Etica

Risposta allo Sciopero Globale Clima

Le discussioni sul clima si fanno via via più frequenti. Il nodo centrale delle discussioni sono le modalità di produzione di tutto quanto viene utilizzato nella vita di tutti i giorni in particolare per gli spostamenti.

Le frasi e la posizioni sono ricorrenti.

Ricorrente è la dichiarazione sulla incapacità sostanziale dell’uomo alla rinuncia, alla estrema difficoltà di una conversione industriale che significa lo stravolgimento della vita di ognuno e della società nel suo complesso. Ciò che si è determinato in un secolo, è comodo e per molti versi utile, non si può smontare facilmente. Non può essere facilemnte digerito dal singolo.

Di qui la richiesta alle istituzioni, nazionali e sovranazionali, affinché, passando al disopra della volontà e comportamento dei singoli, prendano progressivamente ed in modo accelerato quei provvedimenti che si crede possano frenare il degrado ambientale e invertire la attuali tendenze.

Sopravvissuti ed evoluti, come tutti gli altri animali e piante, in continua lotta per la sopravvivenza portiamo in noi stessi il “selfish gene” di Dawkins, un patrimonio genetico inteso a perpetuare se stesso nel tempo senza nessuna sensibilità verso il resto del mondo o meglio una graduale diminuzione di interesse per gli individui via via più distanti da noi nel rapporto di parentela e poi di specie. Man mano che la sensibilità diminuisce aumenta l’interesse utilitaristico.

Tutto ciò può essere solo in minima parte smorzato, regolato, dalla legge. La nostra natura si esprime attraverso le leggi e non viceversa. Con le leggi, ma una norma scarsamente condivisa ha vita breve, si cerca di contemperare l’interesse individuale a quello della comunità. Ogni comunità esprime un diverso ordinamento o interpretazione.

Questa natura umana, inerentemente egoista che, è bene ripeterlo, é comune ad ogni vivente, non può essere dimenticata quando si parla del futuro della nostra casa, il pianeta Terra.

Come ogni territorio nel suo complesso é in grado di supportare la vita di un numero molto grande di specie in equilibrio tra loro. Ma se molto grande è il numero di specie possibili, anzi la variabilità pare in rapporto inverso con la ricchezza e qualità della vita, non così é per il numero di individui di cui é composta la singola popolazione. Nessuna di esse può ingrandirsi a dismisura se non a scapito delle altre e a medio o lungo termine a scapito di essa stessa. Man mano che ci si avvicina al vertice della catena alimentare il danno provocato dal sovrannumero é maggiore e gli esiti precoci.

Qualsiasi allevatore, sociologo, psicologo od osservatore naturalista conosce bene ed a riflettuto a lungo sui problemi indotti dall’aumento della densità della popolazione. Ma non bisogna essere degli scienziati per apprezzare la differenza fra la qualità della vita umana od animale in un ambiente rarefatto e ben organizzato e quella possibile in un pollaio dove l’allevatore per il suo interesse particolare non tiene in alcun conto il benessere degli animali che sono intesi come macchine produttrici.

L’aumento della densità riduce gli spazi e la qualità della vita per il singolo ma non il cibo solo quando la comunità vive in ambiente circoscritto dove il cibo proviene dall’esterno.

Per quanto grande la Terra è un ambiente finito, inteso come di superficie limitata e definita. Come tale non è in grado di mantenere una popolazione i cui individui aumentano indefinitamente. Anche se teoricamente fossero mantenuti stabili i rapporti fra le varie specie.

Il cibo necessario é solo uno delle variabili indotte dal numero dei componenti della popolazione.

Il cibo ed il nostro comportamento si traducono inevitabilmente in rifiuti.

Anche una popolazione di pesci, che non va né in automoble né a scuola e men che meno utilizza derivati del petrolio é capace di soffocare se stessa in un acquario con le proprie deiezioni. Un numero determinato di pesci può vivere in un acquario. Un numero determinato di capi di bestiame può vivere in un pascolo.

Se è necessario rivedere per modificarli i nostri comportamenti, è altrettanto necessario comprendere che non si può evitare di discutere sul numero degli utilizzatori. Sarebbe onesto intellettualmente ma le poche volte che questo accade si è ignorati, zittiti o accusati apertamente.

Durante il secolo scorso l’incremento demografico era al centro delle discussioni come causa del degrado ambientale. Oggi al suo posto ci sono le metodiche di produzione dell’energia quando, ed é paradossale, esse sono in media meno inquinanti di allora. Il fatto é che la produzione é aumentata in modo esponenziale per far fronte ai maggiori consumi del singolo ma, é questo il punto, alla maggiore diffusione dei consumi ed al maggiore numero degli individui. Che possono e potranno consumare responsabilmente di più se saranno di meno.

Forse ogni discussione potrebbe essere affrontata in modo più logico se non si dimenticasse uno o l’altro dei due aspetti. La frase “nessuna madre o nessun padre per quanto si dia da fare può allevare e alimentare le aspettative dei propri figli se i figli sono troppi” non dovrebbe essere sottovalutata.

Non c’è intellettuale del ‘900 che non l’abbia pronunciata. Io ricordo mio padre, anni ’60.

Ai ragazzi che scendono in piazza per reclamare politiche ambientali vorrei ricordare che esistono le politiche demografiche.  Il vostro futuro non é tanto nelle mani degli anziani quanto nel freno che saprete porre alla riproduzione quindi all’incremenponderale to della comunità umana mondiale. La spinta alla riproduzione, come l’egoismo, appartiene al singolo individuo piaccia o no. Solo la comunità può in qualche modo cercare di limitarla. Programmarla sarebbe il termine corretto. Peccato che in qesto caso il termine risulti antipatico. Tutte le leggi o solleciti utili al controllo demografico del passato hanno incontrato grande difficoltà perchè non sono comprese ed in opposizione ai nostri istinti.  Controlliamo la sorte ed il numero di tutti gli altri esseri viventi. Dovremmo imparare a gestire il nostro.

Franco Belmonte,   bitlessandbarefoot-studio.org

Cesenatico, an introduction

bitlessandbarefoot-studio.org

Dalla newsletter october 2015  –  Cesenatico 31 ottobre-1 novembre 2015

Italian / English people, translation thanks to Mike Drell  

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ITALIAN

Franco Belmonte

La ricorrenza dei Santi si avvicina e con essa l’incontro di Cesenatico. Sono in attesa pareggiatori di diversa provenienza formativa, studenti, proprietari di cavalli e veterinari, addestratori ed altre figure professionali. Ho fortemente desiderato questo evento come irripetibile occasione di incontro ed ho chiamato a partecipare come invitato speciale e relatore il dr. Tomas Teskey dall’Arizona. Gli americani hanno, ormai parecchi anni fa, riaperto la strada del barefoot che é stata dei greci, dei romani, dei mongoli, ed hanno fatto questo insieme agli europei della dr. Strasser. Anche noi italiani abbiamo avuto un pioniere del cavallo scalzo, il prof. Faillace, totalmente ignoto agli anglosassoni probabilmente perché scriveva e parlava in italiano. Lui ed altri hanno fatto si che il movimento barefoot si sia sviluppato in Italia con la stessa velocità ed intensità che ha caratterizzato in genere il mondo occidentale. Recuperato una decina di anni fa un certo ritardo non abbiamo nulla da invidiare ad altri paesi, né dal punto di vista tecnico né soprattutto etico ma soffriamo sicuramente dell’inconveniente linguistico. Se scriviamo un articolo in italiano ci rivolgiamo ad un lettore locale mentre un articolo di qualità magari inferiore in lingua inglese ha una più grande possibilità di essere letto e diffuso.

Semmai alcuni a causa delle stesse opposte difficoltà linguistiche non hanno ben chiaro, ma capita anche che faccia comodo ignorarlo, quale sia lo stato avanzato del barefoot e dell’ironfree movement al di fuori dei loro confini. Assai spesso invece del confronto e della crescita comune si guarda alla colonizzazione intellettuale e di mercato. Il mondo é livellato anche dal nostro piccolo punto di vista. A piccole aree e gruppi avanzati teoricamente e praticamente, senza distinzione di frontiere, si accompagnano vaste aree arretrate che rimangono tali non tanto a causa della mancanza di strumenti di conoscenza ma volontariamente per il mantenimento di una comoda rendita di posizione.

All’incontro di Cesenatico ho invitato quindi Tomas non in quanto americano o straniero. Lo ho invitato in quanto rappresentante noto di una categoria che, salvo eccezioni ed a causa dei programmi di studio, rendita di posizione ed inerzia, prese alcuni anni fa una posizione critica e netta a favore della cura e mantenimento dello stato di salute dei cavalli e degli animali in genere piuttosto che di sfruttamento ed utilizzo a breve termine. Questa posizione il dr.Teskey la ha formata ed integrata con la stratificazione delle conoscenze e con l’applicazione di tecniche naturali in parallelo alle tradizionali in un insieme che concorre al finale benessere e mantenimento dello stato di salute. Soprattutto su questo ci siamo trovati, su quel che lui ed altri chiamano medicina olistica ed io più semplicemente riconoscimento della supremazia delle buone regole del buon senso nell’applicazione delle più elementari norme igieniche e di comportamento. Norme che coinvolgono la gestione nel suo complesso, l’aria, l’acqua, il cibo, la libertà di movimento la pulizia e non possono prescindere dalla sferratura e, con il miglioramento della relazione, dall’abbandono delle imboccature. Non conosco perfettamente quale sia la attuale posizione di Tomas riguardo alle imboccature. Questo tema sovente rimane in ombra, non è diventato di moda parlarne e partecipare. Anche se spesso si vede l’accoppiata “cavallo sferrato e condotto senza imboccatura”, altrettanto spesso l’apertura nei confronti dell’abbandono del ferro ai piedi si accompagna allo strenua difesa del ferro in bocca. Al di là delle accettazione delle motivazioni mediche per la rinuncia ad ogni imboccatura ben documentate dalla nostra europea Strasser, dall’americano Cook e dal russo Nevzorov per citare i più conosciuti, motivazioni di per sé più che sufficienti, rimane la assoluta mancanza di sportività testimoniata dal loro utilizzo. Delegare ad un attrezzo la riuscita “migliore” di un esercizio è come gareggiare nei cento metri stile libero con le pinne corte. Messner, che mi piace citare spesso, ha rinunciato alla progressione artificiale in parete con enorme successo ed ha fatto scuola, lo stesso concetto e comportamento è applicabile all’equitazione. Rispetto per la montagna o per l’animale, capacità ed espressione individuale, sono mortificate dal ferro in bocca come di quello piantato in una parete.

