fa un libro accessibile con qualche difficoltà, anche a causa dei ricarichi di spedizione, ma spero in futuro di potere offrire una edizione italiana.

Insight to Equus

Nel link descrizione del testo, cover, immagini

Risposta allo Sciopero Globale Clima

Le discussioni sul clima si fanno via via più frequenti. Il nodo centrale delle discussioni sono le modalità di produzione di tutto quanto viene utilizzato nella vita di tutti i giorni in particolare per gli spostamenti.

Le frasi e la posizioni sono ricorrenti.

Ricorrente è la dichiarazione sulla incapacità sostanziale dell’uomo alla rinuncia, alla estrema difficoltà di una conversione industriale che significa lo stravolgimento della vita di ognuno e della società nel suo complesso. Ciò che si è determinato in un secolo, è comodo e per molti versi utile, non si può smontare facilmente. Non può essere facilemnte digerito dal singolo.

Di qui la richiesta alle istituzioni, nazionali e sovranazionali, affinché, passando al disopra della volontà e comportamento dei singoli, prendano progressivamente ed in modo accelerato quei provvedimenti che si crede possano frenare il degrado ambientale e invertire la attuali tendenze.

Sopravvissuti ed evoluti, come tutti gli altri animali e piante, in continua lotta per la sopravvivenza portiamo in noi stessi il “selfish gene” di Dawkins, un patrimonio genetico inteso a perpetuare se stesso nel tempo senza nessuna sensibilità verso il resto del mondo o meglio una graduale diminuzione di interesse per gli individui via via più distanti da noi nel rapporto di parentela e poi di specie. Man mano che la sensibilità diminuisce aumenta l’interesse utilitaristico.

Tutto ciò può essere solo in minima parte smorzato, regolato, dalla legge. La nostra natura si esprime attraverso le leggi e non viceversa. Con le leggi, ma una norma scarsamente condivisa ha vita breve, si cerca di contemperare l’interesse individuale a quello della comunità. Ogni comunità esprime un diverso ordinamento o interpretazione.

Questa natura umana, inerentemente egoista che, è bene ripeterlo, é comune ad ogni vivente, non può essere dimenticata quando si parla del futuro della nostra casa, il pianeta Terra.

Come ogni territorio nel suo complesso é in grado di supportare la vita di un numero molto grande di specie in equilibrio tra loro. Ma se molto grande è il numero di specie possibili, anzi la variabilità pare in rapporto inverso con la ricchezza e qualità della vita, non così é per il numero di individui di cui é composta la singola popolazione. Nessuna di esse può ingrandirsi a dismisura se non a scapito delle altre e a medio o lungo termine a scapito di essa stessa. Man mano che ci si avvicina al vertice della catena alimentare il danno provocato dal sovrannumero é maggiore e gli esiti precoci.

Qualsiasi allevatore, sociologo, psicologo od osservatore naturalista conosce bene ed a riflettuto a lungo sui problemi indotti dall’aumento della densità della popolazione. Ma non bisogna essere degli scienziati per apprezzare la differenza fra la qualità della vita umana od animale in un ambiente rarefatto e ben organizzato e quella possibile in un pollaio dove l’allevatore per il suo interesse particolare non tiene in alcun conto il benessere degli animali che sono intesi come macchine produttrici.

L’aumento della densità riduce gli spazi e la qualità della vita per il singolo ma non il cibo solo quando la comunità vive in ambiente circoscritto dove il cibo proviene dall’esterno.

Per quanto grande la Terra è un ambiente finito, inteso come di superficie limitata e definita. Come tale non è in grado di mantenere una popolazione i cui individui aumentano indefinitamente. Anche se teoricamente fossero mantenuti stabili i rapporti fra le varie specie.

Il cibo necessario é solo uno delle variabili indotte dal numero dei componenti della popolazione.

Il cibo ed il nostro comportamento si traducono inevitabilmente in rifiuti.

Anche una popolazione di pesci, che non va né in automoble né a scuola e men che meno utilizza derivati del petrolio é capace di soffocare se stessa in un acquario con le proprie deiezioni. Un numero determinato di pesci può vivere in un acquario. Un numero determinato di capi di bestiame può vivere in un pascolo.

Se è necessario rivedere per modificarli i nostri comportamenti, è altrettanto necessario comprendere che non si può evitare di discutere sul numero degli utilizzatori. Sarebbe onesto intellettualmente ma le poche volte che questo accade si è ignorati, zittiti o accusati apertamente.

Durante il secolo scorso l’incremento demografico era al centro delle discussioni come causa del degrado ambientale. Oggi al suo posto ci sono le metodiche di produzione dell’energia quando, ed é paradossale, esse sono in media meno inquinanti di allora. Il fatto é che la produzione é aumentata in modo esponenziale per far fronte ai maggiori consumi del singolo ma, é questo il punto, alla maggiore diffusione dei consumi ed al maggiore numero degli individui. Che possono e potranno consumare responsabilmente di più se saranno di meno.

Forse ogni discussione potrebbe essere affrontata in modo più logico se non si dimenticasse uno o l’altro dei due aspetti. La frase “nessuna madre o nessun padre per quanto si dia da fare può allevare e alimentare le aspettative dei propri figli se i figli sono troppi” non dovrebbe essere sottovalutata.

Non c’è intellettuale del ‘900 che non l’abbia pronunciata. Io ricordo mio padre, anni ’60.

Ai ragazzi che scendono in piazza per reclamare politiche ambientali vorrei ricordare che esistono le politiche demografiche.  Il vostro futuro non é tanto nelle mani degli anziani quanto nel freno che saprete porre alla riproduzione quindi all’incremenponderale to della comunità umana mondiale. La spinta alla riproduzione, come l’egoismo, appartiene al singolo individuo piaccia o no. Solo la comunità può in qualche modo cercare di limitarla. Programmarla sarebbe il termine corretto. Peccato che in qesto caso il termine risulti antipatico. Tutte le leggi o solleciti utili al controllo demografico del passato hanno incontrato grande difficoltà perchè non sono comprese ed in opposizione ai nostri istinti.  Controlliamo la sorte ed il numero di tutti gli altri esseri viventi. Dovremmo imparare a gestire il nostro.

Franco Belmonte,   bitlessandbarefoot-studio.org

Master “Gestione Naturalizzata del Cavallo”

Nota marzo 2019

A più di un anno dalla seguente comunicazione sulla istituzione del Master non è mai seguita la attivazione. Silenzi, risposte banali sono state date alle domande di chi si è dimostrato interessato. Alla prova dei fatti non pare che produzione ed interesse da una parte e medicina dall’altra possano almeno convivere nelle stesse stanze. Se mai un corso sull’argomento proposto “la gestione naturalizzata così come viene intesa dagli anglosassoni del barefoot” fosse attivato non credo avrà gli stessi contenuti che ho elaborato e presentato.Si è persa una occasione. Coloro che desiderano ricevere il programma dettagliato del Master per studio, ricerca o didattica possono chiedermelo. 

Con decorrenza 7 novembre è stato pubblicato dalla Università di Teramo il bando di concorso per l’accesso alla frequenza del Master di primo livello “Gestione Naturalizzata del Cavallo”.

http://www.unite.it/UniTE/Didattica/Master_corsi_di_formazione_2017_2018/Gestione_naturalizzata_del_cavallo

Sulla stessa pagina alla voce Foreign student ho desiderato venisse inserita una minima informativa per lo studente straniero:


Note, march 2019

Dear friends, more than one year after the Master approval, the lessons does not begin. Why? A real answer was not give to the interested people nor to me. It seems that good medicine can not stay in the same rooms with production and interest. Production is the real target there,  not wellbeing, hygiene and natural boarding. If, in the future, the Master takes place i do not think  it will contain the programs I wrote. Who likes or needs to receive a detail of the program for didactic purposes please contact me.

 

Foreign student I wrote for you an introduction to this Master. I hope to receive questions and questions. Feel free to contact me. If we do not reach enough application this master will be offered again the next year. Keep in touch.

Dear foreign students and graduates,

simply we like to give you and to the professionals some information introducing the new Master “Gestione Naturalizzata del Cavallo”or in english “Horses, the Natural Way”. The course should start march 2018.

An introduction of 3 weeks covers principles of biology, istology and comparative anatomy, first aid
technique. The core theory, 4 weeks, will introduce the student to partnership, hoof care, nutrients requirements of horses and other subjects of study. Terrain drainage, shelter construction, fencing.

During the “open air” activity (6 weeks) and the all day long life with the horses, their hooves trimming and care, the target is to underline a particular matter everyday. That could be partnership,parasitology and fecal egg
count, harness and carriages, hay analysis, training, diet and more. We plan to have biologists, engineers, trainers, farmers, chemists, vets supporting to give to the students the better possible idea and informations about the many
problems it is possible to encounter.

The “open air activity” that follows the indoor activity will take place in a rescue centre, a breeding facility, riding schools. Finally the exam is a version of what is asked to join the American Hoof Association as an Apprentice.

This Master wants to answer to the world wide demand of professionals that are asked to be able to guide who works around the horses, owners and breeders first, to reach and have an ethical and humane, effective and cheap, behavior.