Tomas Teskey verrà a Cesenatico a fare la sua presentazione del barefoot ed io spero che il suo nome richiami e faccia da ulteriore volano al movimento nell’interesse degli animali. Persone come me, Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt e sicuramente altre che dimentico o non conosco hanno già faticato molti anni nel tentativo di creare un ambiente alternativo e migliore. Ognuno con il suo entusiasmo, applicazione, conoscenze e limiti personali. Il fine settimana di Cesenatico dovrebbe servire in primo luogo a far riconoscere questo ed a creare le premesse per una maggiore unione del movimento barefoot che fino ad oggi si presenta diviso. Nell’articolo “Una Testimonianza dall’Italia” che Yvonne Welz ha pubblicato alcuni anni fa sul suo “The Horse’s Hoof ” magazine ho già messo l’accento sulla necessità di incontro delle varie scuole sui principi prima che sulla tecnica. Si, i fondamenti. I fondamenti del barefoot che hanno i loro cardini nell’impegno del proprietario, l’igiene dell’ambiente e la scelta del terreno idoneo oggi ancora e di nuovo in affanno a causa della introduzione e diffusione delle nuove protezioni dello zoccolo a carattere permanente.

Torna a prevalere su tutto il resto la comodità dell’attrezzo?

Una decina di anni fa Ramey nei suoi DVD “Under the Horse” ci diceva che basta tenere la parete corta perchè tutto il resto entri o rimanga in funzione con solo l’aggiunta di occasionali ma oculati interventi sul resto delle parti. I problemi della parte posteriore del piede? Troppo semplici per parlarne ancora. La laminite? Non un problema inevitabile ma un danno facilmente attribuibile alla alimentazione sconsiderata ed al confinamento. Non è cambiato nulla. Ma invece di sollecitare un pareggio semplice e frequente, un terreno idoneo, una alimentazione appropriata e nella mancanza spesso di idee sufficientemente chiare su quanto ciò significhi si sta rispostando l’interesse e l’intervento su tutto quanto era già proprio della mascalcia, gestione e diagnostica tradizionale con la sola sostituzione della plastica al ferro. Ciò che è semplice ed efficace non produce.

Questa introduzione è per me una occasione per far riflettere il lettore sul fatto che in Italia la maggior parte di coloro che voleva andare sferrato ci va, gli strumenti di conoscenza ci sono e tutti hanno avuto occasione di parlare del famoso mustang, di conoscerlo in tutta la sua potenza e salute e persino di avere in mano il famoso zoccolo che Jackson porta sempre con sè e portò anche a Teramo in facoltà. Si comincia anche a guardare con rinnovato interesse ai nostri tolfetani ed agli altri piccoli gruppi di cavalli sparsi per le nostre montagne uniti da un davvero utile “comune denominatore”, la pressione selettiva.

Se la potenzialità che può esprimere il domestico ben allevato e gestito ormai è chiara anche ai sassi chi resiste lo fa da ignorante, su posizioni scientificamente indifendibili e miserabili. Si chiede di dimostrare scientificamente l’opportunità del barefoot. Ebbene io chiedo di dimostrare scientificamente l’opportunità della ferratura e della gestione tradizionali visto che colica e laminite sono le due cause principali di morte dei cavalli.

Se di limite bisogna parlare Il vero limite non è del cavallo di andare sferrato su un terreno o su un altro, ma dell’uomo e della sua mancanza di capacità di attesa e accettazione dell’inevitabile limite della propria cavalcatura. Limite proprio di ogni essere vivente, determinato dal patrimonio ereditato e dall’ambiente. La mancanza di accettazione del limite e la totale diseducazione sportiva sono evidenziate, risalendo dal piede alla bocca del cavallo, proprio dall’ostilità nel rifiuto di abbandono dell’imboccatura. Anche quando lasciano in pace gli zoccoli, magari seguendo una moda o l’amica, almeno tramite la bocca queste persone “devono” intervenire, superare, dirigere invece di attendere e costruire, fare squadra con il proprio cavallo. Il cavallo rimane la bestia pericolosa e possente che necessita della forza e capacità di intimidazione del ferro per essere guidata. Non so appunto se Tomas sia dalla parte di Cook o della Strasser che hanno scritto insieme “Metal in the Mouth”, certo ha dimostrato un gran carattere scrivendo il suo famoso articolo per il Veterinary Journal ed insiste anche ora affinché si affermi una cultura della dignità nel lavoro di addestramento e pratica sportiva tramite una gestione più consona alla necessità dell’animale, un atteggiamento onesto ed infine una tecnica di intervento sullo zoccolo più efficiente. Per questo, per insistere sul rispetto dell’animale che passa anche e soprattutto ormai attraverso la bocca, quel rispetto che sarà filo conduttore del seminario di Cesenatico, vi propongo il passo che nei pannelli informativi conclude la mostra fotografica che ho realizzato sugli animali e la Grande Guerra. Mentre preparo questa newsletter la mostra fotografica è esposta a S.Marino nel Castello di Borgo Maggiore.

” … A final comparison, mountains climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties. The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to manoeuvre. Perhaps a manoeuvre may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation. For me and Reinhold, it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel. “The journey and how we face it.” Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our conveniennce. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, meals, rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused….”

Concludo questa introduzione . Ci vediamo a Cesenatico in un hotel e non in centro. Perché? Questa scelta può parere a molti effettivamente svantaggiosa. Per raggiungere i cavalli e la parte pratica bisognerà uscire dall’aula e fare qualche km. Non è il comfort della possibilità di alloggio o la sala o la località conosciuta turisticamente che mi hanno fatto decidere. Mi spiego. Senza nulla togliere ai pochi centri gestiti onestamente, almeno uno o due desidererei visitarli insieme a voi e Tomas, desidero riportare l’attenzione sulla centralità del proprietario dell’animale, termine già carico di valenza negativa. Senza l’attenzione, consapevolezza e coinvolgimento del proprietario gli animali rimangono o ritornano alla mercé di molteplici interessi, in sostanza al vento che tira con l’avvicendarsi delle stagioni economiche, degli uomini incaricati del governo e dei loro interessi diretti o mediati. I proprietari e la loro preparazione, anche semplice ma rigorosa, sono infinitamente più importanti del professionista del momento. Il proprietario decide per la maggior parte della vita dell’animale. E aggiungo decide meglio se istruito. Sul proprietario e la sua capacità di intervento nel pareggio semplice, sulle sue basilari conoscenze di Scienza della Nutrizione, sulle tecniche di Partnership sono sicuro dobbiamo investire il nostro tempo.

Nessun pareggiatore, veterinario, chiropratico o erborista o osteopata può sostituirsi efficacemente al “Natural Boarding”. Natural boarding che trova la sua più facile espressione nel giardino dietro casa.

Il barefoot è nato come emancipazione del proprietario a favore dell’animale grazie alla capacità di opposizione al sistema tradizionale resa possibile dall’informazione. Per questo l’incontro non si terrà in un “condominio per cavalli” o presso una clinica pur riconoscendo che esistono tantissimi poveri campicelli privati e fangosi.

I condomini per cavalli rappresentano oggi gli zoo di ieri. Molti zoo sono stati chiusi o ristrutturati già cinquanta anni fa, l’etichetta domestico non dovrebbe permetterci di continuare a trattare un animale peggio di un selvatico. Le due prime cause di morte dei cavalli, la colica e la laminite testimoniano il fallimento della gestione comunemente intesa e della veterinaria corrente. La colica e la laminite così comuni nei condomini per cavalli e negli animali di fatto abbandonati, così facilmente affrontabili e prevenibili con la razionalizzazione del comportamento del proprietario o del gestore evidenziano tragicamente la necessità di preparazione di una nuova generazione di operatore l’: “operatore per l’ igiene veterinaria finalizzata al benessere animale“. Igiene, badate bene, per il mantenimento dello stato di salute animale non per l’ottimizzazione della produzione né per l’espressione di una performance.Solo quando questi principi saranno espressi sull’Adams’ , sul Merck o in Nutrient Requirements of Horses questi operatori tecnici, centrali per il recupero, per la riabilitazione degli animali e la diffusione di un sano comportamento umano troveranno nel veterinario una spalla sicura su cui contare.

Credo che Tomas, insieme ad alcuni altri in giro per il mondo, sia un buon amico degli animali e rappresenti già una buon operatore e  spalla allo stesso tempo.

A Cesenatico, Franco Belmonte

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ENGLISH TRANSLATION (thanks to Mike Drell)

 

Tomas Teskey

 

The celebration of the Saints is approaching and with it the clinic of Cesenatico. Waiting are trimmers of different educational backgrounds, students, horse owners and veterinarians, trainers and other professionals. I strongly wanted this event to be a unique opportunity for these people to meet. I called to participate as a very special guest and clear speaker, Dr. Tomas Teskey, from Arizona. The Americans, several years ago, reopened the road to the barefoot horses, which belongs to the ancient Greeks, Romans, and Mongols. At the early stage, there were the Europeans of dr. H.Strasser. Also, we Italians have had a pioneer of barefoot named Faillace, totally unknown to the Anglo-Saxons probably because he wrote and spoke in Italian. Thanks to him and other beginners, the barefoot movement has developed in Italy with the same speed and intensity that has characterized the western world in general.  Having recovered a decade ago from some delay, we have nothing to envy in other countries, not from the technical point of view and especially ethics, but surely we suffer the inconvenience of our language. If we write an article in Italian, we can hope for a few local readers, an article maybe less interesting in English has a greater chance of being widely read and distributed. Due to the same language difficulties, our local advanced stage within the barefoot and ironfree movement is largely ignored by Anglo-Saxons outside their borders. Often, instead of searching for confrontation and mutual growth, there appears to be an attempt at colonization of the intellectual market. The world is leveled even from our little perspective. Regardless of national boundaries, there are small areas and groups advanced in both theory and practice, while other vast areas remain left behind.

In this leveled scenario I invited Tomas to the meeting at Cesenatico not because he is an American. I invited him as a representative of a category that, of course with exceptions and strongly due to the programs of study in the universities, has taken a few years ago a critical and clear position in favour of the care and maintenance of the state of health of horses and animals in general, rather than supporting their continued exploitation and the use of them for short term gain.

The ethical position of Dr.Teskey has grown with the stratification of knowledge and the application of natural techniques in parallel with traditions that contribute ultimately to the overall well being of horses. We come together over these principles, on what is sometimes called holistic or ethical medicine, but which I simply call, “recognition of the supremacy of sound practices of common sense in the application of the most basic rules of hygiene and behavior”. Such rules involve the boarding conditions as a whole. In order for the air, water, food, freedom of movement, and cleanliness of the environment to be truly effective, they must not be separated from the barefoot choice and even the abandonment of the bit. I do not know deeply the position of Tomas regarding the bit. This subject too often remains in the shadows. Frequently one sees the combination “bitlessandbarefoot”. However, just as often we find barefoot adherents staunchly defending their use of a bit in the mouth.

There are many well-documented reasons to renounce practices of putting anything in the mouth of horses. The contributions of our European, Strasser, Cook in America and Nevzorov from Russia all provide plenty of motivation against the use of bits. However, on top of all this, one easily recognizes an absolute lack of humane sportsmanship when observing the use of metal in the mouth. Equine sport and exhibition relying on a “better” maneuver from a bit could be said to resemble a one hundred meter freestyle swimmer wearing fins! I often like to quote, Messner, who waived the help of tools when climbing mountains (artificial progression) with enormous success. I strongly believe that his ‘school of thought’, concept, and behaviour are applicable to riding and driving. Whether climbing a mountain or riding an animal, the true capacity of the individual expression is mortified by the iron held in the mouth or planted in the rock.

Tomas Teskey will come to Cesenatico. I hope his respected name will renew and revive a genuine and robust interest in our Movement in favour of the Animals. In addition to my own efforts, people such as Luca Gandini, Alex Brollo, Stefano Sabbioni, Sonja Appelt and certainly many others that I forget, have been struggling over many years in our attempts to create an alternative environment. Each one of them works tirelessly with enthusiasm, dedication, and knowledge, despite personal limits. I would very much like to see us all together with Dr. Tesky.  The weekend of Cesenatico should serve primarily to commemorate our communal work and to foster the conditions for a real unity within the barefoot movement that has so far remained divided. In my article, “A Testimony from Italy”, published some years ago by Yvonne Welz, I have already emphasized the necessity of a meeting amongst the various schools on ethical principles above technique.

Yes, the fundamentals. The fundamentals of barefoot, which hinges upon the commitment of the owner, the hygiene of the environment, and the choice and necessity of suitable land. Moreover, this appropriate land must include terrain both for living as well as for rehabilitation. Now, we find that these fundamentals are in doubt because of the introduction and widespread acceptance of new protections for the hoof of a permanent nature. I underline permanent. Are we going back to a preference for the convenience of a tool?

A decade ago, Pete Ramey, in his DVD series, “Under the Horse”, tells us, amongst the many other things:

-Just keep the wall short. Most of the time, this will be enough to maintain the other parts in proper function. Easy to do for the owner.

-The problems of the rear part of the foot? Too simple to face for a trimmer to talk about it anymore.

-Laminitis? A real problem easily attributable to unnatural boarding, but a problem that we can effectively face with our simple tools and technique.

Nothing has changed from that time. Instead, it seems necessary to insist upon teaching owners how to provide a simple trim, which is both effective and frequent; also to provide suitable terrain and adequate food. However, the “system” tries once again to transfer the interest and behavior of horse owners towards what already existed within the world of conventional farriery, just replacing the old metal shoe with plastic and glue. That which is simple, bare, and effective does not produce money, after all. Do not think now that I am against new materials. There is a place for it. However, what I see is a widespread and mostly unnecessary drifting away from the bare hoof. What is the real limit of our intervention and target? Everyone has had the opportunity to know the famous mustang, to know his strength and health and even to have in our hands that famous wild hoof that Jackson always carries with him and we could see some years ago when he came to Teramo.

These are horses with few limits because of their environment. The real limit of our horses is not determined by the ability of a horse to go barefoot on a given terrain. The limiting factors belong to mankind and his lack of ability to wait and train patiently or accept the inevitable limits of his mount. The limit belongs to every living being, determined by inherited characters and by the existing environment to be addressed by us, trimmers.

The lack of a capacity to accept a limit and the total miseducation within sports are clearly evident, returning again and again from the foot to the horse’s mouth, by the refusal to abandon the bit. Even when the hooves are left in peace, perhaps merely following a fad or a friend, at least through the mouth these people “must” intervene, overcome, direct rather than wait, and build a true team with their own horses. The horse remains the dangerous beast in need of intimidation by the bit and unable to make a “perfect” maneuver without it. I do not know the position of Tomas. The same thinking of H. Strasser and Cook that wrote “Metal in the mouth” ? He certainly showed great character by writing this famous article for the Veterinary Journal. For this reason I called him to give my testimonial in support of this possibility for change. Let me insist on this matter of animal respect and the bit. While I am writing this newsletter my exhibition of photographs about the use of animals during WWI, the dogs, horses and mules, remains on display in San Marino, Borgo Maggiore. The following quote comes from this exhibition.

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… A final comparison, mountain climbing vs riding and driving! The same approach to the many difficulties.

The barefoot movement, when not totally iron free, is itself, limping. To be totally iron free provides evidence revealing the truth regarding the skills, knowledge, and sportsmanship of the owner. Messner was free-climbing searching for his personal limits and for the continuous improvement of his performance. In the same way, genuine horsemen and horsewomen are able to find true satisfaction in the “naked” ability that comes from athletic fitness, adaptedness to the terrain, horse-human relationship and ability to maneuver. Perhaps a maneuver may appear less refined to certain eyes, but merits a fundamentally valid appreciation.

For Reinhold, and me it is not so important to reach the summit, but the journey itself, and both the quality and manner of travel.

“The journey and how we face it.”

Our journey begins thanks to an awareness that the term “domestic animal” is an excuse for us to keep animals in situations prioritising our convenience. The box stall, the restriction of movement, the blankets, blinders, and meals of rich food are in opposition with the nature of the roaming animal. Shoes and bits are the equivalent of the “artificial progression” that Messner refused.

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To conclude my introduction to the Cesenatico clinic. This clinic will take place in an hotel and not in a riding center. Why? This choice may seem disadvantageous to many. To get to the horses and to do some practice, we need to leave this location and drive some kms. Not the comfort of the accommodation, or the well known touristic location led me to this decision. Without detracting from the few riding centers managed naturally, I wish to bring attention to the centrality of the horse owner, a term already loaded with negative value. Without his attention, awareness and daily involvement, the animals remain at the mercy of the many interests that the men in charge of the government have to face. The owners and their preparation, simple but rigorous, are infinitely more important than the presence of all the various professionals. The owner decides most of the time and for the life of the animal. No jogger, veterinarian, chiropractor, osteopath or herbalist can effectively replace the “Natural Boarding”. The natural boarding is found easier in the backyard. The barefoot started, in my opinion, as emancipation of the owner in favour of the animals due and thanks to the ability of opposition to the traditional system.

The owner. For this reason the meeting will not take place in a “condo for horses” and in the way of a typical clinic. The condos for horses represent today the zoo of yesterday. Many zoos have already been closed or restructured fifty years ago. The label “domestic” should not allow us to continue now to keep an horse worse than a wild animal. The two leading causes of death in horses, colic and laminitis testify to the failure of the management of the horses as commonly understood. Colic and laminitis, so common and preventable with the rationalization of the behavior of the owner or the manager, tragically highlight the need to prepare a new generation of operators. Operators for the veterinary hygiene aimed at animal welfare. Operators that show and teach in a basic and simple manner. Hygiene, mind you, for the maintenance of animal health not for the optimization of production or for the expression of a performance, as taught in the university to the vet students. Only when these principles are expressed in books like the Adams’, Merck or Nutrient Requirements of Horses those technical operators, central to the recovery, rehabilitation of the animals and to the spread of an healthy human behavior will find in the veterinarian a shoulder to rely on.

I think Tomas, along with a few others around the world, proves a good friend of the animals and already a good operator and shoulder at the same time.

See you soon,  Franco Belmonte  –   www.bitlessandbarefoot-studio.org

 

Pareggiatori ed Economisti

Pareggiatori ed economisti (29 settembre 2015)

Tempo fa mi capitò di leggere “Storia della Economia” di J.K.Galbraith.

Nelle prime pagine Galbraith cita Aristotele e la sua osservazione secondo la quale le cose utili hanno spesso uno scarso valore di mercato, le inutili al contrario sono molto care. Andando avanti nel libro, che credo tutti dovrebbero leggere anche se non hanno un soldo o forse proprio per questo, da ragione della nascita delle teorie economiche sostenute da leggi matematiche. Ebbene, scrive Galbraith, un giorno un congresso di economisti si sovrappose o seguì un altro congresso di professionisti tecnici nella stessa sala.

Quei professionisti facevano uso di formule matematiche, per lo più non intelligibili ai profani, e gli economisti trovandosi di fronte le loro lavagne ancora zeppe di formule si sentirono in imbarazzo ed inferiorità con le loro parole e discorsi. Un po per questo un po perché venne subito realizzato che lo stesso imbarazzo e senso di inferiorità sarebbe stato provato dallo sprovveduto cliente investitore nacque da li a poco una nuova “Scienza dell’Economia”. Milioni di persone ne sono state vittime da allora senza più potere nemmeno dare colpa né a se stessi né al proprio suggeritore.

Lo stesso avviene da qualche tempo tra i pareggiatori e tra i pareggiatori ed i loro clienti. I pareggiatori si sentono inferiori a volte con la loro raspetta nei confronti di chi forgia. Si sentono anche inferiori nei confronti di chi utilizza macchine per la diagnostica. Peccato che chi ferra induca “un male non più necessario”. Quasi quasi lo stanno dimenticando. Peccato che chi utilizza la diagnostica per immagini spesso abbia egli stesso una capacità limitata di interpretazione causa i programmi universitari e la mancanza di adeguata reale specializzazione. Se non lo sapete il radiologo che referta una vostra lastra se europeo studia 6 anni per diventare medico e altri 5 per specializzarsi in radiologia. Poi non è nessuno per un pezzo e in ospedale segue un primario.

Torniamo al nostro pareggiatore.