This Master is an expression of the barefoot movement that wish to be totally iron free and his techniques that look at the performance without to forget the animal wellness and dignity.
During the last century and two world wars most of our life is changed. At least in the western emisphere we are free from the heavy fatigue of the past. Other problems continually arise but if we will be able to understand that humans have primary necessities and our total number is of a major concern we can win and survive. It seems difficult. To discover that animals are in need of space and that space is directly related with food and dignity could get humans to reflect on themselves and our finite world. Horses can help us again. For sure we can help them the natural way.

The course is opened to all graduates. Auditors not graduated are welcome and allowed to subscribe. In the case of foreign students the lessons will be given both in italian and english language. It is an opportunity too for the italian students to improve their knowledge. The books and lecture notes are in english. P.Ramey, J.Jackson,K.Watts, E.Kellon, R.Bowker, D.Taylor, others. Some notes from my articles and european vets from the eighteenth century till today. Bracy Clarks, H.Strasser. If the number of 15 students is not reached (date
to apply ends december 31) the course will be presented again the nex autumn. To the applicant interested to the cost of the course. That was determined 4000 euro. The student has to remember that her or his has to face daily expenses for 13 weeks spread during the year.


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Il Master che da qualche anno mi veniva chiesto di elaborare nel Programma prende così finalmente vita. La possibilità di istruire secondo i principi e metodiche del  Movimento Barefoot  laureati provenienti da ogni corso di laurea anche se  elettivamente provenienti dalla facoltà di veterinaria e di scienze mi è stata offerta dal prof. Lucio Petrizzi nella stessa Università che anni orsono ha ospitato Jaime Jackson per una presentazione.

Nel Programma che ho elaborato le tecniche per il mantenimento dello zoccolo scalzo occupano una parte importante. Per un eguale però se non maggiore tempo lo studente sarà impegnato nello studio del complesso di molte altre materie che fanno capo all’Igiene ed alla Medicina Preventiva. Obiettivo del Master infatti è la Gestione nel suo complesso, di cui il  pareggio dello zoccolo è parte.

Dopo una necessaria introduzione di Biologia Generale, Istologia ed Anatomia Comparata ed un cenno alle pratiche di Pronto Soccorso il corso si addentrerà nello studio dell’ambiente e come meglio concepirlo ed utilizzarlo per salvaguardare le necessità di specie del cavallo e conseguentemente il suo benessere. Esposizione, orografia, recinzione, pulizia, costruzione di ricoveri e opere di drenaggio.

La partnership ovvero la capacità di instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione con l’animale sarà oggetto di presentazione e di esercitazione diretta. Per questo sarà coinvolto come insegnante Gianluca Civeli di Certaldo che ha avuto per molti anni come mentore l’ex istruttore tre stelle del sistema Parelli Edwin Wittwer.

Altra materia di particolare rilevanza sarà l’alimentazione. Analisi del fieno e dell’erba, confronto con le necessità individuali dettate da sesso, peso, condizione ed attività secondo le indicazioni della pubblicazione Nutrients Requirements of Horses (NRC) edita dal Consiglio Nazionale delle Ricerche statunitense.

Durante la attività che ho chiamato di Tirocinio per sei settimane oltre ad occuparci dell’osservazione e cura in senso lato del cavallo e del suo zoccolo avremo ospiti di rilievo. Biologi, veterinari, ingegneri, farmacisti, fisici con i quali di volta in volta esamineremo diversi aspetti coinvolti nella Gestione. Gestione Naturalizzata è bene ricordare non naturale in quanto ci è possibile per conoscenza e possibilità avvicinarsi ma non eguagliare la condizione dell’animale a tutti gli effetti libero.

Per una dettagliata informativa sulle lezioni contattatemi liberamente. Il mio obiettivo prossimo futuro è quello di pubblicare su questo sito il dettaglio delle lezioni teoriche in aula e pratiche in campo al fine che altri possano utilizzare il mio lavoro come guida ed aiuto nell’organizzazione del proprio.

Una parola sull’utilizzo della lingua inglese. I testi sono in inglese, primo fra tutti “Care and rehabilitation of the equine foot” di Pete Ramey. Questo non dovrebbe spaventare lo studente anzi spronarlo. L’aiuto dei docenti ed il continuo passaggio dall’italiano all’inglese nei termini costituisce invece una occasione per impadronirsi di una lingua che da tempo è caratteristica irrinunciabile per ogni professionista. Di grande aiuto sarà il fisico Leonardo de Curtis che può passare in modo disinvolto dall’italiano al tedesco all’inglese.

Le formalità non hanno permesso di pubblicare il bando di concorso prima del 7 novembre 2017. La scadenza per l’iscrizione al corso è la fine dell’anno. Molto poco per sperare in un numero sufficiente di  iscritti. In questo caso il corso verrà riproposto l’autunno del prossimo anno con le stesse modalità.

Il movimento barefoot vede realizzata con l’offerta di questo Master l’opportunità della diffusione dei propri principi e tecniche. Principi e tecniche che con decisione allargo, grazie al Programma, alla necessaria ed etica gestione nel suo complesso ed alla rinuncia non solo dei ferri ai piedi ma del ferro in bocca. In questo ho trovato un particolare alleato nel prof. Petrizzi titolare dell’insegnamento di Patologia Chirurgica a Teramo e coordinatore del corso.

Spero con questo di rispondere alle necessità di un numero sempre maggiore di  proprietari di cavalli e di asini e di creare opportunità di lavoro per i giovani. Il programma è inteso a formare una nuova generazione di professionisti con capacità critica, teorica e manuale tale da realizzare  una gestione economica efficace ed etica.

Il Master sta trovando spazio via via su numerosi siti italiani e stranieri. Sulle pagine del polo universitario di Zurigo, siti di studenti di Berna, siti professionali americani e italiani come l’ordine dei medici veterinari di Lodi.

Grazie a coloro dell’Università di Teramo che fattivamente hanno permesso di portare a compimento l’offerta di questo Master. Per tutti la signora Monia Alessandrini abile costruttore della pagina web dell’ Ateneo.

Franco Belmonte, biologo e AHA certified practitioner.                                                              Trevignano Romano, novembre 2017

 

 

WWI-WAR HORSES,DOGS,MULES

Preface

Some years ago I could collect a lot of pictures regarding the WWI thanks to a relative, Alberto Zancolò, Longarone (Belluno). Those pictures and objects like letters, postcards, clothes, tools,were organized in an exhibition. Part of it is now available here on this website.

An introduction, historical and naturalistic descriptions introduce and follow the pictures of Dogs, war Horses, work Horses, carriages and sleds.  At the end a short section is related to the work animals today and to a brief description of what I do, with my group, teaching to horses and donkeys owners as well to professionals how to keep their animals the natural way. More “natural” means first animal well being then economy and satisfaction for the owner.                              

Enjoy the pictures, the story and my philosophy. The descriptions are available in italian, english and german languages.

You are allowed to use, print and spread all the pictures and texts. Please report this website. Are you interested to the real exhibition?  Contact me. It is free. You may have other informations translating the following preface in italian language.

Prefazione

Nel 2015 ho selezionato dalla collezione del cugino Alberto Zancolò di Longarone immagini di animali impiegati per carico, spostamenti su ruote e slitta, come portaordini e cerca feriti o direttamente in battaglia durante il primo conflitto mondiale. La maggior parte delle fotografie e disegni provengono da riviste e periodici dell’epoca. Famosa la “Domenica del Corriere” che i lettori più anziani dovrebbero ricordare ancora accompagnata al Corriere dei Piccoli. Grazie ad Alberto, Rossella e il fotografo Marco Bau di Bracciano ho potuto organizzare il materiale e portarlo  in tipografia a Trevignano Romano. Gianni Fragione si è occupato della stampa ed ha contribuito con i suoi consigli alla preparazione della mostra fotografica. La qualità delle immagini risente dell’età delle stampe  e della loro condizione.

Le immagini dei cavalli da sella e carrozza, dei cavalli e muli da lavoro, dei cani, sono raccolte in tre serie cui se ne aggiunge una quarta dedicata alle maschere antigas di cui erano dotati tutti gli animali ed una quinta dedicata all’arte del pareggio dello zoccolo dei cavalli che godono oggi di una naturalizzazione della gestione. Ogni serie di fotografie è preceduta da una breve descrizione storica. Gran parte del materiale che costituisce la mostra fotografica é ora disponibile qui sul sito.

Le brevi descrizioni sono di volta in volta storiche o naturalistiche. Le storiche raccontano l’impiego degli animali in guerra, quelle naturalistiche illustrano la gestione degli animali che oggi come ieri  può essere finalizzata allo sfruttamento bieco e diretto o invece, se colta e programmata, tenere in conto il benessere e la longevità con migliori risultati ma anche  economia a lungo termine. I riquadri in italiano sono la copia dei grandi pannelli esposti tra le fotografie degli animali, le traduzioni in inglese e tedesco  erano disponibili in fascicoli. Anche per questo la veste tipografica qui su internet non è così omogenea come nella realtà espositiva. Spero insieme ad Alberto che guardiate alla sostanza più che alla forma. I testi in italiano sono in riquadro, i testi in inglese in corsivo per distinguerli da quelli in tedesco.