Lungi dal comprendere che il pareggio e tutto il barefoot movement si è fondato sulla semplicità dell’osservazione logica e dell’evidenza dei fatti alla ricerca dell’adeguamento della vita del cavallo alle necessità di specie, come si comporta il bravo pareggiatore innovatore sempre alla ricerca di migliorare se stesso ed il servizio? Con un grande sforzo va alla ricerca della distinzione e promozione della sua figura, già estremamente definita da Jaime Jackson e da chi è venuto dopo di lui, con il tramite di tecniche inutili, e appunto costose, materiali high tech e infine apparati alternativi da proporre come diagnostici. Mi spiego. Credo fermamente che il pareggiatore o se preferite il “hoof care provider” oppure “horse care practitioner” che adesso fa tanto tendenza, per assolvere la sua funzione debba essere un semplice ed onesto, chiaro operatore per la “Igiene nell’interesse della salute animale”. Questo operatore, per non confondersi con la moltitudine di ciarlatani circolanti dovrebbe avere capacità di pareggio di manutenzione e riabilitativo, sicurezza nella comprensione delle maggiori malattie sociali del cavallo (e dell’asino), capacità di individuare nelle norme igieniche e quindi nel rispetto degli spazi, socialità, alimentazione corretta e teoria dell’allenamento i maggiori strumenti per il mantenimento dello stato di salute. Magari avere una sufficiente preparazione in tutto questo e altre materie per poi specializzarsi in una. Pare però che queste cose semplici ma non facili da comprendere non bastino né alla sua vanità né alla sua capacità di persuasione del cliente. E così ecco che i pareggiatori si muovono e pensano come gli economisti di Galbraith. Ognuno alla ricerca dell’astutamente difficile strumento che ipnotizza, giustifica, confonde. Se stessi e gli altri. Alla ricerca della giustificazione di se stessi soprattutto se ignorantelli e insufficienti, poi del cliente che dopo avere speso un mucchio di soldi e non aver concluso magari un acca  avrà tutte le ragioni di risentirsi. I pareggiatori, che dovrebbero trovare nel terreno penetrabile e pulito il loro maggiore alleato cominciano così a rinunciare a pretenderlo per proporre, e vendere, scarpe. E fino a che si tratta di scarpe e solette tutto va bene. Quanto aiutano! Il proprietario è coinvolto giornalmente nella cura e manutenzione. Ma il mercato ha inventato ben altro. Se il maniscalco usa la forgia loro possono sempre usare le resine.  Se il veterinario usa le macchine portatili per schermografia loro possono sempre usare la termografia. Senza capirci un acca naturalmente. Sempre di qualche “ia” si tratta in fondo.

Ma le scarpe sono inferiori, per quanto utilissime in infiniti casi, al terreno adatto.

Le resine, servono a ricostruire parti ed utilizzare il cavallo precocemente piuttosto che a risolvere.

Le bende gessate o di immobilizzazione sono preziose in caso di frattura della terza falange. Nel caso di un laminitico ci sarebbe ampiamente da discutere. A volte è utile immobilizzare e ridurre l’ elaterio che di per sé, nella dislocazione delle parti, é fonte di dolore. Altre volte no. I tempi e la circostanza guidano. Il calore generato nell’applicazione dei materiali ne sconsiglia l’uso nella forma acuta.

Quando poi scarpe e colle vengono utilizzate insieme ritorniamo alla protezione permanente ed alla possibilità per il proprietario di continuare a tenere l’animale in situazioni igieniche povere e su terreni non adatti dando nel contempo la possibilità e l’illusione della capacità di prestazione. Questo é quello che fanno già egregiamente i maniscalchi. Il fine del movimento barefoot, scusate, non era diverso? Ma arriviamo alla termografia. Ne sento parlare con insistenza. Questa macchina costa poco, questa macchina costa tanto…ma sull’Adams’ viene liquidata come un apparato di capacità scarsamente o per nulla diagnostico nelle mani di chi, e questo è da vedere, dovrebbe avere la conoscenza generale che lo dovrebbe mettere in grado di affrontare l’interpretazione di immagini difficili ed ambigue. Sorrido pensando che coloro che ne parlano con insistenza so per certo non hanno nemmeno una idea compiuta di che cosa sia una infiammazione e dei tempi e dei processi che a lei sottostanno. Mi capita di andare in giro con un amico veterinario. Io con la raspa lui con lo stetoscopio. Ci rispettiamo, se si tratta di piedi o di materie particolarmente di mia competenza come l’alimentazione parlo io, se si tratta del resto parla lui. Uno parla , l’altro ascolta e poi “si tratta” e si conclude. Potremmo comperarci una macchinetta per fare le lastre, ci abbiamo pensato. Io ho fatto un esame di radiobiologia, lui non lo so. Ci siamo detti cosa ne facciamo se non siamo in grado di distinguere che cose grossolane. Ci accontentiamo della semeiotica fisica come il buon bravo medico condotto del passato e se ci capita sbirciamo una immagine. Parlo di laminiti e navicoliti se non lo avete capito, non del resto. Resto che a me non compete. Non ci sentiamo inferiori. Non certo a quelli che sullo zoccolo che a qualsiasi ordine etnia o genere appartengano antepongono la semeiotica radiologica e strumentale a quella fisica non conoscendo né la seconda né la prima e per darsi un tono. Non ci sentiamo inferiori perché quel che facciamo per il pareggio di riallineamento della capsula con la terza falange, o per riportare l’animale ad una condizione possibile da una di stress o addirittura di choc non viene influenzato dalla diagnostica per immagini che semmai può essere utile ad individuare tempi e previsione di capacità di riabilitazione, non i suoi modi. Del termografo poi, surrogato povero ma futuribile di qualche altro mezzo non sapremmo che fare. Di esempi e paragoni se ne possono fare quanti se ne vuole. Tutti nel loro campo possono sicuramente osservare comportamenti simili. Non mi illudo che questa mia posizione serva a qualche cosa, ognuno si illude o cerca di illudere pervicacemente gli altri a seconda della sponda sulla quale si trova. Ognuno invade il campo a mala pena presidiato dall’altro generando astio e resistenze.

Se un appello posso fare ai futuri “pareggiatori” o “hoof care provider” è quello di limitarsi alla raspa ed all’igiene veterinaria per lasciare le tecniche ed i materiali a casi particolari. Ce ne é d’avanzo per conquistarsi il rispetto. Tecniche e materiali sono assolutamente da conoscere, Interessanti ma particolari e secondari all’igiene. Con l’introduzione, se indebita, del cavallo scalzo a materiali e tecniche proprie di una mascalcia evoluta il pareggiatore non fa altro che contribuire a far regredire al passato un particolare e selezionato ambiente che faticosamente altri hanno contribuito a creare. Dandosi la zappa sui piedi.

 

Autocritica ed Evoluzione

Qualche giorno fa a Bologna durante un incontro introduttivo abbiamo, o meglio i ragazzi più avanzati hanno, pareggiato alcuni cavalli per dimostrazione. Bene, ad un certo momento sono intervenuto su un posteriore di un cavallo appena finito togliendo alcuni piccoli, ma veramente piccoli credetemi, spuntoncini sulla parte più distale delle barre. Mi “davano fastidio” e li ho equiparati a dei sassolini nelle scarpe. I sassolini nelle scarpe danno fastidio. Ma lo fatto combattuto come se stessi facendo qualche cosa di male, non tanto per scortesia nei confronti di colui che lo aveva appena posato a terra quanto nei riguardi dell’animale. Non sono io che predico ad ogni passo che l’ignoranza o il dubbio devono fermare la nostra mano e rimandare a domani? Forse quei piccoli piccoli spuntoni non erano quanto di meglio esprimevano quelle barre nel tentativo di assolvere il loro compito e di fare la loro parte meglio nel sostegno del peso? Mi sono ritrovato a distanza di molti anni, più di dieci, nella stessa situazione in cui si trovò Pete ed un suo allievo descritta poi nell’articolo “Le Barre” del 2005. Pur avendo a disposizione il materiale di Pete Ramey, pur essendo in contatto con lui, e lui con me e con gli altri della American Hoof Association in un rapporto continuo di confronto e collaborazione, il tempo ed la sovrapposizione dei concetti, l’influenza delle varie posizioni, le comunicazioni stratificate nel tempo non si possono non far sentire o meglio a volte risentire. Come scriveva Pete noi siamo cresciuti cercando di capire, districandoci tra passato e presente e sei edizioni dell’Adams’, tra innumerevoli rapporti ed esperienze. Mentre imparavamo dalle nostre azioni dovevamo disimparare, e questo è assai più difficile, tutto ciò che di dogmatico e fuorviante avevamo sedimentato  mentre lo stesso “sistema barefoot”, come ogni sistema introduceva, tentando di gelare e sclerotizzarle però in dogma, le idee appena nate o riscoperte . Quello che abbiamo disimparato faticosamente grazie all’intuizione ed alla evidenza a volte ritorna nell’azione come  un file dimenticato e richiamato involontariamente. Non so se il parallelo sia davvero azzeccato in pratica ma lo sento tale nel principio. Chi ha imparato direttamente da noi senza subire lo stress dei nostri sforzi, tentativi ed errori e condizionamenti ha la vita davvero più facile. La maggior parte di voi che legge probabilmente non ha gli elementi per apprezzare questo articolo. Dovreste leggere i libri ed i lavori e gli articoli di chi è venuto prima e naturalmente tutti gli articoli di “filosofia del pareggio” di Pete tradotti da Brollo e forse i miei e poi rileggere ancora “Le barre” in un lavoro di anni. Non vi chiedo tanto. Ma lo suggerisco a chi è veramente affascinato da questo argomento e a chi pareggia professionalmente per fare il percorso inverso. Partendo da dati concreti ed in possesso della manualità efficace che alcuni di voi é stato tanto fortunato di apprendere senza che la memoria fosse appesantita da vecchi “file”, rivolgersi alla storia del barefoot ed allo studio imparziale della evoluzione delle tecniche, il confronto sul campo, vi permetterà davvero di ingranare una marcia superiore.

Se Renzi non riesce, paralleli.