Potete copiare e disporre delle immagini citandone questo sito come provenienza. Chi desiderasse ospitare la mostra reale insieme ad oggetti, documenti, riviste del tempo non ha che da chiederlo. Alberto dispone di raccolte di riviste, medaglie, lettere, uniformi. Una comunicazione autografa di Cesare Battisti ed altro materiale epistolare da collezione.


CAVALLI DA SELLA

Introduction

This exhibition brings together some material belonging to the Zancolò family. Alberto inherited a lot of items such as newspapers, uniforms, military issue and personal items. Here, we present a selection of these objects relevant to the theme of animals and their utilisation as part of the war effort. Horses and donkeys who had hard enough lives in the service of agriculture or pulling wagons and carriages were conscripted by the military. Shepherd dogs were also confiscated and put to work for the army. These service animals faced an unpleasant destiny. Donkeys, mules, and horses, once unable to work, were slaughtered as meat for the soldiers. Dogs were mostly abandoned to starve or shot.
This exhibition is in remembrance of the millions of animals who bravely served alongside human soldiers and gave up their lives. In parallel with illustrative panels of history, a number of other panels simply describe some aspects of the past and present of the animals and their consequences. With the use of animals it was assumed and to a large extent still is today, that severe shoeing and mouthpieces are a ‘necessary evil’. These objects and techniques are useful to manage and obtain an immediate response from the animal to man’s request by the threat of pain. It was not always so, although many believe it to be true.
Mouthpieces are similar to the ring in a bull’s nose or the ox frogette.
We want to remember the tragedy of animals in war but also to draw your attention to this most subtle and continuing violence.
The perception of reality is distorted to the point that many believe that horses cannot walk if unshod and to deprive them of shoes is a cruelty when the exact opposite is true. Shoeing resembles the practice of binding medieval Chinese women’s feet.
“The domestic horse often worked without a bit and with the reins just resting across their withers, the farmer or forester’s hands were otherwise employed and he ‘talked’ to the animal. It was the horses of the nobility or carriage horses who were used with more or less severe mouthpieces”. (In memory of Antonio Broglia, coach of the italian national team.)
Alongside the horses, donkeys and mules there were many working dogs. Little friends employed in towing sleds, carts and as fast runners. They are rightly devoted many images but are even more forgotten than the horse. The idea that we have of a work animal is in fact mainly that of the mule.

Einführung

Das Material für diese Fotoausstellung stammt z.T. aus dem Besitz der Familie Zancolò, Del Vesco.
Alberto hat von seiner Verwandtschaft aus der Gegend um Feltre und aus Kärnten eine große Anzahl von Zeugenaussagen, Gegenständen, Zeitschriften und Zeitungen der damaligen Epoche geerbt. Hier stelle ich Ihnen das vor, was sich mit dem Thema der Ausstellung verbinden läßt, nämlich die Tiere und ihre Nutzung während des Großen Krieges.
Die landwirtschaftlichen Arbeitstiere, Zug- oder Lasttiere, die Hirten- und die Haushunde, die schon durch die elenden Lebensbedingungen heruntergekommen waren, wurden militarisiert. Sie wurden zur Selektion und zur Abrichtung verschickt, um dann unterschiedlicher Nutzung zugeteilt zu werden. Dasselbe Schicksal, die Schlachtung, traf alle arbeitsuntauglich und kraftlos gewordenen Tiere gleichermaßen, sowohl die Arbeitspferde als auch die Esel und die Maultiere, wie es übrigens auch heute noch geschieht. Wurde schon das menschliche Leben geringgeschätzt, so das tierische noch geringer, es sei denn, es hatte ökonomischen Wert.
Wir wollen der Millionen Tiere an der Seite der Soldaten gedenken. Die Einzelnen sind in der großen Zahl untergegangen, es bleiben Mühen und Leid.
Parallel zu den Bildtafeln erklären weitere Schautafeln auf einfache Weise einige Aspekte der Tierhaltung sowie ihre Konsequenzen in Vergangenheit und Gegenwart.
Die Nutzung der Tiere setzt die Behufung und den strengen Einsatz von Trensen voraus, was auch heute noch weit verbreitet ist. Diese Instrumente und Techniken sind nützlich für die Leitung des Tieres und zur Erhaltung einer unmittelbaren Antwort des Tieres auf die Forderungen des Menschen mittels Drohung von Schmerzen. Das war nicht immer so, auch wenn viele es glauben.
Die Trensen entsprechen dem Nasenring des Stieres bzw. der Bullen.                                         Hier wollen wir der Tragödie der Tiere im Krieg gedenken, aber eure Aufmerksamkeit auch auf die subtile und fortdauernde Gewalt lenken. Die Wahrnehmung der Realität ist derart verdreht, dass viele glauben, die Pferde könnten nur mit Hufeisen gehen und ihnen diese zu entfernen, wäre eine Grausamkeit, wobei in Wahrheit das Gegenteil der Fall ist. Die Behufung hat ein ähnliches Resultat zur Folge wie die Praxis der Einengung des Fußes der chinesischen Frauen im Mittelalter.
“Das zivile Pferd arbeitete oft ohne Trensen oder mit losen Zügeln, denn der Bauer oder Holzfäller war mit den Händen oft anderweitig beschäftigt und “sprach” mit dem Tier. Im Gegensatz dazu hatten die Pferde der Gutsherren und die Kutschpferde mehr oder weniger harte Trensen. (Antonio Broglia).                                                                                                         Außer den Pferden, Eseln und Maultieren arbeiteten auch die Hunde. Kleine Freunde, vor die Schlitten oder Karren gespannt oder schnelle Überbringer von Befehlen. Ihnen sind zu Recht viele Bilder gewidmet. Sie sind noch mehr in Vergessenheit geraten als die Pferde. Tatsächlich denken wir bei der Vorstellung eines Arbeitstieres meist an das Maultier.


 

cavalli da sella e da carrozza, descrizione


Saddle and carriages horses. War horses.

Following the pattern of previous wars where conventional forces were based on the massive use of infantry, artillery and cavalry, the various armies entered the 1915-18 conflict with a high number of cavalry regiments.
Italy – 30 regiments, Austria Hungary – 44 and Germany more than 60.
One of the first clashes involving the Italian cavalry, took place in the mountains of the Dolomites in Passo Monte Croce, Comelico. A group of Tyrolean Standschützen faced a hundred Italian cavalrymen advancing in linear formation unaware of the presence of the Tyrolean soldiers hidden among the rocks.
From the reports of the battle, the initial under-estimation of the Italian command about the war in the mountains soon became clear.
Uniforms with gold braid, white horses for the officers, entry into enemy territory in parade formation were just some of the unexpected sights that the enemy looked upon in disbelief.
Result: a dozen riders killed and dozens of horses slaughtered.
It was realized early on that classic formations and cavalry charges would be useless against an enemy no longer deployed frontally but hidden in trenches protected by barbed wire and modern machine guns.
The Italian cavalry was almost completely dismounted then and most of its armed forces transferred to other units.
It is estimated that of approximately 3,000 officers, 800 changed corps and of about 24,000 soldiers, 13,000 had to be re-assigned to other specialties.
But from necessity comes virtue, and so with the retreat of Caporetto the cavalry was re-organized quickly and sent to protect departments retreating from the Austrian offensive with the task of hindering as much as possible the advance of the enemy forces.
A task that would be performed in two battles, that of Tagliamento and Pozzuolo del Friuli, but with the sacrifice of about half of its men.
It was not until the Battle of Vittorio Veneto that it was possible to appreciate the true capabilities of the cavalry when it was asked to launch an attack against the retreating enemy.
Until the armistice, the cavalry would be used in a number of episodes in which it managed to dismantle and overcome opposing defences being the first to enter conquered towns and cities.
Although the cavalry was now clearly going to disappear from the scenarios of war, it was still used occasionally.
Famous were the last cavalry charges in the Italian Second World War. Isbuscenskij in Russia on August 24, 1942 is considered the last cavalry charge in history. With a saber charge, the Italian cavalry managed to break the Russian front, which had encircled fallen Italian troops allowing them to retreat. Less famous is that of Poloj, Yugoslavia October 17, 1942, where, with various manoeuvres and charges, the Italian cavalry got the better of many of Tito’s forces.
With these last two battles the horse finished its millennial military service.

Reit und Kutschpferde

Wenn man das Schema des herkömmlichen Einsatzes der Streitkräfte nach dem Modell der vorangegangenen Kriege verfolgt, das den massiven Einsatz von Infanterie, Artillerie und Kavallerie vorsah, so zogen die verschiedenen Armeen mit einer hohen Zahl an Kavallerie-Regimentern in den Krieg der Jahre 1915-18. Italien bot 30 Regimenter auf, Österreich 44 und Deutschland sogar 60. Eines der ersten Gefechte, in das die italienische Kavallerie verwickelt war, fand in den Bergen der Dolomiten am Pass Monte Croce Comelico statt. Eine Gruppe Tiroler Standschützen trat etwa hundert Soldaten der italienischen leichten Kavallerie entgegen, die ohne etwas von der Gegenwart der in den Felsen versteckten Tiroler Soldaten zu ahnen, in linearer Formation vorrückten. Aus dem Bericht des Gefechts wird die anfängliche Unterschätzung des Bergkrieges seitens des italienischen Kommandos sofort klar.        Uniformen mit goldenen Tressen, weiße Pferde für die Offiziere und der Eintritt in feindliches Gebiet in Formation einer Parade sind nur einige der Seltsamkeiten die, die ungläubigen Feinde zu sehen bekamen. Das Ergebnis: Ein Dutzend gefallener Kavalleristen und Dutzende getöteter Pferde. Man wurde sich sehr schnell bewusst, dass die Formationen und die klassischen Angriffe der Kavallerie gegen einen Feind, der nicht mehr frontal aufmarschierte, sondern in Schützengräben versteckt lag, die mit Stacheldraht und modernen Maschinengewehren gesichert waren, unwirksam gewesen wären. Die italienische Kavallerie musste demnach fast komplett absitzen und der größte Teil der Truppenstärke wurde zu anderen Waffen versetzt. Man rechnet, dass von 3000 Offizieren 800 ihr Regiment wechselten und von ungefähr 24.000 Soldaten 13.000 in andere Fachgebiete versetzt werden mussten. Doch aus der Not macht man eine Tugend und nach dem Rückzug Caporettos wurde die Kavallerie in Eile neu organisiert und entsandt, um die Abteilungen, die sich von der österreichischen Offensive zurückzogen, zu schützen und so weit wie möglich das Vorrücken der feindlichen Streitmacht zu behindern. Eine Aufgabe, die sie in zwei Schlachten erfüllte, in der von Tagliamento und in der von Pozzuolo in Friuli, aber ungefähr die Hälfte der Truppenstärke wurde dabei geopfert. Damit man die wahre Leistungsfähigkeit der Kavallerie wieder wertschätzen konnte, musste man bis zur Schlacht von Vittorio Veneto warten, in der von den Truppengattungen gefordert wurde, gegen den Feind auf Rückzug vorzugehen. Bis zum Waffenstillstand wird die Kavallerie in einer Reihe von Vorfällen eingesetzt, bei denen es ihr gelingt, die feindliche Abwehr zu demolieren und zu überwinden und als erste in die Ortschaften und eroberten Städte einzudringen. Auch wenn nunmehr die Kavallerie offensichtlich dazu bestimmt war, vom Szenarium der Kriege zu verschwinden, wurde sie noch gelegentlich eingesetzt. Berühmt sind die letzten Angriffe der italienischen Kavallerie im Zweiten Weltkrieg geblieben. Derjenige von Isbuscenskij in Russland am 24. August 1924 wird für den letzten Angriff der Kavallerie in der Geschichte gehalten. Mit einem Angriff mit Säbeln gelang es der italienischen Kavallerie, die russische Umzingelung zu durchbrechen, in die die italienischen Truppen auf dem Rückzug geraten waren, und ermöglichten ihnen so die Befreiung. Weniger berūhmt ist der Angriff von Poloj in Jugoslawien am 17. Oktober 1942, bei dem die italienische Kavallerie mit verschiedenen Manövern und Angriffen zahlreiche Abteilungen Titos besiegte.                                                                                                                                            Mit diesen beiden Schlachten ist der tausendjährige Militärdienst des Pferdes beendet.

Senza titolo-1German cavalryman

Senza titolo-5Australian cavalry

Senza titolo-6English cavalry, Hauts – de – France, Amiens

Senza titolo-43German mountain army

Senza titolo-44English artillery

Senza titolo-45English artillery

Senza titolo-46Post card ” Regards and wishes from Amedeo”

Senza titolo-47Turkish cavalry

Senza titolo-48Italia cavalry, Udine

Senza titolo-49Cavalry from India

Senza titolo-50Italian cavalry crossing Monticano river

Senza titolo-51Russian cavalry

Senza titolo-52Italian cavalry

Senza titolo-53Russian cavalry

Senza titolo-54General Cadorna

Senza titolo-55Turkish cavalry on the road towards Palestina, spring 1917

Senza titolo-56Italian soldiers and cavalry, Asiago plateau

Senza titolo-57Senza titolo-59Portugal cavalry on training

Senza titolo-60Russian cavalry, patrol

Senza titolo-61Italian cavalry, entering Trento

Senza titolo-62English artillery. Very fast! Look at the pastern of the horse on the left and the wheels of the carriage.

Senza titolo-63Caucasian cavalry

Senza titolo-64Royal artillery

Senza titolo-65Italian cavalryman. Look at the mouth of the horse. And his unhappy expression

Senza titolo-66One horse is painted. Officers had, very often, white horses. They were the first target…

Senza titolo-67Uhlans. Poland. They were armed with saber and revolver.


 

CAVALLI DA SELLA

Dogs

In a time when everything was use for ‘the war effort’, even dogs were seen, used and requested for this purpose. In the Austro-Hungarian Empire, there was a ‘canine military service’. German Shepherds, Rottweilers, Dobermans and Terriers were in demand. The dog’s master was bestowed a sum and the promise that, if at the end of the war the dog was still alive, he would be returned. Already in 1916, Germany went to war with approximately 6,000 dogs trained in various tasks and 1,600 of them saved over 31,000 wounded in combat zones in Russia and Romania. The Italian army began to use them on the Adamello, replacing the mules who could not climb the icy paths at high altitude. At the end of the conflict it is believed that of all the dogs ‘enrolled’ in the various armies, about 36% were reported missing or dead.
From the existing photos in which they appear, our little friends are only shown receiving attention, cuddles and having a good working relationship with the soldiers but very often these photos were pure propaganda designed to show how, thanks to the use of dogs in the various tasks assigned to them, the soldier’s life was not so hard. There are no photos showing the reality of the conditions and the suffering of dogs in war. There were two types of dogs in wartime: working dogs and mascots. The latter if you notice, are almost all small in size, ‘less occupied space, less food, less attention, less care required and easy to transport in case of necessity.’ Working dogs, which in theory should have received more attention, were often exploited beyond their physical capabilities. Regulations for dogs in the Habsburg army, established punctilious duties and rights. For working dogs, a dry shelter, a veterinarian and three pounds of meat a day were prescribed ……….. (in 1916 the Austrian soldiers received 400g of meat per day which was reduced to 200g in 1918).
For strategic needs, due to fast movements at the front or even faster withdrawals, the packs of dogs, unless specifically ordered by the command, were literally abandoned to their fate, simply because there was no time to take care of them. The lucky ones, if released, would have had the fate of strays, until they entered the crosshairs of a soldier’s gun; the others would have awaited death, always hoping that their master would return and free them from the chains to which they had been left bound.
In war, dog’s loyalty to man was almost never repaid.
Karl Kraus in The Last Days of Mankind writes a poem titled Two War Dogs Attached To A Machine Gun. It’s a terrible load but we pull it just the same as we are faithful unto death. How lovely was God’s shining sun! But the devil called and the dog ran to the summons.
Perhaps you thought that sled dogs existed only in books by Jack London or that the first European dog sled mushers were those which imported the sport of dog sledding from the American continent.
Sleds and dogs harnessed together in pairs, troika, in fours, side by side or in columns are a reality of the last century and not a particularly happy one. These dogs, which often resembled the Maremma but, more generally, any dog deemed acceptable even if a gentle greyhound, were used as an alternative to the horses and mules.