Se Renzi non riesce…

…la resistenza generalizzata che il sistema amministrativo dimostra nei confronti di ogni richiesta diretta al cambiamento è la stessa incontrata, in sedicesimo, da coloro che auspicano e cercano di diffondere una più efficiente ed igienica gestione moderna dei cavalli. Non credo il paragone azzardato o privo di senso. Le rendite di posizione derivanti dalla malattia in genere, nel nostro caso particolare la zoppia, fanno si che la logica continui a cedere il passo di fronte ad atteggiamenti, necessità e tecniche superate da tempo. Le rendite portano alla sclerosi sociale dove poco può cambiare ed ogni scoperta, scientifica o tecnica applicativa disturba equilibri consolidati. Renzi può identificare nelle alte gerarchie dello Stato la principale causa dell’ulteriore fallimento della politica di cui tanto si discute in questo periodo, ma l’insieme delle cause ritardanti il rinnovamento non è così semplice e chiaro. Determinanti resistenze sono offerte dalla inerzia della società, dalla sua mancanza di capacità organizzativa e in ultima analisi ignoranza. Se lasciamo l’ambito dell’amministrazione della cose umane per quello etico e pratico del benessere animale, grazie alla stessa metodica di osservazione, possiamo riconoscere ed identificare le categorie professionali che detengono una rendita di posizione a suo discapito. Nella malattia, nella anormalità delle ripetute continue visite veterinarie, nella insistente ripetuta vaccinazione, nella ripetuta ferratura per dodici mesi e, senza continuare oltre nella compilazione di un elenco interminabile ed inutile ma, in estrema sintesi nelle male pratiche cui sono normalmente sottoposti dalle varie figure professionali gli animali scuderizzati o anche quelli per molti versi dimenticati in spazi più o meno grandi, si manifestano gli stessi esiti dannosi causati dalla inerzia, interessi ed ignoranza che il Governo trova nell’amministrazione. Pilotati dalla stessa resistenza, a sua volta e sempre motivata dal mantenimento di una rendita di posizione. Comportamenti forse più miserabili se ad essere coinvolto é un essere vivente, nel modo più diretto. Nel mettere fianco a fianco in parallelo situazioni ed atteggiamenti, stralcio da un saggio di storia della chimica e di filosofia della scienza di Solov’ev: “La storia della chimica, al pari di quella degli altri rami delle scienze della natura, viene scritta ininterrottamente. Il crescere del numero delle ricerche storiche (negli ultimi tempi da noi e oltre confine sono stati pubblicati molti articoli e libri dedicati a singole questioni di storia della chimica) ha fatto sì che molti fenomeni la cui conoscenza sembrava consolidata, venissero rimeditati e, sovrapponendosi al nuovo materiale storico, ricevano oggi una altra spiegazione”. Ed ancora: “..compito della storia della scienza è appunto quello di indicare le vie battute dal pensiero scientifico nella ricerca della verità. Alla conoscenza del vero si è quasi sempre arrivati per vie tortuose, attraverso il superamento faticoso di pregiudizi e di errori che il principio di autorità ed il conformismo scientifico tendevano a perpetuare, tanto che si è potuto a ragione sostenere che fare la storia della scienza significa fare la storia dell’errore umano nella scienza”. L’inerzia ed il conformismo si presentano sempre eguali. Sostituite poche parole e ritroverete i problemi incontrati in questi venti anni dall’iron free movement nel nostro piccolissimo settore e quelli incontrati dagli “animalisti” in genere. Considerate che i chimici o i fisici ed il resto degli altri scienziati, pur nelle resistenze fra colleghi o politico religiose, ricevevano una grande spinta dalle continue e montanti richieste della società e del mercato. La stessa richiesta di miglioramento ed emancipazione teorica, pratica ed etica, per ora frammentaria, viene fatta da animalisti, proprietari di cavalli e studenti, insoddisfatti delle prestazioni, programmi di studio ed etica correnti ed imperanti. La revisione delle normative a favore del benessere animale e soprattutto il loro rispetto non può aver luogo nella mancanza di sensibilità e partecipazione della massa. Ad esempio la revisione dei piani di studio delle facoltà di veterinaria ed il loro riorientamento dal controllo ed ispezione dell’allevamento e produzione animale verso la medicina non può avere luogo senza l’impegno nel fronteggiare le resistenze al cambiamento che può e deve essere assunto da coloro che desiderano un medico, non un addetto formato per l’ispezione a garanzia dell’alimentazione umana, per la cura dei loro animali. Egualmente da maniscalchi, pareggiatori, allenatori ed istruttori, deve essere sollecitata una prestazione in linea con le proprie aspettative e tendenze dalla avanguardia di proprietari di animali non disposti a barattare salute per utilizzo. I proprietari degli animali da parte loro debbono diventare consapevoli sia dei limiti attuali e delle deficienze teorico pratiche dei professionisti cui si rivolgono per potere desiderare di ottenere di più sia delle necessità di base dei loro animali cui devono provvedere direttamente. Come? Con l’IGIENE, l’insieme dei comportamenti e delle caratteristiche ambientali tali da ridurre il manifestarsi della malattia e facilitare il mantenimento dello stato di benessere. Comportamenti e caratteristiche comuni a tutti i viventi. Più in generale dovrebbe farsi strada l’idea della difficoltà e dei costi della gestione “umana” degli animali e l’accettazione dei conseguenti addebiti, limiti e rinunce. Difficoltà e costi intrinseci alla gestione animale che nel mondo urbanizzato hanno determinato l’offerta di gestione animale da parte dei centri ippici, veri e propri condomini per animali, dove le necessità di specie vengono trascurate ed i cavalli non hanno in realtà un padrone ma un gestore. Nell’ignoranza del proprietario e interesse del gestore qualsiasi riferimento al benessere animale è perduto. L’alimentazione con concentrati ed a pasto, la tosatura e le coperte, la ferratura e le imboccature, lo spazio ristretto e l’isolamento, l’addestramento e l’allenamento nell’ignoranza delle Scienze, trovano giustificazione o causa nell’ignoranza e nell’interesse al mantenimento di pratiche gestionali usuranti che prevedono spese e ricambio di animali. Non so come evolverà la situazione del paese Italia e come Renzi e i suo successori la affronteranno. Vedo però chiara una stretta analogia di comportamento da parte della gente qualsiasi sia il problema da affrontare.

Per il proprietario di un cavallo, come di un cane o di qualsiasi altro animale, può rappresentare un buon allenamento sforzarsi di abbandonare preconcetti e situazioni di comodo apparente ed affrontare almeno la gestione del proprio animale in modo coerente e moderno. Almeno in questo non si possono addurre scuse di controllo o ingerenza.

Credo che tutti, pur nella nostra limitata sfera di influenza, possiamo studiare, informarci, rinunciare al pregiudizio, fare propaganda a favore di una vita più bella e di maggior valore e in definitiva creare un Paese migliore richiamando alla responsabilità noi stessi e coloro che offrono prestazioni di qualsiasi grado o genere.

Appello all’unità, newsletter e traduzioni da THH, estate 2014

Newsletter estate 2014 e traduzioni dal numero 55 di The Horse’s Hoof, appello all’unità.

Le Traduzioni

Grazie ai traduttori! L’esperimento iniziato con il numero 50 è in dirittura di arrivo. Con il prossimo numero autunnale si esaurisce. L’invio delle traduzioni sarà sostituito probabilmente da altra iniziativa rivolta a coloro che dimostreranno volontà di ricevere e partecipare.

Sindrome navicolare

Questo numero di THH pubblica la terza parte del mio lavoro sulla Sindrome Navicolare. Ho riunito ed illustrato le posizioni, barefoot e non, introducendo le maggiori linee di pensiero. Ora dovreste andare a leggere gli originali riportati nella bibliografia e confrontarli. Si tratta di dedicare tempo, a me è costato anni ma non varrebbe per me e non vale per voi addurre scuse se siete tra coloro che vanno in giro a chiedere soldi per il pareggio di un cavallo navicolitico o spesso erroneamente supposto tale. Ricordo Edwin Wittwer ed una delle sue frasi ricorrenti: “Voi volete conoscere il trucco per realizzare questo esercizio con il cavallo. Un trucco funziona solo in una situazione particolarissima. Studiando ed applicandovi troverete la successione e fluidità dei movimenti riuscendo nella generalità dei casi”. Con Edwin si trattava di movimenti e relazione, nel caso del pareggio dello zoccolo di riduzione di ogni singola parte e relazione tra le parti. Nonostante l’apparente semplicità molto difficile. Difficile perché nonostante la pretesa conoscenza, invero assai scarsa, il pareggiatore magari riconosciuto, certificato ed impataccato da riconoscimenti comprati segue degli schemi o peggio segue schemi in qualche modo validi ma frutto di successive interpretazioni. Già uno schema è riduttivo del processo seguito da colui che lo concepisce. Le successive interpretazioni lo degenerano. Ancora una volta non c’è alternativa allo studio diretto e totale di coloro che sono venuti prima di noi. Non c’è alternativa all’esperienza di ragionamento messa insieme in campi diversi negli anni. Non c’è alternativa all’intelligenza come capacità di adattamento alla circostanza. Solo alla ridotta dotazione non c’è rimedio.

Non inserisco nelle traduzioni la terza parte di Navicular Syndrom. Potete leggerla con le precedenti sul mio sito. La monografia piace in giro per il mondo ed è ritenuta utile come un piccolo “testo unico”.

Incontri

Tra il 20 ed il 27 luglio a Manziana di Roma parleremo di alimentazione, parassiti, pareggio cercando di tenere il livello alto senza dimenticare le necessità dei principianti. Sarà una bella occasione anche per i già esperti in uno di questi settori. Spesso le risposte e la possibilità di revisione sono nelle mani di coloro che sono vicino a noi e a portata di mano ma non ce ne accorgiamo. Lo scorso anno fu un successo se non di numero di qualità. L’ultimo giorno l’emozione e la gioia fecero addirittura piangere qualcuno. Questa volta spero non accada. Non perché non mi piace la dimostrazione dei sentimenti, vorrei che la spinta non si esaurisse in una lacrima ma producesse, attraverso la continua autonoma applicazione, ulteriore conoscenza. Ho investito mesi del mio tempo e spero di trasferire come lo scorso anno qualche cosa della esperienza di una vita semplicemente, senza fare ricorso a frasi o termini dotti, propri dei tromboni vuoti.

Appello all’unità !!!

Agli inizi dello scorso secolo Lenin scrisse un piccolo libro cui dette titolo “Il nemico e’ in casa nostra”. Si trattava di filosofia, etica, emancipazione, azione. Il nostro oggetto riguarda animali e solo indirettamente umani ma la passione é simile. Il movimento barefoot é stato dilaniato da lotte interne soprattutto durante il decennio passato da lettere aperte, critiche sui libri e sui siti poco costruttive. Si sono dimenticati o persi di vista i nemici veri di questa battaglia “ferrato o scalzo” che non andrebbero individuati nei promotori di una tecnica diversa da quella del gruppuscolo cui apparteniamo. Un giorno coloro che sfoglieranno i libri della storia dell’equitazione e della mascalcia sorrideranno incontrando i capitoli del barefoot.

Ogni linea di pareggio ha contribuito sostanzialmente al progresso generale. Ogni pareggiatore che conosce le varie linee e le ha meditate e applicate sul campo continua a contribuire all’evoluzione e diffusione del sistema.