Hunde

In einer Zeit, in der alles für “kriegerische Bemühungen” benutzt wurde, wurden auch die Hunde für diesen Zweck bestimmt angesehen, angefordert und benutzt.
In Österreich – Ungarn gab es die “Hundewehrpflicht”.
Rottweiler, Schäferhunde, Dobermann und Terrier wurden dafür gesucht. Der Besitzer wurde für den Hund bezahlt und man versprach ihm, dass der Hund ihm, falls er den Krieg überlebte, zurückerstattet werden würde.
Deutschland trat mit ca. 6000 dressierten Hunden für die verschiedensten Arbeitsaufgaben in den Krieg ein; schon 1916 hatten 1600 Hunde 31.000 verletzte Soldaten auf den Schlachtfeldern in Russland und Rumänien gerettet.
Die italienische Armee begann auf dem Adamello Hunde als Ersatz für Maultiere einzusetzen, die die vereisten Wege in großer Höhe nicht begehen konnten.
Man schätzt, dass am Ende des Krieges von allen in den verschiedenen Armeen eingesetzten Hunden ca. 36% gestorben oder vermisst sind.
Auf den Fotos, die von unseren kleinen Freunden existieren, sieht man nur die Aufmerksamkeiten, die Liebkosungen, die Arbeit und die Symbiose mit dem Soldaten ; allerdings waren diese Fotos oft nur in propagandistischer Absicht gemacht worden, um zu zeigen, dass das Soldatenleben dank dem Einsatz des Hundes und seiner verschiedenen Aufgaben nicht so hart war.
Es gibt dagegen keine Fotos, die die wirklichen Zustände und Leiden, denen die Hunde im Krieg ausgeliefert waren, wiedergaben.
Die Hunde litten im Krieg, aber man sollte es nicht sehen.
Es gab zwei Arten von Hunden im Krieg, die Arbeitshunde, und die Maskotten. Letztere sind, wenn man genau hinsieht, fast alles kleine Hunde,d.h. “weniger Platz, der eingenommen wird, weniger Fressen, weniger Beachtung, weniger Zeit, die gewidmet werden muss und leichter Transport im Notfall.”
Die Arbeitshunde, die theoretisch mehr Beachtung erfahren sollten, wurden oft über ihre physische Belastbarkeit hinaus ausgenutzt.
Die Vorschriften für die Hunde des habsburgischen Heeres setzten die Pflichten und Rechte sehr sorgfältig fest.
Für die Arbeitshunde waren ein trockener Lagerplatz, ein Tierarzt und anderthalb Kilo Fleisch pro Tag vorgeschrieben……(den österreichischen Soldaten standen 1916 400gr Fleisch am Tag zu, die sich 1918 auf 200gr reduzierten).
Aber aus strategischen Gründen, d.h. aufgrund der schnellen Verschiebungen der Fronten oder der noch schnelleren Rückzüge, wurden, soweit nicht anders vom Kommandanten verordnet, die Meuten der Hunde buchstäblich ihrem Schicksal überlassen, einfach deshalb, weil keine Zeit blieb, sich ihrer anzunehmen.
Denjenigen von ihnen, die mehr Glück hatten, blieb nur das Streunen, bis sie nicht ins Visier des Gewehrs eines Soldaten gerieten. Die anderen hätten nur auf den Tod warten können, stets in der Hoffnung, dass ihr Besitzer zurückkehrte, um sie von den Ketten zu befreien, an denen er sie zurückgelassen hatte.
Im Krieg wurde die Treue des Hundes gegenüber dem Menschen fast niemals vergolten.
Karl Kraus schreibt in “Die letzten Tage der Menschheit” eine Poesie mit dem Titel “Zwei Kriegshunde an ein Maschinengewehr gespannt”

Wir ziehen unrecht Gut. Und doch wir ziehen.
Denn wir sind treu bis in die Todesstund.
Wie war es schön, als Gottes Sonne schien!
Der Teufel rief, da folgte ihm der Hund.

Vielleicht glaubtet ihr, dass die Schlittenhunde nur in den Büchern von Jack London existiereten oder dass die ersten europäischen Schlittenhunde die der Musher wären, die den Sport des sleddog aus Amerika importiert hatten.
Schlitten, Geschirr, Zweier- Dreier-Vierergespanne mit Hunden, die nebeneinander in einer Reihe oder hintereinander laufen, sind eine Realität aus dem letzten Jahrhundert und nicht unbedingt glücklich. Diese Hunde ähnelten dem Maremmabewohner, aber im Allgemeinen wurde jeglicher Hund, der für geeignet gehalten wurde, selbst ein empfindlicher Windhund, alternativ zu den Pferden und Maultieren eingesetzt.

Senza titolo-2Senza titolo-3Italian sled dogs. Adamello mountain. About 100 miles north est of Venice. Many dogs were abandoned during and after the war.

Senza titolo-38Austrian army.

Senza titolo-20Italian army. Adamello mountain.

Senza titolo-21Austrian dogs.

Senza titolo-22Rescue dog

Senza titolo-23A messenger.

Senza titolo-24Search and rescue.

Senza titolo-25Sled dogs.

Senza titolo-27Water transport. Monte Grappa area, 50 miles north east Venice.

Senza titolo-28Austrian dogs.

Senza titolo-29With or without pedigree, soldiers.

Senza titolo-30Supplies for troops.

Senza titolo-31Belgian carabinieri, Antwerp. (carabina means rifle).

Senza titolo-32Companion dog.

Senza titolo-33Pulling a cart

Senza titolo-34Senza titolo-35Senza titolo-36Messenger.

Senza titolo-39Senza titolo-40Pulling a little gun.

Senza titolo-41Water.

Senza titolo-2An article describing the life and training of the dog. Search and rescue. The article describes the many difficulties to find wounded men hidden at night or during the battle.

Senza titolo-1Some stay and bark when they find a wounded man, others are trained to report to the instructor. 3 russian dogs were able to find 23 wounded….


Gas masks

This section describes masks for protection of the animals. Translation not available. Let me know if you can provide it. 

Senza titolo-14Senza titolo-13Senza titolo-12Senza titolo-105Senza titolo-11


CAVALLI DA SELLA

Horses and Mules

The only thing that saddle horses and work horses had in common was birth.
Both were horses, but the their “social class” marked the destiny of the two animals in war. If for the proud saddle horse, even though regarded as a weapon, there was always a blanket, food and care, for the working horse there was only hard work and exploitation until every ounce of strength had been consumed.
The care and attention to these animals, was the minimum necessary to maintain them in work because they were considered mere objects, vehicles to be fixed when they broke down only if they would work again, other wise they were destroyed.
This, “in every army”, was the destiny of the draft horses.
If they didn’t die torn apart by bombs, the work horses died of fatigue, starvation or were slaughtered to become the soldiers’ meat rations.
Mules had perhaps greater consideration.
While the horse often worked on the plains or in close contact with the dangers of the front line and were available to everyone, the mule, albeit with heavier loads and perhaps more strenuous tasks, was operating in the mountains and became a companion of the alpine soldier who led them.
This substantial difference, was transformed into a major consideration and respect so that various monuments remember the value and sacrifice that these animals have contributed to the war alongside the alpine military corps.
Monuments with draft horses? None.
To clarify the profound difference of view that existed between the mule and the workhorse just take note of this “bureaucratic” curiosity:
To justify a soldier died in combat, it was enough to draw a line through a name on a list.
The loss of a mule required the filling out of the appropriate forms with answers to questions and accurate records.

Pferde und Maultieren

Das Einzige,was das Arbeits- und das Reitpferd gemeinsam hatten, war die Geburt.
Beide waren Pferde, aber die unterschiedliche “soziale Herkunft” bestimmte das Schicksal beider Tiere im Krieg.
Während für das stolze Reitpferd, das wie eine Kriegswaffe angesehen war, immer eine Decke, Futter und Fürsorge bereit waren, gab es für das Arbeitspferd nur Mühe und Ausnutzung bis ans Ende seiner Kräfte .
Die Fürsorge und die Aufmerksamkeit für diese Tiere waren auf den Gebrauch abgestimmt, für den das Mittel vorgesehen war, denn so wurden diese Tiere angesehen, als Transportmittel, als Fahrzeug, das weiterleben konnte, sofern man es, wenn es kaputt ging, noch reparieren konnte, wenn nicht, wurde es weggeschmissen.
Das war die Wertschätzung der Zugpferde “in jeder Armee”.
Wenn sie nicht durch Bomben umkamen, wurden die Arbeitspferde, getötet von der Schwerarbeit vom Fasten, oder durch Abschuss, geschlachtet.
Ihr Fleisch wurde dann die Mahlzeit des Soldaten.
Eine größere Wertschätzung wurde vielleicht den Maultieren zuteil.
Während das Pferd oft in der Ebene arbeitete oder den Gefahren der ersten Schlachtreihe ausgesetzt war, arbeitete das Maultier, auch wenn mit größerer Last und Mühe, in den Bergen und wurde ein Kumpel des Alpinisten, der es führte.
Dieser grundlegende Unterschied verwandelte sich in eine größere Wertschätzung und in Respekt, und zwar derart, dass verschiedene Denkmäler an den Wert und den Beitrag erinnern, den diese Tiere an der Seite der Alpinisten im Krieg geleistet haben.
Denkmäler für Zugpferde? Kein einziges.
Um die starke Differenz in der Wertschätzung von Maultier und Arbeitspferd zu erklären, genügt es, eine”bürokratische” Kuriosität zu zitieren.
Um einen in der Schlacht gefallenen Soldaten zu rechtfertigen, genügt es, einen Namen in einer Liste auszustreichen.
Der Verlust eines Maultieres erforderte die Ausfüllung dafür vorgesehener Formulare mit Antworten auf Fragen und präzisen Anmerkungen.

Senza titolo-1

Accessories and crampons. Ice and snow were slippery for the shod mule.

Senza titolo-8Senza titolo-68Camp in Italy. 34° artillery brigade.

Senza titolo-69Mules and italian soldiers in the Alps

Senza titolo-70German soldiers, Bruxelles.

Senza titolo-71Austrian ambulance.

Senza titolo-72Mountain artillery.

Senza titolo-73Austrian. Belluno, Italy.

Senza titolo-79Supplies, mules.

Senza titolo-80Supplies. High altitude, Alps.

Senza titolo-81Politicians, Eritrea.

Senza titolo-82British cavalry. Training.

Senza titolo-83The king, Vittorio Emanuele III.

Senza titolo-84A horse survived a gun shot!

Senza titolo-85German soldiers, Bruxelles.

Senza titolo-86Summer 1914, french and english retreat. Dead horses.

Senza titolo-87Obsequies.

Senza titolo-88Italian army. Trento.