Il modello americano è stato fondamentale presentandoci la verità della forma dettata dall’ambiente selettivo. La meccanica e le sue leggi ce la hanno illustrata. Consapevolezza, logica, osservazione hanno poi superato la fede e reso possibile un parziale ma irrinunciabile lavoro di adattamento alla circostanza. Anche coloro che non hanno avuto a disposizione il modello del cavallo vero nel suo ambiente naturale hanno fatto un lavoro meraviglioso, forse ancora più notevole a causa delle difficoltà, denunciando i problemi gravi della ferratura e la iniquità delle ferrature che si pretendono ortopediche o terapeutiche. Faccio esplicito riferimento alla Strasser ed al suo” Shoeing, A Necessary Evil?”! Il nemico non è tra noi. E’ ben riconoscibile tra coloro che mancano di carattere e di etica, addomesticano le loro parole alle necessità del proprietario, mancano nel denunciare carenze ed abusi, ignorano persino i fondamenti della scienza della alimentazione pur chiaramente espressi nelle pubblicazioni che si succedono periodicamente dagli anni ’40 edite dall’Academy of Science. Il nemico è tra coloro che continuano a considerare l’animale un mezzo, una tempo di produzione ed ora sportivo senza alcun rispetto, tra coloro che praticano tecniche atte all’utilizzo piuttosto che alla guarigione, tra coloro che lavorano nei macelli la mattina e nelle scuderie dopo pranzo. Di fronte alla diffusione delle idee e delle tecniche barefoot questi veri antagonisti degli animali si organizzano e si riorganizzano per salvaguardare la propria rendita di posizione in un miserabile gioco di squadra reazionario. Questi, che sono stati accompagnati alla porta cercano di rientrare dalla finestra o saltano sul carro del barefoot per interesse, per non perdere il cliente, con il mezzo falso sorriso di colui che, ignorante, finge o crede di essere superiore. E’ facile riconoscere questi individui meschini. Non prenderanno mai una posizione chiara, non ci metteranno la faccia, non correggeranno mai il proprietario del maneggio o del cavallo a costo di perdere la piazza o il cliente. Questa gente striscia, cerca di rendere la vita facile, anestetizza o imbroglia, rende disponibile o cerca di rendere disponibile un ammalato ai piaceri del proprietario. Questa gente non ha valori se non il proprio inserimento e tornaconto, non riconosce il limite, gli animali non hanno anima. Questa gente sta bene nella disorganizzazione degli spazi e delle idee dove più facilmente si può nascondere l’inconsistenza di una preparazione di scadenza intollerabile. E la lista non ha fine. Si aggiungono a pieno titolo coloro che si tengono per se quel poco che sanno o fingono di sapere e non aiutano le persone che lo desiderano ad emanciparsi dalla schiavitù di dipendere da qualcuno tutti i mesi, da quelli che massaggiano, infiltrano, raddrizzano, raschiano, intuiscono, tutti molto alla moda che “molto naturalmente” non vogliono avere idea dei danni provocati dal ferro e dalla stabulazione alias carcerazione a ciò che pretendono di curare prostituendosi di qua e di là. Ma da dove sbuca questa massa di parassiti e come fa la gente ad avere una capacità di discriminazione dei farabutti così bassa!

Siamo rimasti all’elisir venduto per strada dal furbastro sul carretto ai polli. I polli sono diventati proprietari di cavalli e poveri asini.

Credete che il “nemico” sia tra coloro che realizzano un tallone leggermente più alto o più basso, che lasciano una parete un millimetro più attiva o passiva? Se non si tratta di fessi si correggeranno con l’esperienza e osservando con modestia gli altri. I veri “nemici” non sono tra loro ma tra coloro che stupidamente o per calcolo rimangono ancorati a posizioni ormai indifendibili continuando a danneggiare animali e forse, nel prossimo futuro, anche persone.

Il caso di LaPierre negli USA è noto. La Pierre ha vinto la sua battaglia che ha visto riconosciuta la sua scuola di podologia equina barefoot come naturale evoluzione della mascalcia tradizionale e riconosciuti i suoi allievi, pareggiatori fin dalle origini non opportunisti. In Inghilterra lo scorso anno il cartello delle assicurazioni in mano alla “tradizione” si è rifiutato per qualche tempo di assicurare pareggiatori. Grande risonanza ha avuto qualche anno fa il processo in Inghilterra a pareggiatori del gruppo Strasser pilotato da sentimenti lontani da quelli che ispirano il benessere animale. Altre azioni più o meno legali sono in corso in varie parti del mondo dove categorie una volta monopoliste vedono erosa la propria fonte di reddito. Devo dire che non mi dispiacerà per questi futuri nuovi poveri.

Che fare?

Deve aumentare l’impegno, lo studio e l’applicazione. Sono le sole cose che pagano insieme all’unità di intenti, formale e sostanziale.l barefoot movement e più compiutamente l’ iron free philosophy sono una piccola leva per l’emancipazione dell’animale dall’uomo e dell’uomo da se stesso. A qualsiasi scuola di pareggio tu appartenga militiamo sotto la stessa bandiera. Il nemico NON è in casa nostra.

 

Tomas Teskey, etica e filosofia

Dal numero 54, primavera, di “The Horse’s Hoof. Per concessione dell’autore o meglio per amicizia e grazie alla bella traduzione di Fabrizio Gennenzi.

Franco ecco la traduzione di Tomas Teskey, in effetti è ben difficile. E’ sempre bello trovare le proprie parole nella bocca di altri, da la vaga sicurezza di non dire troppe fesserie… sorprende sempre l’uso di stesse parole, coniate per cercare di dar forma a sensazioni, utilizzate da altri

Fabrizio Gennenzi

2014: tempo di entrare in connessione – l’intuito di un uomo che ascolta i cavalli
di Tomas Teskey, veterinario

Approccio questa conversazione senza una mia idea personale, piuttosto seguendo i suggerimenti dati dai cavalli. Amici e familiari sono rimasti scioccati la prima volta che hanno seguito uno dei miei seminari: “Ti ho sempre visto tranquillo e riservato, per tutta la tua vita, ma vederti parlare di cavalli e lavorare su di loro è qualcosa di totalmente differente.”

Uno dei primi consigli che ricevetti alla scuola di veterinaria fu quello che mi diede uno dei veterinari del posto, nel recinto dei bovini: “prenditi qualche minuto e osserva soltanto”. Così restammo tutti immobili ad osservare tentando poi di tradurre in parole ciò che avevamo visto negli animali. Poi dovemmo sottoporre le sfortunate creature a ogni tipo di valutazione, misurazione, considerazione fossimo in grado di fare, sia con le mani che con svariati altri strumenti.

Ed è questo l’approccio che preferisco: osservare e ascoltare. Gli animali informano il loro ambiente su ciò che E’. Faremmo meglio a renderci conto che tutto ciò che desideriamo o abbiamo bisogno di conoscere di una cosa è in quella cosa stessa. E allora è davvero bello rilassarsi e aver fiducia: per conoscere i cavalli tutto ciò che ci serve è ascoltarli.

Sono stato un pessimo ascoltatore per quasi tutta la vita. Questo come risultato di alcune relazioni e circostanze passate, e emergeva da quel che raccontavo. Ho scelto di aprire un nuovo capitolo adesso, uno in cui tengo in considerazione ogni cosa intorno a me, in cui confido che il mondo mi fornisca ciò di cui ho bisogno, in cui sono in armonia e flessibile, in grado di comprendere le cose.
Tutti gli animali, specialmente le persone che ascoltano i cavalli, mi hanno suggerito relazioni che mi hanno aiutato a mettere in connessione, fare qualche respiro profondo e guardarmi intorno, accettando il dono della consapevolezza di ciò che E’. Questa consapevolezza è una semplice, nitida, preziosa sensazione. Priva di giudizio, intimamente connessa con il tutto, mi aiuta a trovare queste parole adesso, in questo eccitante Anno del Cavallo.

Molti di noi negli anni hanno cercato di sviluppare teorie su come funzionano le cose, perchè funzionano in quel modo, su cosa possiamo fare perchè funzionino nel modo che noi vorremmo. Le teorie sono sempre il modello di come una cosa funziona, enormemente semplificato rispetto alla realtà. Spesso confondiamo la teoria con la realtà perchè ci piace pensare che siamo intelligenti e conosciamo le cose. Questo cammina di pari passo con l’essere un cattivo ascoltatore. Le teorie sono utili e sempre modificabili, ma dopo di uno di quei respiri profondi e guardandoci intorno oggi ci si può chiedere: quanto modificabili? Ci aggrappiamo testardamente a tradizioni che causano dolore a noi stessi e al nostro mondo. C’è una grande sofferenza nei nostri animali, nel nostro ambiente, in noi.

Imparando a percepire di più, in quest’Anno del Cavallo, possiamo temere meno l’ignoranza e confidare in una maggiore saggezza chiedendo ai cavalli cosa è vero per loro. Spesso restiamo legati a vecchie storie, che non hanno riservato felicità a nessuno di noi. Ora più che mai abbiamo l’opportunità di trasformare tutto questo in modo profondo e gioioso.

Ti sarebbe d’aiuto vedere il mondo per ciò che è?

I cavalli sono animali sociali, concentrati sulle relazioni con gli altri della loro specie. Non hanno un senso dell’”IO” come lo intendiamo noi, per la natura della loro evoluzione di animali che si muovono in branco, mangiando erba e essendo predati da carnivori da millenni. Sono creature passionali, un momento calme e esplosive un attimo dopo. Sviluppano strutture gerarchiche nella mandria, mostrando competitivi comportamenti di sopraffazione, che potremmo definire litigiosi e aggressivi, persino manipolativi. Non si lamentano della loro posizione gerarchica nella mandria, per loro è sufficiente essere NELLA mandria. Il branco è una sana comunità che incarna la consapevolezza di questo voler essere connessi.

Ascoltare i cavalli ha reso più facile il mio lavoro. Mobili e dinamici nelle loro mandrie, scorrono sul paesaggio come un gruppo di pesci nel mare o uno stormo di uccelli nel cielo. Questa dinamica lascia pochi dubbi circa la loro abilità di comunicare energeticamente tra di loro e con ciò che li circonda. Ascoltare i cavalli si è trasformato in puro piacere, una volta messa da parte la lista delle cose da fare, non pretendendo nulla da loro. La mia realtà non deve essere la loro quando ascolto:

Comprendo queste risposte senza domanda?

Fluendo con passione e saggezza nell’esprimermi,

Mangiando verdi cose crude, scalciando l’acqua lì sotto,

Creando una connessione col fuoco che conosci?

Cosa guadagniamo dall’ascoltare i cavalli? Forse l’istinto di entrare in relazione l’un con l’altro? Perché ascoltare i cavalli per conoscere meglio noi stessi?

Per i cavalli la Connessione è tutto: l’un con l’altro, con la terra, le altre creature, noi. Abbiamo messo a fuoco l’opportunità di ascoltare. Siamo consapevoli che potremmo essere stati invitati a creare questa opportunità? Consapevole della saggezza del cavallo troveresti umiliante essere invitato da loro a giocare, lavorare, vivere? Ameresti percepire questo , e sentirti amato nel farlo? Ora è il momento di ascoltare. Ora è il momento di creare.

Ascoltare i cavalli implica l’osservarli, notare cambiamenti nel loro comportamento, riconoscere i loro cambiamenti fisici, e fare attenzione a tutto ciò che nella gestione migliora la loro condizione.