Senza titolo-90Senza titolo-91Senza titolo-92Il tenente Del Vesco nominato nella fotografia era il nonno di Alberto Del Vesco cui si devono la maggior parte di queste fotografie, appartenenti alla sua vasta collezione.

Senza titolo-93Senza titolo-94Autumn 1916.

Senza titolo-95Senza titolo-96Austrian supplies.

Senza titolo-97Canadian artillery. Battle of Ypres. The mud was so deep that many mules sank and was not possible to save them. Gas Iprite was used the first time during that battle.

Senza titolo-98Requisition of means and animals. Italy.

Senza titolo-99Drosdovice. Common burial of animals and men. In danger of epidemics.

Senza titolo-100Senza titolo-101Austrian.

Senza titolo-102Senza titolo-103Spotlight.

Senza titolo-104Senza titolo-189


I pannelli che seguono riguardano la gestione e una introduzione alla storia della ferratura e del cavallo scalzo. Nella mostra fotografica reale sono distribuiti tra le fotografie. Qui mi è stato più facile riunirli.

A naturalistic description. Why the shoe, why the barefoot horse.  

English translation thanks to Shona Hagger, veterinary nurse.

German translation thanks to Francesco Volpe DVM and his family.

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ITALIANO

CAVALLI DA SELLA

CAVALLI DA SELLA

Nel nostro paese le idee e la filosofia del movimento barefoot sono espresse da alcune associazioni dilettantistiche e professionali.
Se diversa è la tecnica simili sono i principi. L’interessato può trovare risposta a molte domande con la consultazione del sito:

www.bitlessandbarefoot-studio.org

L’inerzia nella conservazione di abitudini tradizionali ormai anacronistiche può essere più facilmente superata con l’aiuto e l’esperienza degli altri ma soprattutto grazie alla constatazione dell’evidente stato di salute e capacità di elevata performance degli animali affrancati dalla schiavitù del ferro in bocca ed ai piedi.

La nostra attività è rivolta alla diffusione di idee e comportamenti atti al miglioramento delle condizioni degli animali. In particolare modo ricordiamo ai proprietari dei cavalli e degli asini le norme igieniche, spesso di fatto mortificate e le necessità particolari della specie. Promuoviamo l’equitazione naturale, la condotta senza imboccature e la tecnica per l’ottenimento di adeguata performance dallo zoccolo senza ferri o altre “protezioni” permanenti. Poniamo attenzione all’alimentazione affinchè energia, proteine, minerali e gli altri nutrienti siano bilanciati nella dieta dipendente a sua volta dalla condizione ed attività dell’animale. Questo non é né più né meno di quanto viene fatto dal consapevole allenatore di un qualsiasi atleta umano. I pericoli però di carenza ed eccesso cui un erbivoro è sottoposto sono, se possibile, maggiori e causati dalla gestione dei pascoli e influenzata pesantemente dalle semine atte a produrre foraggi per la produzione di carne, latte e derivati.
Non ci limitiamo quindi a presentare una alternativa valida ed efficace alla ferratura, ci impegniamo nella formazione di proprietari e professionisti nell’ottica del generale benessere animale. Siamo sostenuti dalla logica e dall’evidenza dei fatti.


ENGLISH

Horses and other working animals began to be shod during The Middle Ages. No evidence of shoeing has been recorded in previous historical periods.

The friezes of the Parthenon, the statues and bas-reliefs of the museum of Athens and the statue of Marcus Aurelius in Rome demonstrate the absence of any kind of permanent hoof protection. Iron horseshoes have never been found anywhere along the length of Hadrian’s Wall, the longest still visible Roman military construction nor did writers and historians of the time mention them. This did not prevent the colonisation of vast regions by the empires of the time and the use of cavalry. With medieval fortification and prolonged unsanitary stabling conditions, animals’ hooves became corroded and degraded from prolonged contact with urine and faeces so they had to be ‘protected’ by iron.

2500 years ago, Xenophon was already recommending simple solutions to keep horses’ hooves in good condition and maintain high performance. These animals’ hooves were and still are, adapted to the natural environment of the terrain on which they are kept. As the site of the battle could not be chosen in advance, horses had to be ready to run on any type of ground. For this reason, Xenophon urged the officers of cavalry horses to live on land of great variety especially stony conditions. His writings even went as far as to suggest the size of the stones to put in areas of high transit or rest. This of course is true even today. Our barefoot horse moves comfortably on the ground on which they are used to living and moving.

Different operating conditions of animals and improved forging techniques led to the abandonment of the need to follow the old rules of hygiene for shoeing, which was an advantage for humans, but has resulted in a number of drawbacks in the medium and long term for animals.

Up until about fifty years ago, working animals were shod for work and promptly unshod allowing feet to recover their condition during periods of prolonged rest.

‘Shoeing is a necessary evil’ was a phrase that describes these times.

Reduction of blood circulation in the entire foot, vibration, reduced traction on paved roads, the contraction of its parts induced by shoeing and ultimately reducing the life expectancy of the animals are described by many veterinarians including one of the most famous, Bracy Clark in the early 1800s. These and other injuries represented and still represent the debt that must be paid by the animals, “created” to serve man. If man was in need of shoeing the evil was made inevitable by the lack of mechanical alternatives.

The hoof of the horse that we see placed on the ground is the equivalent of our fingernail. The internal parts of bone and cartilage are immersed in a connective tissue maintaining a close relationship and facilitating their anatomical function. The cornea capsule, or fingernail material, deforms elastically according to many different impulses, at every step responding to pressure from the weight of the horse.

Blood ebbs and flows, stimulating growth and renewal, nerve endings send signals informing of position, movement, temperature and pressure. Energy is dissipated in the form of heat and partly returned allowing greater economy of operation and shock absorption from impact with the ground. The hoof is a complex system, an organ in all respects on which rests the ultimate responsibility of locomotion and propulsion of the animal. This system is largely reduced and mortified by shoeing, which reduces an admirable mechanical solution into forced immobility through the nailing on of shoes.

The Western world has recently lost ‘the necessity’ to use animal power for labour and transport. Sensitivity and respect towards animals has increased among some Westerners and many have begun to question the phrase ‘shoeing is a necessary evil’. Not only that, new technological materials offer solutions much more appropriate to animal welfare without man necessarily giving up the use of the horse, mule or donkey for sports.

The use of animals in sport is not to be condemned, if anything, it is the ‘way’ they are utilised and human attitudes towards the preparation and conduct of the animal that should be criticised. Living conditions have improved for us, and such improvements can be extended to animals often at no extra cost.

The hoof boot is one of the many solutions offered by new technology. Hoof boots are now the solution to the demand for “temporary hoof protection” when you want to ride on a particular terrain to which the animal is not yet accustomed or in an emergency situation.

The shoeing of animals once limited to seasonal work-related periods has become a permanent condition for sports and recreation animals that are mounted either continuously or occasionally on Sundays, but must remain always ‘available’. Along with other conditions, shoeing 12 months a year has deteriorated the quality of the horse’s foot, which no longer is given regular rest periods.

Permanent shoeing is just one of the negative aspects of modern management. The formerly harsh conditions when farmers fed predominantly, if not only, hay has been replaced by a ‘culture of abundance’ where the energy intake from industrial food often exceeds that required by animals who are stabled for much of the time, suffering from an increased lack of movement. The quantity and quality of food is very important together with its distribution during the day, which accommodates the human timetable, not suitable for a herbivore, which should be fed continually, in small amounts of food, rich in fiber, but low in sugars and starches.

Such current management does not contribute to the maintenance of good health overall. The average lifespan of a modern horse is even lower than that of a work animal from the last century. The best known and widely accepted traditional text of podiatry that is supposed to be used in universities around the world, the ‘Adams’, gives horses an average life span of seven years. When compared with the 20 – 30 years of wild horses. This figure cannot fail to make us think that the modern management of these animals is profoundly wrong. It is not possible to hide a relationship of direct responsibility and deafening silence from the professionals involved in the care, training and maintenance of animals.

The optimum condition for both human and animal life is closely related to adequate space, proper feeding, ample socialising and an appropriate and clean environment. In order to understand the significance of hygiene, all of these should be described as a requirement for standards of health. Hygiene improves with the evolution of society and is an expression of the same. More and more owners are seeking out knowledgable professionals or personally managing their animals better, genuinely taking into account the needs of the species. Now more animals are living in correctly organised spaces, the owners have given up the medieval and harmful convenience of shoeing. Many have also begun to prioritise respectful communication and training making even the bit obsolete. After 200 years, the barefoot horse of Dr Bracy Clark is a reality. However, many barefoot horses remain in training and work with bits. Contemporary pioneers, such as Dr Robert Cook, should not have to wait so long for widespread acceptance. With this natural approach, the cost of long-term management is greatly reduced, but far more importantly, animal welfare is increased.

The desire for better living conditions of animals and the need of a guide to the proper management resulted over several decades in the birth of the ‘barefoot’ movement. The initial pioneers, reviving old knowledge, were German Dr. Hiltrud Strasser and American farrier Jaime Jackson followed shortly after by some farriers who then became trimmers, some veterinarians that doubted conventions, also agronomists, biologists and naturalists. In a short time the initial techniques to trim and rehabilitate the equine foot, without use of shoeing, have been further refined and produced clear, concrete and positive results. Despite this progress, degradation and ignorance persist through inertia or a defence of income position and professional status. As is often the case in human endeavours, unscientific, irrational, inhumane and ultimately unsustainable conditions remain for too long.