Per essere più precisi, ascoltare comporta vedere cosa è vero e da lì partire per creare. Quando approcciamo alla relazione con una lista di cose da fare e avendo bisogno di relazionarci, tendiamo a forzare i nostri partner. I cavalli, i loro proprietari e un sacco di persone a questo mondo si comportano in questo modo, ma non gioiosamente e non facendo in modo da essere complementari nel reciproco benessere. I cavalli incarnano il valore dell’ascoltare noi stessi. Partendo dall’ascolto possiamo fidarci dell’altra persona, o del cavallo, nella loro espressione reale e creare qualcosa di più grande di noi stessi. I cavalli son davvero felici di esistere e vivere e lavorare e giocare con i loro sensi, la loro psiche e il loro corpo intatti. L’ho scoperto ascoltandoli in differenti situazioni e essendo disponibile a ascoltare. Ad esempio non ha senso per un cavallo essere isolato, messo in un box, confinato, ferrato, montato con imboccatura e speroni, con attrezzature basate sul dolore, legato, montato con durezza o girato interminabilmente alla longia. Queste pratiche provano che non siamo attivamente all’ascolto, ma imponiamo il nostro modo, non rispettando e disgiungendoci.
Ripeto: ascoltare i cavalli implica l’osservarli, notare cambiamenti nel loro comportamento, riconoscere i loro cambiamenti fisici, e fare attenzione a tutto ciò che nella gestione migliora la loro condizione:

– Cavalli ferrati che precedentemente si mostravano non in forma, depressi, divengono sani e tonici sui loro piedi sferrati con le cure di un esperto pareggiatore

– Cavalli ansiosi, obesi e diabetici, si trasformano in atletici e sicuri performer tramite un’appropriata dieta a base di fieno, erba e spazio per muoversi in gruppo con altri cavalli.

– L’uso di una redine senza imboccatura o una capezzina trasforma cavalli sempre fuori mano, incontrollabili, che sgroppano o pesanti, in partner curiosi e coinvolgenti, più leggeri e elastici che mai, desiderosi di accontentarci senza nulla nella loro bocca. Scuotimenti della testa, problemi di respirazione, andature goffe e disfunzioni digestive possono essere alleviati eliminando il metallo dalla bocca del cavallo.

Cavalli destinati all’abbattimento a causa di problemi al navicolare “miracolosamente” guariscono al momento che i ferri, causa della loro malattia, vengono rimossi, consentendo ai loro zoccoli deformati di tornare a espandersi, il sangue a circolare, esfoliare i tessuti morti, percepire il terreno e adeguarsi ai suoi cambiamenti.

– Cavalli asociali e acidi a causa della loro ulcera cronica diventano disponibili e amichevoli una volta spostati dal box a una situazione di mandria. Le loro ulcere guariscono senza intervento medico alcuno.

– Cavalli che si oppongono alla mano, o che mostrano evidenti asimmetrie fisiche o nei loro zoccoli, cambiano sorprendentemente sotto ogni aspetto quando i loro incisivi, lunghi e arcuati, vengono bilanciati, consentendogli non soltanto di di masticare correttamente, ma consentendo alla totalità del loro corpo  di equilibrarsi per la prima volta dalla loro infanzia. Senza brucare quasi ogni cavallo domestico finisce col presentare incisivi non bilanciati, portando al disallineamento dell’articolazione temporomandibolare e dozzine di differenti problemi di salute.

– Cavalli destinati all’eutanasia a causa di una laminite acuta o cronica, guariscono completamente quando gli viene consentita la libertà di movimento in branco, un’Appropriata Dieta, l’uso di scarpette e solette, e il pareggio eseguito da mani esperte.

– Cavalli precedentemente sensibili a ogni virus e parassita intestinale, con frequenti episodi di coliche si liberano del veterinario, presentano un manto lucido e “molle ai piedi” quando gli viene consentito il libero accesso a un cibo a base d’erba a alto contenuto di fibre, poco amido, col supplemento di vitamine e minerali a compendio del foraggio precedentemente testato.

– Rinunciare alla vaccinazione annuale migliora la funzione immunitaria, riduce le infiammazione negli zoccoli (laminiti) e evita seri effetti collaterali a livello neurologico. Gran parte dei vaccini persistono almeno nove anni nei cavalli, alcuni proteggono per tutta la vita.

Il momento magico nella tua relazione con gli altri e con i cavalli si manifesta quando ti senti in connessione e in ascolto, e raggiungere questo stato comporta l’affidarsi a ciò che vero piuttosto che essere impositivi o accondiscendenti con gli altri. La verità è che sia tu, che le persone della tua comunità, sia i tuoi cavalli meritate di vivere con completezza e felici, e TU sei quello che tiene le redini della situazione. La menzogna è che tu non lo meriti e sei destinato a essere una vittima delle circostanze, senza relazioni, legato al giogo. Semplicemente non possiamo togliere valore al nostro benessere o quello degli animali e dell’ambiente e aspettarci di essere felici. Dentro ognuno di noi c’è la brama di connessione e di esserne degni.

Durante quest’anno il solo ascoltare i cavalli potrebbe rivelarsi non bastare. Ci sono molti diversi gruppi di cavalieri che amano passare tempo insieme che hanno lamentele e hanno bisogno di essere ascoltati. Tutti noi possiamo migliorare la nostra capacità d’ascolto e continuare a operare per fornire una migliore alimentazione, habitat, cura dello zoccolo e horsemanship. Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo, dando l’esempio. Sii disponibile alle domande da parte di coloro alla ricerca di quel che sai essere “la migliore relazione in assoluto” con i tuoi cavalli. Informati, rispettosamente, sul motivo per il quale sentono la necessità di ferrare, dell’imboccatura o degli speroni, della sovralimentazione con cereali o la sovravaccinazione, fino a comprendere che vengono mossi dalla paura quando impiegano questi metodi. Chi sei tu per scagliare la prima pietra quando noi tutti abbiamo continue opportunità di ascoltare e imparare e creare la miglior cosa di sempre? Rimani sempre aderente a ciò che SAI invece che a ciò che TEMI, e poi lavoraci su GODENDOTELA come uno stile di vita.

Devo ringraziare il mio amico e medico personale, K.F., come tanti altri nel mondo dei cavalli, per avermi guidato nella mia crescita personale. Il mio più profondo apprezzamento va a coloro che che mostrano la loro passione, nei modi più svariati.

Auguro a te e ai tuoi cavalli di essere in connessione oltre le più estreme ambizioni. Se senti che posso esserti d’aiuto o supporto nella tua esplorazione di queste opportunità sarei contento di aver tue notizie.

Tomas Teskey, medico veterinario in Arizona, U.S.A.

HorseShoe e protezioni permanenti, critica.

Nel mondo del barefoot e non solo non si fa altro che parlare dei nuovi profili della Easycare, EasyShoe.
Superficialmente possono apparire una grande vittoria per il barefoot. Non credo.
Certo é innegabile che un profilo in gomma sia tecnicamente migliore rispetto ad un pezzo di ferro dolce o alluminio inchiodato se non altro per la possibilità che ha lo zoccolo di muoversi e deformarsi elasticamente sotto carico.
Il peso scarso dei profili in gomma non interviene modificando la dinamica del movimento.
Ma che dire dell’Igiene? Le colle, l’occlusione, l’umidità.
Come e meglio del ferro inoltre il materiale plastico può contribuire all’occultamento di eventuali problematiche serie. Si rinuncia allo zoccolo quale indicatore della condizione di salute e capacità atletica, (leggete la traduzione dell’articolo della campionessa di endurance Darolyn Butler “lo zoccolo quale indicatore della condizione” su questo sito nella pagina letture).
Considerate soprattutto la preparazione per la applicazione dell’horseshoe. Un accessorio fa perdere di vista necessità e rapporti fra le parti che vengono sacrificati per la realizzazione della sua buona tenuta. Il lavoro del podologo ritorna ad essere quello del “pareggio” con la creazione di un piano e/o lavorazione delle superfici funzionale non alla resa diretta della performance da parte dello zoccolo naturale ma alla successiva applicazione del profilo.
A chi è utile l’horseshoe?
Al cavallo o al proprietario?
Quale riabilitazione è migliorata dall’applicazione di un accessorio permanente piuttosto che dalla scelta oculata del terreno di esercizio e dall’utilizzo combinato della scarpetta e delle solette?
Non sentite odore di fregatura? Preparazione, colle, profili costano e rendono. E rappresentano una rendita visto che l’animale probabilmente grazie ad esse non sarà mai in grado di “far da sè”. Il profilo in gomma creerà dipendenza come il ferro, per cavallo e proprietario.
Gli accessori gettati dalla porta rientrano dalla finestra.
I proprietari possono utilizzare la bestia.
Il “pareggiatore” o maniscalco lavorano.
Il mercato rende.
…….Qualche cosa dobbiamo venderti e nello stesso tempo ci manteniamo indispensabili….
Questo é un serio ostacolo per la diffusione della filosofia e pratica ironfree il cui cardine e gratificazione sono la “ricerca del limite ed il suo continuo superamento con l’allenamento”. (Reinhold Messner, leggete il parallelo fatto nel vecchio articolo “Horses Stories, Funny and Schnappi” pagina pubblicazioni).
Perché attendere o faticare o limitarsi? Il cavallo rimane un attrezzo da adattare suo malgrado alle necessità “impellenti” del momento.
Perché migliorare i campi, i fondi, se tanto c’è il ferro?
Perché spendere e faticare se tanto c’è l’horseshoe?
Perché curare l’Igiene? Si può rimanere ignoranti in un ambiente trascurato.
Non escludo possano esserci occasioni di applicazione e io stesso lo preferirei al ferro se mi ci costringessero ma ritengo che l’horseshoe sia un accattivante parente prossimo del ferro (infatti si può anche inchiodare e strizza l’occhio a tutti, basta far cassa) e non una evoluzione e possibilità per il barefoot ed i barefooter, come qualsiasi altra protezione permanente. Scarpette incollate comprese. Unica eccezione credo sia il cast (benda di immobilizzazione ortopedica) che per sua natura e campo di applicazione é la quintessenza della protezione temporanea applicabile professionalmente.

Articolo collegato: cerca in questa sezione “Scarpette e solette”.

Tomas Teskey, stralci. Corrispondenza.