In our country the ideas and philosophy of the barefoot movement are expressed by a few amateur and professional associations. Although different, the technical principles are similar. Interested parties can find answers to many questions by reading the site:

www.bitlessandbarefoot-studio.org

The inertia that results in the preservation of traditional, anachronistic customs can be more easily overcome with the help and expertise of others, but mainly by the discovery of the obvious improvements in the state of health and high performance ability of animals freed from the bondage of iron in the mouth and on the feet.


German

Geschischte der Haltung und der Natürlichen Haltung

Die Pferde und die anderen Arbeitstiere wurden erstmals im Mittelalter beschlagen. Für einen Hufbeschlag in der Zeit davor gibt es keinerlei Bezeugungen.
Die Parthenon-Friese, die Statuen, die Reliefs im Museum in Athen sowie die Statue Marc Aurels in Rom beweisen, dass es keinerlei dauerhaften Schutz für den Huf gab. Bei den Ausgrabungen des Hadrianswalles, des längsten gut durchstrukrturierten militärischen Baudenkmals der Römer, wurden unter den verschiedenen zutage geförderten Gegenständen keine Hufeisen gefunden, noch werden sie bei Schriftstellern und Historikern der damaligen Zeit erwähnt. Diese Tatsache behinderte weder die Kolonisation weiter Gebiete von Seiten der Imperien der Zeit noch den Einsatz von Kavallerien. Zur Zeit der mittelalterlichen Gründung von Burganlagen, als die Tiere längere Zeiten im Stall in antihygienischen Verhältnissen verbrachten, mussten die von Urin und Fäkalien angegriffenen und degradierten Hufe der Tieredurch Hufeisen “geschützt” werden.
Schon vor 2500 Jahren empfahl Xenophon einfache Lösungen, um den Huf der Pferde in gesundem Zustand und bester Leistungsfähigkeit zu erhalten. Die Tiere passen in der Tat ihre Hufe der Bodenbeschaffenheit an. Da aber der der Ort der Schlachten nicht im Vorhinein gewählt werden konnte, musste das Pferd in der Lage sein, auf jeglicher Bodenbeschaffenheit laufen zu können. Deswegen empfahl Xenophon den Offizieren der Kavallerie, die Pferde auf möglichst vielen verschiedenen Geländen laufen zu lassen, besonders auf steinigen, wobei er es nicht unterließ, sogar Angaben über die Größe der Steine zu machen, die dorthin gelegt werden sollten, wo der meiste Durchreiseverkehr stattfand. Unser Pferd ohne Hufeisen bewegt sich bequem auf dem Gelände, auf dem zu laufen wir es gewöhnen .
In der Folgezeit haben die unterschiedlichen Bedingungen der Tierhaltung und die verbesserte Technik der Eisenverarbeitung zum einen dazu geführt, die Notwendigkeit der Befolgung antiker Hygienenormen aufzugeben, zum andern das Beschlagen zu verbreiten, das zwar einen Vorteil für die Organisation des Menschen darstellt, aber leider eine Reihe von kurz- und langfristigen Unannehmlichkeiten für das Tier zur Folge hat.
Bis vor ca. fünfzig Jahren wurde das Tier zur Arbeit beschlagen, und sofort danach entfernte man das Eisen wieder, um die ursprünglichen Bedingungen wiederzuerlangen, indem man die Zeit nutzte, in der das Tier frei war.

-”Das Behufen ist ein notwendiges Übel”-
war die Aussage, die diese Zeit charakterisiert.
Die Reduzierung der Blutzirkulation im ganzen Bein, die Vibrationen, der verminderte Halt des Hufes auf den gepflasterten Straßen, die Kontraktion an Teilen des Hufes aufgrund des Beschlages und nicht zuletzt eine verminderte Lebenserwartung der Tiere werden von zahlreichen Tieräzten beschrieben. Einer von ihnen ist der berühmte Engländer Bracy Clark Anfang des 18. Jhd.. Diese und andere Schäden waren und sind heute noch eine Schuld, die von den Tieren bezahlt werden muss, welch letztere dazu erschaffen worden sind, “um dem Menschen zu dienen”. Wenn der Mensch den Hufbeschlag als notwendig empfand, so war dieses Übel nur deswegen unvermeidbar geworden, weil alternative mechanische Lösungen fehlten.
Der Pferdehuf, der auf den Boden auftritt, ist das Gegenstück zu unseren Finger/Zehennägeln. In seinem Innern sind Knochenteile und Knorpel von Bindegewebe umgeben und erhalten eine enge anatomische und funktionale Verbindung. Die Hornhautkapsel (Fußnagel) verformt sich flexibel bei jedem Schritt und Aufstützen des Gewichts nach vielfältigen Prinzipien.
Blut fließt hinein und wieder ab, Wachstum und Stoffwechsel werden stimuliert, Nervenendungen senden Signale mit Informationen über Position, Bewegung, Temperatur und Druck. Energie wird in Form von Wärme aufgelöst und teilweise zurückerstattet, wodurch eine größere Ökonomie bei der Bewegungsausübung und Amortisierung der Stöße und Aufpralle auf den Boden gegeben ist. Der Huf ist ein komplexes System, das in jeder Hinsicht ein Organ darstellt, das letztendlich verantwortlich für die Fortbewegung und den Antrieb des Tieres ist. Dieses System wird durch das Beschlagen zum großen Teil beeinträchtigt und verletzt, denn der Hufbeschlag läßt die wunderbare mechanische Lösung mittels der Benagelung zu einer erzwungenen Immobilität werden.
Die westliche Welt hat unlängst die “Notwendigkeit” des Einsatzes tierischer Kraft verloren. Die Sensibilität und der Respekt für die Tiere ist bei manchen Leuten gewachsen, und viele akzeptieren das “Übel” nicht mehr. Der Satz “Das Beschlagen ist ein notwendiges Übel” ist in Zweifel geraten. Nicht nur das, denn die neuste Technologie der Materialien bietet für das tierische Wohlbefinden sehr viel geeignetere Lösungen an, ohne dass der Mensch notwendigerweise auf den Gebrauch von Pferd oder Esel oder Maultier verzichten muss, wenn er es für sportliche Aktivitäten verwendet. Nicht der Gebrauch des Tieres für sportliche Aktivitäten an sich ist zu verurteilen, kritisierbar ist vielmehr das menschliche Verhalten und die Art und Weise der Vorbereitung und Leitung des Tieres während des Trainings. Unsere Lebensbedingungen verbessern sich, auch die der Tiere können sich verbessern, oft sogar kostenlos.
Der ausgestellte Pferdeschuh stellt eine der vielfältigen Lösungen dar, die von der Technik angeboten werden. Der Pferdeschuh ist heute die Lösung auf die Nachfrage nach “vorübergehendem Schutz” des Hufes, den man überziehen kann , wenn man ein besonderes Gelände, an das das Pferd nicht gewöhnt ist, begehen muss oder in Notsituationen.
Der Beschlag der Tiere, die unbefristete Zeit der an die Jahreszeiten gebundenen Arbeiten wurde zu einer Dauersituation für die Sportpferde, die kontinuierlich oder unregelmäßig am Sonntag geritten werden, aber trotzdem immer zur Verfügung stehen müssen. Der Beschlag, der 12 Monate lang am Huf bleibt, sowie andere Zustände haben den Zustand des Pferdefußes, dem keine Ruhepause mehr gegönnt ist, verschlechtert.
Der dauerhafte Hufbeschlag ist nur einer der negativen Aspekte der modernen Tierhaltung. Die wenn auch harten Lebensbedingungen der Bauern und die Ernährung nur mit Heu wurde durch eine “Kultur des Überflusses” ersetzt, wo die mit dem oft industriell angereicherten Futter aufgenommene Energie diejenige übertrifft, die Tiere benötigen, die die meiste Zeit im Stall bei Bewegungseinschränkung verbringen. Quantität und Qualität der Ernährung und deren Ausgabe über den Tag verteilt folgen dem Bedürfnis der zeitlichen Arbeitseinteilung des Menschen und nicht der Befriedigung des Pflanzenfressers, der sich kontinuierlich mit kleinen Mengen an Futter, das reich an Ballaststoffen und arm an Karboidraten ist, ernähren sollte.
Die Tierhaltung insgsamt gesehen trägt nicht zum Erhalt eines gesunden Zustandes bei. Das Durchschnittsalter eines modernen Sportpferdes ist sogar noch geringer als das eines Arbeitstieres aus dem vorigen Jahrhundert. Der bekannteste Text der traditionellen Fußheilkunde, der in den Universitäten der ganzen Welt benutzt wird, der ‘Adams’, spricht von einem Durchschnittsalter für Pferde von sieben Jahren. Wenn man dieses Alter mit den 20-30 eines Wildpferdes vergleicht, kann man daraus nur den Schluss ziehen, dass die moderne Tierhaltung dieser Tiere äußerst unkorrekt ist. Die direkte Verantwortlichkeit und das Schweigen der professionellen Personen, die das Tier pflegen und dressieren, darf nicht verborgen bleiben.
Gute menschliche und tierische Lebensbedingungen stehen in enger Verbindung mit Raum, Ernährung, gesellschaftlichem Zusammenleben, Sauberkeit. All dies zusammen genommen wird als Erfordernis oder “hygienische Norm” bezeichnet. Die Hygiene setzt sich durch und verbessert sich nicht nur im Lauf der gesellschaftlichen Evolution , sondern sie ist deren Ausdruck. Immer mehr Besitzer wünschen es, sich selbst um ihre Tiere zu kümmern und tun es auch, wobei sie auf die Bedürfnisse der Spezies achten. Das reduziert einerseits die Ausgaben für die Tierhaltung auf lange Sicht, doch hauptsächlich vermehrt es das Wohlbefinden des Tieres. Man organisiert den verfügbaren Raum, man verzichtet auf die Bequemlichkeit des Hufbeschlages mittelalterlicher Herkunft sowie auf den Gebrauch von Trensen dank der Fähigkeit, eine Beziehung zu dem Tier aufzubauen und es zu dressieren.
Der Wunsch nach besseren Lebensbedingungen für die Tiere und das Bedürfnis nach einer Anleitung zu korrekter Tierhaltung haben seit einigen Jahrzehnten in der “Barefoot-Bewegung” konkrete Form angenommen , was wörtlich übersetzt “barfuß” heißt. Die deutsche Frau Dr. Hiltrud Strasser und der amerikanische Hufschmied Jaime Jackson waren Pioniere auf diesem Gebiet, bald darauf folgten andere Hufschmiede, die Hufbearbeiter wurden, einige Tierärzte, Landwirte, Biologen und Naturkundler. In kurzer Zeit haben sich die Hufbearbeitung und die Rehabilitation des Pferdefußes ohne Gebrauch des Hufbeschlages verbessert und konkrete Ergebnisse erkennen lassen.
Leider dauern weit verbreitete Situationen des Verfalls und der Unwissenheit an, sei es aus Trägheit, sei es zur Verteidigung eines Stellungsvorteils. Wie üblich, wenn es um menschliche Aktivität geht, haben wir nicht mit akzeptablen Mitteln zu tun, sondern mit Manifestationen verbliebener Fähigkeiten, nebst einer nicht mehr zu rechtfertigenden Realität samt Verhaltensweisen.
Die Ideen und die Philosophie der Barefoot-Bewegung werden in unserem Land von verschiedenen dilettantischen und professionellen Assoziationen vertreten.
Zwar sind die Techniken unterschiedlich, doch die Prinzipien ähnlich. Wer daran interessiert ist, kann Antworten auf viele Fragen auf folgender Internetseite finden:
www.bitlessandbarefoot-studio.org
Man kann das Verharren bei längst anachronistisch gewordenen traditionalen Gewohnheiten leichter mit der Hilfe und Erfahrung von anderen überwinden, hauptsächlich aber dank der Feststellung des evidenten Gesundheitszustandes und der Fähigkeit höchster Performance der Tiere, die von der Sklaverei des Eisens im Maul und an den Hufen befreit sind.
Unsere Aktivität ist auf die Verbreitung von Ideen und Verhaltensweisen gerichtet, die der Verbesserung der Lebensbedingungen der Tiere dienlich sind. Ganz besonders wollen wir die Besitzer der Pferde und der Esel an die hygienischen Normen erinnern, die in der Praxis oft vernachlässigt werden, und an die besonderen Bedürfnisse der Spezies. Wir fördern das natürliche Reiten, die Führung des Tieres ohne Trensen und die Technik zur Erlangung einer geeigneten Performance des Hufes ohne Beschlag oder anderen dauerhaften “Schutz”. Wir achten auch auf die Ernährung, darauf dass Energie, Proteine, Mineralien und die anderen Nährstoffe in ausgeglichenem Maß in der Diät vorhanden sind, welche ihrerseits wiederum von den Lebensbedingungen und der Aktivität des Tieres abhängen. Das ist nicht mehr und nicht weniger als was ein gewissenhafter Trainer eines beliebigen menschlichen Athleten tun würde. Allerdings sind die Risiken einer Mangel- bzw. übermäßigen Ernährung, denen ein Pflanzenfresser ausgesetzt ist, womöglich größer und sind darüberhinaus von der Bewirtschaftung der Weiden abhängig ebenso wie sie stark beeinflusst werden von der Aussaat, die dazu bestimmt ist, Futter für die Produktion von Fleisch, Milch und deren Derivaten zu produzieren.
Wir begrenzen uns also nicht darauf, eine gültige und wirksame Alternative zum Hufbeschlag vorzustellen, sondern wir setzen uns für die Ausbildung von Besitzern und Professionisten mit Rücksicht auf das allgemeine Wohlbefinden der Tiere ein. Dabei werden wir von der Logik und der Offensichtlichkeit der Tatsachen unterstützt.