Italiano / Inglese

La mia vita raccontata in breve:

Pratico come medico chirurgo per grandi animali in Arizona, con una attenzione maggiore ai cavalli. Negli ultimi anni mi sono appassionato di podologia e sono un appassionato supporter del barefoot. “The Unfettered Foot, A Paradigm Change for Equine Podiatry”, l’articolo pubblicato sul giornale di Scienze Equine Veterinarie nel febbraio 2005 é stato causa di seria riflessione all’interno della comunità sulla cura naturale dello zoccolo ed i suoi benefici in alternativa alla prassi tradizionale. E’ stato seguito da numerosi altri articoli. Ho introdotto all’argomento gli studenti di veterinaria nella stessa Università che mi ha formato in Colorado e poi in tutto il mondo fino in Australia.

Ferravo i miei cavalli, tuttavia, finchè scoprii e sviluppai “un programma di gestione scalza” per la maggiore salute e soundness dei cavalli del ranch e degli altri cavalli che sono impiegati nelle più varie discipline. Ora sono riconosciuto come una autorità in campo veterinario sullo zoccolo del cavallo ad alta prestazione. Ho applicato i principi della cura naturale dello zoccolo ai miei cavalli che godono della più grande capacità di movimento e vitalità mentre lavorano sui terreni difficili dell’Ovest come i loro antenati.

Secondo nato di cinque in una famiglia di allevatori di bestiame da cinque generazioni nella Arizona centrale, ho seguito i passi di mio padre laureandomi in veterinaria nel 1995 nella sua stessa Università, la Statale del Colorado, dopo avere conseguito una laurea breve in botanica alla  Università Northern Arizona.

Continuo a studiare le materie relative alla cura dello zoccolo e attendo le novità che ancora devono arrivare in questo appassionante campo!

Apprezzo che tu sei la come amico e compagno, Franco… apprezzo il tuo interesse ed aiuto alle persone che cercano di migliorare la vita dei loro cavalli. Mi piacerebbe venire e condurre un seminario insieme a te un giorno … davvero tu hai qualche intuizione sulla relazione tra cavallo e uomo che é onesta e reale.

My Bio in a nutshell:

I practice large animal medicine and surgery in Arizona, with the majority of his work focused on horses. I have taken a special interest in equine podiatry over the last few years, becoming a passionate proponent of the barefoot horse.

“The Unfettered Foot, A Paradigm Change for Equine Podiatry”, the article published in the Journal of Equine Veterinary Science (February, 2005), sparked serious questions within the veterinary community about natural hoof care and its benefits over conventional hoof care, and was followed by other numerous published articles.

I introduced this exciting information to the veterinary students at my alma mater in Colorado in February of 2006, and lectured worldwide on the equine hoof, including Queensland, Australia in March of 2006.

I shod my own horses, however, since led the way in developing a “barefoot management program” for superior health and soundness for the ranch horses and other equines in various disciplines, and I am recognized as a leading veterinary authority on the equine hoof and barefoot performance horse. I have applied the principles of natural hoof care to my own horses who now enjoy greater soundness and vitality while working in the same rough Western terrain as previous generations.

The second oldest of five siblings in a five generation cattle ranching family in central Arizona, I followed my father’s footsteps, graduating from the same veterinary school at Colorado State University in 1995 after receiving a Bachelor’s degree in Botany from Northern Arizona University in 1991.

I am dedicated to continued research surrounding appropriate hoof care and looks toward the many advances yet to come in this exciting field!

I am grateful that you are there and a friend and supporter, Franco…I appreciate your interest and support of people who are looking for a better life with their horses. I would love to come and do a clinic with you some day…truly you have some insights in to this horse-human relationship that is honest and real.

——

Welcome!

Inglese / Italiano

Welcome Tomas! 

Dear readers, approaching the barefoot movement I encountered Tomas and his articles. There were so much to read about the matter at that time, yet those articles were different. Where I found the difference? Compassion, not only technique. Compassion.

Compassion is, in my opinion, the overcoming of our own interest to recognize the animal’s right to well being. The same compassion and lenience that we invoke from God and men and so often denied to animals belongs to Tomas that begins his clinics speaking of philosophy and not of anatomy, ethics not pathology.

This web site is full of what I call “veterinary hygiene”, the expression of the same needs for humans and animals. Movement, air, open space, healthy food, fellowship. It seems that most of us do not see it or forgot it. For most of the people “veterinary hygiene” is no more than food safety for humans.

Before to be a vet Tomas was a botanist. A Naturalist! A naturalist is more than a vet, much more than a biochemical or an agronomist for the horse. The naturalist possesses the ingredients that are the pride of the natural boarding. The principles of what, very often, makes superfluous the rest.

Thanks Tomas, I can not wait to spend hours speaking with you to the students and young of what we dream.

Benvenuto Tomas!

Cari lettori, incontrando il barefoot movement incontrai Tomas ed i suoi articoli. C’era molto da leggere già allora ma gli articoli di Tomas avevano un sapore differente. In che cosa? Non c’era solo tecnica ma anche compassione. Per compassione intendo il superamento dell’interesse a favore del benessere animale. La stessa compassione ed indulgenza che invochiamo da Dio e dagli uomini ma così spesso é negata agli animali appartiene a Tomas che inizia le sue lezioni con la filosofia non con l’anatomia, con l’etica invece che con la patologia. Questo sito è pieno di articoli di Igiene Veterinaria, espressione delle stesse necessità per umani ed animali. Movimento, aria, acqua, spazi aperti, cibo sano ed adatto alla specie, relazione. Pare che molti tra noi umani non vedano o non ricordino. Per la maggior parte degli operatori del settore l’igiene veterinaria non ha altra ragione che la salute umana.  

Prima di essere un veterinario Tomas è un botanico, un naturalista. Un naturalista è più di un veterinario, di un agronomo o un biochimico, per un cavallo. Il naturalista possiede gli ingredienti che sono il fiore all’occhiello del natural boarding. E con essi i principi che rendono spesso inutile il resto.

Grazie Tomas. Non vedo l’ora di passare ore insieme a te parlando agli   studenti ed ai giovani dei nostri sogni.

La storia di Spirit raccontata su “The Horse’s Hoof”

Non mi capita spesso di tradurre un articolo così volentieri. Forse sono troppo critico o forse conosco bene gli argomenti o come nell’articolo di Joe Camp sulle sverminazioni nel numero 52 di THH sono tali e tante le fesserie che verrebbe voglia di abbandonare tutto.
Qui è diverso e nonostante alcune nebbie, nessuno infatti mi può far abbandonare il pensiero che proprio il farmaco testato abbia fatto precipitare la situazione dopo anni di effettiva soundness, rimane la semplicità di Barb Fenwick, la sua vera idea di equitazione naturale, la sua reale noncuranza del giudizio anche in concorso che dovrebbe insegnare a molti che avere gli attributi non significa soltanto avere qualche appendice che pende.
Chi può vada ai concorsi, si presenti bene e si faccia eliminare. E magari si organizzino concorsi ironfree dove invece ammettere tutti i cavalli e squalificare moralmente i cavalieri.
Tornando a SPIRIT, vi suggerisco un sito creato da GianMarco Fabbri. Il più bel sito che conosco dedicato alla memoria di un amico animale, Hamar :
http://www.hamar.it/

Dal numero 53 di “The horse’s Hoof”, inverno 2014.

Nel ricordo di Spirit
di Barb Fenwick, Manitoba.

Fui fortunato quando comprai questo giovane Tennessee Walking Horse in un paese del Montana. Aveva due anni quando appena castrato fece la sua parte per mettere al mondo Chris il 23 dicembre del 2000. Spirit aveva una bella personalità, maturò alla svelta restando fresco e giovane di … spirito. Si accompagnò a veramente tante persone nel lavoro da terra e montato. E’ stato il mio partner e con lui mi sono preparato per poi diventare istruttore e giudice di Agility. A Hilda, portatrice di handicap mancherà molto. Con lui ritrovò la sicurezza di montare a cavallo. Erano una bella coppia il suo sorriso e la premurosità del cavallo.
Vincemmo anche un concorso riservato agli ambiatori, giudice la signora Graves.
Lavoravamo insieme ai seminari di equitazione naturale, facemmo insieme migliaia di miglia. Ricordo un episodio che lo caratterizza. Montavo una femmina senza testiera e senza sella quando lei accellerò. Non sentendomi sicuro preferii scivolare via a terra, Spirit che aveva osservato si precipitò verso di me. Era quel tipo di cavallo.
Non ha mai messo una imboccatura, sempre capezze di corda o sidepull anche in concorso. Io non mi sono mai curato della nostra eventuale squalificazione, Lui non aveva bisogno di imboccatura, nessuno dei miei cavalli.
A 5 anni fu diagnosticato come laminitico e precisamente un soggetto insulino resistente. Da allora e per 10 anni ho fatto il possibile per controllare la sua malattia e mantenerlo sound. Alla fine il male ha vinto ma non prima che avessimo “fatto tutto” e riempito la nostra vita di attività e belle giornate.
Dopo la diagnosi, nel 2006, iniziai a documentarmi ed ho avuto i Welz sempre vicini e compagni nel tentativo di mantenere Spirit al meglio della condizione. Una dieta severa ed il pareggio tecnico gli hanno dato una vita migliore e più lunga della media.
La scorsa primavera è entrato a far parte di un gruppo per la ricerca e test di farmaci che vengono iniettati negli zoccoli. L’esito fu favorevole e trascorse una bella estate. Al sopraggiungere dell’autunno l’effetto del farmaco iniziò a calare. Sapevo che questa era l’ultima speranza per Spirit e che gli zoccoli erano ormai fortemente danneggiati dalla malattia negli anni. Tutto quello che si poteva fare era stato fatto ma non bastava. Cominciò ad avere forti dolori e la situazione sarebbe peggiorata con la stagione fredda. Nonostante tutto speravo in un miglioramento quando all’ultimo pareggio il danno era così evidente e irrecuperabile che mi parve crudele prolungare oltre la sofferenza. E’ stata la decisione più difficile della mia vita. Ma era vissuto bene …

Come si addormentò in pace il 21 novembre del 2013 anche io scivolai nella stessa condizione accompagnata dalla profonda sensazione di tristezza che ci pervade quando perdiamo qualcuno di caro.
Eravamo una coppia di eguali nel gioco della vita. Ci divertivamo, litigavamo a volte e prendevamo quel che veniva con quella capacità di intendersi che capita una volta. Unico nel suo genere, distinto dalla massa, un insegnante ed amico.
Vola alto Spirit, grazie per i fatti, i ricordi e l’amore.
Barb

Barb Fenwick ha avuto parecchi TWH. Ora gli rimangono due Missouri Trotter e un Paso Fino. Continua la sua attività come istruttore di equitazione naturale ( la vera equitazione naturale che non può comprendere l’uso di imboccature e attrezzi, ndt) e di Agility. Vive nel suo ranch “Seasons Ranch” vicino a Sprucewoods Park nel Manitoba.
www.theseasonsranch.weebly.com