Senza titolo-18 From left to right: Marco Campara, Leonardo Consalvi, Franco Belmonte, Domenico, Cesare Ninassi. Roberto Fabbri and Francesco Volpe hidden.

Senza titolo-19Allegra, italian work horse belonging to Edwin Wittwer (Asvanara)

Senza titolo-15A very strong and powerful hoof, italian Bardigiano.

Senza titolo-17Daina and an original item, one hundred years old.

Senza titolo-9Work horses today … at rest.  Allegra, italian draft horse left. Schnappi, austrian Noriker right.

Senza titolo-1 Learning to use tools. Francesco Volpe left, Michela Parduzzi, Alessandro Marzialetti, Alessandra…Giorgio La Cara.

Senza titolo-2 Emperor Marco Aurelio and his barefoot horse, Rome

Senza titolo-3 Teaching to trim in Sicily. Valerio Contarini DVM in the middle.

Senza titolo-4Lorenzo !

Senza titolo-5Marianna Millotti, trimmer in Bologna


Oggi? Il ritorno degli animali nei campi?

Today? Animals back at work?

 Italian

CAVALLI DA SELLA

 English

Today
And what situation do we find today?
After more than 50 years, the increasing costs of prime materials, such as iron, gold, wood, and petroleum is coupled with a rise in machinery costs and an unrelenting human population growth. Therefore, the number of working horses (and other equids) is also rising as an economic necessity for transport and agriculture..

Only 10% of the current global horse population live in the western world for sport and recreation purposes.
The remaining 90% occupy a vital position in maintaining the lives of millions of people in the developing world.

“At least 112 million domesticated equids live across the world, the great majority of which are working animals, says Professor Alan Guthrie, director of the University of Pretoria’s Equine Research Centre, in South Africa: 60 million horses, 42 million donkeys, and 10 million mules. About 13 million of those donkeys live in Africa alone, and about 75% of those are in the sub-Saharan region, which includes Ethiopia”.
Overworked, overloaded, and used at high speeds on rough roads “they fall and are affected by many injuries” and “many donkeys carry five times their body weight”; Managed poorly with low-quality and/or inadequate feed, water, housing, and hygiene; Deprived of proper health care, including foot and dental care; Subjected to inhumane hobbling, tethering, and bitting, along with incorrect harness materials (rough, synthetic, poor design, and improper usage); Harmed through traditional practices such as faulty drenching (deworming), branding, castration, and wolf tooth removal, and through use of substances such as battery acid, burnt oil, cattle dung, etc., for wound treatment; Pregnant, sick, very young, or very old; Used in drought and very hot and cold conditions; Not prioritised for funding in areas of health care and welfare; Not legally protected by any animal welfare legislation and impacted by poverty (even if owners are educated and aware, they don’t always have access to or cannot afford the resources they need).
Wounds and compromised immunity caused by items in that laundry list can be open invitations for diseases.

These unfavourable conditions are aggravated by the unfortunate lack of traditional knowledge even of basic animal husbandry. In many such contexts, proper nutrition is impossible as hay remains unavailable. International organisations like FAO have current educational programs focused on teaching farmers responsible methods of working with animals, how to fit and use harnesses as well as recognise, treat and prevent the most common illnesses.

Even if these programs are focused on increased production of crops and economic benefits for the farmer, their secondary ethical benefits for the animals involved are recognisable.

Since WWI, despite times of peace, widespread servitude and labour has continued for most of the world’s animals.

All the aforementioned data and figures come from publications of the following organisations:
– The Donkey sanctuary
– Brooke
– Spana
– World Horse Welfare
These organisations welcome volunteers even for short periods as well as gratefully accept public donations.Senza titolo-11

At the end of this brief description let me make a comparison, mountains climbing vs riding and driving! It seems difficult to you? The same approach to different difficulties.

The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner.
Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to manoeuvre. Perhaps a manoeuvre may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation.
For me and Reinhold, it is not so important to reach the summit, but the journey, itself, and both the quality and manner of travel.

“The journey and how we face it.” Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our conveniennce.
The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, meals, rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused.

Returning to the exhibition about animals and the WWI those accessories appear anachronistic and reckless in times of peace.

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